Reagila (Cariprazina Cloridrato): sicurezza e modo d’azione
Reagila (Cariprazina Cloridrato) è un farmaco che serve per curare le seguenti malattie:
Reagila è indicato per il trattamento della schizofrenia in pazienti adulti.
Reagila: come funziona?
Ma come funziona Reagila? Qual è il suo esatto meccanismo d’azione? Su quali organi del corpo agisce? Vediamolo insieme.
Farmacodinamica di Reagila
Categoria farmacoterapeutica: psicolettici, altri antipsicotici, codice ATC: N05AX15 Meccanismo d’azione
Il meccanismo d’azione di cariprazina non è completamente noto. Tuttavia l’effetto terapeutico della cariprazina potrebbe essere mediato attraverso una combinazione di attività agonista parziale ai recettori della dopamina D3, D2 (valori Ki di 0,085-0,3 nM contro 0,49-0,71 nM rispettivamente) e della serotonina 5-HT1A (valori Ki di 1,4-2,6 nM), e attività antagonista ai recettori della serotonina 5- HT2B, 5-HT2A e dell’istamina H1 (valori Ki di 0,58-1,1 nM, 18,8 nM e 23,3 nM, rispettivamente).
Cariprazina ha una bassa affinità per i recettori della serotonina 5-HT2C e alfa1 adrenergici (valori Ki di 134 nM e 155 nM, rispettivamente). Cariprazina non presenta un’apprezzabile affinità per i recettori colinergici muscarinici (IC50 > 1000 nM). I due principali metaboliti attivi, desmetil cariprazina e
didesmetil cariprazina, hanno profili di legame recettoriale in vitro e di attività funzionale simili al farmaco originario.
Effetti farmacodinamici
Studi non clinici in vivo hanno dimostrato che cariprazina occupa recettori D3, in misura simile a recettori D2 a dosi farmacologicamente efficaci. Era presente una occupazione dose-dipendente di recettori cerebrali D3 e D2 della dopamina (con occupazione preferenziale nelle regioni con più alta espressione di D3) in pazienti con schizofrenia all’interno dell’intervallo di dosaggio terapeutico di cariprazina per 15 giorni.
Gli effetti di cariprazina sull’intervallo QT sono stati valutati in pazienti con schizofrenia o disturbo schizoaffettivo. Valutazioni Holter elettrocardiografiche derivate dal monitor sono state ottenute in 129 pazienti per un periodo di dodici ore al basale e allo stato stazionario. Nessun prolungamento dell’intervallo QT è stato rilevato a seguito di dosi superiori a quelle terapeutiche (9 mg/giorno o 18 mg/giorno). Nessun paziente trattato con cariprazina ha sperimentato aumenti del QT ? 60 msec rispetto al basale, né alcun paziente ha sperimentato un QTc > 500 msec nello studio.
Efficacia clinica
Efficacia con uso a breve termine
L’efficacia di cariprazina per il trattamento della schizofrenia acuta è stato studiato in tre studi
randomizzati multicentrici, multinazionali, in doppio cieco, controllati con placebo, di 6 settimane che includevano 1.754 pazienti con età da 18 a 60 anni. L’endpoint primario era la variazione dal basale alla settimana 6 della Positive and Negative Syndrome Scale (PANSS) e l’endpoint secondario era la variazione dal basale alla settimana 6 della Clinical Global Impressions-Severity (CGI-S) in tutti gli studi sulla schizofrenia acuta. In uno studio multinazionale controllato con placebo che ha utilizzato dosi fisse di 1,5 mg, 3,0 mg e 4,5 mg di cariprazina e 4,0 mg di risperidone per la sensibilità del test, tutte le dosi di cariprazina e di controllo attivo hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’endpoint primario e di quello secondario, rispetto al placebo. In un altro studio multinazionale controllato con placebo che ha utilizzato dosi fisse di 6,0 mg di cariprazina e 10 mg di aripiprazolo per la sensibilità del test, sia le dosi di cariprazina che i controlli attivi hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’endpoint primario e secondario rispetto al placebo. In un terzo studio multinazionale controllato con placebo che ha usato dosi fisse/flessibili di 3,0-6,0 mg e 6,0-9,0 mg di cariprazina, entrambi i gruppi di cariprazina hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo sia nell’endpoint primario che secondario rispetto al placebo.
