Nintedanib Accordpharma
Nintedanib Accordpharma (Nintedanib Esilato)
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto
Nintedanib Accordpharma: ultimo aggiornamento pagina: (Fonte: scheda tecnica ufficiale AIFA (PDF))
Se sei un paziente, consulta anche il Foglietto Illustrativo (Bugiardino) di Nintedanib Accordpharma
01.0 Denominazione del medicinale
Nintedanib Accordpharma100 mg capsule molli Nintedanib Accordpharma150 mg capsule molli
02.0 Composizione qualitativa e quantitativa
Nintedanib Accordpharma100 mg capsule molli Ogni capsula molle contiene 100 mg di nintedanib (come esilato). Eccipienti con effetti noti Ogni capsula contiene 1,2 mg di lecitina di soia.
Nintedanib Accordpharma 150 mg capsule molli Ogni capsula molle contiene 150 mg di nintedanib (come esilato). Eccipienti con effetti noti Ogni capsula contiene 1,8 mg di lecitina di soia.
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
03.0 Forma farmaceutica
Capsula molle (capsula).
Nintedanib Accordpharma 100 mg capsule molli Capsula di gelatina molle di forma oblunga, opaca, di colore pesca, di circa 16 mm, con impresso “JF1” in inchiostro nero, contenente una sospensione di colore da giallo verdastro brillante a giallo chiaro.
Nintedanib Accordpharma 150 mg capsule molli Capsula di gelatina molle di forma oblunga, opaca, di colore marrone, di circa 18 mm, con impresso “JF2” in inchiostro nero, contenente una sospensione di colore da giallo verdastro brillante a giallo chiaro.
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE
04.1 Indicazioni terapeutiche
Nintedanib Accordpharma è indicato in associazione con docetaxel per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato, metastatico o localmente ricorrente con istologia adenocarcinoma dopo chemioterapia di prima linea.
04.2 Posologia e modo di somministrazione
Il trattamento con Nintedanib Accordpharma deve essere iniziato e supervisionato da un medico esperto nell’uso di terapie antineoplastiche.
Posologia La dose raccomandata di nintedanib è 200 mg due volte al giorno somministrati a circa 12 ore di distanza, dal giorno 2 al giorno 21 di un ciclo di trattamento standard con docetaxel di 21 giorni. Nintedanib Accordpharma non deve essere assunto lo stesso giorno della somministrazione della chemioterapia con docetaxel (= giorno 1). Se viene dimenticata una dose di nintedanib, la somministrazione successiva deve essere ripresa all’orario previsto della dose raccomandata. Le dosi giornaliere individuali di nintedanib non devono superare la dose raccomandata per compensare eventuali dosi dimenticate. La dose massima giornaliera raccomandata di 400 mg non deve essere superata. I pazienti possono continuare la terapia con nintedanib dopo l’interruzione di docetaxel finché permane un beneficio clinico o finché non si verifica tossicità inaccettabile.
Per la posologia, i modi di somministrazione e le modifiche alle dosi di docetaxel, fare riferimento alle informazioni sul prodotto relative a docetaxel.
Aggiustamenti della dose Come misura iniziale per la gestione delle reazioni avverse (vedere Tabelle 1 e 2), il trattamento con nintedanib deve essere temporaneamente sospeso finché la specifica reazione avversa non ritorna a livelli che consentono il proseguimento della terapia (grado 1 o basale).
Il trattamento con nintedanib può essere ripreso a una dose ridotta. Sono raccomandati aggiustamenti della dose pari a 100 mg al giorno (cioè, una riduzione di 50 mg per somministrazione) in base alla sicurezza e alla tollerabilità individuali, secondo quanto descritto nella Tabella 1e nella Tabella 2.
In caso di ulteriore persistenza delle reazioni avverse, cioè se il paziente non tollera 100 mg due volte al giorno, il trattamento con Nintedanib Accordpharma deve essere interrotto in modo permanente. In caso di specifici aumenti nei valori di aspartato aminotransferasi (AST)/alanina aminotransferasi (ALT) superiori a 3 volte il limite superiore della norma (ULN) insieme a un aumento della bilirubina totale superiore o uguale a 2 volte l’ULN e della fosfatasi alcalina (ALP) inferiore a 2 volte l’ULN (vedere Tabella 2), il trattamento con Nintedanib Accordpharma deve essere sospeso. A meno che non siano stabilite cause alternative, Nintedanib Accordpharma deve essere interrotto in modo permanente (vedere anche paragrafo 4.4).
Tabella 1: Aggiustamenti della dose raccomandati per Nintedanib Accordpharma (nintedanib) in caso di diarrea, vomito e altre reazioni avverse non ematologiche o ematologiche.
| Reazione avversa CTCAE* | Aggiustamento della dose |
| Diarrea di grado ≥ 2 per oltre 7 giorni consecutivi nonostante il trattamento antidiarroico O Diarrea di grado ≥ 3 nonostante il trattamento antidiarroico | Dopo l’interruzione del trattamento e dopo il ripristino al grado 1 o al basale, effettuare una riduzione della dose da 200 mg due volte al giorno a 150 mg due volte al giorno; se necessario, effettuare una seconda riduzione della dose da 150 mg due volte al giorno a 100 mg due volte al giorno. |
| Vomito di grado ≥ 2 E/O Nausea di grado ≥ 3 nonostante il trattamento antiemetico | |
| Altre reazioni avverse non ematologiche o ematologiche di grado ≥ 3 |
* CTCAE: Common Terminology Criteria for Adverse Events (Criteri comuni di terminologia per gli eventi avversi) Tabella 2: Aggiustamenti della dose raccomandati per Nintedanib Accordpharma (nintedanib) in caso di aumento dei valori di AST e/o ALT e bilirubina
| Aumento di AST/ALT e bilirubina | Aggiustamento della dose |
| Aumento dei valori di AST e/o ALT a > 2,5 × ULN insieme ad un aumento della bilirubina totale a ≥ 1,5 × ULN O Aumento dei valori di AST e/o ALT a > 5 × ULN | Dopo l’interruzione del trattamento e dopo il ripristino sia dei valori delle transaminasi a ≤ 2,5 × ULN sia della bilirubina a livelli normali, effettuare una riduzione della dose da 200 mg due volte al giorno a 150 mg due volte al giorno; se necessario, effettuare una seconda riduzione della dose da 150 mg due volte al giorno a 100 mg due volte al giorno. |
| Aumento dei valori di AST e/o ALT a > 3 × ULN insieme a un aumento della bilirubina totale a ≥ 2 × ULN e ad ALP < 2 × ULN | A meno che non siano stabilite cause alternative, Nintedanib Accordpharma deve essere interrotto in modo permanente |
AST: Aspartato aminotransferasi; ALT: Alanina aminotransferasi ALP:
Fosfatasi alcalina; ULN: Limite superiore della norma
Popolazioni speciali Popolazione pediatrica La sicurezza e l’efficacia di nintedanib nei bambini di età compresa tra 0 e 18 anni non sono state stabilite. Non sono disponibili dati.
Pazienti anziani (≥ 65 anni) Globalmente nei pazienti anziani non sono state osservate differenze nella sicurezza e nell’efficacia. Nello studio registrativo 1199.13, 85 pazienti (12,9% dei pazienti con istologia adenocarcinoma) erano di età ≥ 70 anni (età mediana: 72 anni, intervallo: 70-80 anni) (vedere paragrafo 5.1). Non è necessario l’aggiustamento della dose iniziale nei pazienti anziani (vedere paragrafo 5.2).
Etnia e peso corporeo In base alle analisi di farmacocinetica (PK) di popolazione, non sono necessari aggiustamenti a priori della dose di nintedanib (vedere paragrafo 5.2). I dati di sicurezza disponibili per i pazienti di etnia africana ed afroamericana sono limitati.
Compromissione renale Meno dell’1% di una dose singola di nintedanib è escreto attraverso i reni (vedere paragrafo 5.2). Non è necessario l’aggiustamento della dose iniziale nei pazienti con compromissione renale da lieve a moderata. La sicurezza, l’efficacia e la farmacocinetica di nintedanib non sono state studiate nei pazienti con compromissione renale severa (clearance della creatinina < 30 mL/min).
