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Sindrome di Otello: la gelosia patologica

La sindrome di Otello è una psicopatologia appartenente alla categoria dei “Deliri passionali”, e consiste in un disturbo delirante di gelosia, in cui il delirante è ossessionato dalla convinzione che venga tradito e ingannato dal proprio partner, trasformandosi in una relazione triangolare, con la presenza del “terzo incomodo”. L’ossessione e l’angoscia di sentirsi traditi e di dubitare della fedeltà della/del compagna/o, la/lo spinge addirittura a interpellare le agenzie investigative affinché raccolgano delle prove attestanti il tradimento e l’infedeltà del partner.

Generalmente, i deliri passionali si manifestano nei pazienti con squilibrio mentale, affettivo, sentimentale e caratteriale, associati a rigidità mentale ed allucinazioni.

Nella presente categoria rientra anche il delirio erotomanico, trattasi della convinzione di essere amati da una persona che si rivela alla fine del tutto fasulla, ma è solo frutto di fantasticherie e di costruzioni mentali.

Il delirante erotomanico passa dalla fase di attesa alla fase del rancore, con gesti violenti, quando scopre che quell’amore tanto sperato si rivela del tutto fallace.

In questa sede ci occuperemo del delirio di gelosia, sintomo principe della sindrome di Otello.

Dal punto di vista etimologico, il termine “Otello” deriva dalla celeberrima tragedia del rinomato drammaturgo inglese del ‘500, William Shakespeare, in cui Otello conquista la dolce Desdemona, e travolto dalla follia d’amore verso la donna attua una fuitina.

Il padre di Desdemona dichiara Otello come colpevole di averla stregata con delle opere occulte, e decide di vendicarsi. Tuttavia, Otello era così ammaliato da Desdemona, che in preda da una forte ed irrefrenabile gelosia e in seguito alle accuse infondate di tradimento, commette un gesto estremo: assassinare la sua incantevole e graziosa amata.

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Tale patologia si rivela quando una persona, affetta da un attaccamento morboso verso la propria anima gemella, la accusa ossessivamente di essere infedele, senza alcun minimo di prova tangibile che attesti tale tradimento.

Le assidue ed insistenti richieste di confessioni dell’eventuale tradimento avvenuto sono palesi, e talvolta si ricorre ai ricatti, per poi giungere alla coercizione e addirittura alla violenza fisica e psicologica.

Tale atteggiamento di “innamorato geloso patologico” è scatenato dalla fragilità mentale e psicologica.

Il paziente è totalmente convinto che il partner lo tradisca e ricorre ai mezzi più disparati per far ammettere all’altro la colpevolezza.

In alcuni casi, la vittima di tali accuse con lo scopo di cessare la gelosia morbosa della sua “metà”, e mossa dal terrore di divenire possibile vittima di stalking e di violenze fisiche, approva e confessa un insussistente tradimento.

Oggigiorno sono numerosi i casi di cronaca nera come i delitti passionali, che risultano in questi ultimi anni in crescente aumento.

I soggetti che attuano tali azioni estreme conducono una vita normale, ma in preda a tale morbosità nei confronti del marito/moglie, essi nel corso del tempo maturano delle paranoie che li spingono al delirio, alla disperazione e a porre fine a tali sentimenti, mediante: lo stalking (pedinando il partner o affidando l’incarico agli agenti investigativi), le condotte eterolesionistiche (omicidio) e autolesionistiche (suicidio).

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E’ bene sottolineare che all’interno di una coppia è necessaria una giusta dose di sana gelosia, che serve ad alimentare l’amore che rappresenta il pilastro su cui si fonda una relazione amorosa stabile e duratura, ma quando la gelosia diventa sempre più insistente e maniacale, allora si consiglia di ricorrere senza indugio ad adeguati interventi terapeutici per evitare che la gelosia cresca sempre di più e si trasformi in vendetta.

Quindi, evitiamo a tutti costi di far crescere e maturare dentro di noi questo sentimento negativo per noi stessi e per gli altri.