I risultati dell’endpoint primario sono riassunti nella Tabella 1 seguente. I risultati dell’endpoint secondario (CGI) e degli endpoint aggiuntivi hanno supportato l’endpoint primario.
Tabella 1. Variazione dal basale alla settimana 6 del punteggio totale PANSS in studi su esacerbazioni acute della schizofrenia—Popolazione ITT
| Basale Media ± DS | Variazione media LS (ES) | Differenza del trattamento rispetto al placebo (IC 95%) | valore p | |
|---|---|---|---|---|
| PANSS totale (MMRM) | ||||
| RGH-MD-16 (n=711) | ||||
| Placebo | 97,3 ± 9,22 | –13,29 (1,82) | — | — |
| Cariprazina 1,5 mg/giorno | 97,1 ± 9,13 | –21,27 (1,77) | –7,97 (–12,94, –3,01) | 0,0017 |
| Cariprazina 3 mg/giorno | 97,2 ± 8,66 | –21,45 (1,74) | –8,16 (–13,09, –3,22) | 0,0013 |
| Cariprazina 4,5 mg/giorno | 96,7 ± 9,01 | –23,77 (1,74) | –10,48 (–15,41, –5,55) | < 0,0001 |
| Risperidone 4 mg/giorno | 98,1 ± 9,50 | –29,27 (1,74) | –15,98 (–20,91, –11,04) | < 0,0001* |
| RGH-MD-04 (n=604) | ||||
| Placebo | 96,5 ± 9,1 | –14,3 (1,5) | — | — |
| Cariprazina 3 mg/giorno | 96,1 ± 8,7 | –20,2 (1,5) | –6,0 (–10,1, –1,9) | 0,0044 |
| Cariprazina 6 mg/giorno | 95,7 ± 9,4 | –23,0 (1,5) | –8,8 (–12,9, –4,7) | < 0,0001 |
| Aripiprazolo 10 mg/giorno | 95,6 ± 9,0 | –21,2 (1,4) | –7,0 (–11,0, –2,9) | 0,0008* |
| RGH-MD-05 (n=439) | ||||
| Placebo | 96,6 ± 9,3 | –16,0 (1,6) | — | — |
| Cariprazina 3- 6 mg/giorno | 96,3 ± 9,3 | –22,8 (1,6) | –6,8 (–11,3, –2,4) | 0,0029 |
| Cariprazina 6 -9 mg/giorno | 96,3 ± 9,0 | –25,9 (1,7) | –9,9 (–14,5, –5,3) | < 0,0001 |
IC = intervallo di confidenza; ITT = intent to treat; LS media = media dei minimi quadrati; PANSS = Positive and Negative Syndrome Scale.
*rispetto a placebo
Efficacia con uso a lungo termine
L’efficacia di cariprazina nel mantenimento dell’effetto antipsicotico è stata studiata in uno studio clinico a lungo termine con ritiro randomizzato. In totale, 751 pazienti con sintomi acuti della schizofrenia hanno ricevuto cariprazina 3-9 mg/giorno per 20 settimane; di questi, 337 hanno ricevuto cariprazina nell’intervallo compreso tra 3 e 6 mg/giorno. I pazienti stabilizzati sono stati randomizzati a ricevere dosi fisse di 3 o 6 mg di cariprazina (n = 51) o placebo (n = 51) in doppio cieco per un massimo di 72 settimane. La variabile primaria dello studio era il tempo alla ricaduta. Alla fine dello studio 49,0% dei pazienti trattati con placebo contro 21,6% dei pazienti trattati con cariprazina aveva avuto una recidiva di sintomi schizofrenici. Il tempo alla ricaduta (92 vs 326 giorni-basato sul 25o percentile) è stato quindi significativamente più lungo nel gruppo cariprazina rispetto al gruppo
placebo (p = 0,009).