Compromissione epatica Nintedanib è eliminato prevalentemente per escrezione biliare/fecale (> 90%). L’esposizione è aumentata nei pazienti con compromissione epatica (Child Pugh A, Child Pugh B; vedere paragrafo 5.2). Sulla base dei dati clinici non è necessario l’aggiustamento della dose iniziale per i pazienti con compromissione epatica lieve (Child Pugh A). I dati limitati sulla sicurezza disponibili da 9 pazienti con compromissione epatica moderata (Child Pugh B) non sono sufficienti per caratterizzare questa popolazione. La sicurezza, l’efficacia e la farmacocinetica di nintedanib non sono state studiate nei pazienti con compromissione epatica severa (Child Pugh C). Il trattamento con Nintedanib Accordpharma dei pazienti con compromissione epatica moderata (Child Pugh B) e severa (Child Pugh C) non è raccomandato (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Modo di somministrazione Nintedanib Accordpharma capsule deve essere assunto per via orale, preferibilmente con del cibo; la capsula deve essere deglutita intera con acqua e non deve essere masticata. La capsula non deve essere aperta o frantumata (vedere paragrafo 6.6).
04.3 Controindicazioni
Ipersensibilità a nintedanib, alle arachidi o alla soia o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso
Patologie gastrointestinali La diarrea è stata la reazione avversa gastrointestinale segnalata con maggiore frequenza ed è stata rilevata una stretta connessione temporale con la somministrazione di docetaxel (vedere paragrafo 4.8). Nello studio clinico LUME‑Lung 1 (vedere paragrafo 5.1), la maggior parte dei pazienti ha manifestato diarrea da lieve a moderata. Nel periodo successivo alla commercializzazione sono stati riportati con nintedanib gravi casi di diarrea che hanno portato a disidratazione e disturbi elettrolitici. La diarrea deve essere trattata alla comparsa dei primi segni con un’adeguata idratazione e con la somministrazione di medicinali antidiarroici, ad esempio loperamide, e può richiedere la sospensione, la riduzione della dose o l’interruzione della terapia con nintedanib (vedere paragrafo 4.2).
Nausea e vomito, principalmente di severità da lieve a moderata, sono state reazioni avverse gastrointestinali segnalate frequentemente (vedere paragrafo 4.8). La sospensione, la riduzione della dose o l’interruzione della terapia con nintedanib (vedere paragrafo 4.2) possono essere necessarie nonostante le adeguate terapie di supporto. Le terapie di supporto per la nausea e il vomito possono includere medicinali con proprietà antiemetiche, ad esempio glucocorticoidi, antistaminici o antagonisti del recettore 5‑HT3, e un’adeguata idratazione.
In caso di disidratazione è necessario somministrare elettroliti e liquidi. Se si verificano eventi avversi gastrointestinali rilevanti è necessario monitorare i livelli plasmatici degli elettroliti. Possono essere necessarie la sospensione, la riduzione della dose o l’interruzione della terapia con Nintedanib Accordpharma (vedere paragrafo 4.2).
Neutropenia e sepsi Nei pazienti trattati con Nintedanib Accordpharma in associazione con docetaxel è stata osservata una maggiore frequenza di neutropenia di grado CTCAE ≥ 3 rispetto ai pazienti trattati con docetaxel in monoterapia. Sono state osservate complicazioni successive come sepsi o neutropenia febbrile (compresi casi fatali).
Durante la terapia deve essere monitorato l’emocromo, in particolare durante il trattamento in associazione con docetaxel. Per i pazienti che ricevono nintedanib in associazione con docetaxel, devono essere eseguiti frequenti monitoraggi dell’emocromo completo all’inizio di ogni ciclo di trattamento, in prossimità del nadir, e secondo le indicazioni cliniche dopo la somministrazione dell’ultimo ciclo di associazione.
Funzionalità epatica A causa dell’aumentata esposizione, il rischio di eventi avversi può essere aumentato nei pazienti con compromissione epatica lieve (Child Pugh A; vedere paragrafi 4.2 e 5.2). Sono disponibili dati limitati sulla sicurezza in 9 pazienti con carcinoma epatocellulare e compromissione epatica moderata classificata come Child Pugh B. Sebbene non siano stati segnalati risultati di sicurezza inattesi in questi pazienti, i dati non sono sufficienti per supportare una raccomandazione per il trattamento di pazienti con compromissione epatica moderata. L’efficacia di nintedanib non è stata studiata nei pazienti con compromissione epatica moderata (Child Pugh B). La sicurezza, l’efficacia e la farmacocinetica di nintedanib non sono state studiate nei pazienti con compromissione epatica severa (Child Pugh C). Il trattamento con nintedanib non è raccomandato nei pazienti con compromissione epatica moderata o severa (vedere paragrafo 4.2). In pazienti trattati con nintedanib sono stati osservati casi di danno epatico da farmaci, incluso danno epatico grave con esito fatale. Nella maggior parte dei casi, gli aumenti degli enzimi epatici (ALT, AST, ALP, gamma glutamil transferasi (GGT)) e della bilirubina erano reversibili a seguito di riduzione o interruzione della dose.
I livelli di transaminasi, ALP e bilirubina devono essere verificati prima dell’inizio del trattamento di associazione con nintedanib più docetaxel. I valori devono essere monitorati come clinicamente indicato oppure periodicamente durante il trattamento, cioè nella fase di associazione con docetaxel, all’inizio di ogni ciclo di trattamento e mensilmente qualora nintedanib sia continuato come monoterapia dopo l’interruzione di docetaxel.
Se vengono osservati aumenti rilevanti degli enzimi epatici, può essere necessaria la sospensione, la riduzione della dose o l’interruzione della terapia con nintedanib (vedere paragrafo 4.2). Devono essere ricercate cause alternative dell’aumento degli enzimi epatici e, qualora necessario, devono essere intraprese le azioni adeguate. In caso di cambiamenti specifici nei valori epatici (AST/ALT > 3 × ULN; bilirubina totale ≥ 2 × ULN e ALP < 2 × ULN) il trattamento con nintedanib deve essere sospeso. A meno che non siano stabilite cause alternative, nintedanib deve essere interrotto in modo permanente (vedere paragrafo 4.2).
I pazienti con basso peso corporeo (< 65 kg), asiatici e di sesso femminile hanno un rischio più elevato di aumento degli enzimi epatici. L’esposizione a nintedanib aumenta in modo lineare con l’età del paziente, il che può anche causare un maggiore rischio di aumento degli enzimi epatici (vedere paragrafo 5.2). Si raccomanda un attento monitoraggio dei pazienti che presentano questi fattori di rischio.
Funzionalità renale Con l’uso di nintedanib sono stati segnalati casi di compromissione/insufficienza renale, a volte con esito fatale (vedere paragrafo 4.8). Durante la terapia con nintedanib i pazienti devono essere monitorati, con particolare attenzione per quei pazienti che presentano fattori di rischio per compromissione/insufficienza renale. In caso di compromissione/insufficienza renale deve essere preso in considerazione l’aggiustamento della terapia (vedere paragrafo 4.2 Aggiustamenti della dose).
Emorragia L’inibizione del VEGFR può essere associata a un aumento del rischio di sanguinamento. Nello studio clinico con nintedanib (LUME‑Lung 1; vedere paragrafo 5.1) la frequenza di sanguinamento è risultata paragonabile in entrambi i bracci di trattamento (vedere paragrafo 4.8). L’evento emorragico più frequente è stato l’epistassi da lieve a moderata. La maggior parte dei sanguinamenti fatali era associata al tumore. Non sono state osservate differenze tra sanguinamenti respiratori e fatali e non sono stati segnalati sanguinamenti intracerebrali.
I pazienti con sanguinamenti polmonari recenti (> 2,5 mL di sangue) e i pazienti con tumori localizzati centralmente con evidenza radiografica di invasione locale di vasi sanguigni maggiori o con evidenza radiografica di tumori delle cavità o di tumori necrotici sono stati esclusi dagli studi clinici. Pertanto il trattamento di questi pazienti con nintedanib non è raccomandato.
