Le infezioni in gravidanza che raggiungono il feto riaccendono periodicamente il dibattito su autismo e disabilità dello sviluppo. Un grande studio svedese su alcuni milioni di nati ha osservato un aumento del rischio di diagnosi di disturbo dello spettro autistico e di disabilità intellettiva nei bambini con specifiche infezioni congenite del gruppo TORCH, rispetto ai coetanei non infetti, con valori di rischio relativo sensibilmente più alti.
Questi dati hanno avuto ampia eco mediatica e possono generare preoccupazione nelle donne in gravidanza o che stanno cercando un figlio. È però essenziale distinguere tra aumento del rischio relativo e rischio assoluto, comprendere quali infezioni siano coinvolte e ricordare che la stragrande maggioranza delle gravidanze, anche in presenza di esposizione infettiva, non evolve verso autismo o grave disabilità. Prevenzione, diagnosi tempestiva e follow up specialistico restano gli strumenti centrali.
Cosa ha rilevato lo studio svedese su infezioni TORCH e autismo
Lo studio pubblicato su rivista scientifica indicizzata ha utilizzato registri nazionali per confrontare gli esiti neuropsichiatrici di bambini con infezioni congenite del gruppo TORCH, diagnosticate alla nascita o nei primi mesi, con quelli di bambini senza tali infezioni documentate. Gli autori hanno riportato un rischio di diagnosi di autismo circa triplicato e un rischio di disabilità intellettiva superiore di diverse volte, in particolare nelle forme più gravi.
Le infezioni considerate riguardavano soprattutto toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus e alcuni herpesvirus, acquisite in gravidanza e trasmesse al feto. Gli esiti sono stati valutati seguendo le coorti per diversi anni, con diagnosi registrate in sistemi sanitari strutturati. La ricerca si concentra quindi su infezioni congenite documentate, non su comuni infezioni lievi in gravidanza, e non dimostra una relazione causale diretta ma un’associazione statistica.
Quali infezioni comprende il gruppo TORCH e come arrivano al feto
L’acronimo TORCH raggruppa alcune infezioni che, se contratte in gravidanza, possono essere trasmesse al feto e causare danni d’organo o dello sviluppo. Tradizionalmente include toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus e infezioni da herpesvirus, a cui alcuni autori aggiungono sifilide, varicella, parvovirus B19 e altre infezioni emergenti. Si tratta di condizioni relativamente rare nei Paesi con ampia copertura vaccinale e sorveglianza ostetrica.
La trasmissione al feto avviene in genere per via transplacentare, dopo infezione materna primaria o riattivazione con elevata replicazione virale. In altri casi avviene per contatto con secrezioni infette durante il parto o, più raramente, per via ematica in epoca periconcezionale. Per la rosolia il vaccino trivalente ha ridotto drasticamente i casi di sindrome rosolia congenita, come descritto anche nelle pagine dedicate alle conseguenze della rosolia in gravidanza.
Rischio relativo e rischio assoluto: come interpretare i numeri
Quando uno studio parla di rischio “triplicato” si riferisce in genere al rischio relativo: il rapporto tra la probabilità di un esito in un gruppo esposto e quella nel gruppo non esposto. Se, per esempio, in un contesto ipotetico un esito raro passa da 1 caso su 1000 a 3 su 1000, il rischio relativo triplica ma il rischio assoluto resta comunque basso, con centinaia di nati senza quella complicanza.
Nel caso delle infezioni TORCH congenite, la diagnosi di autismo e di disabilità intellettiva resta concentrata in una minoranza dei bambini esposti. Molti bambini con queste infezioni non sviluppano disturbo dello spettro autistico. Allo stesso modo la maggior parte dei casi di autismo infantile si osserva in bambini senza alcuna infezione congenita documentata, a conferma del ruolo di molteplici fattori genetici e ambientali discussi anche negli approfondimenti dedicati alla neurobiologia dell’autismo.
Prevenzione, esami in gravidanza e follow up del neonato
La prevenzione delle infezioni TORCH inizia prima del concepimento con la verifica dello stato vaccinale per rosolia e morbillo e con l’educazione alimentare e igienica per ridurre il rischio di toxoplasmosi. Durante la gravidanza il ginecologo valuta i fattori di rischio e richiede esami sierologici o molecolari mirati, secondo linee guida nazionali, per identificare infezioni recenti o riattivazioni che possano minacciare lo sviluppo fetale.
In presenza di infezione materna documentata o di sospetta infezione congenita, il neonato viene avviato a un percorso di follow up multidisciplinare. Questo può comprendere valutazione neurologica, monitoraggio dello sviluppo psicomotorio, esami audiologici, oculistici e neuroimaging, in base al patogeno coinvolto. Per alcune infezioni sono disponibili terapie antivirali o antiparassitarie, utili a contenere il danno se instaurate precocemente, in parallelo ai programmi vaccinali come il vaccino contro il morbillo che viene approfondito nelle schede sul rapporto tra vaccinazioni pediatriche e autismo.
Lo studio svedese conferma che le infezioni TORCH congenite rappresentano un fattore di vulnerabilità per lo sviluppo neurologico, ma non trasformano l’esito in una certezza inevitabile. La lettura equilibrata dei dati, unita alla prevenzione vaccinale e al monitoraggio clinico dei neonati esposti, consente di ridurre i rischi e di intercettare tempestivamente eventuali difficoltà evolutive, offrendo percorsi di cura e sostegno personalizzati alle famiglie.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o del pediatra. In presenza di sospetta infezione in gravidanza o di dubbi sullo sviluppo di un bambino è necessario rivolgersi a uno specialista.
Per approfondire
Articolo su PubMed relativo alle infezioni congenite e sviluppo neurologico fornisce ai professionisti sanitari i dettagli metodologici dello studio svedese e dei principali dati di associazione tra infezioni TORCH e disturbi del neurosviluppo.
Ulteriore pubblicazione indicizzata su autismo e fattori prenatali analizza il contributo di variabili genetiche e ambientali, collocando il ruolo delle infezioni in un quadro multifattoriale più ampio.
Studio osservazionale sugli esiti a lungo termine delle infezioni in gravidanza descrive i percorsi di follow up dei bambini esposti, con indicazioni utili per la programmazione dei controlli clinici e neuropsicologici.
Analisi su coorti nazionali e rischio di disabilità intellettiva presenta dati complementari sull’associazione tra infezioni prenatali e quadri di disabilità intellettiva da moderata a grave, con attenzione alle implicazioni per la sanità pubblica.
Bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità su sorveglianza delle infezioni offre il contesto epidemiologico italiano su malattie prevenibili con vaccino e su altre infezioni a potenziale impatto in gravidanza.





