Un adulto con fuoco di Sant’Antonio che vive con un nipote mai vaccinato contro la varicella si chiede se possa “attaccargli” la malattia. La risposta, in sintesi, è che il fuoco di Sant’Antonio non si trasmette come tale, ma le sue vescicole possono contagiare il virus della varicella a chi non l’ha mai avuto o vaccinato. Il rischio, quindi, non è nullo ma è diverso da quello di un’influenza o di un raffreddore.
L’errore più comune è pensare che basti condividere la stanza o respirare la stessa aria per “prendere il fuoco di Sant’Antonio”: nella maggior parte dei casi serve invece il contatto diretto con il liquido delle vescicole o con oggetti contaminati. Conoscere come si comporta il virus varicella-zoster, che è lo stesso responsabile prima della varicella e poi dell’herpes zoster, aiuta a gestire la convivenza con anziani, bambini, donne in gravidanza o persone immunodepresse, riducendo i contatti a rischio ma senza allarmismi inutili.
Modalità di trasmissione
Il fuoco di Sant’Antonio, o herpes zoster, è causato dalla riattivazione del virus varicella-zoster rimasto latente nei gangli nervosi dopo un’episodio di varicella. Non è quindi “preso da fuori” come prima infezione, ma si riaccende dall’interno dell’organismo. Dal punto di vista del contagio, una persona con fuoco di Sant’Antonio può trasmettere il virus a chi non ha mai avuto la varicella, ma il soggetto contagiato svilupperà verosimilmente varicella, non herpes zoster. Questo avviene perché per fare zoster serve che il virus sia già presente e “addormentato” nei nervi da anni, cosa che accade dopo l’infezione primaria.
La trasmissione del virus da un paziente con fuoco di Sant’Antonio avviene soprattutto per contatto diretto con il liquido delle vescicole, quando queste sono ancora integre e non crostose. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il virus varicella-zoster si diffonde per via aerea soprattutto nel contesto della varicella, ma nel caso dell’herpes zoster il ruolo principale è giocato dal contatto cutaneo o da fomiti (asciugamani, lenzuola, indumenti) contaminati. Una volta che le lesioni si sono seccate e coperte di croste, il rischio di trasmettere il virus cala in modo marcato e la persona è generalmente considerata non più contagiosa.
Fattori di rischio
Chi vive o lavora accanto a una persona con fuoco di Sant’Antonio non ha tutti lo stesso rischio di contagiarsi con il virus varicella-zoster. I più esposti sono i soggetti privi di immunità specifica: bambini che non hanno mai avuto la varicella né ricevuto il vaccino, adulti che non ricordano un’episodio di varicella e non sono vaccinati, persone con immunodeficienza congenita o acquisita (terapie immunosoppressive, chemioterapia, HIV, trapiantati). Nei reparti ospedalieri queste categorie vengono gestite con particolare attenzione alle misure di isolamento e igiene per prevenire l’infezione primaria da varicella, che può essere severa.
Dal lato del paziente con zoster, alcuni elementi aumentano la capacità di diffondere il virus: lesioni estese, presenza contemporanea di zoster su più dermatomeri (quelli che in ospedale sono definiti quadri “disseminati”), difficoltà a coprire la zona interessata, scarsa aderenza alle misure igieniche di base (lavaggio delle mani, cambio frequente di biancheria a contatto). Le linee informative di ISSalute sull’herpes zoster ricordano inoltre che le persone anziane o con difese immunitarie ridotte sono più facilmente colpite dalla riattivazione del virus, quindi più frequentemente fonte potenziale di contagio per i non immuni nel loro ambiente.
Sintomi iniziali
Capire quando il fuoco di Sant’Antonio è nella fase più contagiosa aiuta a organizzare i contatti con persone fragili. I sintomi iniziali sono spesso aspecifici: malessere, modesta febbre, brividi, mal di testa e soprattutto dolore o bruciore localizzato in una zona ben delimitata della cute (un lato del torace, il volto, la regione lombare), descritti dai pazienti come fitte, formicolii, ipersensibilità al tatto. In questa fase, che precede di pochi giorni la comparsa delle vescicole, il virus è già attivo nei nervi ma non vi è ancora materiale cutaneo ricco di virioni, quindi il rischio di trasmissione è trascurabile.