Nel periodo successivo alla commercializzazione sono stati riportati eventi di sanguinamento non gravi e gravi, alcuni dei quali sono risultati fatali, sia nei pazienti sottoposti sia nei pazienti non sottoposti a terapia anticoagulante o trattati con altri medicinali che possono provocare sanguinamento (per i dati degli studi clinici, vedere anche il paragrafo “Terapia anticoagulante” sotto riportato). In caso di sanguinamento, devono essere presi in considerazione l’aggiustamento della dose, la sospensione o l’interruzione della terapia in base al giudizio clinico (vedere paragrafo 4.2). Gli eventi di sanguinamento nel periodo successivo alla commercializzazione riguardano, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, gli apparati gastrointestinale e respiratorio e il sistema nervoso centrale; tra questi, il più colpito è l’apparato respiratorio.
Terapia anticoagulante Non sono disponibili dati da studi clinici su pazienti con predisposizione ereditaria ai sanguinamenti o su pazienti che ricevono un trattamento anticoagulante a dose piena prima dell’inizio del trattamento con nintedanib (per l’esperienza successiva alla commercializzazione, vedere il paragrafo “Emorragia” sopra riportato). Nei pazienti in terapia cronica con una bassa dose di eparine a basso peso molecolare o con acido acetilsalicilico, non è stato osservato un aumento della frequenza dei sanguinamenti. I pazienti che hanno sviluppato eventi tromboembolici durante il trattamento e che hanno necessitato di trattamento anticoagulante hanno potuto continuare l’assunzione di nintedanib e non hanno mostrato alcun aumento della frequenza degli eventi di sanguinamento. I pazienti che assumono terapie anticoagulanti concomitanti, come warfarin o fenprocumone, devono essere regolarmente monitorati per rilevare cambiamenti nel tempo di protrombina, nel rapporto internazionale normalizzato (INR) e negli episodi clinici di sanguinamento.
Metastasi cerebrali Metastasi cerebrali stabili Non è stato osservato alcun aumento della frequenza dei sanguinamenti cerebrali nei pazienti con metastasi cerebrali adeguatamente pretrattate e che erano stabili per ≥ 4 settimane prima dell’inizio del trattamento con nintedanib. Tuttavia, tali pazienti devono essere monitorati attentamente per rilevare segni e sintomi di sanguinamenti cerebrali.
Metastasi cerebrali attive I pazienti con metastasi cerebrali attive sono stati esclusi dagli studi clinici e per tali pazienti non è raccomandato il trattamento con nintedanib
Tromboembolia venosa I pazienti trattati con nintedanib sono a rischio aumentato di tromboembolia venosa, compresa l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda. I pazienti devono essere attentamente monitorati per rilevare eventi tromboembolici. Si deve prestare particolare attenzione nei pazienti con fattori di rischio aggiuntivi per eventi tromboembolici. nintedanib deve essere interrotto nei pazienti con reazioni tromboemboliche venose potenzialmente letali.
Eventi tromboembolici arteriosi La frequenza degli eventi tromboembolici arteriosi è risultata paragonabile tra i due bracci di trattamento nello studio di fase III 1199.13 (LUME‑Lung 1). I pazienti con storia recente di infarto miocardico o ictus sono stati esclusi da questo studio. Tuttavia, un aumento della frequenza degli eventi tromboembolici arteriosi è stato osservato nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF) trattati con nintedanib in monoterapia. È necessario agire con cautela nel trattamento dei pazienti ad aumentato rischio cardiovascolare, incluse patologie note a carico delle arterie coronarie. Nei pazienti che sviluppano segni o sintomi di ischemia miocardica acuta deve essere presa in considerazione la sospensione del trattamento.
Aneurismi e dissezioni arteriose L’uso di inibitori del pathway del VEGF in pazienti con o senza ipertensione può favorire la formazione di aneurismi e/o dissezioni arteriose. Prima di iniziare con nintedanib, questo rischio deve essere attentamente considerato in pazienti con fattori di rischio quali ipertensione o storia anamnestica di aneurisma.
Perforazioni gastrointestinali e colite ischemica La frequenza delle perforazioni gastrointestinali è risultata paragonabile tra i due bracci di trattamento nello studio clinico. Tuttavia, sulla base del meccanismo di azione i pazienti trattati con nintedanib possono essere a rischio aumentato di perforazioni gastrointestinali. Nel periodo successivo alla commercializzazione sono stati segnalati casi di perforazione gastrointestinale e colite ischemica durante il trattamento con nintedanib, alcuni dei quali si sono rivelati fatali. Deve essere prestata particolare attenzione al trattamento di pazienti con pregressi interventi di chirurgia addominale o con storia recente di perforazione di organi cavi. Pertanto, nintedanib deve essere iniziato solo a partire da 4 settimane dopo un intervento di chirurgia maggiore. La terapia con nintedanib deve essere interrotta in modo permanente nei pazienti che sviluppano perforazione gastrointestinale. Nintedanib deve essere interrotto nei pazienti che sviluppano colite ischemica. Eccezionalmente, nintedanib può essere reintrodotto dopo la risoluzione completa della colite ischemica e l’attenta valutazione delle condizioni del paziente e di altri fattori di rischio.
Proteinuria in range nefrosico Nel periodo successivo alla commercializzazione è stato segnalato un numero molto esiguo di casi di proteinuria in range nefrosico. In singoli casi, i reperti istologici erano coerenti con una microangiopatia glomerulare, con o senza trombi renali. Un’inversione dei sintomi è stata osservata dopo l’interruzione di nintedanib. Nei pazienti che sviluppano segni o sintomi di sindrome nefrosica deve essere presa in considerazione la sospensione del trattamento.
Sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (PRES) Nel periodo successivo alla commercializzazione sono stati segnalati alcuni casi di sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (posterior reversible encephalopathy syndrome, PRES). La PRES è un disturbo neurologico (confermato mediante imaging a risonanza magnetica) che può manifestarsi con cefalea, ipertensione, disturbi visivi, convulsioni, letargia, confusione e altre alterazioni visive e neurologiche e può essere fatale. La PRES è stata segnalata con altri inibitori del VEGF. In caso di sospetta PRES, il trattamento con nintedanib deve essere sospeso. Non vi è esperienza sulla ripresa della terapia con nintedanib in pazienti con pregressa PRES e una decisione in tal senso deve essere lasciata alla raccomandazione del medico.
Complicazione della guarigione delle ferite Per via del suo meccanismo d’azione, nintedanib può compromettere la guarigione delle ferite. Nello studio LUME‑Lung 1 non è stato osservato alcun aumento della frequenza della compromissione della guarigione delle ferite. Non sono stati condotti studi dedicati per indagare l’effetto di nintedanib sulla guarigione delle ferite. Pertanto, il trattamento con nintedanib deve essere iniziato (oppure, in caso di interruzione perioperatoria, ripreso) in base al giudizio clinico riguardo a un’adeguata guarigione della ferita.
Effetto sull’intervallo QT Non è stato osservato alcun prolungamento dell’intervallo QT con nintedanib nel programma di studio clinico (vedere paragrafo 5.1). Poiché è noto che diversi altri inibitori delle tirosin‑chinasi esercitano un effetto sull’intervallo QT, deve essere prestata cautela nella somministrazione di nintedanib nei pazienti che possono sviluppare un prolungamento dell’intervallo QTc.
Reazioni allergiche Nei soggetti con allergia alla soia, i prodotti dietetici a base di soia notoriamente causano reazioni allergiche, inclusa l’anafilassi grave. I pazienti con allergia nota alle proteine delle arachidi hanno un maggiore rischio di manifestare reazioni severe alle preparazioni a base di soia.
Popolazioni speciali Nello studio 1199.13 (LUME‑Lung 1) è stata osservata una maggiore frequenza di eventi avversi gravi nei pazienti trattati con nintedanib in associazione a docetaxel con peso corporeo inferiore a 50 kg rispetto ai pazienti con peso ≥ 50 kg; tuttavia, il numero di pazienti con peso corporeo inferiore a 50 kg era ridotto. Pertanto, si raccomanda un attento monitoraggio dei pazienti con peso < 50 kg.
04.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione
Sono stati effettuati studi d’interazione solo negli adulti.
