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Le fitte allo stomaco sono un disturbo molto comune, ma spesso difficile da interpretare per chi le sperimenta: possono essere semplici crampi passeggeri legati a ciò che abbiamo mangiato, oppure il segnale di un problema più serio che interessa lo stomaco o altri organi dell’addome. Capire da cosa possono dipendere, quali sintomi osservare e quando è opportuno rivolgersi al medico è fondamentale per evitare sia allarmismi inutili sia sottovalutazioni pericolose.
In questo articolo analizziamo in modo sistematico le principali cause delle fitte allo stomaco, i sintomi che possono accompagnarle, il percorso diagnostico abituale e le opzioni di trattamento e prevenzione. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico: in presenza di dolore intenso, improvviso o associato a segnali di allarme (come febbre alta, vomito persistente, sangue nelle feci o nel vomito, difficoltà respiratoria, svenimenti) è sempre necessario rivolgersi con urgenza a un professionista o al pronto soccorso.
Cause delle fitte allo stomaco
Con l’espressione “fitte allo stomaco” si indicano in genere dolori acuti, trafittivi o crampiformi localizzati nella parte alta dell’addome, in sede epigastrica (sopra l’ombelico, al centro, sotto lo sterno). Non sempre, però, l’origine del dolore è realmente lo stomaco: anche disturbi di esofago, intestino, colecisti, pancreas, muscoli della parete addominale o addirittura cuore e polmoni possono essere percepiti come “mal di stomaco”. Per questo i medici preferiscono parlare di dolore addominale o epigastrico e valutare con attenzione sede, intensità, durata, modalità di insorgenza e fattori che lo peggiorano o lo alleviano.
Le cause più comuni e generalmente benigne comprendono la dispepsia funzionale (la cosiddetta “cattiva digestione” senza lesioni visibili), l’eccesso di gas nello stomaco e nell’intestino, il reflusso gastroesofageo, la gastrite lieve, gli spasmi intestinali e le conseguenze di pasti troppo abbondanti, ricchi di grassi o consumati in fretta. Anche il meteorismo, cioè l’eccessiva presenza di aria e gas nel tratto gastrointestinale, può provocare dolore e senso di tensione addominale, con fitte che cambiano posizione e intensità nel corso della giornata. Per approfondire le possibili cause del meteorismo intestinale.
Accanto alle forme funzionali, esistono cause organiche che richiedono maggiore attenzione medica. Tra queste rientrano l’ulcera peptica (lesione della mucosa di stomaco o duodeno), le gastriti erosive, le infezioni da Helicobacter pylori, le coliche biliari dovute a calcoli della colecisti, la pancreatite acuta, le malattie infiammatorie croniche intestinali, le intolleranze e allergie alimentari (per esempio al lattosio o al glutine), le infezioni gastrointestinali batteriche o virali. In questi casi il dolore può essere più intenso, ricorrente o associato ad altri sintomi significativi come febbre, vomito, diarrea, dimagrimento o sangue nelle feci.
Non bisogna dimenticare le cause extra-addominali o “riferite”: alcune patologie cardiache (come l’infarto miocardico, soprattutto nelle donne e nelle persone anziane), polmonari (per esempio una polmonite basale) o muscolo-scheletriche (contratture dei muscoli addominali, traumi, nevralgie intercostali) possono manifestarsi con dolore nella parte alta dell’addome, confondendo il quadro. Anche condizioni ginecologiche (come endometriosi, cisti ovariche, gravidanza extrauterina) possono dare dolori addominali che il paziente descrive come fitte allo stomaco. Per questo, di fronte a un dolore nuovo, intenso o diverso dal solito, è prudente non affidarsi all’autodiagnosi.
