A 20 anni una partita di rugby è diventata, per Pasquale, l’inizio di una paralisi permanente. L’impatto in campo ha lesionato il midollo spinale e interrotto la comunicazione tra cervello e muscoli degli arti. Oggi Pasquale è psicologo e psicoterapeuta. La sua testimonianza accompagna una campagna di raccolta fondi dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri dedicata allo studio dell’infiammazione dopo la lesione midollare, attiva fino al 14 novembre.
Il racconto di Pasquale mostra il versante umano della lesione del midollo spinale, tra perdita dell’autonomia, riabilitazione lunga e bisogno di supporto psicologico. In parallelo la ricerca lavora su nuovi modelli sperimentali, come il mini midollo su chip e le nanoparticelle, per capire meglio l’infiammazione cronica che segue il trauma. Si tratta di progetti ancora in fase preclinica, non di cure già disponibili per chi vive una paralisi.
Che cosa è successo a Pasquale e come ha ricostruito la sua vita
Durante una partita di rugby, a 20 anni, Pasquale ha subito un trauma violento alla colonna vertebrale che ha lesionato il midollo spinale. La lesione ha compromesso in modo stabile la funzione motoria, con una paralisi che ha cambiato in poche ore la gestione del corpo, delle attività quotidiane e dei progetti di studio e lavoro. La fase iniziale è stata segnata da ricoveri, interventi, paura e incertezza sul futuro.
Con il tempo, grazie alla riabilitazione e al sostegno di familiari e professionisti, Pasquale ha iniziato un percorso di adattamento alla nuova condizione. Ha scelto di studiare psicologia, si è formato come psicoterapeuta e oggi lavora proprio sull’elaborazione del trauma e della disabilità. Il suo messaggio centrale è chiaro: «Non bisogna vergognarsi di aver bisogno di aiuto», perché il sostegno psicologico può affiancare quello fisico nella ricostruzione di una vita possibile.
La storia di Pasquale si intreccia con quella di molte persone che vivono una lesione del midollo spinale. Il trauma irrompe nel pieno dell’età attiva e impone un cambiamento radicale dell’immagine di sé. In questo contesto la condivisione di esperienze e la presenza di figure che hanno già attraversato un percorso simile possono diventare un riferimento concreto, in grado di normalizzare emozioni come rabbia, tristezza e senso di colpa dopo l’incidente.
Che cosa accade dopo una lesione del midollo spinale
La lesione del midollo spinale interrompe le vie nervose che trasmettono gli impulsi motori e sensitivi tra cervello e resto del corpo. Al danno meccanico iniziale segue una fase di neuroinfiammazione prolungata, nella quale cellule immunitarie come i macrofagi restano attive a lungo nel sito di lesione. Una revisione recente ha descritto come questa attivazione cronica possa mantenere un microambiente poco favorevole alla rigenerazione delle fibre nervose.
In parallelo si sviluppa spesso una cicatrice gliale, cioè un tessuto reattivo che circonda l’area danneggiata. Alcuni studi sperimentali stanno valutando molecole capaci di ridurre la formazione di questa cicatrice e la morte dei neuroni motori. Un lavoro pubblicato nel 2026 ha osservato effetti positivi nel modello animale con un peptide sintetico mirato alla cicatrice gliale. Anche in questo caso si tratta di risultati preclinici, non ancora tradotti in terapie per la pratica clinica.
Le persone con lesione midollare riferiscono spesso anche debolezza muscolare in aree non direttamente paralizzate, affaticabilità e sintomi correlati al sovraccarico delle parti del corpo ancora funzionanti. Alcuni di questi quadri possono sovrapporsi ad altre condizioni neurologiche come la miopatia mitocondriale o le neuropatie periferiche, descritte in dettaglio negli approfondimenti dedicati alle cause di debolezza muscolare e stanchezza.
Il progetto del Mario Negri: mini midollo su chip e nanoparticelle
L’Istituto Mario Negri sta sviluppando un modello sperimentale definito mini midollo su chip. Si tratta di un sistema in vitro che ricrea in scala ridotta alcuni elementi del tessuto del midollo spinale, inclusi neuroni e cellule gliali, su un supporto microfluidico. Questo consente di studiare in modo controllato la risposta infiammatoria dopo una lesione simulata e di testare nuove strategie farmacologiche in condizioni riproducibili.
Nel progetto rientra anche lo studio di nanoparticelle progettate per veicolare farmaci o molecole regolatrici direttamente nelle zone infiammate del midollo. L’obiettivo è modulare in modo mirato la risposta delle cellule immunitarie e ridurre la formazione della cicatrice gliale, come suggerito da vari studi preclinici su modelli animali e cellulari. Questo approccio dialoga con altre linee di ricerca su meccanismi di rigenerazione nervosa, come quelle sul recettore AHR esaminate nell’articolo dedicato alle lesioni nervose e rigenerazione.