Glicoproteina P (P‑gp) Nintedanib è un substrato della P‑gp (vedere paragrafo 5.2). La somministrazione concomitante con ketoconazolo, un potente inibitore della P‑gp, ha aumentato l’esposizione a nintedanib di 1,61 volte sulla base dell’AUC e di 1,83 volte sulla base della C in uno studio di interazione farmacologica max dedicato. In uno studio di interazione farmacologica con rifampicina, un potente induttore della P‑gp, l’esposizione a nintedanib risultava diminuita al 50,3% sulla base dell’AUC e al 60,3% sulla base della C nella co‑somministrazione con rifampicina rispetto alla somministrazione del solo nintedanib. Se max somministrati in associazione con nintedanib, alcuni potenti inibitori della P‑gp (ad esempio ketoconazolo o eritromicina) possono aumentare l’esposizione a nintedanib. In tali casi i pazienti devono essere monitorati attentamente per verificare la tollerabilità di nintedanib. La gestione delle reazioni avverse può richiedere la sospensione, la riduzione della dose o l’interruzione della terapia con Nintedanib (vedere paragrafo 4.2).
I potenti induttori della P‑gp (ad esempio rifampicina, carbamazepina, fenitoina ed erba di San Giovanni) possono diminuire l’esposizione a nintedanib. La somministrazione in associazione con nintedanib deve essere considerata con attenzione.
Enzimi del citocromo (CYP) Solo una minima parte della biotrasformazione di nintedanib era a carico del CYP. Nintedanib e i suoi metaboliti, BIBF 1202 con il gruppo funzionale acido libero e il suo glucuronide, non inibivano né inducevano gli enzimi CYP negli studi preclinici (vedere paragrafo 5.2). Si ritiene che la probabilità di interazioni farmacologiche con nintedanib sulla base del metabolismo del CYP sia bassa.
Somministrazione concomitante con altri medicinali L’associazione di nintedanib con docetaxel (75 mg/m²) non ha alterato in maniera rilevante la farmacocinetica dei due medicinali.
L’associazione di nintedanib con contraccettivi ormonali orali non ha alterato in misura rilevante la farmacocinetica dei contraccettivi ormonali orali (vedere paragrafo 5.2).
04.6 Gravidanza e allattamento
Donne in età fertile / Contraccezione Nintedanib può causare danni al feto nell’uomo (vedere paragrafo 5.3). Alle donne in età fertile deve essere consigliato di evitare le gravidanze durante il trattamento con nintedanib e di usare metodi contraccettivi altamente efficaci all’inizio e durante il trattamento, e per almeno 3 mesi dall’ultima dose di nintedanib. Nintedanib non influenza in misura rilevante l’esposizione plasmatica a etinilestradiolo e levonorgestrel (vedere paragrafo 5.2). L’efficacia dei contraccettivi ormonali orali può essere compromessa in caso di vomito e/o diarrea o altre condizioni che possono influire sull’assorbimento. Alle donne che assumono contraccettivi ormonali orali e che presentano tali condizioni deve essere consigliato l’uso di un metodo contraccettivo alternativo altamente efficace.
Gravidanza Non esistono informazioni sull’uso di nintedanib nelle donne in gravidanza, ma gli studi preclinici sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva di questo principio attivo (vedere paragrafo 5.3). Poiché nintedanib può causare danni al feto anche nell’uomo, non deve essere usato durante la gravidanza a meno che le condizioni cliniche rendano necessario il trattamento. Un test di gravidanza deve essere eseguito almeno prima del trattamento con nintedanib. Le pazienti devono essere invitate ad informare il medico o il farmacista in caso di gravidanza durante la terapia con nintedanib.
Se si instaura una gravidanza durante la terapia con nintedanib, la paziente deve essere informata sui potenziali rischi per il feto. Deve essere considerata l’interruzione del trattamento con nintedanib. 0,5% della dose somministrata) sono escrete nel latte dei ratti. Il rischio per il bambino allattato con latte materno non può essere escluso. L’allattamento deve essere interrotto durante il trattamento con nintedanib.
Fertilità Sulla base degli studi preclinici non esiste evidenza di compromissione della fertilità maschile (vedere paragrafo 5.3). Non sono disponibili dati nell’uomo o negli animali sui potenziali effetti di nintedanib sulla fertilità femminile.
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
Nintedanib altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. I pazienti devono essere invitati a usare cautela nella guida di veicoli o nell’uso di macchinari durante il trattamento con nintedanib.
04.8 Effetti indesiderati
Riassunto del profilo di sicurezza I dati di sicurezza forniti nelle sezioni di seguito sono basati sullo studio registrativo globale di fase III randomizzato, in doppio cieco 1199.13 (LUME‑Lung 1), che ha confrontato il trattamento con nintedanib più docetaxel rispetto al placebo più docetaxel nei pazienti con NSCLC localmente avanzato, metastatico o ricorrente dopo chemioterapia di prima linea, e sui dati osservati durante il periodo successivo alla commercializzazione. Le reazioni avverse (ADR) specifiche per nintedanib segnalate con maggiore frequenza sono state diarrea, aumento dei valori degli enzimi epatici (ALT e AST) e vomito. La Tabella 3 fornisce un riassunto delle reazioni avverse secondo la Classificazione per sistemi e organi (SOC). Per la gestione di alcune reazioni avverse, vedere il paragrafo 4.4. Le informazioni su alcune reazioni avverse osservate nello studio LUME‑Lung 1 sono descritte di seguito.
Tabella delle reazioni avverse La Tabella 3 riassume le frequenze delle ADR segnalate nello studio registrativo LUME‑Lung 1 per i pazienti con NSCLC ad istologia adenocarcinoma (n = 320) o nel periodo successivo all’immissione in commercio. Le ADR sono classificate in base alla frequenza utilizzando i seguenti termini: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000), molto raro (< 1/10 000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). In ogni gruppo di frequenza le reazioni avverse sono presentate in ordine decrescente di gravità. Tabella 3: Riassunto delle ADR per categoria di frequenza
| Classificazione per sistemi e organi | Molto comune (≥ 1/10) | Comune (≥ 1/100 < 1/10) | Non comune (≥ 1/1 000 < 1/100) | Non nota |
| Infezioni ed infestazioni | Neutropenia febbrile, ascessi, sepsi | |||
| Patologie del sistema emolinfopoietico | Neutropenia (inclusa neutropenia febbrile) | Trombocitopenia | ||
| Disturbi del metabolismo e della nutrizione | Appetito ridotto, squilibrio elettrolitico | Disidratazione, Peso diminuito | ||
| Patologie del sistema nervoso | Neuropatia periferica | Cefalea1) | Sindrome da encefalopatia posteriore reversibile | |
| Patologie cardiache | Infarto miocardico (vedere paragrafo 4.4) | |||
| Patologie vascolari | Sanguinamento1) (vedere paragrafo 4.4) | Tromboembolia venosa3), ipertensione | Aneurismi e dissezioni arteriose | |
| Patologie gastrointestinali | Diarrea, vomito, nausea, dolore addominale | Perforazione1) pancreatite2) | Colite | |
| Patologie epatobiliari | Alanina aminotransferasi (ALT) aumentata, aspartato aminotransferasi (AST) aumentata, fosfatasi alcalina ematica (ALP aumentata) | Iperbilirubinemia, gamma‑glutamiltransferasi (GGT) aumentata | Danno epatico da farmaci | |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | Mucosite (inclusa stomatite), eruzione cutanea, alopecia1) | Prurito |
Patologie renali e Proteinuria1) Insufficienza urinarie renale (vedere paragrafo 4.4)
1) Negli studi clinici la frequenza non è aumentata nei pazienti trattati con nintedanib più docetaxel rispetto ai pazienti trattati con placebo più docetaxel. 2) 1Eventi di pancreatite sono stati segnalati in pazienti che assumevano nintedanib per il trattamento della IPF e del NSCLC. La maggior parte di questi eventi è stata segnalata nell’indicazione “IPF”. 3) Sono stati segnalati casi di embolia polmonare.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
Diarrea La diarrea si è verificata nel 43,4% (grado ≥ 3: 6,3%) dei pazienti con adenocarcinoma nel braccio nintedanib. Per la maggior parte delle reazioni avverse è stata rilevata una stretta connessione temporale con la somministrazione di docetaxel. Nella maggior parte dei pazienti la diarrea si è risolta in seguito all’interruzione del trattamento, alla terapia antidiarroica e alla riduzione della dose di nintedanib.