Infine, un ruolo non trascurabile è svolto da stress, ansia e tensione emotiva. Il sistema nervoso intestinale è strettamente collegato al cervello (l’asse intestino-cervello), e molte persone somatizzano le emozioni proprio a livello gastrointestinale, con crampi, fitte, nausea, bisogno urgente di evacuare o, al contrario, stipsi. In chi soffre di colon irritabile (sindrome dell’intestino irritabile) le fitte addominali possono essere frequenti, spesso associate a gonfiore, alterazioni dell’alvo e sensazione di evacuazione incompleta. Anche se queste forme sono in genere benigne, possono incidere molto sulla qualità di vita e meritano una valutazione medica per escludere altre patologie e impostare una gestione adeguata.
Sintomi correlati
Per orientarsi tra le possibili cause delle fitte allo stomaco è fondamentale osservare con attenzione i sintomi che le accompagnano. La presenza di bruciore retrosternale, rigurgito acido, sapore amaro in bocca e peggioramento del dolore in posizione sdraiata suggerisce spesso un reflusso gastroesofageo o una gastrite. Se le fitte compaiono soprattutto dopo i pasti, in particolare dopo cibi grassi o fritti, e si irradiano verso la spalla destra o la schiena, si può sospettare un coinvolgimento della colecisti (coliche biliari). Un dolore che migliora mangiando e peggiora a digiuno o di notte può essere più tipico dell’ulcera duodenale, mentre un dolore che aumenta con il pasto può far pensare a un’ulcera gastrica.
La presenza di gonfiore addominale, eruttazioni frequenti, flatulenza e sensazione di tensione o “pancia dura” orienta verso un eccesso di gas o un’alterazione della motilità intestinale. In questi casi le fitte possono spostarsi da una zona all’altra dell’addome e variare di intensità nel corso della giornata. Anche l’aspetto delle feci può fornire indicazioni utili: cambiamenti improvvisi di consistenza, colore, odore o frequenza, così come la presenza di muco o sangue, meritano sempre attenzione e un confronto con il medico, soprattutto se persistono. Per capire meglio come possono presentarsi le feci in caso di meteorismo e disturbi intestinali è possibile approfondire il tema delle caratteristiche delle feci con meteorismo.
Altri sintomi importanti da considerare sono nausea e vomito, diarrea o stipsi, febbre, brividi, sudorazione fredda, ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi), perdita di appetito e calo di peso non intenzionale. La combinazione di fitte allo stomaco con febbre alta, vomito persistente, incapacità di introdurre liquidi, sangue nel vomito (ematemesi) o nelle feci (rosse o nere, tipo “catrame”) rappresenta un campanello d’allarme che richiede una valutazione urgente. Anche la comparsa di dolore improvviso, molto intenso, “a colpo di pugnale”, con addome rigido e difficoltà a muoversi, può indicare una complicanza grave come una perforazione o una peritonite.
È importante prestare attenzione anche ai sintomi che sembrano non avere a che fare con lo stomaco, ma che possono essere correlati. Dolore toracico, senso di oppressione al petto, mancanza di fiato, palpitazioni, sudorazione profusa, dolore che si irradia al braccio sinistro, alla mandibola o alla schiena possono essere segni di un problema cardiaco, come un infarto, che talvolta viene confuso con un forte mal di stomaco, soprattutto nelle donne, negli anziani e nelle persone con diabete. In questi casi è essenziale non perdere tempo e chiamare subito i soccorsi.
Infine, vanno considerate alcune situazioni particolari. Nelle donne in gravidanza, per esempio, fitte allo stomaco associate a mal di testa intenso, disturbi visivi, gonfiore improvviso di mani e viso, aumento della pressione arteriosa possono essere segni di preeclampsia, una condizione che richiede un controllo immediato. Nei bambini, invece, il dolore addominale può essere difficile da descrivere: pianto inconsolabile, rifiuto del cibo, sonnolenza eccessiva, febbre o letargia sono segnali che non vanno mai sottovalutati. Negli anziani, infine, i sintomi possono essere attenuati o atipici, rendendo più difficile riconoscere in tempo patologie anche gravi.
