Lo studio di fase 2 MDT-BRIDGE, appena pubblicato su Nature Medicine e presentato a ESMO 2026, esplora un percorso “su misura” per il carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile o borderline resecabile. Dopo una terapia neoadiuvante con durvalumab più chemioterapia a base di platino, un team multidisciplinare decide se procedere alla chirurgia o puntare su chemioradioterapia definitiva con intento curativo.
Durvalumab è un’immunoterapia anti-PD-L1 già autorizzata in alcune indicazioni polmonari, ma il regime studiato in MDT-BRIDGE resta sperimentale. Il lavoro non propone una scorciatoia per usare il farmaco in ogni paziente con tumore polmonare, ma documenta percentuali di resezione elevate, un tasso di resezione R0 molto alto e dati di sicurezza che aiutano a capire in quali contesti potrebbe avere senso approfondire questo approccio clinico.
In quali pazienti con NSCLC è stato studiato il durvalumab neoadiuvante
MDT-BRIDGE è uno studio di fase 2 registrato su ClinicalTrials.gov (NCT05925530) che ha arruolato 142 pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio IIB–IIIB. Tutti erano giudicati resecabili o borderline resecabili al basale da un team multidisciplinare. Il 64,8% rientrava nella categoria resecabile e il 35,2% nella categoria borderline, quindi con maggiore complessità tecnica o rischio operatorio.
I pazienti hanno ricevuto durvalumab in combinazione con chemioterapia neoadiuvante a base di platino. Dopo questo blocco iniziale, un’équipe che comprendeva chirurgo toracico, oncologo medico e radioterapista ha rivalutato ogni caso per decidere se proporre resezione chirurgica o chemioradioterapia definitiva. Per chi desidera un quadro più ampio delle terapie innovative nel carcinoma polmonare non a piccole cellule esistono già diversi studi in corso.
Quanti pazienti sono arrivati alla chirurgia e con quali resezioni R0
Su 142 pazienti trattati con durvalumab più chemioterapia, il 74,6% è arrivato alla resezione chirurgica. L’intervallo di confidenza al 95% per questo tasso di resezione andava dal 66,7% all’81,6%. In totale 131 pazienti, pari al 92,3% del campione, hanno proseguito con un trattamento con intento curativo: 106 con chirurgia e 25 con chemioradioterapia definitiva secondo il disegno adattivo dello studio.
Nei pazienti operati il risultato tecnico è stato rilevante. Il 96,2% di chi ha iniziato il percorso chirurgico ha ottenuto una resezione R0, ossia senza residuo tumorale microscopico ai margini. La risposta patologica completa (assenza di cellule tumorali vitali nel pezzo operatorio) nella coorte analizzata per la resecabilità è risultata del 27,3%. Per chi è interessato al farmaco, una scheda di dettaglio di durvalumab (Imfinzi) è già disponibile nella banca dati nazionale.
Il ruolo del team multidisciplinare dopo la terapia neoadiuvante
Il cuore di MDT-BRIDGE è stato il percorso guidato dal team multidisciplinare dopo la terapia neoadiuvante. La rivalutazione ha stabilito per ogni paziente se mantenere l’obiettivo chirurgico o orientarsi verso chemioradioterapia definitiva con durvalumab di consolidamento. Lo studio riferisce che 117 pazienti, cioè l’82,4% della coorte, hanno ricevuto durvalumab in setting postoperatorio o di consolidamento dopo radiochemioterapia.
Per i pazienti non più candidabili alla resezione, il protocollo prevedeva chemioradioterapia definitiva con dose nominale di 60 Gy in 30 frazioni, cinque sedute a settimana per circa sei settimane. Tutti i 25 pazienti assegnati a questa strategia hanno completato il trattamento: 21 con schema concomitante e 4 sequenziale. In questo gruppo la sopravvivenza libera da progressione a 12 mesi, calcolata in modo post hoc, è stata stimata all’85% dalla prima dose del trattamento di studio.
Sicurezza, limiti dello studio MDT-BRIDGE e cosa resta da chiarire
Il profilo di sicurezza di durvalumab nel contesto perioperatorio e di consolidamento è stato descritto come gestibile. Tra i pazienti resecati, il 7,4% ha riportato eventi avversi di grado 3 o 4 durante il trattamento successivo all’intervento. Nel gruppo trattato con chemioradioterapia definitiva, gli eventi avversi di grado 3 o 4 sono comparsi nel 28% dei casi durante radiochemioterapia e nel 17,4% durante la fase di consolidamento con durvalumab.
Lo studio riporta anche dati esploratori su DNA tumorale circolante (ctDNA). La clearance al secondo ciclo, giorno 1, è risultata associata a un valore predittivo positivo dell’83,3% per la risposta patologica completa. Nei pazienti resecati con clearance del ctDNA prima dell’intervento non sono stati osservati eventi di sopravvivenza libera da eventi. Tra quelli senza clearance, la sopravvivenza libera da eventi a 12 mesi è stata stimata all’88,9%. Altri lavori stanno valutando percorsi simili in cui l’immunoterapia neoadiuvante, come nel caso di nuovi farmaci per il tumore del polmone, si integra con chirurgia e trattamenti di consolidamento.
MDT-BRIDGE resta però uno studio di fase 2, con analisi effettuata al cutoff del 12 gennaio 2026 e senza confronto diretto con un braccio di sola chemioterapia neoadiuvante. I dati suggeriscono fattibilità del percorso adattivo e alte percentuali di resezione R0, ma non permettono di considerare questo schema terapeutico lo standard per tutti. Durvalumab è già impiegato in diversi contesti oncologici, compresi altri tipi di tumore polmonare come il microcitoma polmonare esteso, ma ogni indicazione richiede valutazioni regolatorie dedicate.
I risultati di MDT-BRIDGE indicano che un approccio perioperatorio con durvalumab più chemioterapia, seguito da decisione guidata da team multidisciplinare, può consentire a molti pazienti con NSCLC in stadio IIB–IIIB di ricevere trattamenti con intento curativo, chirurgici o radiochemioterapici. Serviranno però studi di fase 3 controllati per chiarire l’effettivo beneficio rispetto agli standard attuali e definire meglio quali profili di pazienti potrebbero trarne maggiore vantaggio.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o dello specialista. Qualsiasi decisione terapeutica richiede una valutazione personalizzata da parte del team curante.