Per le misure raccomandate e gli aggiustamenti della dose in caso di diarrea, vedere rispettivamente i paragrafi 4.4 e 4.2.
Aumento degli enzimi epatici e iperbilirubinemia Reazioni avverse di natura epatica si sono verificate nel 42,8% dei pazienti trattati con nintedanib. Circa un terzo di questi pazienti ha manifestato reazioni avverse di natura epatica di grado ≥ 3. Nei pazienti con parametri epatici aumentati, l’uso dello schema di riduzione progressiva della dose si è rivelata la misura adeguata, mentre l’interruzione del trattamento è stata necessaria solo nel 2,2% dei pazienti. Nella maggior parte dei pazienti, l’aumento dei parametri epatici era reversibile.
Per informazioni sulle popolazioni speciali, sulle misure raccomandate e sugli aggiustamenti della dose in caso di aumento degli enzimi epatici e della bilirubina, vedere rispettivamente i paragrafi 4.4 e 4.2.
Neutropenia, neutropenia febbrile e sepsi Sono state segnalate sepsi e neutropenia febbrile come complicazioni successive alla neutropenia. I tassi di sepsi (1,3%) e neutropenia febbrile (7,5%) erano aumentate durante il trattamento con nintedanib rispetto al braccio placebo. Durante la terapia è importante monitorare l’emocromo del paziente, in particolare durante il trattamento in associazione con docetaxel (vedere paragrafo 4.4).
Sanguinamenti Nel periodo successivo alla commercializzazione sono stati riportati eventi di sanguinamento non gravi e gravi, alcuni dei quali sono risultati fatali, sia nei pazienti sottoposti sia nei pazienti non sottoposti a terapia anticoagulante o trattati con altri medicinali che possono provocare sanguinamento. Gli eventi di sanguinamento nel periodo successivo alla commercializzazione riguardano, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, gli apparati gastrointestinale e respiratorio e il sistema nervoso centrale; tra questi, il più colpito è l’apparato respiratorio (vedere anche paragrafo 4.4).
Perforazione Può verificarsi perforazione nei pazienti trattati con nintedanib, così come atteso a causa del suo meccanismo d’azione. Tuttavia, la frequenza dei pazienti che hanno riportato perforazione gastrointestinale è risultata bassa. Neuropatia periferica È noto che può verificarsi anche neuropatia periferica con il trattamento con docetaxel. La neuropatia periferica è stata segnalata nel 16,5% dei pazienti nel braccio placebo e nel 19,1% dei pazienti nel braccio nintedanib.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo:
https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.
04.9 Sovradosaggio
Non esiste un antidoto specifico né un trattamento per il sovradosaggio da nintedanib. La dose singola massima di nintedanib somministrata negli studi di fase I è stata di 450 mg una volta al giorno. Inoltre, 2 pazienti hanno riportato un sovradosaggio massimo di 600 mg due volte al giorno (b.i.d.) fino a otto giorni. Gli eventi avversi osservati erano coerenti con il profilo di sicurezza noto per nintedanib, cioè, aumento degli enzimi epatici e sintomi gastrointestinali. Tali reazioni avverse si sono risolte in entrambi i pazienti. In caso di sovradosaggio, il trattamento deve essere interrotto e devono essere avviate adeguate misure generali di supporto.
05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
05.1 Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: Agenti antineoplastici, inibitori della proteina chinasi, codice ATC:
L01EX09.
Meccanismo d’azione Nintedanib è un triplo inibitore dell’angiochinasi che blocca l’attività chinasica dei recettori dei fattori di crescita endoteliali vascolari (VEGFR 1‑3), dei recettori dei fattori di crescita derivati dalle piastrine (PDGFR α e ß) e dei recettori dei fattori di crescita dei fibroblasti (FGFR 1‑3). Nintedanib si lega in modo competitivo al sito di legame per l’adenosina trifosfato (ATP) di questi recettori e blocca la segnalazione intracellulare, cruciale per la proliferazione e la sopravvivenza delle cellule endoteliali e perivascolari (periciti e cellule della muscolatura liscia vascolare). Inoltre sono inibite la proteina tirosin‑chinasi tipo Fms (Flt)‑3, la proteina tirosin‑chinasi specifica dei linfociti (Lck) e la proteina tirosin‑chinasi proto‑oncogene Src (Src).
Effetti farmacodinamici L’angiogenesi tumorale è una caratteristica essenziale che contribuisce alla crescita del tumore, alla progressione e alla formazione di metastasi ed è attivata principalmente dal rilascio di fattori proangiogenici, secreti dalla cellula tumorale (cioè VEGF e bFGF) per attrarre le cellule endoteliali ospiti e le cellule perivascolari, facilitando l’apporto di ossigeno e nutrienti tramite il sistema vascolare ospite. Nei modelli tumorali preclinici, nintedanib, usato come agente singolo, interferiva con efficacia nella formazione e nel mantenimento del sistema vascolare del tumore, comportando l’inibizione della crescita tumorale e la stasi del tumore. In particolare, il trattamento di xenotrapianti tumorali con nintedanib ha portato a una rapida riduzione della densità dei microvasi tumorali, della copertura dei vasi da parte dei periciti e della perfusione del tumore.
Le misure rilevate mediante risonanza magnetica dinamico‑perfusionale (DCE‑MRI) hanno mostrato un effetto antiangiogenico di nintedanib nell’uomo. L’effetto non era chiaramente dose‑dipendente, ma la maggior parte delle risposte è stata osservata a dosi ≥ 200 mg. La regressione logistica ha mostrato un’associazione statisticamente significativa dell’effetto antiangiogenico all’esposizione a nintedanib. Gli effetti visibili alla DCE‑MRI sono stati osservati 24‑48 ore dopo la prima assunzione del medicinale e sono stati mantenuti o sono persino aumentati dopo un trattamento continuativo di diverse settimane. Non sono state rilevate correlazioni fra risposta nella DCE‑MRI e la successiva riduzione clinicamente significativa delle dimensioni della lesione bersaglio, ma la risposta nella DCE‑MRI è stata associata a stabilizzazione della malattia.
Efficacia e sicurezza clinica Efficacia nello studio registrativo di fase III LUME‑Lung 1 L’efficacia e la sicurezza di nintedanib sono state studiate in 1 314 pazienti adulti con NSCLC localmente avanzato, metastatico o ricorrente dopo una precedente linea di chemioterapia. Per “localmente ricorrente” si è intesa la ricorrenza locale del tumore senza metastasi al momento dell’ingresso nello studio. Lo studio ha incluso 658 pazienti (50,1%) con adenocarcinoma, 555 pazienti (42,2%) con carcinoma a cellule squamose e 101 pazienti (7,7%) con tumori di altre istologie.
I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere nintedanib 200 mg due volte al giorno per via orale in associazione con 75 mg/m2 di docetaxel per via endovenosa ogni 21 giorni (n = 655) o placebo due volte al giorno per via orale in associazione con 75 mg/m2 di docetaxel ogni 21 giorni (n = 659). La randomizzazione è stata stratificata in base al performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) (0 rispetto a 1), al trattamento precedente con bevacizumab (si rispetto a no), alle metastasi cerebrali (si rispetto a no) e all’istologia del tumore (squamoso rispetto a non squamoso).
Le caratteristiche dei pazienti erano bilanciate nei bracci di trattamento a livello della popolazione complessiva e dei sottogruppi in base all’istologia. Nella popolazione complessiva, il 72,7% dei pazienti era di sesso maschile. La maggior parte dei pazienti era di etnia non asiatica (81,6%), l’età mediana era di 60,0 anni, il performance status ECOG al basale era pari a 0 (28,6%) o 1 (71,3%); un paziente aveva un performance status ECOG al basale pari a 2. Il 5,8% dei pazienti aveva metastasi cerebrali stabili al momento dell’ingresso nello studio e il 3,8% era stato trattato in precedenza con bevacizumab. Lo stadio della malattia è stato determinato al momento della diagnosi con il metodo UICC (Union Internationale Contre le Cancer) /AJCC (American Joint Committee on Cancer) Edizione 6 o Edizione 7. Nella popolazione complessiva, il 16,0% dei pazienti aveva uno stadio della malattia < IIIB/IV, il 22,4% aveva stadio della malattia IIIB e il 61,6% aveva stadio della malattia IV. Il 9,2% dei pazienti è stato ammesso nello studio con malattia in stadio localmente ricorrente secondo la valutazione alla visita basale. Per i pazienti con istologia adenocarcinoma, il 15,8% aveva stadio della malattia < IIIB/IV, il 15,2% aveva stadio della malattia IIIB e il 69,0% aveva stadio della malattia IV. Il 5,8% dei pazienti con adenocarcinoma è stato ammesso nello studio con malattia in stadio localmente ricorrente secondo la valutazione alla visita basale.