Diagnosi e test
La diagnosi delle cause delle fitte allo stomaco inizia sempre da un’accurata anamnesi, cioè dalla raccolta della storia clinica del paziente. Il medico chiede quando è comparso il dolore, quanto dura, se è continuo o intermittente, dove è localizzato con precisione, se si irradia ad altre zone, che tipo di sensazione provoca (bruciore, crampo, fitta, morsa), cosa lo peggiora o lo allevia (cibo, posizione, farmaci, evacuazione). Vengono indagate anche le abitudini alimentari, l’eventuale assunzione di farmaci (in particolare antinfiammatori non steroidei, anticoagulanti, cortisonici), il consumo di alcol e fumo, la presenza di stress o eventi recenti significativi, oltre a eventuali malattie già diagnosticate.
L’esame obiettivo è il passo successivo: il medico osserva l’addome, valuta se è disteso, asimmetrico o dolente alla palpazione, ascolta i rumori intestinali con lo stetoscopio, ricerca eventuali punti di massima dolorabilità, segni di irritazione peritoneale (come il dolore alla decompressione improvvisa), masse palpabili o organi ingrossati. In base a quanto emerge da anamnesi ed esame fisico, può decidere se sono necessari esami di laboratorio o strumentali. Tra gli esami del sangue più richiesti figurano emocromo, indici di infiammazione (VES, PCR), funzionalità epatica e pancreatica, elettroliti, funzionalità renale, test per Helicobacter pylori, oltre ad altri esami mirati in base al sospetto clinico.
Gli esami strumentali più utilizzati includono l’ecografia addominale, che permette di valutare fegato, colecisti, vie biliari, pancreas, reni e altri organi, e la gastroscopia (endoscopia digestiva alta), che consente di visualizzare direttamente esofago, stomaco e duodeno, individuando eventuali gastriti, ulcere, erosioni, varici o tumori e, se necessario, di eseguire biopsie. In alcuni casi può essere indicata una colonscopia per esplorare il colon, soprattutto in presenza di sangue nelle feci, alterazioni dell’alvo o familiarità per tumori intestinali. Altri esami di imaging, come la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RM), vengono riservati a situazioni selezionate o urgenti.
In presenza di dolore molto intenso, improvviso o associato a segni di allarme, il percorso diagnostico può essere accelerato in pronto soccorso, dove vengono eseguiti rapidamente esami del sangue, ecografia o TC, elettrocardiogramma e altri accertamenti per escludere condizioni potenzialmente letali come perforazioni, occlusioni intestinali, ischemie mesenteriche, pancreatiti gravi, infarti miocardici. Nei casi meno urgenti, invece, il medico di medicina generale o lo specialista gastroenterologo possono programmare gli esami in modo più graduale, valutando anche l’andamento dei sintomi nel tempo e la risposta a eventuali primi interventi terapeutici.
È importante sottolineare che non esiste un unico “esame per le fitte allo stomaco”: la scelta dei test dipende sempre dal quadro clinico complessivo, dall’età del paziente, dai fattori di rischio e dai sintomi associati. In alcuni casi, soprattutto nei soggetti giovani senza segnali di allarme, il medico può decidere inizialmente per un approccio osservazionale e sintomatico, rimandando gli esami invasivi solo se i disturbi persistono o peggiorano. In altri, invece, anche un dolore apparentemente banale può nascondere una patologia importante e richiedere indagini più approfondite. Per questo è essenziale descrivere con precisione i propri sintomi e non minimizzare dettagli che potrebbero orientare la diagnosi.
Trattamenti e rimedi
Il trattamento delle fitte allo stomaco dipende strettamente dalla causa che le provoca: non esiste un rimedio unico valido per tutti, e l’automedicazione indiscriminata può essere rischiosa, perché può mascherare sintomi importanti o interagire con altri farmaci. In linea generale, nelle forme lievi e occasionali legate a pasti abbondanti, eccesso di grassi, alcol o caffè, può essere utile adottare per qualche giorno un’alimentazione più leggera, frazionare i pasti, evitare cibi irritanti (fritti, insaccati, salse molto speziate), bere acqua a piccoli sorsi e riposare. Spesso, in questi casi, il disturbo tende a risolversi spontaneamente.