Efficacia con sintomi negativi predominanti di schizofrenia
L’efficacia di cariprazina per il trattamento di sintomi prevalentemente negativi della schizofrenia è stata investigata in uno studio clinico multicentrico controllato attivamente in doppio cieco di 26 settimane. Cariprazina (intervallo di dosaggio di 3-6 mg, dose target 4,5 mg) è stata studiata in confronto con risperidone (intervallo di dosaggio di 3-6 mg, dose target 4 mg) su pazienti con sintomi negativi di schizofrenia persistenti e predominanti (n = 461). L’86% dei pazienti aveva un’età inferiore a 55 anni, il 54% era di sesso maschile.
Sintomi negativi persistenti e predominanti erano definiti come sintomi perduranti per un periodo di almeno 6 mesi con alto livello di sintomi negativi e basso livello di sintomi positivi [punteggio fattoriale PANSS per i sintomi negativi ? 24, un punteggio ? 4 in un minimo di 2 su 3 item PANSS (N1: affettività piatta, N4: avolizione, e N6: povertà di linguaggio) e punteggio fattoriale PANSS per i sintomi positivi ? 19]. Sono stati esclusi i pazienti con sintomi negativi secondari, come sintomi depressivi da moderati a gravi e parkinsonismo clinicamente rilevante (EPS).
Sia i gruppi di pazienti trattati con cariprazina sia quelli trattati con risperidone hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo dal basale per il parametro primario di efficacia, il punteggio fattoriale PANSS per sintomi negativi (PANSS-FSNS) (p < 0,001). Tuttavia, una differenza statisticamente significativa (p = 0,002) in favore di cariprazina rispetto a risperidone è stata osservata dalla settimana 14 in poi (Tabella 2). Sia i gruppi di pazienti trattati con cariprazina sia quelli trattati con risperidone hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo rispetto al basale del parametro di efficacia secondaria, il punteggio totale di Performance Personale e Sociale (PSP)
(p < 0,001). Una differenza statisticamente significativa (p < 0,001) in favore di cariprazina rispetto a risperidone è stata osservata dalla settimana 10 in poi (Tabella 2).
Differenze nelle scale CGI-Severity (p = 0,005) e Improvement (p < 0,001), oltre che dei tassi di risposta PANSS-FSNS (miglioramento di PANSS FSNS ? 30% alla settimana 26; p = 0,003) erano a supporto dei risultati relativi ai parametri di efficacia primaria e secondaria.
Tabella 2 Riassunto dei risultati dello studio RGH-188-005
| Parametro di efficacia | Cariprazina LS media | Risperidone LS media | Differenza di trattamento stimata | IC 95% | p-value |
|---|---|---|---|---|---|
| PANSS-FSNS al basale | 27,8 | 27,5 | – | – | – |
| PANSS -FSNS alla Settimana 26 | 18,5 | 19,6 | – | – | – |
| PANSS per sintomi negativi CfB alla Settimana 26 | -8,9 | -7,4 | -1,5 | -2,4; -0,5 | 0,002 |
| PSP totale al basale | 48,8 | 48,2 | – | – | – |
| PSP totale alla Settimana 26 | 64,0 | 59,7 | – | – | – |
| PSP totale CfB alla Settimana 26 | 14,3 | 9,7 | 4,6 | 2,7; 6,6 | < 0,001 |
CfB= variazione dal basale
Popolazione pediatrica
L’Agenzia europea dei medicinali ha rinviato l’obbligo di presentare i risultati degli studi con cariprazina nella popolazione pediatrica. Vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico.
Reagila: come si assorbe e si elimina?
Abbiamo visto qual è il meccanismo d’azione di Reagila, ma è altrettanto importante conoscere in quanto tempo viene assorbito dall’organismo per capire quanto tempo il farmaco impiegherà ad agire, attraverso quali vie viene eliminato (ad esempio fegato o reni) per sapere quali organi va ad impegnare e, per ultimo, in quanto tempo viene eliminato per avere idea di quando non avremo più il farmaco nell’organismo.
Tutte queste informazioni sono indicate nel paragrafo “Farmacocinetica” che segue.