L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) secondo la valutazione di un comitato di revisione indipendente (IRC) in base alla popolazione intent‑to‑treat (ITT) e sulla base dell’istologia. La sopravvivenza globale (OS) era l’endpoint secondario principale. Altri outcome di efficacia hanno incluso risposta obiettiva, controllo della malattia, cambiamento delle dimensioni del tumore e qualità della vita correlata allo stato di salute.
L’aggiunta di nintedanib a docetaxel ha determinato una riduzione statisticamente significativa del rischio di progressione o di morte del 21% per la popolazione complessiva (hazard ratio (HR) 0,79; intervallo di confidenza (IC) 95%: 0,68‑0,92; p = 0,0019) come determinato dal comitato di revisione indipendente. Il risultato è stato confermato nell’analisi di follow‑up della PFS (HR 0,85; IC 95%: 0,75‑0,96; p = 0,0070) che ha compreso tutti gli eventi raccolti al momento dell’analisi finale della OS. L’analisi della sopravvivenza globale nella popolazione complessiva non è risultata statisticamente significativa (HR 0,94; IC 95%: 0,83‑1,05). Va notato che le analisi prepianificate in base all’istologia hanno evidenziato una differenza statisticamente significativa nella OS tra i bracci di trattamento solo nella popolazione con adenocarcinoma (Tabella 4).
Come mostrato nella Tabella 4, l’aggiunta di nintedanib a docetaxel ha determinato una riduzione statisticamente significativa del rischio di progressione o di morte del 23% per la popolazione con adenocarcinoma (HR 0,77; IC 95%: 0,62‑0,96). In linea con queste osservazioni, gli endpoint correlati dello studio quali il controllo della malattia e il cambiamento delle dimensioni del tumore hanno mostrato miglioramenti significativi.
Tabella 4: Risultati di efficacia per lo studio LUME‑Lung 1 per i pazienti con istologia adenocarcinoma
| nintedanib + docetaxel | Placebo + docetaxel | |
| Sopravvivenza libera da progressione (PFS)* – analisi primaria | ||
| Pazienti, n | 277 | 285 |
| Numero di decessi o di progressioni, n (%) | 152 (54,9) | 180 (63,2) |
| PFS mediana [mesi] | 4.0 | 2.8 |
| HR (IC 95%) | 0,77 (0,62; 0,96) | |
| Valore p del Log‑Rank Test stratificato** | 0,0193 | |
| Sopravvivenza libera da progressione (PFS)*** – analisi di follow‑up | ||
| Pazienti, n | 322 | 336 |
| Numero di decessi o di progressioni, n (%) | 255 (79,2) | 267 (79,5) |
| PFS mediana [mesi] | 4.2 | 2.8 |
| HR (95% CI) | 0,84 (0,71; 1,00) | |
| Valore p del Log‑Rank Test stratificato** | 0,0485 | |
| Controllo della malattia [%] | 60,2 | 44,0 |
| Odds ratio (IC 95%)+ | 1,93 (1,42; 2,64) | |
| Valore p+ | < 0,0001 | |
| Risposta obiettiva [%] | 4,7 | 3,6 |
| Odds ratio (IC 95%)+ | 1,32 (0,61; 2,93) | |
| valore p+ | 0,4770 | |
| Riduzione del tumore [%]° | ‑7,76 | ‑0,97 |
| Valore p° | 0,0002 | |
| Sopravvivenza complessiva (OS)*** | ||
| Pazienti, n | 322 | 336 |
| Numero di decessi, n (%) | 259 (80,4) | 276 (82,1) |
| OS mediana [mesi] | 12,6 | 10,3 |
| HR (IC 95%) | 0,83 (0,70; 0,99) | |
| Valore p del Log‑Rank Test stratificato* | 0,0359 |
HR: hazard ratio; IC: intervallo di confidenza * Analisi primaria della PFS eseguita dopo l’osservazione di 713 eventi di PFS in base alla valutazione dell’IRC nella popolazione complessiva ITT (332 eventi nei pazienti con adenocarcinoma). ** Stratificato per PS ECOG al basale (0 rispetto a 1), metastasi cerebrali al basale (si rispetto a no) e trattamento precedente con bevacizumab (si rispetto a no). *** Analisi della OS e analisi di follow‑up della PFS eseguite dopo l’osservazione di 1 121 decessi nella popolazione complessiva ITT (535 eventi nei pazienti con adenocarcinoma). + Odds ratio e valore p sono stati ottenuti da un modello di regressione logistica aggiustato in base al performance status ECOG basale (0 rispetto a 1). ° Media aggiustata della migliore % di cambiamento rispetto al basale e al valore p generati da un modello ANOVA aggiustando per PS ECOG basale (0 rispetto a 1), metastasi cerebrali al basale (si rispetto a no) e trattamento precedente con bevacizumab (si rispetto a no).
Un miglioramento statisticamente significativo della OS a favore del trattamento con nintedanib più docetaxel è stato dimostrato nei pazienti con adenocarcinoma, con una riduzione pari al 17% del rischio di morte (HR 0,83, p = 0,0359) e con un miglioramento della OS mediana pari a 2,3 mesi (10,3 rispetto a 12,6 mesi, Figura 1).
Figura 1: Curva di Kaplan‑Meier per la sopravvivenza globale per i pazienti con istologia adenocarcinoma per gruppo di trattamento nello studio LUME‑Lung 1
Mediana (mesi)
| 10, | 3 |
| 12, | 6 |
| 0, |
Placebo Nintedanib Hazard ratio (IC 95% : 0,70; 0,99) p= 0,0359
52, 7%
44, 7% 25, 7%
19, 1%
Tempo (mesi) N° di pazienti a rischio
Placebo Nintedanib
È stata eseguita un’analisi pre‑specificata nella popolazione di pazienti con adenocarcinoma che sono stati ammessi allo studio con una prognosi di trattamento ritenuta particolarmente sfavorevole, nello specifico, quei pazienti in progressione di malattia durante o poco dopo la terapia di prima linea precedente l’ingresso nello studio. Tale popolazione comprendeva i pazienti con adenocarcinoma identificati al basale come pazienti che sono entrati nello studio ed erano in progressione da meno di 9 mesi dall’inizio della terapia di prima linea. Il trattamento di questi pazienti con nintedanib in associazione con docetaxel ha ridotto il rischio di morte del 25%, rispetto al placebo più docetaxel (HR 0,75; IC 95%: 0,60‑0,92; p = 0,0073). La OS mediana era prolungata di 3 mesi (nintedanib: 10,9 mesi; placebo: 7,9 mesi). In un’analisi post‑hoc su pazienti con adenocarcinoma che sono entrati nello studio ed erano in progressione di malattia da un tempo pari o superiore a 9 mesi dall’inizio della terapia di prima linea, la differenza non è risultata statisticamente significativa (HR per OS: 0,89, IC 95% 0,66‑1,19). La proporzione di pazienti con adenocarcinoma allo stadio di malattia inferiore a IIIB/IV alla diagnosi era ridotta e bilanciata fra i bracci di trattamento (placebo: 54 pazienti (16,1%); nintedanib: 50 pazienti (15,5%)). L’HR di questi pazienti per PFS e OS era rispettivamente di 1,24 (IC 95%: 0,68, 2,28) e 1,09 (IC 95%: 0,70, 1,70). Tuttavia, le dimensioni del campione erano esigue, non vi è stata interazione significativa e l’IC era ampio e includeva l’HR per OS della popolazione complessiva con adenocarcinoma.