In sintesi schematizziamo l’evoluzione della gelosia verso la Sindrome di Otello:

  • gelosia;
  • rabbia;
  • odio;
  • vendetta (acting out).

Eziopatogenesi

I fattori eziologici che favoriscono l’esordio della Sindrome di Otello sono i seguenti:

  • scarsa autostima;
  • scarsa motivazione;
  • fragilità psichica e mentale;
  • disturbi di personalità:Disturbo Dipendente, Disturbo Narcisistico, Disturbo Ossessivo – Compulsivo e Disturbo Borderline di personalità;
  • disturbo d’ansia da separazione;
  • rabbia repressa che spinge ad una rabbia “espressa” sottoforma di acting – out;
  • il delirante è spinto a vendicarsi e a maltrattare il proprio partner a causa della dipendenza da alcol e sostanze psicoattive;
  • il terrore che l’amore che si dà non venga ricambiato;
  • il terrore di perdere “l’amore della propria vita”;

La sindrome di Otello colpisce indistintamente uomini e donne, anche se la sindrome si manifesta in maniera differente:

  • gli uomini agiscono esplicitamente ricorrendo all’aggressività e alla violenza psico-fisica;
  • le donne, in questi casi, riportano un disturbo psico-somatico chiamato: “brositimia”(le emozioni sono ingoiate e congelate – il dolore e la sofferenza sono represse). Esse incamerano nel cuore e nella mente il dolore provato, talvolta somatizzandolo, sviluppando una vera e propria forma di gelosia depressiva.

Aspetti della sindrome di Otello

La sindrome di Otello può manifestarsi sotto varie sfaccettature.

Elenchiamole ed analizziamole:

  • Gelosia ossessiva: il sospetto di non essere ricambiati sentimentalmente e di essere ingannati e traditi, conducono il paziente ad uno stato perenne di tormento psicologico che lo divora giorno dopo giorno, rendendolo irrazionale ed incapace di dominare i propri impulsi ed istinti, perdendo completamente il self – control;
  • Gelosia ansiosa: vivere il rapporto di coppia in continuo stato d’ansia da separazione;
  • Gelosia paranoica: è la più pericolosa poiché spinge il soggetto a ricorrere alla coercizione forzata e persino ad azioni violente affinché il partner confessi un presunto tradimento;
  • Gelosia depressiva: tipico delle donne, in cui si sentono incapaci ed impotenti di gestire e di portare avanti una relazione amorosa.
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Qualsiasi tipo di gelosia patologica procura un dissesto neuronale nella corteccia frontale ed un malfunzionamento del neurotrasmettitore dopaminergico.

Sintomatologia clinica

I pazienti affetti dalla sindrome di Otello presentano i seguenti segni clinici:

  • Psicosi;
  • Delirio;
  • Bipolarismo;
  • Etilismo;
  • Disfunzioni sessuali;
  • Patologie cerebrali;
  • Ansia;
  • Disturbo da panico;
  • Convulsioni (rari casi);
  • Azioni aggressive e violente;
  • Confabulazioni (false memorie);
  • Impulsività ed istintività esagerate;
  • Sensi di colpa e rabbia smodata;
  • Costanti atteggiamenti sospettosi e dubbiosi sulla fedeltà del partner;
  • Compromissione del normale funzionamento emotivo, psicologico, comportamentale, sociale e lavorativo.

Trattamenti terapeutici

Il trattamento della sindrome di Otello segue due orientamenti terapeutici che si ben compensano tra loro:

  • Farmacologico;
  • Psicoterapico.

La farmacoterapia può svolgersi in svariati modi, in base ai sintomi e alla storia clinica del paziente, si seguirà una specifica terapia farmacologica con precisi dosaggi e posologie da rispettare.

I farmaci prescritti sono gli antipsicotici tipici e atipici, integrati con gli antidepressivi triciclici e/o atipici, ansiolitici e/o con gli stabilizzatori dell’umore.

Generalmente i medicinali aiutano a ridurre il malessere psichico – emotivo – comportamentale causato dalla gelosia morbosa.

