Curcuma: proprietà curative. A cosa serve? Come si usa?

Curcuma

(Curcuma longa L. – Curcuma rotunda L. – Fam. Zingiberacee/Zingiberoidee) (Sin. – Amomum Curcuma Jacq.)

N. B. – S'è creduto, in passato che fossero due specie differenti, il che non è. I tubercoli più o meno cilindrico/fusiformi (longa e oblonga [la c.d. qualità dito]), sono secondo alcuni AA., le ramificazioni dei tubercoli primari centrali, più grossi ed ovoidi (rotunda); secondo altri, la rotunda deriverebbe da internodi del rizoma ingrossati, gemmiferi; la longa da parti del rizoma non ingrossate.

Curcuma- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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curcuma

Etimologia – Curcuma, dal sanscrito Kum-Kuma, dal caldaico Kurtam, dal persiano e indiano Kur-Kum e dall'assiro Kurkanu.

longa, oblonga e rotunda, per la forma dei tubercoli.

Amomum, dall'indiano hima, hamama, dall'armeno hamen = odorifero, profumato, saporoso, dai quali è derivato il greco amwmon = irreprensibile, prestante, sia per l'odore aromatico, sia per la prestanza della pianta in fiore (de la Duquerie).

Nome volgare Zafferano dell'India, Arrow-root indiano, Terra Merita, Safrancooli, Huldie (indù), Zirsood (arabo), Turmeric (ingl.) Kianghoang (cinese).

Pianta perenne,

Parti usate – Il rizoma essiccato, trattato o no con acqua bollente e riessiccato.

Componenti principali

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Olio essenziale 1,3-5,5 % (1) [secondo Rupe e coll. (2) al massimo 2 % di olio essenziale], la cui parte principale (circa il 59 % dell'olio) consiste in media di 50 % di turmerone (un chetone sesquiterpenico monociclico, C15H22O) e di 40 % di ar-turmerone o deidro-turmerone C15H20O (2).

curcuma Figura 1

Nell'olio essenziale sono stati trovati inoltre: 9 % di alcooli terziari C15H24O oppure C15H20O, che per ebollizione con alcali producono il chetone curcumone C12H16O (3); zingiberene ca. 25%, d-a-fellandrene 1 %, cineolo ca. 1 %, d-sabinene ca. 0,6 %, borneolo ca. 0,5 % e piccole quantità di a- e g-atlantone (chetoni sesquiterpenici, C15H22O) (2).

curcuma Figura 2

Oltre all'olio essenziale sono stati separati; amido 30-40 %, pentosano

4,7 % (4) e la sostanza colorante curcuminoide curcumina C21H20O6, identificata con un diferuloilmetano (5) (6). Due altri composti analoghi alla curcumina sono stati pure messi in evidenza nella Curcuma longa, cioè il p-ossi-cinnamoil-feruloilmetano, C20H18O5, ed il pp-diossi-dicinnamoilmetano, C10H16O4 (7).

curcuma Figura 3

Nei rizomi della Curcuma xanthorrhiza Roxb., oltre a curcumina, è stato trovato olio essenziale contenente da 1 % a 2 % di canfora. Meijer e Koolhaas (8) hanno riferito che il contenuto di olio essenziale, nei rizomi di questa varietà di Curcuma, è notevolmente diverso nel corso dell'anno subendo variazioni oscillanti tra il 7,3 % ed il 29,5 % della resa dell'olio. Il maggiore rendimento di olio essenziale si è avuto in ottobre.

Nei rizomi della Curcuma domestica Valeton sono stati identificati: 3,5 % di olio essenziale contenente d-canfora 1 %, p-tolil-metil-carbinolo 5 % e cicloisoprenmircene 85 %, identificato con il curcumene segnalato in precedenza (9).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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La Curcuma è largamente usata dalle popolazioni dei paesi di origine (India, Cina meridionale, Isole dell'Arcipelago Malese) dove viene impiegata oltre che come rimedio nelle epatopatie e come diuretico (10), anche come condimento e come colorante. Come condimento entra nella composizione del Curry, specie di salsa molto nota tanto in India quanto in Inghilterra.

Sembra che la Curcuma sia stata introdotta nella medicina europea dagli olandesi i quali la importarono dai loro possedimenti delle Indie orientali.

Il Tabernamontano nel suo «Nuovo e completo libro delle droghe» (1613), dice della Curcuma che la radice è molto poco usata, ma che nelle farmacie viene preparato un elettuario detto «diacurcuma» che serve per la cura di diverse debolezze quali quelle fredde dello stomaco, del fegato, della milza e per combattere il vomito.