Dopo questa fase prodromica compaiono sulla stessa sede macule eritematose e quindi gruppi di piccole vescicole piene di liquido trasparente, spesso allineate lungo il decorso di un nervo. È da questo momento, finché le vescicole non si rompono o si trasformano in croste secche, che la persona è considerata contagiosa per chi non è immune alla varicella, come indicato anche dalle schede informative dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Se in casa c’è un bambino non vaccinato, ad esempio, il periodo critico inizia con la comparsa delle prime bolle e si attenua quando tutte le lesioni sono crostose e asciutte.
Prevenzione del contagio
Per ridurre il rischio di contagio dal fuoco di Sant’Antonio, primo passo è coprire le lesioni con garze o indumenti puliti e traspiranti, evitando che le vescicole siano esposte a contatto diretto con la pelle altrui o superfici condivise. Le persone con zoster dovrebbero lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo aver toccato la zona affetta per applicare creme o farmaci, e non condividere asciugamani, lenzuola, rasoi, spugne. Se in famiglia ci sono soggetti non immuni (bambini piccoli, donne in gravidanza, persone immunodepresse) è prudente che non vengano in contatto con l’area cutanea interessata finché le lesioni non sono completamente crostose.
Su un piano più ampio, la prevenzione passa dalla vaccinazione. Il vaccino contro la varicella riduce il rischio di infezione primaria e quindi la possibilità di sviluppare un fuoco di Sant’Antonio negli anni successivi; i vaccini specifici contro l’herpes zoster, raccomandati in molti Paesi per adulti maturi o categorie a rischio, diminuiscono ulteriormente la probabilità di riattivazione e di complicanze. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle sue schede su herpes zoster e varicella, evidenzia il ruolo dei programmi vaccinali sia nell’abbassare il numero di casi sia nel proteggere indirettamente le persone che non possono vaccinarsi, come alcune categorie di pazienti immunocompromessi.
Nel complesso, quindi, il fuoco di Sant’Antonio non “si prende” come malattia autonoma da un’altra persona, ma le sue vescicole possono trasmettere il virus varicella-zoster a chi non è immune, con quadri di varicella anche seri nei soggetti fragili. Coprire le lesioni, curare l’igiene delle mani e degli oggetti, limitare i contatti diretti con bambini, gravide e immunodepressi nei giorni di attività delle vescicole, insieme alla vaccinazione contro varicella e herpes zoster secondo le indicazioni sanitarie vigenti, rappresentano i pilastri pratici per contenere il rischio di contagio senza creare inutili barriere sociali intorno alla persona malata.
Per approfondire
Epicentro – Varicella (ISS) offre una panoramica dettagliata sulle modalità di trasmissione del virus varicella-zoster, sui quadri clinici di varicella e sulle strategie vaccinali adottate nei programmi di sanità pubblica.
ISSalute – Herpes zoster descrive in modo divulgativo ma accurato cause, sintomi, complicanze del fuoco di Sant’Antonio e fornisce indicazioni pratiche su quando rivolgersi al medico.
CDC – About Shingles entra nel dettaglio dell’epidemiologia, delle modalità di contagio, dei fattori di rischio e delle principali misure preventive per l’herpes zoster.
CDC Pink Book – Chapter 23: Zoster è una risorsa tecnica per professionisti sanitari che analizza immunologia, efficacia vaccinale e raccomandazioni aggiornate sulla prevenzione dello zoster.
OMS – Scheda informativa su zoster riassume le informazioni chiave sul fuoco di Sant’Antonio in ottica globale, con particolare attenzione alle popolazioni vulnerabili e al ruolo dei vaccini nei diversi contesti sanitari.
Per approfondire
- Chickenpox | Varicella | MedlinePlus (medlineplus.gov)
- Varicella - Istituto Superiore di Sanità (epicentro.iss.it)
- About Shingles (Herpes Zoster) | Shingles (Herpes Zoster) | CDC (cdc.gov)