Quando le fitte sono correlate a reflusso gastroesofageo o gastrite, il medico può valutare l’impiego di farmaci che riducono l’acidità gastrica (come antiacidi, farmaci che inibiscono la secrezione acida o protettori della mucosa), sempre nell’ambito di un piano terapeutico personalizzato. In presenza di infezione da Helicobacter pylori, la terapia prevede in genere una combinazione di antibiotici e farmaci antiacidi per un periodo definito, con successivo controllo dell’eradicazione. Per i disturbi funzionali e gli spasmi intestinali possono essere utilizzati farmaci antispastici o procinetici, che agiscono sulla motilità gastrointestinale, ma la loro prescrizione deve essere sempre valutata dal medico in base al singolo caso.
Se le fitte allo stomaco sono legate a intolleranze o allergie alimentari, il cardine del trattamento è la modifica della dieta, con l’esclusione o la riduzione degli alimenti responsabili (per esempio latticini in caso di intolleranza al lattosio, alimenti contenenti glutine in caso di celiachia). In questi casi è fondamentale non intraprendere diete di eliminazione fai-da-te, che possono essere squilibrate o rendere più difficile la diagnosi, ma affidarsi a un percorso guidato da medico e, se necessario, dietista. Nelle infezioni gastrointestinali virali o batteriche, oltre alla terapia specifica quando indicata, è essenziale mantenere una buona idratazione, soprattutto se sono presenti vomito e diarrea.
Per le cause più serie, come ulcere complicate, colecistiti acute, pancreatiti, appendiciti, occlusioni intestinali o perforazioni, il trattamento può richiedere il ricovero ospedaliero, la somministrazione di farmaci per via endovenosa, il digiuno temporaneo o, in alcuni casi, un intervento chirurgico. Anche alcune patologie cardiache o vascolari che si manifestano con dolore addominale necessitano di trattamenti urgenti e altamente specialistici. In queste situazioni, il tempo è un fattore critico e l’uso di analgesici senza valutazione medica può ritardare la diagnosi, con conseguenze potenzialmente gravi.
Un capitolo a parte riguarda il ruolo dello stile di vita e della gestione dello stress. Tecniche di rilassamento, attività fisica regolare, sonno adeguato e supporto psicologico, quando necessario, possono ridurre la frequenza e l’intensità delle fitte allo stomaco legate a disturbi funzionali o a colon irritabile. Anche limitare il fumo e l’alcol, evitare di coricarsi subito dopo i pasti, mangiare lentamente e masticare bene sono accorgimenti semplici ma spesso efficaci. In ogni caso, prima di assumere farmaci da banco per il mal di stomaco, è opportuno confrontarsi con il medico o il farmacista, soprattutto se si soffre di altre patologie, si assumono terapie croniche o si è in gravidanza.
Prevenzione e gestione
Prevenire le fitte allo stomaco significa, innanzitutto, prendersi cura in modo costante del proprio apparato digerente. Un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e povera di grassi saturi, fritti e cibi ultra-processati, contribuisce a ridurre l’infiammazione e a favorire una buona motilità intestinale. È utile limitare il consumo di alcol, caffè molto forte, bevande gassate e alimenti particolarmente irritanti o piccanti, soprattutto se si è già soggetti a gastrite o reflusso. Suddividere l’apporto calorico in più pasti piccoli durante la giornata, evitando abbuffate serali, aiuta a non sovraccaricare lo stomaco e a ridurre il rischio di crampi e bruciori.
Un altro aspetto fondamentale è la gestione del peso corporeo: il sovrappeso e l’obesità aumentano la pressione intra-addominale e favoriscono il reflusso gastroesofageo, oltre a essere fattori di rischio per molte patologie metaboliche e cardiovascolari che possono manifestarsi anche con dolore addominale. L’attività fisica regolare, adeguata all’età e alle condizioni di salute, migliora la motilità intestinale, riduce lo stress e contribuisce al mantenimento di un peso sano. Anche abitudini apparentemente banali, come non indossare abiti troppo stretti in vita e non coricarsi subito dopo aver mangiato, possono fare la differenza nel prevenire il mal di stomaco ricorrente.
