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Cleocin 2 Pc Crema Vag: Scheda Tecnica del Farmaco

Cleocin 2 Pc Crema Vag

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Cleocin 2 Pc Crema Vag: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Cleocin 2 Pc Crema Vag: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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CLEOCIN 2% Crema Vaginale

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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100 g di crema contengono: clindamicina fosfato 2,376 g, pari a clindamicina base 2 g

Eccipienti con effetti noti: glicole propilenico e alcool cetostearilico. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Crema vaginale.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Vaginosi batteriche/vaginiti aspecifiche (vaginiti sostenute da: Gardnerella vaginalis, Mobiluncus s.p.p., Bacteroides s.p.p., Mycoplasma hominis, Peptostreptococcus s.p.p.).

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Posologia

Un’ applicazione al giorno di 5 g di crema (pari a 100 mg di clindamicina) al momento di coricarsi, per 3-7 giorni consecutivi.

Modo di somministrazione

Riempire completamente di crema l’applicatore ed introdurre profondamente in vagina, estrudendo completamente tutto il contenuto.

04.3 Controindicazioni

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La clindamicina è controindicata nelle pazienti con precedenti anamnestici di ipersensibilità alla clindamicina, alla lincomicina o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Inoltre la clindamicina è controindicata nei soggetti con precedenti anamnestici di colite legata all’uso degli antibiotici.

Non somministrare nell’età pediatrica non essendo stata accertata la sicurezza d’impiego e l’efficacia.

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Prima o dopo l’inizio della terapia con clindamicina può essere necessario indagare con adeguati esami di laboratorio l’eventuale presenza di altre infezioni, comprese quelle da Trichomonas vaginalis, Candida albicans, Chlamydia trachomatis e gonococchi.

L’uso della clindamicina può provocare la proliferazione di organismi resistenti, in particolare di lieviti.

Qualora dovesse manifestarsi una superinfezione, intraprendere le misure terapeutiche adeguate.

CLEOCIN deve essere prescritto con cautela a pazienti con anamnesi positiva per malattie gastrointestinali, particolarmente coliti e agli individui atopici.

Sintomi indicativi di colite pseudomembranosa possono comparire durante o dopo il trattamento antimicrobico (vedere paragrafo 4.8). La colite pseudomembranosa è stata segnalata con quasi tutti gli antibatterici, compresa la clindamicina, con livelli di gravità compresi tra lieve e potenzialmente letale. È importante quindi che questa diagnosi sia presa in considerazione nei pazienti che presentano diarrea in seguito alla somministrazione di antibatterici. I casi di gravità moderata possono migliorare con la sospensione del farmaco.

In presenza di diarrea pseudomembranosa si deve interrompere il trattamento con la clindamicina e prescrivere un’adeguata terapia antibatterica. In questa situazione sono controindicati i farmaci che inibiscono la peristalsi.

Si consiglia cautela nel prescrivere la clindamicina in pazienti con malattia infiammatoria intestinale come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa.

Come con tutte le infezioni vaginali, durante il trattamento con la crema vaginale a base di clindamicina si sconsigliano i rapporti sessuali. L’efficacia dei dispositivi contraccettivi quali i profilattici maschili e i diaframmi vaginali in lattice può diminuire se esposti alla base (come paraffina liquida) utilizzata nella clindamicina crema vaginale. L’uso di tali presidi è sconsigliato nelle 72 ore successive al trattamento con la crema vaginale a base di clindamicina, per la possibile riduzione dell’efficacia contraccettiva o della protezione nei confronti delle malattie sessualmente trasmesse.

Durante il trattamento con la crema vaginale a base di clindamicina è sconsigliato l’uso di altri prodotti vaginali, come tamponi e lavande vaginali.

Particolare attenzione va pure rivolta a precedenti allergici legati all’uso di farmaci o altri allergeni.

L’uso, specie se prolungato, dei prodotti topici, può dar luogo a fenomeni di sensibilizzazione. Ove ciò si verifichi, occorre sospendere il trattamento ed adottare idonee misure terapeutiche.

Evitare il contatto con gli occhi.

I dati sull’uso di CLEOCIN in donne in gravidanza sono limitati pertanto non è raccomandato durante il primo trimestre e l’uso deve essere effettuato solo se strettamente necessario nel secondo e terzo trimestre (vedere par 4.6).Non è noto se CLEOCIN venga escreto nel latte materno, pertanto si deve effettuare una valutazione rischio/beneficio prima del suo utilizzo durante l’allattamento (vedere par 4.6).

Popolazione pediatrica

La sicurezza e l’efficacia nei pazienti pediatrici non è stata stabilita.

Informazioni importanti su alcuni eccipienti

Cleocin contiene alcool cetostearilico, che può causare reazioni cutanee locali (come la dermatite da contatto). Cleocin contiene glicole propilenico che può causare irritazione cutanea.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Non sono disponibili informazioni sull’uso concomitante di altri medicinali per via vaginale con la clindamicina.

E’ stata dimostrata una resistenza crociata fra clindamicina e lincomicina.

La clindamicina per via sistemica ha proprietà di bloccante neuromuscolare che può potenziare l’attività di altri farmaci bloccanti neuromuscolari (per esempio: etere, tubocurarina, pancuronio). Deve essere quindi utilizzata con cautela nei pazienti che assumono tali farmaci (vedere paragrafo 4.9).