Farmacocinetica di Reagila
Cariprazina ha due metaboliti farmacologicamente attivi con attività simile a cariprazina, desmetil cariprazina (DCAR) e didesmetil cariprazina (DDCAR). L’esposizione a cariprazina totale (somma di cariprazina + DCAR e DDCAR) si avvicina al 50% dell’esposizione allo stato stazionario in
~1 settimana di somministrazione giornaliera, mentre il 90% di stato stazionario è raggiunto in
3 settimane. Allo stato stazionario, l’esposizione a DDCAR è di circa 2-3 volte superiore a cariprazina,
e l’esposizione a DCAR è circa il 30% dell’esposizione a cariprazina. Assorbimento
La biodisponibilità assoluta di cariprazina non è nota. Cariprazina è ben assorbita dopo somministrazione orale. Dopo la somministrazione di dosi multiple, le concentrazioni plasmatiche di picco per cariprazina e i principali metaboliti attivi in genere si verificano circa 3-8 ore dopo la dose. La somministrazione di una singola dose di 1,5 mg di cariprazina con un pasto ad alto contenuto di
grassi (da 900 a 1.000 calorie) non ha influenzato significativamente la Cmax o l’AUC di cariprazina (AUC0-? aumentata del 12%, Cmax diminuita del < 5% in condizioni di assunzione di cibo vs digiuno). L’effetto del cibo sull’esposizione ai metaboliti DCAR e DDCAR era inoltre minimo.
Cariprazina può essere somministrata con o senza cibo. Distribuzione
Sulla base di un’analisi farmacocinetica di popolazione, il volume apparente di distribuzione (V/F) è stato 916 L per cariprazina, 475 L per DCAR e 1.568 L per DDCAR, indicando un’ampia distribuzione di cariprazina e dei suoi principali metaboliti attivi. Cariprazina ed i suoi principali metaboliti attivi sono molto legati (dal 96 al 97% per CAR, dal 94% al 97% per DCAR e dal 92% al 97% per DDCAR) alle proteine plasmatiche.
Biotrasformazione
Il metabolismo di cariprazina coinvolge demetilazione (DCAR e DDCAR), idrossilazione (idrossi cariprazina, HCAR) e una combinazione di demetilazione e idrossilazione (idrossi desmetil cariprazina, HDCAR e idrossi didesmetil cariprazina, HDDCAR). I metaboliti di HCAR, HDCAR e HDDCAR sono successivamente biotrasformati ai loro corrispondenti coniugati solfato e glucuronide. Un ulteriore metabolita, desdiclorofenil piperazina cariprazina (DDCPPCAR), è prodotto da dealchilazione e successiva ossidazione di cariprazina.
Eliminazione
L’eliminazione di cariprazina e dei suoi principali metaboliti attivi avviene principalmente attraverso il metabolismo epatico. Dopo la somministrazione di 12,5 mg/giorno di cariprazina a pazienti con schizofrenia, il 20,8% della dose è stata escreta nelle urine come cariprazina e suoi metaboliti.
Cariprazina invariata viene escreta per l’1,2% della dose nelle urine e per il 3,7% della dose nelle feci.
L’emivita media terminale (da 1 a 3 giorni per cariprazina e DCAR e da 13 a 19 giorni per DDCAR) non è predittiva del tempo necessario per raggiungere lo stato stazionario, o la riduzione della concentrazione plasmatica a seguito di interruzione del trattamento. Per la gestione dei pazienti trattati con cariprazina, l’emivita effettiva è più rilevante dell’emivita terminale. L’emivita effettiva (funzionale) è di ~ 2 giorni per cariprazina e DCAR, 8 giorni per DDCAR ed è ~1 settimana per cariprazina totale. La concentrazione plasmatica di cariprazina totale diminuirà gradualmente in seguito alla sospensione all’interruzione della dose. La concentrazione plasmatica di cariprazina totale diminuisce del 50% in ~1 settimana e più del 90% del calo della concentrazione totale di cariprazina si verifica in ~3 settimane.
Linearità
Dopo la somministrazione ripetuta, l’esposizione plasmatica alla cariprazina e ai suoi due principali metaboliti attivi, desmetil cariprazina (DCAR) e didesmetil cariprazina (DDCAR), aumenta proporzionalmente all’incremento dell’intervallo della dose terapeutica di 1,5-6 mg.
