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Definizione

La disfunzione diastolica è una alterazione della capacità di rilasciamento del ventricolo sinistro del cuore e quindi la sua ridotta capacità di venire riempito dal sangue in arrivo.

Come è noto, semplificando, la funzione cardiaca ha due fasi:

  • la sistole in cui il muscolo cardiaco si contrae per inviare il sangue arterioso a tutto l’organismo attraverso le arterie Aorta e Polmonare
  • la diastole in cui il cuore si “rilassa” per permettere di nuovo il riempimento dei ventricoli da parte del sangue che proviene dal circolo venoso.

Una alterazione della diastole, esita in un aumento delle pressioni a monte del ventricolo sinistro, determinando inizialmente dispnea (affanno) da sforzo e in stadi più avanzati scompenso cardiaco congestizio ed edema polmonare.

Epidemiologia

L’incidenza della disfunzione diastolica nella popolazione generale si attesta intorno all’ 11% ed essa è responsabile di circa la metà dei casi di scompenso cardiaco.

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La disfunzione diastolica è più frequente nei maschi e la sua incidenza aumenta con l’aumentare dell’età.

La presenza di fattori di rischio quali obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa, ipertrofia ventricolare sinistra e cardiopatia ischemica, aumenta notevolmente l’incidenza di disfunzione diastolica.

Nella popolazione generale, l’ipertensione arteriosa è il fattore di rischio più comune di scompenso cardiaco e di infarto miocardico.

La cardiopatia ipertensiva, infatti, include una serie di cambiamenti a carico del ventricolo sinistro, come il rimodellamento concentrico, l’ipertrofia e le alterazioni delle proprietà diastoliche.

Disfunzione diastolica: classificazione

Anche se il gold standard per la valutazione della funzione ventricolare è il cateterismo cardiaco, il metodo più usato perché più pratico, meno costoso e assolutamente non invasivo, è l’ ecocolodoppler cardiaco.

Parametri ecocardiografici

Per meglio comprendere la classificazione ecocardiografica della disfunzione diastolica, è necessario soffermarsi brevemente sui parametri ecografici studiati.

  • Flusso transmitralico: il flusso di sangue attraverso la valvola mitralica presenta due picchi E e A che rappresentano rispettivamente la velocità massima raggiunta dal flusso nella fase di riempimento ventricolare rapido e la velocità del flusso durante la contrazione (sistole) atriale. Nei soggetti normali, il rapporto E/A è di circa 1,5 mentre risulta invertito (inferiore ad 1) nel pattern diastolico da alterato rilasciamento.
  • Tempo di Decelerazione (DT) dell’onda E: misura la velocità di decelerazione del flusso transmitralico nella fase di riempimento ventricolare rapido. E normale fra 140-200 msec.
  • Tissue Doppler Imaging (TDI): eseguito a livello del tessuto perianulare mitralico, si misurano l’Onda Em (di decontrazione ventricolare precoce) e l’Onda Am (di decontrazione ventricolare tardiva). Il pattern di disfunzione diastolica restrittivo è caratterizzato da un onda E elevata, da un DT ridotto (inferiore a 140 msec), da una diminuzione sia dell’onda Ea che dell’onda Aa al TDI (inferiore a 8).

Classificazione ecocardiografica

Sulla base dell’ecodoppler cardiaco, la disfunzione diastolica viene divisa in 4 gradi:

  • Disfunzione diastolica di primo grado: inversione del rapporto E/A. È la forma più lieve di disfunzione diastolica e spesso viene anche chiamata “alterato rilasciamento ventricolare”. I pazienti sono asintomatici
  • Disfunzione diastolica di secondo grado: è caratterizzata da aumento della pressione di riempimento nell’atrio sinistro che può anche aumentare di dimensioni. È considerata uno stadio “moderato” della malattia
  • Disfunzione diastolica di terzo grado: è una forma grave, caratterizzata da un pattern di riempimento diastolico “restrittivo” che porta a sintomi di insufficienza cardiaca avanzata. Quando si fa eseguire al paziente la manovra di Valsalva, le anormalità diastoliche sembrano scomparire: questo grado è quindi anche definito “disfunzione diastolica restrittiva reversibile
  • Disfunzione diastolica di quarto grado: è la forma più grave, caratterizzata  da una alterazione di riempimento di tipo restrittivo non reversibile. Si definisce quindi come “disfunzione diastolica restrittiva non reversibile

Terapia

La terapia si basa prima di tutto sulla terapia delle cause e dei fattori di rischio cardiovascolari presenti.

Vanno quindi adeguatamente trattati (se presenti): ipertensione arteriosa, diabete mellito e  obesità, sia mediante modificazione dello stile di vita (dieta, attività fisica) sia mediante terapie farmacologiche.

Terapia farmacologica

La distinzione tra disfunzione sistolica e disfunzione diastolica isolata è importante per una corretta impostazione della terapia farmacologica.

Se infatti nei casi di insufficienza cardiaca acuta, il sovraccarico di volume è efficacemente prevenuto e ridotto dalla somministrazione di diuretici, nei pazienti con scompenso cardiaco diastolico è stato dimostrato che l’impiego di elevate dosi di diuretico, in presenza di una frazione di eiezione normale o solo minimamente ridotta, aumenta la mortalità.

La terapia farmacologica della disfunzione diastolica, si avvale di farmaci in grado di ridurre sia il precarico (forza richiesta per produrre la dilatazione del ventricolo sinistro durante la diastole) che il postcarico (pressione che il ventricolo sinistro sviluppa per aprire la valvola aortica e consentire lo svuotamento del contenuto ventricolare in aorta)

I farmaci più indicati nella terapia dell’insufficienza diastolica sono gli ACE-inibitori (inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina) e gli ARB (bloccanti dei recettori per l’angiotensina).

Queste classi di farmaci sono in grado di ridurre il tasso di mortalità e di ospedalizzazione per scompenso cardiaco, in misura maggiore rispetto ad altri farmaci.

Un’altra categoria di farmaci utili nella terapia dell’insufficienza diastolica è quella dei beta-bloccanti che agiscono inducendo una riduzione della frequenza cardiaca, una vasodilatazione coronarica ed una riduzione della pressione arteriosa.

 

 

12 Comments

    1. Si ha un pattern mitralico da alterato rilasciamento quando la velocità del flusso ematico durante la contrazione del ventricolo supera la velocità della fase di riempimento ventricolare.
      In pratica quando il sangue va più veloce dal ventricolo verso l’aorta di quanto faccia andando dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro.

      1. Dottore salve
        Volevo porle una domanda
        Quando si ha una disfunzione diastolica dì secondo grado di tipo restrittivo c’è il rischio di un Bay pass coronarico ? Ovviamente dopo una coronografia

        Laura Guarnieri
        1. No. l’indicazione al by-pass aorto-coronarico non viene data dall’ecografia cardiaca ma dalla coronarografia. Se c’è un’ostruzione coronarica che non è possibile trattare con angioplastica durante la coronarografia, allora è indicato il by-pass, ma la disfunzione diastolica non dipende dall’ostruzione coronarica.

  1. Vi ringrazio calorosamente perché è la prima volta dopo 30 anni ho capito e non per colpa mia ma perché nessuno me lo ha spiegato che cosa ho .Infatti il dottore che mi ha fatto questa Ecocardiogramma mi ha detto che andava tutto bene Mia madre ha avuto proprio quello che mi avete diagnosticato ed è stata per 4 giorni tra la vita e la morte non vorrei fare la stessa fine per colpa di medici che non sanno fare il loro lavoro .Tanto più che ho il Parkinson e da 5 anni son venuta a conoscenza che ho delle Eschemie cronache che mi stanno togliendo la memoria .Con un marito da guardare con la SLA .Grazie di cuore

    Italia
  2. Dottore salve, sono paraplegico, ho 39 anni. Mi è stato diagnosticata un’iniziale sclerosi mitralica con tracce di insufficienza, e un’iniziale insufficienza diastolica. Sto prendendo plaunac10 congescor 2.5, cardioaspirina. La pressione la misuro regolarmente, ed è su una media di 125/130 75/70. Ogni tanto avverto cardiopalmo e, sin da giovani, svariati episodi che possono essere ricondotti ad “attacchi di ansia”, dove tachicardia e appunto il cardiopalmo si manifestano pesantemente.
    Da un anno faccio dieto ipocalorica, dimagrendo all’incirca 10 kg (ora peserò intorno ai 73 75 kg) e ho sostituito 20/25 sigarette al di’, con sigaretta elettronica al più basso contenuto di nicotina. Quanto sono a “rischio”?

    Carlo
    1. La lieve insufficienza mitralica non è clinicamente significativa. In base all’età, alla pressione arteriosa, al pregresso uso di tabacco e al suo peso attuale, il rischio cardiovascolare risulta essere basso.
      Continui a tenere sotto controllo tutti i fattori di rischio, a fare una costante attività fisica ed a mantenere corrette abitudini alimentari.

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