La gestione dello stress gioca un ruolo centrale, soprattutto nelle persone che tendono a somatizzare a livello gastrointestinale. Tecniche di respirazione, meditazione, yoga, attività creative o sportive possono aiutare a scaricare le tensioni e a ridurre la comparsa di crampi e fitte. In alcuni casi, un supporto psicologico o psicoterapeutico può essere molto utile per imparare a riconoscere e gestire le emozioni che si riflettono sul corpo. È importante anche dormire a sufficienza e mantenere ritmi di vita il più possibile regolari, perché la deprivazione di sonno e i cambiamenti bruschi di routine possono influire negativamente sulla funzione digestiva.
Dal punto di vista farmacologico, la prevenzione passa anche attraverso un uso consapevole dei medicinali potenzialmente gastrolesivi, come alcuni antinfiammatori non steroidei. Assumerli solo quando necessario, alle dosi e per i tempi indicati dal medico, e mai a stomaco vuoto, riduce il rischio di gastriti e ulcere. In pazienti con fattori di rischio elevati (per esempio anziani, persone che assumono anticoagulanti o cortisonici) il medico può valutare l’opportunità di associare farmaci protettori della mucosa gastrica. È sempre sconsigliato assumere farmaci “di scorta” avanzati da precedenti terapie o consigliati da conoscenti, senza una valutazione professionale.
Infine, un elemento chiave della prevenzione è l’ascolto del proprio corpo e la tempestività nel chiedere aiuto. Fitte allo stomaco che si ripetono nel tempo, cambiano caratteristiche, si associano a nuovi sintomi o non rispondono alle misure di buon senso (riposo, dieta leggera, idratazione) meritano sempre un confronto con il medico. Riconoscere precocemente i segnali di allarme e non rimandare la visita può consentire di diagnosticare e trattare in tempo patologie che, se trascurate, potrebbero evolvere in complicanze serie. Una buona alleanza tra paziente, medico di base e, quando necessario, gastroenterologo è la base per una gestione efficace e sicura del dolore addominale.
Le fitte allo stomaco rappresentano quindi un sintomo molto frequente ma poco specifico, che può andare da disturbi funzionali e transitori a condizioni che richiedono interventi urgenti. Osservare con attenzione le caratteristiche del dolore, i sintomi associati e il contesto in cui compaiono è il primo passo per orientarsi, ma solo una valutazione medica può chiarire l’origine del problema e indicare il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato. Adottare uno stile di vita sano, gestire lo stress e usare con prudenza i farmaci sono strategie fondamentali sia per prevenire molti episodi di mal di stomaco, sia per ridurne l’impatto sulla qualità di vita.
Per approfondire
Abdominal Pain – NIH Scheda istituzionale in inglese che offre una panoramica completa sulle cause più comuni del dolore addominale, sui sintomi di allarme e sui principali esami diagnostici.
Dolore acuto e intermittente allo stomaco – Humanitas Pagina dedicata alle possibili cause del dolore epigastrico trafittivo, con indicazioni pratiche su quando rivolgersi al medico o al pronto soccorso.
Dolore addominale – Humanitas Scheda sintomatologica che descrive le diverse tipologie di dolore addominale, le patologie correlate e l’importanza di una corretta inquadratura clinica.
Dolori alla pancia: quando preoccuparsi, come riconoscerli – Auxologico Articolo divulgativo che spiega come la localizzazione del dolore nell’addome aiuti a orientare la diagnosi e quali sono i segnali che richiedono valutazione urgente.
Colica (o dolore) addominale – Auxologico Scheda clinica che approfondisce il concetto di colica addominale, le principali cause negli adulti e l’approccio diagnostico adottato dal medico.