È essenziale chiarire che il mini midollo su chip e le nanoparticelle descritte nei progetti del Mario Negri appartengono alla fase sperimentale. Non sono una cura disponibile negli ospedali e non rientrano nei protocolli standard per le persone con paralisi da lesione midollare. Questi modelli servono a comprendere meglio il ruolo dell’infiammazione cronica e a selezionare le molecole più promettenti prima di eventuali studi clinici sull’uomo.
Altri filoni di ricerca internazionali valutano il ruolo delle cellule staminali neurali, che potrebbero modulare l’immunità locale e favorire un microambiente più permissivo alla rigenerazione. Secondo una revisione recente, però, la traduzione clinica di queste strategie è ancora iniziale e richiede ulteriori verifiche di sicurezza ed efficacia. Anche in questo ambito restano fondamentali studi di base come quelli che usano modelli su chip per riprodurre porzioni specifiche del sistema nervoso centrale.
Perché il supporto psicologico conta nella riabilitazione
La storia di Pasquale mette al centro non solo la chirurgia e la riabilitazione motoria, ma anche la salute mentale. Dopo una lesione del midollo spinale è frequente l’insorgenza di sintomi ansioso depressivi, disturbi dell’adattamento e vissuti di perdita dell’identità corporea. Il paziente si confronta con un prima e un dopo molto netto, che può riattivare anche fragilità preesistenti o conflitti rimasti in secondo piano.
In questo contesto il supporto psicologico e psicoterapeutico può aiutare a rielaborare l’evento traumatico, ridurre l’isolamento e favorire strategie di coping più efficaci. La frase di Pasquale «Non bisogna vergognarsi di aver bisogno di aiuto» sottolinea un tabù ancora forte, soprattutto nelle persone giovani e negli sportivi. L’intervento specialistico può includere lavoro individuale, sostegno alla famiglia e, quando indicato, invio allo psichiatra per la valutazione di un eventuale trattamento farmacologico.
Il percorso di riabilitazione integra spesso terapie fisiche e occupazionali con programmi educativi sulla gestione a lungo termine della disabilità. In alcune situazioni possono emergere condizioni neurologiche concomitanti che accentuano la sensazione di stanchezza e debolezza diffusa, come alcune miopatie mitocondriali o patologie muscolari. Riconoscere e trattare queste componenti migliora la qualità di vita e la partecipazione alle attività quotidiane.
La testimonianza di Pasquale e i progetti di ricerca del Mario Negri mostrano due facce strettamente legate della lesione del midollo spinale: da un lato il percorso personale di chi ricostruisce la propria vita dopo la paralisi, dall’altro il lavoro nei laboratori per capire meglio l’infiammazione cronica e individuare future strategie terapeutiche. Oggi il mini midollo su chip e le nanoparticelle sono strumenti di studio, non trattamenti disponibili, ma contribuiscono a delineare scenari più precisi per la ricerca di domani.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico curante o dello specialista. In presenza di lesioni del midollo spinale o disturbi neurologici è necessario rivolgersi a strutture sanitarie e professionisti qualificati.
Per approfondire
Revisione sull’immunomodulazione delle cellule staminali neurali che analizza come la risposta dei macrofagi e di altre cellule immunitarie contribuisca alla neuroinfiammazione cronica dopo lesione del midollo spinale e discute le prospettive terapeutiche ancora in fase iniziale.
Studio sperimentale sul peptide CAQK-H-RN mirato alla cicatrice gliale che valuta in modelli animali gli effetti sulla riduzione della cicatrice, sulla sopravvivenza dei motoneuroni e sul recupero motorio dopo trauma al midollo spinale.
Articolo di PubMed sulla risposta infiammatoria nel sistema nervoso centrale con focus sui meccanismi cellulari che sostengono l’infiammazione prolungata e sul ruolo delle cellule gliali in diversi tipi di danno neurologico.
Lavoro classico sulle cicatrici gliali e rigenerazione assonale che descrive la formazione della cicatrice dopo danno al sistema nervoso centrale e le sue implicazioni come barriera fisica e biochimica alla ricrescita delle fibre nervose.
Studio recente su modelli in vitro di midollo spinale che illustra l’uso di sistemi su chip per riprodurre porzioni del tessuto midollare, monitorare la neuroinfiammazione e testare nuove molecole potenzialmente utili nella riparazione delle lesioni.





