Legami sociali: +50% di probabilità di sopravvivere, dice l’ISS

La rete di relazioni descritte nel report Iss emerge come determinante di salute paragonabile a fumo, inattività fisica e altri fattori di rischio.

Il nuovo approfondimento dell’Istituto Superiore di Sanità, diffuso in occasione della Giornata mondiale dell’Amicizia, porta la dimensione relazionale al centro della salute pubblica. Secondo l’ISS, disporre di una rete di relazioni solide non è solo un fattore di benessere emotivo, ma un vero “determinante di salute”: chi ha legami stabili e di qualità può avere una probabilità di vivere più a lungo significativamente maggiore rispetto a chi è isolato.

Questo posizionamento si inserisce in un quadro di evidenze internazionali, incluse grandi meta-analisi, che collegano la qualità delle relazioni sociali con mortalità, rischio cardiovascolare, salute mentale e declino cognitivo. La solitudine, al contrario, viene riconosciuta dall’ISS e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come fattore di rischio misurabile, comparabile per impatto a stili di vita non salutari. Il tema riguarda direttamente la pratica clinica, l’organizzazione dei servizi territoriali e la progettazione di programmi di prevenzione primaria e promozione della salute.

In sintesi

Relazioni sociali e salute: cosa emerge dal report Iss

L’approfondimento ISS pubblicato nel 2026 sottolinea che una rete di amicizie e relazioni di fiducia agisce come fattore protettivo a più livelli. Viene evidenziato come il supporto sociale riduca il rischio di sintomi depressivi, migliori gli indicatori di benessere soggettivo e si associ a condizioni fisiche migliori, in particolare nelle fasce di età più avanzate. La solitudine non viene descritta come semplice disagio emotivo, ma come condizione con effetti biologici e clinici misurabili.

Nel documento ISS vengono richiamati studi che collegano relazioni solide con una maggiore probabilità di sopravvivenza e una migliore qualità della vita. In Italia, i dati del sistema di sorveglianza PASSI d’Argento mostrano che, tra gli over 65, chi partecipa alla vita di comunità e percepisce un adeguato supporto sociale presenta meno limitazioni funzionali e un miglior stato di salute riferito. Anche analisi sui centenari confermano che reti sociali attive rappresentano un tratto ricorrente tra i grandi longevi, in linea con quanto descritto per i segreti di longevità e protezione dalla istituzionalizzazione.

Quanto incidono i legami solidi sul rischio di mortalità

L’ISS richiama meta-analisi internazionali secondo cui avere relazioni sociali forti è associato a un aumento di circa il 50% della probabilità di essere in vita a distanza di anni rispetto a chi ha legami deboli o insufficienti. Si tratta di una grandezza paragonata da vari autori all’impatto di fattori come fumo di tabacco o inattività fisica. Al contrario, solitudine percepita e isolamento oggettivo risultano associati a un incremento del rischio di mortalità, su orizzonti temporali pluriennali.

Questi dati sono coerenti con le conclusioni di rapporti come il Social Connection Report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riconosce la connessione sociale come determinante strutturale di salute pubblica. Diverse ricerche indicano associazioni tra isolamento e aumento di eventi cardiovascolari, declino cognitivo, demenza, depressione e maggiore utilizzo di servizi sanitari. La qualità dei legami sociali emerge quindi come variabile da considerare al pari di fumo, alimentazione, alcol e livello di attività fisica nella valutazione del rischio globale del paziente.

Come integrare la dimensione relazionale nei programmi di prevenzione

L’indicazione di ISS e delle grandi istituzioni sanitarie internazionali è di superare una visione della prevenzione centrata solo su comportamenti individuali “classici”. La dimensione relazionale può essere esplicitamente inclusa nei questionari di valutazione del rischio, affiancando domande su fumo, dieta e sedentarietà con item su solitudine percepita, ampiezza della rete di supporto, partecipazione ad attività di gruppo. Ciò consente di identificare precocemente persone con vulnerabilità sociali, prima che emergano ricadute cliniche rilevanti.

Nei programmi di prevenzione primaria, l’orientamento è promuovere setting che facilitino legami stabili: gruppi di cammino, attività strutturate nei centri di aggregazione, iniziative di mutuo aiuto e percorsi di volontariato vengono descritti come strumenti di salute oltre che sociali. Il rapporto PASSI d’Argento mostra che tali contesti riducono la quota di anziani che si dichiarano soli e migliorano la percezione di salute. In questa prospettiva, la “prescrizione sociale” di attività di comunità diventa un tassello possibile accanto alle raccomandazioni su alimentazione e movimento.

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Implicazioni pratiche per clinici, servizi territoriali e policy maker

Per i clinici, il messaggio operativo è considerare solitudine e isolamento come fattori di rischio da esplorare in anamnesi, soprattutto in pazienti anziani, con malattie croniche o dopo eventi acuti. L’integrazione di poche domande strutturate sulla rete sociale può orientare verso l’attivazione di risorse territoriali, in collaborazione con assistenti sociali, psicologi e associazioni di volontariato. Il materiale tecnico-scientifico ISS suggerisce di sviluppare percorsi di presa in carico che includano la dimensione relazionale, non solo la terapia farmacologica.

Per i servizi territoriali e i decisori, le evidenze su relazioni solide e longevità rafforzano la priorità di creare infrastrutture sociali di prossimità: centri anziani, spazi di quartiere, progetti intergenerazionali, programmi di volontariato organizzato. Le politiche urbane, abitative e di trasporto possono facilitare o ostacolare la partecipazione sociale, con ricadute dirette sulla salute popolazione-specifiche. Integrare indicatori di connessione sociale nei sistemi di monitoraggio, accanto a quelli su stili di vita, permette di valutare l’efficacia delle azioni e ridurre il peso sanitario ed economico della solitudine cronica.

Nel complesso, la posizione dell’Istituto Superiore di Sanità e il corpo di studi internazionali convergono nel considerare le relazioni sociali solide un determinante di salute di pari rilevanza rispetto ad altri fattori di rischio noti. Inserire stabilmente la dimensione relazionale nella pratica clinica, nei programmi di prevenzione e nelle politiche di sanità pubblica rappresenta quindi un passaggio chiave per promuovere longevità in buona salute e ridurre l’impatto della solitudine come problema sanitario collettivo.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari di riferimento.

Per approfondire

Approfondimento ISS su amicizia, solitudine e salute presenta il quadro ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità sul ruolo delle relazioni solide nel promuovere benessere psicologico, fisico e longevità, con richiami alle principali evidenze scientifiche disponibili.

Volume 7, n. 1, 2026 delle pubblicazioni ISS analizza in modo tecnico i determinanti psicosociali della salute, compreso l’impatto di solitudine, isolamento e supporto sociale su rischio di malattia e indicatori di benessere nella popolazione italiana.

Approfondimento Corriere Salute su legami solidi e longevità offre una sintesi divulgativa delle evidenze su come la qualità delle relazioni possa influenzare meccanismi biologici legati alla solitudine e all’invecchiamento, con esempi tratti dalla pratica clinica.

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