Qualità della vita Il trattamento con nintedanib non ha modificato significativamente il tempo al deterioramento dei sintomi pre‑specificati quali tosse, dispnea e dolore, ma ha determinato un deterioramento significativo nella scala dei sintomi della diarrea. Ciononostante, il beneficio complessivo osservato con il trattamento con nintedanib non ha comprometteva la qualità della vita soggettiva.
Effetto sull’intervallo QT Le misure degli intervalli QT/QTc sono state registrate e analizzate da uno studio dedicato che ha confrontato nintedanib in monoterapia rispetto a sunitinib in monoterapia in pazienti con carcinoma a cellule renali. In questo studio, dosi singole orali da 200 mg di nintedanib e dosi multiple orali da 200 mg di nintedanib somministrate due volte al giorno per 15 giorni non hanno prolungato l’intervallo QTcF. Tuttavia, non è stato condotto alcuno studio completo sull’intervallo QT per nintedanib somministrato in associazione con docetaxel.
Popolazione pediatrica L’Agenzia europea per i medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con nintedanib in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
05.2 Proprietà farmacocinetiche
Assorbimento Nintedanib ha raggiunto le concentrazioni plasmatiche massime circa 2‑4 ore dopo la somministrazione per via orale di capsule molli di gelatina in condizioni di stomaco pieno (intervallo 0,5‑8 ore). La biodisponibilità assoluta di una dose di 100 mg era pari al 4,69% (IC 90%: 3,615‑6,078) nei volontari sani. L’assorbimento e la biodisponibilità sono ridotti dagli effetti del trasportatore e in maniera significativa dal metabolismo di primo passaggio. L’esposizione a nintedanib è aumentata proporzionalmente alla dose nell’intervallo di dosi 50‑450 mg una volta al giorno e 150‑300 mg due volte al giorno. Le concentrazioni plasmatiche allo stato stazionario erano raggiunte al massimo entro una settimana di somministrazione.
Dopo l’assunzione di cibo l’esposizione a nintedanib aumentava di circa il 20% rispetto alla somministrazione in condizioni di digiuno (IC: 95,3‑152,5%) e l’assorbimento ne risultava rallentato (t mediano a digiuno: 2,00 ore, a stomaco pieno: 3,98 h). max In uno studio in vitro, la miscelazione di nintedanib capsule con una piccola quantità di purea di mela o budino al cioccolato per un massimo di 15 minuti non ha avuto alcuna influenza sulla qualità farmaceutica. Con un tempo di esposizione più lungo al cibo morbido sono stati osservati rigonfiamento e deformazione delle capsule dovuti all’assorbimento di acqua da parte dell’involucro di gelatina delle capsule. Non si prevede quindi che l’assunzione delle capsule con cibi morbidi alteri l’effetto clinico, se avviene immediatamente.
Distribuzione Nintedanib segue una cinetica di distribuzione almeno bifasica. Dopo l’infusione endovenosa è stato osservato un volume di distribuzione elevato (Vss: 1.050 L, 45,0% gCV). Il legame proteico in vitro di nintedanib nel plasma umano era elevato, con una frazione legata pari al 97,8%. L’albumina sierica è considerata la proteina con maggiore affinità di legame. Nintedanib è distribuito principalmente nel plasma, con un rapporto sangue/plasma pari a 0,869.
Biotrasformazione La reazione metabolica prevalente per nintedanib è la scissione idrolitica tramite le esterasi, che porta alla formazione di BIBF 1202 con il gruppo funzionale acido libero. BIBF 1202 viene successivamente glucuronidato dagli enzimi UGT, nello specifico da UGT 1A1, UGT 1A7, UGT 1A8 e UGT 1A10, a BIBF 1202 glucuronide.
Solo una minima parte della biotrasformazione di nintedanib è a carico del CYP, il cui principale enzima coinvolto era CYP 3A4. Non è stato possibile rilevare il principale metabolita CYP‑dipendente nel plasma nello studio ADME condotto sull’uomo. In vitro, il metabolismo CYP‑dipendente era responsabile di circa il 5%, rispetto al 25% della scissione degli esteri. In esperimenti preclinici in vivo, BIBF 1202 non ha mostrato efficacia nonostante l’attività svolta a livello dei recettori bersaglio della sostanza.
Eliminazione La clearance plasmatica totale dopo l’infusione endovenosa era elevata (CL: 1 390 mL/min, 28,8% gCV). L’escrezione urinaria del principio attivo non modificato entro 48 h era pari allo 0,05% della dose (31,5% gCV) dopo la somministrazione orale e pari a circa l’1,4% della dose (24,2% gCV) dopo la somministrazione endovenosa; la clearance renale era pari a 20 mL/min (32,6% gCV). La principale via di eliminazione della radioattività correlata al medicinale dopo somministrazione orale di [14C] nintedanib era l’escrezione per via fecale/biliare (93,4% della dose, 2,61% gCV). Il contributo dell’escrezione renale alla clearance totale era basso (0,649% della dose, 26,3% gCV). Il recupero globale era considerato completo (oltre il 90%) entro i 4 giorni successivi alla somministrazione. L’emivita terminale di nintedanib era compresa tra 10 e 15 ore (gCV pari a circa il 50%).
Linearità/Non linearità La farmacocinetica di nintedanib può essere considerata lineare rispetto al tempo (cioè, i dati per la dose singola possono essere estrapolati per ottenere i dati per la dose multipla). L’accumulo con somministrazioni multiple era pari a 1,04 volte per la C e 1,38 volte per l’AUC. Le concentrazioni max τ minime di nintedanib erano stabili per oltre un anno.
Altre informazioni sulle interazioni farmacologiche
Metabolismo Non si prevedono interazioni farmacologiche tra nintedanib e i substrati, gli inibitori o gli induttori del CYP, poiché nintedanib, BIBF 1202 e BIBF 1202 glucuronide non hanno inibito né indotto gli enzimi del CYP negli studi preclinici e poiché nintedanib non è metabolizzato dagli enzimi del CYP in quantità rilevanti.
Trasporto Nintedanib è un substrato della P‑gp. Per il potenziale di interazione di nintedanib con questo trasportatore, vedere paragrafo 4.5. Nintedanib non si è dimostrato un substrato né un inibitore di OATP‑1B1, OATB‑1B3, OATB‑2B1, OCT‑2 o MRP‑2 in vitro. Nintedanib non si è dimostrato un substrato di BCRP. In vitro è stato osservato solo un debole potenziale inibitorio per OCT‑1, BCRP e P‑gp, ritenuto di rilevanza clinica ridotta. Lo stesso vale per nintedanib come substrato di OCT‑1. Relazione(i) farmacocinetica(che)/farmacodinamica(che) Nelle analisi esploratorie di farmacocinetica per gli eventi avversi, una maggiore esposizione a nintedanib era tendenzialmente associata ad aumenti degli enzimi epatici, ma non ad eventi avversi gastrointestinali. Le analisi di PK per l’efficacia non sono state eseguite per gli endpoint clinici. La regressione logistica ha mostrato un’associazione statisticamente significativa tra l’esposizione a nintedanib e la risposta nella DCE‑MRI.
Analisi farmacocinetica di popolazione nelle popolazioni speciali Le proprietà farmacocinetiche di nintedanib erano simili nei volontari sani, nei pazienti oncologici e nei pazienti della popolazione target. L’esposizione a nintedanib non era influenzata dal sesso (corretto in base al peso corporeo), dalla compromissione renale lieve e moderata (stimata in base alla clearance della creatinina), dalle metastasi epatiche, dal punteggio del performance status ECOG, dal consumo di alcolici e dal genotipo P‑gp.
Le analisi di farmacocinetica di popolazione hanno indicato effetti moderati sull’esposizione a nintedanib in base all’età, al peso corporeo e dall’etnia (vedere di seguito). In base all’elevata variabilità interindividuale osservata nell’esposizione durante lo studio clinico LUME‑Lung 1, questi effetti non sono considerati clinicamente rilevanti. Tuttavia, si raccomanda un attento monitoraggio dei pazienti che presentano numerosi fattori di rischio fra questi (vedere paragrafo 4.4).