Popolazioni particolari
Sono stati effettuati modelli farmacocinetici di popolazione utilizzando i dati di pazienti arruolati nel programma clinico sulla schizofrenia trattata con cariprazina con diversi livelli di funzione renale, tra cui funzione renale normale (clearance della creatinina (CrCl) ? 90 mL/min), insufficienza renale lieve (CrCl da 60 a 89 mL/min) e moderata (CrCl da 30 a 59 mL/min). Nessuna relazione significativa è stata trovata tra la clearance della cariprazina nel plasma e la clearance della creatinina.
Cariprazina non è stata valutata in pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina
<30 mL/min) (vedere paragrafo 4.2).
Insufficienza epatica
Uno studio a 2 parti (una dose singola da 1 mg di cariprazina [Parte A] e una dose giornaliera di 0,5 mg di cariprazina per 14 giorni [Parte B]) è stato condotto in pazienti con vari gradi di compromissione della funzionalità epatica (Classi Child-Pugh A e B). Rispetto ai soggetti sani, i
pazienti con insufficienza epatica lieve o moderata avevano fino a circa il 25% di esposizione in più (Cmax e AUC) per cariprazina e fino a circa il 45% di esposizione in meno per i principali metaboliti attivi, desmetil cariprazina e didesmetil cariprazina, a seguito della singola dose di 1 mg di cariprazina o di 0,5 mg di cariprazina per 14 giorni.
L’esposizione (AUC and Cmax) della parte attiva totale (CAR+DCAR+DDCAR), è diminuita del 21- 22% e del 13-15% nell’insufficienza epatica (HI) lieve o moderata, rispettivamente, confrontata con soggetti sani considerando le concentrazioni non legata + legata, mentre per la parte non legata totale sono stati calcolati una diminuzione del 12-13% e un aumento del 20-25% in pazienti con HI lieve e
HI moderata rispettivamente, dopo somministrazioni multiple di cariprazina.
Cariprazina non è stata valutata nei pazienti con insufficienza epatica grave (Child-Pugh C) (vedere paragrafo 4.2).
Età, sesso e razza
Nell’analisi farmacocinetica di popolazione non c’erano differenze clinicamente rilevanti nei parametri farmacocinetici (AUC e Cmax della somma di cariprazina e dei suoi principali metaboliti attivi) in base a età, sesso e razza. Questa analisi ha incluso 2.844 pazienti di diverse razze, coinvolgendo 536
pazienti di età compresa tra i 50 ei 65 anni. Dei 2.844 pazienti 933 erano di sesso femminile (vedere paragrafo 4.2). Nei pazienti anziani di età superiore a 65 anni i dati sono limitati.
Stato di fumatore
Possibilità per cariprazina di influenzare altri medicinali
Reagila: è un farmaco sicuro?
Abbiamo visto come Reagila agisce e come si assorbe e si elimina; ma come facciamo a sapere se Reagila è un farmaco sicuro?
Prima di tutto è necessario leggere quali sono i dati sulla sicurezza che vengono riportati nella scheda tecnica del farmaco.
Si tratta di dati forniti dalla casa produttrice e basati su un certo numero di lavori scientifici eseguiti prima della commercializzazione: si tratta dei cosiddetti “Dati preclinici di sicurezza”, che riportiamo nel prossimo paragrafo.
Reagila: dati sulla sicurezza
Cariprazina ha causato cataratta bilaterale e alterazioni retiniche secondarie (distacco della retina e degenerazione cistica) nel cane. L’esposizione (AUC di cariprazina totale) al livello di dose senza effetti avversi osservati (No Observed Adverse Effect Level, NOAEL) per la tossicità oculare è 4,2 volte rispetto all’esposizione clinica AUC alla massima dose raccomandata per l’uomo (Maximum
Recommended Human Dose, MRHD) di 6 mg/giorno. Un’aumentata incidenza di degenerazione/atrofia retinica è stata osservata nei ratti albini in uno studio di 2 anni ad esposizioni clinicamente rilevanti.