Il Loeber (11) nel 1748 descrisse la Curcuma addirittura come un rimedio universale e come essa sia stata riconosciuta in pratica, di straordinaria efficacia nella itterizia, nei mali di fegato e nella ritenzione della bile. Nei trattati del secolo scorso (Lemery (1825), Bernatzik e Vogl (1841), Strumpf (1848) ecc.) si trovano accenni più o meno vasti o precisi, sull'attività e sull'impiego della Curcuma. Nel 1905 essa venne inscritta nella Farmacopea Olandese ma i primi lavori sistematici, sia farmacologici che clinici, comparvero soltanto dopo il 1920.

Gutenberg (12), oltre che alcuni componenti idrosolubili, isolò dalla Curcuma domestica (C. longa) un sesquiterpene contenuto nell’olio etereo, il curcumene, che sperimentato dall’A. stesso, fu trovato terapeuticamente attivo nelle malattie del fegato e delle vie biliari.

La presenza nell'olio essenziale del curcumene o cicloisopropenmircene, fu successivamente confermata da Dieterle e Kaiser (9).

Quasi contemporaneamente al Gutenberg, il Koch (13) sperimentò, ottenendo buoni risultati, l’azione di decotti, estratti e tinture di Curcuma, nella calcolosi biliare, nelle epatiti di origine malarica, nei dolori dell'epigastrio conseguenti a coliche epatiche, nei dolori e parestesie della colecisti e in altri fenomeni dolorosi di origine epatica.

L’A. osservò anche che alla somministrazione di preparati di Curcuma, segue costantemente un aumento della diuresi e, a volte, anche un leggero effetto lassativo.

Kalk e Nissen (14) constatarono che l’infuso di Curcuma esplica una azione coleretica determinando un forte stimolo alla secrezione biliare.

I buoni risultati clinici ottenuti precedentemente, indussero gli AA. (15) a continuare lo studio sperimentale e clinico di estratti totali della droga e dell'olio essenziale, studio che venne eseguito su animali (cani e conigli) portatori di fistola biliare e sull’uomo in cui la bile veniva prelevata mediante sonda duodenale e seguendo radiologicamente l’azione indotta dalle varie frazioni di Curcuma impiegate.

I preparati furono i seguenti: a) compresse contenenti estratto totale pari a 10 g di droga; b) compresse contenenti soltanto olio etereo e in concentrazione esattamente uguale a quella contenuta nelle compresse precedenti; c) compresse contenenti soltanto la frazione idrosolubile, compresa la sostanza colorante, il tutto sempre nelle stesse proporzioni contenute nelle compresse a e b. Con le compresse a si ottenne un aumento medio del flusso biliare, del 150%; con le compresse b l’aumento medio ottenuto fu del 53% e con le compresse c si ottenne un aumento medio del 141 %. Contemporaneamente all'aumento della secrezione biliare, gli AA. notarono anche un notevole aumento del residuo secco e dell’eliminazione dei pigmenti biliari.

Gli AA. conclusero attribuendo la maggior parte dell’azione della Curcuma alla frazione idrosolubile, la quale nell’estratto totale dovrebbe essere accompagnata da un’altra sostanza dotata di notevole azione coleretica.

All’olio essenziale e principalmente alla canfora in esso contenuta, venne attribuita dagli AA., un’azione spasmolitica cui sarebbe dovuta la favorevole influenza che svolgono i preparati totali della droga, nelle coliche spastiche delle vie biliari. Nelle colecistiti e nelle colelitiasi essi hanno osservato una rapida cessazione dei disturbi e specialmente delle coliche. In un caso, dopo ripetuti trattamenti eseguiti durante alcuni mesi, si verificò l'espulsione di numerosi calcoli (circa 300) il volume dei quali variava da quello di un granello a quello di un nocciolo di ciliegia. Nell’ittero in via di risoluzione, gli AA. notarono, seguendo l’azione della droga mediante sonda duodenale, l’eliminazione di notevoli quantità di bile e la rapida scomparsa dello stato itterico.

Kalk e Schoendube (16) fecero già notare che la somministrazione di preparati di Curcuma non provoca inizialmente un aumento della secrezione biliare. L’azione comincia a manifestarsi dopo superata la crisi culminante e parallelamente al ristabilirsi della funzionalità epatica. Altrettanto avverrebbe secondo Kalk e Nissen, anche con altre sostanze ad azione colagoga, quale per esempio il deidrocolato di sodio.

In base ai risultati ottenuti gli AA. propongono l’impiego dei preparati totali di Curcuma, ritenendoli più attivi delle singole frazioni.

Franquelo (17) al contrario, avendo sperimentato clinicamente l’olio etereo di Curcuma domestica, l’estratto etereo della droga e il colorante puro, curcumina (che è anche il componente principale dell’estratto etereo), attribuisce l’azione della droga a questa ultima sostanza e della stessa opinione sembrerebbero essere anche Henning e Kunzel (18).

I risultati clinici ottenuti dal Franquelo non vennero però confermati da quelli sperimentali ottenuti sui ratti dal Grabe (19) secondo cui il principio attivo della Curcuma sarebbe rappresentato dal p-tolilmetilcarbinolo, componente dell’olio essenziale, mentre la curcumina, non avrebbe manifestato sugli animali, alcuna attività.

II fatto che la curcumina sia risultata completamente inattiva sulla secrezione biliare potrebbe sembrare strano se si considera che essa è chimicamente un diferuloilmetano e che come prodotto di scissione dà acido ferulico:

curcuma Figura 4

il quale differisce dall'acido caffeico soltanto perchè l'H dell'ossidrile in orto è sostituito, nell'acido ferulico, con un CH3 (vedi anche Carciofo) e l'acido ferulico,come l’acido caffeico, è dotato di azione colagoga (20) e molto probabilmente anche coleretica.

Robbers (21) sperimentando su cavie e su cani l’azione del p-tolilmetilcarbinolo, trovò che questo esplica un’azione coleretica, mentre la sostanza colorante curcumina, agisce sulla coleresi stimolando le contrazioni ritmiche della colecisti. Agli stessi risultati pervenne lo Schoene (22) analizzando il meccanismo d’azione della Curcuma domestica. Questa azione colecistocinetica, confermata clinicamente anche da Vetterlein e da Zingerling (23) e di cui secondo il Rumpfel (24), l’acido ferulico sarebbe il responsabile, non può manifestarsi nei ratti nei quali manca la colecisti. Questo particolare potrebbe spiegare la negatività dei risultati ottenuti dal Grabe, ove alla curcumina venga attribuita un’azione soltanto e puramente colagoga, ma recenti ricerche di Jentzsch e coll. (25), contrariamente alla opinione del Grabe stesso e degli altri AA. precedentemente citati, dimostrano che la curcumina pura in soluzione all’1,25 % in NaOH 0,1/N, iniettata lentamente endovena nei ratti in anestesia uretamica e alla dose di cc 0,2/100 g di p.c., determina un netto effetto coleretico. Jentzsch e coll, trovarono anche che la demetossicurcumina (p-p-diossidicinnamoilmetano), la cui presenza è stata accertata dallo Srinivasan (7) nella Curcuma longa e non nella Xanthorrhiza, inibisce la secrezione biliare e ciò fa ritenere agli AA. che i risultati negativi ottenuti dal Grabe e quelli ottenuti da altri AA. (Robbers, Schoene, ecc.) secondo i quali la curcumina sarebbe dotata di azione colagoga ma non coleretica, siano dovuti al fatto che essi non abbiano usato per le loro esperienze la curcumina pura, ma una miscela di pigmenti, nella quale era presente anche la demetossicurcumina.

Che la curcumina sia dotata anche di azione coleretica, oltre che colagoga, appare anche dai risultati delle ricerche di Ramprasad e Sirsi (26) i quali trovarono che il curcuminato di sodio iniettato endovena (femorale) a cani anestetizzati, portatori di fistola biliare, alla dose di 24 mg/Kg, aumenta il flusso della bile quasi del 100 %, senza alcun apprezzabile disturbo a carico della pressione e della respirazione. Gli AA. concludono, quindi che il pigmento curcumina è dotato di attività coleretica oltre che colagoga e, inoltre, di un’azione antibatterica contro il Micrococcus pyogenus aureus.

Aggiungeremo infine che il Fromherz (27) ha dimostrato che i risultati che si ottengono sperimentando le sostanze colagoghe e coleretiche, possono essere molto diversi a seconda degli animali su cui queste sostanze vengono sperimentate e Kalow (28) studiando l’attività del p-tolilmetilcarbinolo e del fenilmetilcarbinolo, trovò che i due composti esplicano nel topo, nel gatto e nel cane un’azione coleretica, mentre nessuna attività è possibile notare nel coniglio.

Dai principi attivi della Curcuma sono stati ottenuti anche derivati sintetici, dimostratisi poi sperimentalmente e clinicamente attivi.

Il Siebert (29) ottenne l’estere acido canforico-p-tolilmetilcarbinolo della dietanolamina, la cui attività coleretica è ritenuta dall’A. quantitativamente uguale a quella relativa al curcumene e il Kalk (30) trovò che questo prodotto è dotato di un’azione coleretica molto intensa anche per somministrazione orale, alla quale azione il fegato risponderebbe però, tanto meno quanto più grande è la sua lesione funzionale.