Età L’esposizione a nintedanib aumenta in modo lineare con l’età. L’AUC era diminuita del 16% per un τ,ss paziente di 45 anni (5° percentile) ed era aumentata del 13% per un paziente di 76 anni (95° percentile) rispetto a un paziente con età pari alla mediana di 62 anni. L’intervallo di età coperto dall’analisi era dai 29 agli 85 anni; circa il 5% della popolazione aveva più di 75 anni. Non sono stati effettuati studi su popolazioni pediatriche.
Peso corporeo È stata osservata una correlazione inversa fra peso corporeo ed esposizione a nintedanib. L’AUC era τ,ss aumentata del 25% per un paziente di 50 kg (5° percentile) ed era diminuita del 19% per un paziente di 100 kg (95° percentile) rispetto a un paziente con peso pari alla mediana di 71,5 kg.
Etnia L’esposizione media della popolazione a nintedanib era maggiore del 33‑50% nei pazienti cinesi, taiwanesi e indiani e maggiore del 16% nei pazienti giapponesi, mentre era inferiore del 16‑22% nei pazienti coreani rispetto ai pazienti caucasici (dati corretti in base al peso corporeo). In base all’elevata variabilità interindividuale nell’esposizione, questi effetti non sono considerati clinicamente rilevanti. I dati disponibili sui soggetti di etnia africana erano molto limitati, ma rientravano nello stesso range dei dati disponibili per i soggetti caucasici.
Compromissione epatica In uno specifico studio clinico di fase I su dose singola, confrontato con soggetti sani, l’esposizione a nintedanib in base alla C e all’AUC era di 2,2 volte maggiore nei volontari con compromissione max epatica lieve (Child Pugh A) rispetto ai volontari sani (IC 90% 1,3‑3,7 per la C e 1,2‑3,8 per l’AUC max rispettivamente). Nei volontari con compromissione epatica moderata (Child Pugh B) l’esposizione era rispettivamente di 7,6 volte maggiore in base alla C (IC 90% 4,4‑13,2) e di 8,7 volte maggiore (90% max IC 5,7‑13,1) in base all’AUC, rispetto ai volontari sani. I soggetti con compromissione epatica severa (Child Pugh C) non sono stati studiati.
Trattamento in concomitanza con contraccettivi ormonali orali In uno studio farmacocinetico dedicato, pazienti di sesso femminile con SSc‑ILD hanno ricevuto una dose singola di un’associazione di 30 µg di etinilestradiolo e 150 µg di levonorgestrel prima e dopo la somministrazione due volte al giorno di 150 mg di nintedanib per almeno 10 giorni. I rapporti delle medie geometriche aggiustate (intervallo di confidenza (IC) 90%) erano rispettivamente del 117% (108% ‑ 127%; C ) e del 101% (93% ‑ 111%; AUC ) per etinilestradiolo e del 101% (90% ‑ 113%; max 0‑tz C ) e del 96% (91% ‑ 102%; AUC ) per levonorgestrel (n = 15), il che indica che la max 0‑tz co‑somministrazione di nintedanib non ha effetti rilevanti sull’esposizione plasmatica a etinilestradiolo e levonorgestrel.
05.3 Dati preclinici di sicurezza
Tossicologia generale Gli studi di tossicità a dose singola nel ratto e nel topo hanno indicato un basso potenziale di tossicità acuta per nintedanib. Negli studi di tossicità a dose ripetuta nel ratto, gli effetti avversi (ad esempio ispessimento delle placche epifisarie, lesioni a carico degli incisivi) erano correlati principalmente al meccanismo d’azione di nintedanib (cioè, inibizione del VEGFR-2). Queste modifiche sono note per altri inibitori del VEGFR-2 e possono essere considerate effetti di classe.
In studi di tossicità condotti su animali non roditori sono stati osservati diarrea e vomito, accompagnati da riduzione del consumo di cibo e da perdita di peso corporeo.
Non vi era evidenza di aumenti degli enzimi epatici nel ratto, nel cane e nelle scimmie Cynomolgus. Lievi aumenti degli enzimi epatici, non dovuti ad effetti avversi gravi come la diarrea, sono stati osservati solo nelle scimmie Rhesus.
Tossicità riproduttiva Uno studio sulla fertilità maschile e sulle fasi iniziali dello sviluppo embrionale fino all’impianto, condotto sui ratti, non ha rivelato effetti sull’apparato riproduttivo maschile e sulla fertilità maschile.
Nel ratto, sono stati osservati mortalità embrio‑fetale ed effetti teratogeni a livelli di esposizione inferiori all’esposizione umana, alla dose massima raccomandata nell’uomo (MRHD) di 200 mg b.i.d. Effetti sullo sviluppo dello scheletro assiale e sullo sviluppo delle grandi arterie sono stati notati anche a livelli di esposizione subterapeutici. Nel coniglio, la mortalità embrio‑fetale è stata osservata a un’esposizione di circa 8 volte superiore rispetto alla MRHD. Effetti teratogeni sugli archi aortici in associazione con effetti sul cuore e sul sistema urogenitale sono stati notati a un’esposizione di circa 4 volte superiore alla MRHD e sullo sviluppo embrio‑fetale dello scheletro assiale a un’esposizione 3 volte superiore alla MRHD.
Nel ratto, piccole quantità di nintedanib radiomarcato e/o dei suoi metaboliti sono escrete nel latte (≤ 0,5% della dose somministrata).
Gli studi di genotossicità non hanno indicato potenziale mutageno per nintedanib.
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
06.1 Eccipienti
Contenuto della capsula Trigliceridi a catena media Lauroil magrogol gliceride Lecitina (E322)
Involucro della capsula Gelatina Glicerolo Titanio diossido (E171) Ferro ossido rosso (E172) Ferro ossido giallo (E172)
Inchiostro da stampa Gommalacca Ferro ossido nero (E172) Idrossido di ammonio Glicole propilenico (E1520)
06.2 Incompatibilità
Non pertinente.
06.3 Periodo di validità
3 anni
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione
Questo medicinale non richiede particolari condizioni di conservazione.
06.5 Natura e contenuto della confezione
Nintedanib 100 mg capsule molli Nintedanib 100 mg capsule molli è disponibile nelle seguenti confezioni:
blister in alluminio-alluminio disponibili in confezioni da 60 e 120 capsule molli (confezione multipla contenente 2 cartoni da 60 capsule molli ciascuno). blister in alluminio-alluminio unitari con perforazione trasversale da 60 x 1 e 120 x 1 capsule molli (confezione multipla contenente 2 cartoni da 60 capsule molli ciascuno).
Nintedanib 150 mg capsule molli Nintedanib 150 mg capsule molli è disponibile nelle seguenti confezioni:
Blister in alluminio-alluminio in confezioni da 60 e 120 capsule molli (confezione multipla contenente 2 cartoni da 60 capsule molli ciascuno). Blister in alluminio-alluminio unitari con perforazione trasversale in cartoni contenenti 60 x 1, 120 x 1 capsula molle (confezione multipla contenente 2 cartoni da 60 capsule molli ciascuno).
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione
In caso di contatto con il contenuto della capsula, lavate immediatamente le mani con abbondante acqua (vedere paragrafo 4.2). Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.
07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio
Accord Healthcare S.L.U. World Trade Center, Moll de Barcelona, s/n, Edifici Est 6ª planta, 08039 Barcelona, Spagna
08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio
050685015 – “100 mg capsule molli” 60 capsule in blister Al/Al 050685027 – “100 mg capsule molli” 120 (2×60) capsule in blister Al/Al 050685039 – “100 mg capsule molli” 60×1 capsule in blister Al/Al divisibile per dose unitaria 050685041 – “100 mg capsule molli” 120×1 (2x60x1) capsule in blister Al/Al divisibile per dose unitaria 050685054 – “150 mg capsule molli” 60 capsule in blister Al/Al 050685066 – “150 mg capsule molli” 120 (2×60) capsule in blister Al/Al 050685078 – “150 mg capsule molli” 60×1 capsule in blister Al/Al divisibile per dose unitaria 050685080 – “150 mg capsule molli” 120×1 (2x60x1) capsule in blister Al/Al divisibile per dose unitaria
09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione
Data della prima autorizzazione:
Data del rinnovo più recente:

