Negli Stati Uniti, tre programmi della National Science Foundation (NSF) dedicati a borse e percorsi formativi STEM sono stati appena giudicati incostituzionali dall’Office of Legal Counsel del Dipartimento di Giustizia (DOJ). Il parere, datato 12 agosto 2026, riguarda iniziative mirate ad aumentare la rappresentanza di gruppi storicamente sotto-rappresentati in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, e chiede la cessazione o profonda revisione di questi schemi federali.
La decisione si inserisce in un clima politico e giuridico statunitense già molto sensibile ai temi di race-conscious policies, cioè di politiche che considerano esplicitamente la razza nella selezione di studenti e ricercatori. Per la comunità biomedica internazionale il punto cruciale non è solo giuridico, ma scientifico: cosa può significare lo stop a programmi di diversità per la qualità della ricerca clinica, per la rappresentatività dei campioni e per l’equità in salute a livello globale.
Quali programmi NSF sulla diversità sono stati giudicati incostituzionali
Il parere dell’Office of Legal Counsel del DOJ prende di mira tre specifici programmi NSF per l’educazione STEM, accomunati dall’obiettivo di aumentare la presenza di studenti e giovani ricercatori provenienti da minoranze razziali ed etniche. Si tratta di schemi di finanziamento che prevedono requisiti di eleggibilità o criteri di selezione basati, in misura rilevante, sulla razza o sull’appartenenza a gruppi sotto-rappresentati.
Secondo il Dipartimento di Giustizia, questi programmi configurano forme di classificazione e preferenza razziale incompatibili con il principio di uguale protezione sancito dall’ordinamento federale statunitense. Il giudizio di incostituzionalità non colpisce la promozione della diversità come valore in sé, ma l’uso diretto della razza come criterio selettivo nei bandi e nei meccanismi di assegnazione delle borse di studio, imponendo quindi una revisione strutturale del disegno dei programmi NSF coinvolti. Decisioni istituzionali su programmi pubblici possono avere impatti ampi sulle politiche di ricerca.
Perché il Dipartimento di Giustizia USA contesta i programmi di diversity in STEM
Il ragionamento giuridico richiamato dal DOJ si inserisce in una linea interpretativa già emersa in altre sedi, come le controversie sulle ammissioni universitarie. L’Office of Legal Counsel sostiene che programmi federali che distribuiscono risorse in base alla razza debbano superare uno scrutinio rigoroso e dimostrare che non esistono alternative meno restrittive per perseguire gli stessi obiettivi di inclusione in ambito STEM.
In questa prospettiva, incentivi o supporti disegnati specificamente per singole categorie razziali vengono considerati misure eccessivamente mirate, mentre sarebbero preferibili strumenti neutrali rispetto alla razza, ad esempio basati sul reddito, sul contesto scolastico o su altri indicatori di svantaggio. La contestazione riguarda quindi la struttura “race-based” dei programmi, non l’idea generale di ampliare l’accesso alle carriere scientifiche. Per la comunità medico-scientifica il nodo è come continuare a sostenere una reale equità nella formazione senza incorrere nei limiti posti dall’interpretazione costituzionale statunitense. Temi analoghi emergono anche quando si valutano scelte allocative nel sistema sanitario.
Diversità nei team e nei campioni di ricerca: perché conta in medicina
In medicina la diversità non è solo un obiettivo etico, ma una condizione per generare evidenze solide. Documenti di agenzie come il National Institutes of Health (NIH) e la Food and Drug Administration (FDA) indicano che la sotto-rappresentazione di gruppi razziali, etnici, di genere o di età limita la generalizzabilità dei risultati clinici. Linee guida recenti della FDA su criteri di eleggibilità e arruolamento raccomandano campioni il più possibile ampi e rappresentativi.
Parallelamente, piani strategici NIH e analisi su riviste internazionali mettono in relazione la composizione dei team di ricerca con la riduzione dei bias nella scelta delle domande di studio, nelle metodologie e nell’interpretazione dei dati. L’Organizzazione mondiale della sanità collega da tempo la mancanza di inclusione nei trial clinici e nella ricerca epidemiologica al rischio di perpetuare disuguaglianze di salute, in particolare per popolazioni con minore accesso alle cure o con patologie tipiche di specifici contesti geografici.
Possibili ricadute per la ricerca biomedica e la salute pubblica
Lo stop o la profonda revisione di programmi NSF esplicitamente orientati alla diversità potrebbe, nel medio periodo, ridurre l’ingresso in carriera di giovani ricercatori provenienti da gruppi storicamente sotto-rappresentati. Questo effetto potenziale riguarda in modo particolare le discipline biomediche e sanitarie, dove borse e percorsi STEM rappresentano l’anticamera per dottorati, fellowship cliniche e posizioni di ricerca indipendente finanziate da NIH e altre agenzie.
Se tali cambiamenti dovessero tradursi in una minore diversità della forza lavoro scientifica, il rischio è un rallentamento dei progressi verso trial clinici più rappresentativi, in apparente tensione con politiche come l’inclusione obbligatoria per sesso, età, razza ed etnia già richiesta per molti studi clinici. A livello globale, le raccomandazioni dell’OMS sull’inclusività nella ricerca clinica e le analisi su disparità geografiche nei trial suggeriscono invece la necessità di rafforzare, non indebolire, le strategie per coinvolgere popolazioni sotto-rappresentate, inclusive di quelle affette da malattie rare e condizioni poco studiate.
Per la comunità biomedica europea, la vicenda dei programmi NSF invita a distinguere con chiarezza tra criteri giuridici nazionali e obiettivi scientifici condivisi: rendere più diversificati campioni e team resta cruciale per migliorare la qualità delle evidenze cliniche e ridurre le disuguaglianze di salute, pur nel rispetto dei principi costituzionali e delle normative vigenti nei diversi contesti.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere di medici, giuristi o altri professionisti qualificati. Per decisioni su ricerca, formazione o politiche di inclusione è opportuno fare riferimento alle norme vigenti e alle indicazioni delle autorità competenti.
Per approfondire
ClinRegs NIAID, profilo Stati Uniti aggiornato offre una panoramica delle normative statunitensi in materia di ricerca clinica, inclusi i requisiti su arruolamento, consenso e protezione dei partecipanti.
Per approfondire
- Creating an Inclusive Urology Practice (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
- Clinical trials (who.int)
- NICE guidance | NICE (nice.org.uk)
- enhancing diversity in clinical trials - Search Results - PubMed (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)