Un prodotto simile è stato sperimentato clinicamente anche in Italia da Giulini e Pace (31) su malati affetti da colecistiti e calcolosi biliare, da itterizia epatocellulare e da epatocolangite. Essi trovarono che il composto era perfettamente tollerato e che nei casi di colecistopatie la remissione dei sintomi dolorosi avveniva dopo 3-4 giorni, pur permanendo la non visualizzazione radiologica della colecisti. In altri casi osservarono una rapida regressione dell'itterizia, riduzione del colesterolo totale del siero con relativo aumento della frazione esterificata, normalizzazione della temperatura e miglioramento delle condizioni generali con scomparsa della dispepsia e ritorno dell'appetito. La reazione della colloidolabilità del siero rimaneva normale. Secondo gli AA. il composto studiato sarebbe dotato di spiccate proprietà coleretiche ma sarebbe privo d'azione colecistocinetica.

Da quanto sin qui detto risulta dunque che la maggior parte dei principi attivi della Curcuma sono contenuti nell'olio essenziale: il p-tolilmetilcarbinolo e il curcumene o cicloisopropenmircene, cui viene attribuita una azione coleretica e la canfora cui viene attribuita un'azione spasmolitica. Altre sostanze attive sono la curcumina o diferuloilmetano, sostanza colorante ad azione coleretica, colecistocinetica e batteriostatica e la demetossicurcumina contenuta nella Curcuma longa e non nella C. xanthorrhiza, dotata di azione inibente la secrezione biliare.

Indicazioni terapeutiche

La Curcuma, sotto forma dei suoi preparati totali, dei suoi principi attivi o dei loro derivati sintetici, è impiegata con buoni risultati nel trattamento delle insufficienze epatiche, nelle colecistiti e colelitiasi (Koch. Kalk e Nissen, Giulini e Pace); nelle coliche biliari e nelle coliche spastiche delle vie biliari (Kalk e Nissen); nelle parestesie della colecisti e nelle epatiti di origine malarica (Koch); nell'ittero (Kalk e Nissen); nell'ittero epatocellulare, nelle epatocolangiti e negli stati ipercolesterinemici (Giulini e Pace).

Leimbach (32) sperimentò con successo il curcumene nell'ittero somministrandolo per os nei casi più leggeri (ittero catarrale) e associando la somministrazione intramuscolare nei casi più gravi.

Peyer e Huenerbein (33) trovarono utili i preparati di Curcuma nelle coliche biliari e nel trattamento delle dispepsie.

Il Salmon (34) che attribuisce alla Curcuma un'azione antispastica (già notata da altri) oltre a quella coleretica e colagoga, ritiene che a seconda delle dosi si possa ottener l'una o le altre azioni. Volendo ottenere una azione coleretica egli consiglia di somministrare la droga in 3 volte alla dose di g 0,10-0,20 preferibilmente prima di ogni pasto. Volendo invece ottenere un'azione prevalentemente colagoga, consiglia di somministrare la dose intera in una sola volta, la sera prima di coricarsi. Allorché si richieda invece un'azione antispastica, l'A. consiglia la somministrazione di g 0,10 ogni mezz'ora sino a scomparsa dei sintomi dolorosi.

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido (g 1 = XXXIX gtt).

Dosi: g 0,25-0,5 più volte pro die.

b) Estratto molle idroalcoolico (1 parte = 8 p. circa di droga).

Dosi: g 0,03-0,06 più volte pro die.

c) Estratto secco idroalcoolico con 50 % di lattosio (1 parte = 5 p. circa di droga), Dosi: g 0,05-0,10 più volte pro die.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido curcuma……………………………………………….. g 20

Alcool di 60° g 80

(g 2,5-5 più volte pro die)

Estratto di curcuma composto

Estratto fluido curcuma………………………………………… g 10

Estratto fluido boldo per tintura……………………………… g 5

Estratto fluido combretum per tintura……………………. g 10

(1/2 cucchiaino due volte pro die)

Pillole digestive e colagoghe

Estratto molle curcuma………………………………………… g 0,1

Estratto molle carciofo…………………………………………. g 0,1

Estratto molle genziana……………………………………….. g 0,05

Eccipiente q. b. per una pillola

BIBLIOGRAFIA

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(1) GUENTHER E., The Essential Olls, 1952, voi. V, p. 120 • (2) RUPE e coll. Ber. 40, 4909, 1907;. 42, 2515, 1909; 44, 584, 1218, 1911; Helv. Chim. Acta, 7, 654, 1924; 17, 372, 1934 • (3)

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