Molte persone riferiscono una perdita o una marcata alterazione del gusto dopo infezione da SARS-CoV-2, talvolta ancora presente a distanza di molti mesi. Per alcuni si tratta di un sintomo isolato, per altri si associa a fatica, nebbia mentale o alterazioni dell’olfatto e rientra nelle cosiddette sequele post acute di COVID-19. Un nuovo studio ha riportato cambiamenti misurabili nelle papille gustative di chi presenta disturbi prolungati.
Queste osservazioni non spiegano tutti i casi e non costituiscono ancora una base per terapie standard, ma aiutano a comprendere perché in alcune persone il gusto non torna ai livelli precedenti all’infezione. L’articolo propone una sintesi di ciò che è noto su perdita persistente del gusto, possibili meccanismi a livello di papille gustative, ruolo della proteina PLCβ2, indicazioni per inquadramento clinico e prospettive di ricerca.
Perdita del gusto a distanza di mesi da COVID-19: come si manifesta
I disturbi del gusto dopo COVID-19 rientrano tra le sequele post acute della malattia, spesso indicate come post COVID o PASC (post acute sequelae of COVID-19). Alcuni pazienti descrivono una ageusia, cioè perdita quasi completa della capacità di percepire i sapori fondamentali. Altri riferiscono disgeusia, con sapori distorti, metallici o sgradevoli, che rendono difficile alimentarsi normalmente e mantenere un adeguato apporto nutrizionale.
Le manifestazioni possono coinvolgere selettivamente dolce, salato, amaro, acido o umami, oppure riguardare tutte le qualità gustative in modo globale. In molti casi coesiste un’alterazione dell’olfatto, che contribuisce alla percezione del sapore complessivo degli alimenti durante i pasti. Alcuni disturbi ricordano quelli descritti nella disgeusia da farmaci, anche se la causa di base è diversa e legata alla precedente infezione virale.
Cosa suggerisce il nuovo studio su papille gustative e proteina PLCβ2
Un recente lavoro su soggetti con disturbi gustativi prolungati dopo infezione da SARS-CoV-2 ha descritto alterazioni nelle papille gustative visibili all’analisi istologica. In particolare sono state osservate modifiche nella struttura dei bottoni gustativi e nei marcatori cellulari associati alla percezione di determinati sapori fondamentali. Queste osservazioni indicano un possibile coinvolgimento diretto della mucosa orale e delle cellule sensoriali gustative nel mantenimento dei sintomi.
La proteina fosfolipasi C beta 2 (PLCβ2) è un elemento chiave della trasduzione del segnale gustativo per sapori dolce, amaro e umami. Uno studio del 2026 su pazienti con long COVID e disfunzione gustativa ha documentato che la perdita di queste qualità gustative mediata da PLCβ2 è più frequente e correla con una ridotta espressione di PLCβ2 e del recettore Tas1R3 nei bottoni gustativi. Le papille risultano in genere ancora presenti, ma con occasionali alterazioni strutturali e con cellule PLCβ2-positive distribuite in modo anomalo nell’epitelio linguale.
Questi dati quantitativi e strutturali rafforzano l’ipotesi di un danno persistente delle cellule gustative di tipo II, responsabili di dolce, amaro e umami, più che di una distruzione completa delle papille. Anche questo lavoro, tuttavia, non propone ancora soglie numeriche o test basati su PLCβ2 utilizzabili nella pratica clinica quotidiana. La valutazione dei disturbi del gusto resta quindi clinica e funzionale, con il supporto di test psicofisici standardizzati eseguiti in centri specializzati.
Quali esami e visite sono indicati per i disturbi persistenti del gusto
Chi presenta perdita o alterazione del gusto oltre le prime settimane dopo un episodio di COVID-19 dovrebbe essere valutato dal medico di medicina generale, che può indicare un inquadramento presso lo specialista otorinolaringoiatra o in ambulatori dedicati al post COVID. La visita comprende anamnesi dettagliata, esame obiettivo del cavo orale e del naso, ricerca di eventuali altre cause di disgeusia, come patologie locali, carenze nutrizionali o terapie farmacologiche concomitanti.
Lo specialista può proporre test del gusto standardizzati per quantificare la soglia di percezione delle diverse qualità gustative e definire un eventuale profilo selettivo del deficit. È opportuno valutare anche l’olfatto, data la frequente associazione con anosmia o iposmia dopo infezione da SARS-CoV-2. In presenza di farmaci noti per interferire con il gusto, come alcuni antipertensivi o antibiotici, può rendersi necessaria una revisione condivisa della terapia, quando clinicamente possibile e senza compromettere il controllo della patologia di base.
Prospettive terapeutiche, limiti delle evidenze e quando rivolgersi allo specialista
Le alterazioni delle papille gustative e dei segnali molecolari osservate negli studi recenti aprono ipotesi su possibili interventi mirati, ma non hanno ancora prodotto trattamenti specifici validati per la perdita di gusto post COVID. La gestione resta per ora sintomatica e di supporto, con attenzione allo stato nutrizionale, alla qualità di vita e all’impatto psicologico dei disturbi sul paziente e sulla rete familiare.
Alcuni approcci sperimentali, come protocolli di riabilitazione sensoriale strutturata o modulazioni farmacologiche indirette dei circuiti coinvolti, sono oggetto di studio, ma non esistono terapie standard basate su modulazione diretta della PLCβ2 o su interventi strutturali programmati sulle papille gustative. È opportuno rivolgersi allo specialista se la perdita del gusto persiste oltre alcuni mesi, se compaiono difficoltà alimentari significative o se coesistono altri sintomi di post COVID complessi che richiedono una presa in carico multidisciplinare.
La perdita persistente del gusto dopo COVID-19 sembra quindi derivare, almeno in un sottogruppo di pazienti, da cambiamenti misurabili nelle cellule gustative e nei loro meccanismi di segnalazione, inclusa la via mediata da PLCβ2 per i sapori dolce, amaro e umami. La ricerca è in corso e potrebbe offrire in futuro opzioni più mirate, ma al momento la valutazione specialistica e il supporto globale al paziente restano gli strumenti principali. La comunicazione chiara tra paziente, medico di base e specialisti è essenziale per monitorare l’evoluzione dei sintomi nel tempo.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o dello specialista. Per sintomi persistenti o dubbi sulla propria situazione clinica è indicato rivolgersi a un professionista sanitario, che può valutare il singolo caso e proporre eventuali approfondimenti.
Per approfondire
Studio sui fenotipi clinici delle sequele post acute di COVID-19 che analizza i fattori associati ai diversi fenotipi di PASC e contribuisce a inquadrare anche i disturbi sensoriali nel contesto più ampio delle sequele post acute.
Scheda del National Institutes of Health sulle sequele post acute con informazioni generali sui possibili sintomi a lungo termine dopo COVID-19 e sul concetto di PASC, utile sia al clinico sia al paziente informato.
Articolo indicizzato in PubMed sui disturbi del gusto post COVID con analisi delle alterazioni strutturali e funzionali delle papille gustative nei pazienti sintomatici e discussione delle possibili implicazioni fisiopatologiche.
Collegamenti NCBI ad articoli correlati su COVID-19 e gusto utili per approfondire il contesto scientifico delle alterazioni sensoriali osservate, inclusi gli studi più recenti sul ruolo di PLCβ2 e di altri marcatori molecolari delle cellule gustative.