Fosfolipidosi è stata osservata nei polmoni dei ratti, cani e topi (con o senza infiammazione) e nella corteccia della ghiandola surrenale di cani ad esposizioni clinicamente rilevanti. Infiammazione è stata osservata nei polmoni dei cani trattati per 1 anno con un NOAEL a esposizioni AUC 2,7 (maschi) e 1,7 (femmine) volte l’esposizione clinica alla MRHD. Non è stata osservata infiammazione alla fine del periodo di 2 mesi senza farmaco a un’esposizione di 4,2 volte l’esposizione clinica alla MRHD; tuttavia, era ancora presente infiammazione a dosi più elevate.
Ipertrofia della corteccia della ghiandola surrenale è stata osservata a 4,1 volte l’esposizione clinica alla MRHD in ratti (solo femmine) e a concentrazioni plasmatiche di cariprazina totale clinicamente rilevanti nei topi. Nei cani, sono stati osservati ipertrofia/iperplasia reversibile e vacuolizzazione/vescicolazione della corteccia della ghiandola surrenale con un NOAEL di 4,2 volte l’esposizione clinica alla MRHD.
In ratti femmina, sono stati osservati indici di fertilità e concepimento più bassi per esposizioni clinicamente rilevanti sulla base dei mg/m2 di superficie corporea. Nessun effetto sulla fertilità maschile è stato notato a esposizioni fino a 4,8 volte l’esposizione clinica alla MRHD.
La somministrazione di cariprazina ai ratti durante il periodo dell’organogenesi ha causato malformazioni, più bassa sopravvivenza della prole e ritardo nello sviluppo ad esposizione al farmaco inferiore dell’esposizione umana alla MRHD di 6 mg/giorno. Nel coniglio, cariprazina ha causato tossicità materna, ma nessuna tossicità fetale, a esposizioni di 5,8 volte l’esposizione clinica alla MRHD.
La somministrazione di cariprazina a ratte gravide durante il periodo dell’organogenesi, durante la gravidanza e l’allattamento a esposizioni clinicamente rilevanti ha diminuito la sopravvivenza post- natale, il peso alla nascita e il peso corporeo post-svezzamento di cuccioli di prima generazione.
Inoltre, sono stati osservati corpi freddi, pallidi e ritardi nello sviluppo (papille renali non sviluppate/sottosviluppate e diminuita risposta di trasalimento uditivo nei maschi) in assenza di una tossicità materna. La resa riproduttiva della prima generazione di cuccioli non è stata influenzata; tuttavia, anche i cuccioli di seconda generazione hanno avuto segni clinici simili e minore peso corporeo.
Cariprazina e i suoi metaboliti sono stati escreti nel latte di ratti durante l’allattamento.
Dopo la commercializzazione di un farmaco, vengono tuttavia attuate delle misure di controllo dagli organi preposti, per monitorare comunque tutti gli effetti collaterali che dovessero manifestarsi nell’impiego clinico.
Tutti gli effetti collaterali segnalati nella fase di commercializzazione del farmaco, vengono poi riportati nella scheda tecnica nei paragrafi “effetti indesiderati” e “controindicazioni”.
Reagila: si può prendere insieme ad altri farmaci?
Un altro importante capitolo da non dimenticare per valutare se un farmaco è sicuro o no, è quello delle interazioni con altri farmaci.
Può infatti capitare che un farmaco, di per sé innocuo, diventi pericoloso se associato ad alcuni altri farmaci.
Questo è vero anche per i prodotti erboristici: classico è l’esempio dell’ “Erba di San Giovanni” (Iperico) che interagisce con alcuni farmaci anticoagulanti aumentandone l’efficacia e mettendo quindi il paziente a rischio di emorragie.
Esaminiamo allora quali sono le interazioni possibili di Reagila
Reagila: interazioni
Si può sviluppare un prolungamento del QT nei pazienti trattati con antipsicotici.
Con cariprazina nessun prolungamento dell’intervallo QT è stato rilevato rispetto al placebo in uno studio clinico finalizzato a valutare un eventuale prolungamento dell’intervallo QT (vedere paragrafo 5.1). Negli studi clinici, sono stati riferiti solo alcuni casi di prolungamento, non grave, dell’intervallo QT con cariprazina (vedere paragrafo 4.8). Cariprazina, quindi, deve essere usata con cautela nei pazienti con malattia cardiovascolare nota o in pazienti con una storia familiare di prolungamento dell’intervallo QT e nei pazienti trattati con medicinali che potrebbero causare prolungamento del QT (vedere paragrafo 5.1).
Tromboembolismo venoso (TEV)
Casi di tromboembolismo venoso sono stati riportati con farmaci antipsicotici. Dal momento che i pazienti trattati con antipsicotici presentano spesso fattori di rischio acquisiti per TEV, tutti i possibili fattori di rischio per TEV devono essere identificati prima e durante il trattamento con cariprazina e devono essere adottate misure preventive.
Iperglicemia e diabete mellito
I pazienti con una diagnosi consolidata di diabete mellito o i pazienti con fattori di rischio per il diabete mellito (ad esempio obesità, storia familiare di diabete) che stanno iniziando il trattamento con antipsicotici atipici dovrebbero essere monitorati per i livelli di glucosio nel siero. Negli studi clinici, sono state segnalate reazioni avverse legate al glucosio con cariprazina (vedere paragrafo 5.1).
Donne in età fertile
Le donne in età fertile devono usare un metodo di contraccezione altamente efficace mentre assumono cariprazina e per almeno 10 settimane dopo l’interruzione del trattamento (vedere paragrafì 4.5 e 4.6). Le donne che usano contraccettivi ormonali sistemici devono aggiungere un secondo metodo di barriera.
Variazione di peso
È stato osservato un aumento di peso significativo con l’uso di cariprazina. Il peso dei pazienti deve essere monitorato regolarmente (vedere paragrafo 4.8).
Eccipienti
Reagila 3 mg, 4,5 mg e 6 mg capsule rigide contiene rosso allura AC (E 129), che può causare reazioni allergiche.
Interazioni con altri medicinali ed altre forme d’interazione
Possibilità che altri medicinali influenzino cariprazina
Potenziale influenza di cariprazina su altri medicinali
Substrati della P-glicoproteina (P-gp)
Cariprazina è un inibitore della P-gp in vitro alla sua concentrazione intestinale massima teorica. Le conseguenze cliniche di questo effetto non sono pienamente comprese, tuttavia l’uso di substrati della P-gp con ristretto indice terapeutico, come dabigatran e digossina, potrebbe richiedere un monitoraggio supplementare e aggiustamento della dose.
Contraccettivi ormonali
Non è attualmente noto se cariprazina possa ridurre l’efficacia di contraccettivi ormonali sistemici, pertanto le donne che usano contraccettivi ormonali sistemici devono aggiungere un secondo metodo di barriera.
Interazioni farmacodinamiche
Dati gli effetti primari sul sistema nervoso centrale di cariprazina, Reagila deve essere usato con cautela in associazione con altri farmaci ad azione centrale e alcol.
Reagila: posso guidare la macchina se lo prendo?
Un capitolo poco noto e molto sottovalutato è quello degli effetti di un farmaco sui riflessi e quindi sulla capacità di guidare la macchina o di effettuare lavori pericolosi.
Molti farmaci riducono la capacità di reazione, oppure possono causare vertigini o abbassamenti di pressione che possono essere molto pericolosi per chi guida o effettua lavori in cui le capacità fisiche sono importanti: basti pensare agli operai che lavorano su impalcature o che operano su macchinari come presse o forni
E’ sempre bene quindi leggere attentamente questo piccolo ma molto importante paragrafo della Scheda Tecnica del farmaco.
Reagila: effetti sulla guida e sull’uso di macchinari
Cariprazina altera lievemente o moderatamente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. I pazienti devono essere avvertiti di fare attenzione nell’uso di macchinari pericolosi, inclusi i veicoli a motore, fino a che non siano ragionevolmente certi che la terapia con Reagila non li influenzi negativamente.
Per approfondire l’argomento, per avere ulteriori raccomandazioni, o per chiarire ogni dubbio, si raccomanda di leggere l’intera Scheda Tecnica del Farmaco