Le modalità di assunzione dei medicinali sono per via orale e intramuscolare.

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Analizziamo le reazioni provocate dalle componenti farmacologiche:

  • Antidepressivi triciclici (principi attivi: ClomipraminaImipraminaAmitriptilina): sono prescritti non solo nei casi di depressione, ma anche nelle psicosi, schizofrenia, disturbi da TIC, disturbi alimentari, disturbi d’ansia, attacchi di panico, ADHD, disturbi somatoformi, disturbi del sonno, ecc;
  • Ansiolitici (principi attivi delle Benzodiazepine sono: DiazepamLorazepamOxazepam) fungono da: tranquillanti, ipnoinducenti (riducono il sonno), miorilassanti (rilassano la muscolatura) e anticonvulsivanti (ideali per il trattamento dell’epilessia). Da evitare l’uso contemporaneo delle benzodiazepine con i FANS (farmaci anabolizzanti non steroidei – antiinfiammatori), alcol e droghe, che se assunti questi ultimi avranno un esito fatale;
  • Antidepressivi Atipici (principi attivi: TrazodoneLevosulpride): efficaci nella cura degli attacchi di panico, depressione endogena, ossessioni e compulsioni. Come effetti collaterali essi procurano: disturbi del sonno, vomito, mal di testa, capogiri, forte calo della pressione arteriosa, disfunzioni sessuali (“priapismo”: erezione patologica del pene), ecc;
  • Stabilizzatori dell’umore (principi attivi: LitioValproato Sodico): efficaci nel trattamento della distimia, bipolarismo, disturbi dell’umore di varia origine, disturbi maniacali e ipomaniacali, disturbi bipolari I e II associati al disturbo depressivo maggiore, disturbo cliclotimico. Come effetti collaterali essi provocano: aumento dell’appetito, nausea,vomito, tremor, capogiri, ecc;
  • Antipsicotici tipici (principi attivi: AmisulprideAloperidoloPromazinaClotiapinaClorpromazina): efficacissimi nel trattamento di tutte le forme psicotiche e schizofreniche, paranoie e disturbi deliranti. Come effetti collaterali essi provocano: sonnolenza, disturbi digestivi, cardiovascolari, ecc;
  • Antipsicotici atipici (principi attivi: QuetiapinaClozapinaRisperidoneOlanzapina): efficaci nella cura della schizofrenia, bipolarismo, demenze e disturbi psicotici.

Gli antipsicotici tipici e atipici sono entrambi degli antagonisti serotoninergici – dopaminergici, di conseguenza riducono la gelosia delirante (tipico sintomo sindromico), ma allo stesso tempo essi si distinguono dal punto di vista farmaco-dinamico.

Gli antipsicotici tipici hanno un alto livello di sedazione, agiscono maggiormente sui sintomi negativi piuttosto che su quelli positivi della schizofrenia e sono a rilascio rapido.

Gli antipsicotici atipici hanno un basso livello di sedazione, agiscono maggiormente sui sintomi positivi piuttosto che su quelli negativi della schizofrenia e sono a rilascio prolungato.

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Tutti i farmaci sopraelencati sono pericolosi, e i pazienti sottoposti a tali terapie vanno indubbiamente monitorati da uno specialista nel settore.

Per quanto concerne l’orientamento psicoterapico, si può ricorrere a due tecniche psicoterapiche molto efficienti, ovvero:

  • Psicoterapia cognitiva – comportamentale;
  • Psicoterapia di coppia (CONSIGLIABILE!).

 

 

Bibliografia
  1. A. Siracusano, Manuale di psichiatria, Il pensiero scientifico editore, 2007;
  2. V. Andreoli., G. B Cassano., R. Rossi, DSM-IV-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text revision ICD-10/ICD-9-CM. Classificazione parallela, Elsevier Ed., «Collana: ClassificazioniDSM/ICD», 2007;
  3. Cassano G. Battista, Pancheri Paolo – Manuale di psichiatria, Utet, 2005.

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