Antagonisti della vitamina K

Test di coagulazione aumentati (PT/INR) e/o emorragie sono stati riportati in pazienti trattati con clindamicina in associazione con antagonisti della vitamina K (es. warfarin, acenocumarolo e fluindione). Pertanto, i test di coagulazione nei pazienti in trattamento con antagonisti della vitamina K devono essere frequentemente monitorati.

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza

Poiché non esistono studi adeguati e ben controllati su donne nel primo trimestre di gravidanza, l’uso della clindamicina è sconsigliato in questo periodo.

Negli studi clinici, l’uso intravaginale di prodotti vaginali a base di clindamicina nelle donne nel secondo trimestre di gravidanza e l’uso sistemico della clindamicina fosfato nel secondo e terzo trimestre non sono risultati associati ad anomalie congenite.

La clindamicina può essere utilizzata nel trattamento delle donne in gravidanza durante il secondo ed il terzo trimestre se strettamente necessario.

Studi sulla riproduzione, condotti nel ratto e nel topo somministrando clindamicina per via orale e parenterale a dosi comprese tra 100 e 600 mg/kg/die, non hanno evidenziato segni di danni al feto causati dalla clindamicina.

In un ceppo murino fu osservata palatoschisi nei feti trattati; questo effetto non era però presente in tutti gli altri ceppi di topo o nelle altre specie animali studiate: è pertanto da considerarsi un effetto ceppo-specifico. Non sempre gli studi sulla riproduzione negli animali sono predittivi della risposta nella specie umana.

Allattamento

Non è noto se la clindamicina crema vaginale applicata per via vaginale venga escreta nel latte materno. Tuttavia è stata segnalata la presenza di clindamicina nel latte materno dopo somministrazione orale o parenterale. Pertanto, si deve effettuare una valutazione globale del rapporto beneficio/rischio quando si prende in considerazione l’utilizzo della crema vaginale a base di clindamicina in una donna che allatta.

Fertilità

Gli studi sulla fertilità nei ratti trattati con clindamicina per via orale non hanno mostrato effetti sulla fertilità o sulla capacità riproduttiva. Non sono stati effettuati studi sulla fertilità negli animali utilizzando la somministrazione per via vaginale.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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La clindamicina non altera o altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari.

04.8 Effetti indesiderati

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CLEOCIN è generalmente ben tollerato. Gli effetti collaterali più frequentemente riportati sono stati cervico-vaginiti e vulvo-vaginiti sostenute da Candida AlbicansTrichomonas vaginalis, irritazione vulvare.

La sicurezza d’impiego della crema vaginale a base di clindamicina è stata valutata sia in pazienti non in stato di gravidanza sia in pazienti durante il secondo e terzo trimestre di gestazione.

I seguenti effetti indesiderati sono stati riscontrati in meno del 10% delle pazienti;in particolare, le frequenze sono riportate come segue: Comune: ≥ 1/100 e < 1/10; Non comune: ≥1/1.000 e < 1/100 oppure Non nota: la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili.

Classificazione per organo, sistema/apparato Frequenza Effetti indesiderati
Patologie dell’orecchio e del labirinto Non comune Vertigini
Patologie endocrine Non nota Ipertiroidismo
Patologie gastrointestinali Comune Crampi addominali
Non comune Dolore addominale generalizzato, alitosi, diarrea, nausea, vomito, stipsi, dispepsia, flatulenza
Non nota Dolore addominale localizzato dilatazione addominale, disturbi gastrointestinali
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Non nota Gonfiore da infiammazione, dolore generalizzato
Infezioni ed infestazioni Comune Candidiasi vaginale, vulvovaginite
Non comune Vaginite/infezione vaginale, infezioni del tratto urinario, candidiasi diffusa, infezioni fungine
Non nota Vaginite da Trichomonas, infezioni batteriche, infezioni del tratto respiratorio superiore, candidiasi (cute)
Disturbi del sistema immunitario Non comune Reazioni allergiche
Esami diagnostici Non nota Test microbiologici alterati
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Non nota Dolore dorsale
Patologie del sistema nervoso Non comune Cefalea, giramenti di testa
Non nota Alterazione del gusto
Condizioni di gravidanza, puerperio e perinatali Non nota Travaglio innaturale
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Comune Patologie vulvovaginali
Non comune Dolore vaginale, secrezioni vaginali
Non nota Disturbi mestruali, metrorragia, endometriosi, dolore pelvico
Patologie renali e urinarie Non comune Disuria, glicosuria, proteinuria
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Non comune Epistassi
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune Prurito (sito diverso da quello di applicazione)
Non comune Rash, eritema, orticaria
Non nota Rash maculopapulare

Dopo applicazione per via vaginale l’assorbimento sistemico della clindamicina è minimo (massimo 7-8% dopo applicazione ripetuta). Comunque, attualmente non è possibile escludere la possibilità di comparsa di reazioni comunemente osservate con la somministrazione orale o parenterale di clindamicina, quali:

Patologie del sistema emolinfopoietico: si sono verificati casi di neutropenia (leucopenia) ed eosinofilia transitorie, agranulocitosi e trombocitopenia, in cui non è stata dimostrata una sicura correlazione eziologica con la clindamicina.

Disturbi del sistema immunitario: reazioni anafilattoidi.

Patologie del sistema nervoso: disgeusia.

Patologie gastrointestinali: dolore addominale, esofagite, ulcera esofagea, nausea, vomito e diarrea.

Patologie epato-biliari: durante il trattamento con clindamicina sono state osservate alterazioni dei parametri della funzionalità epatica ed ittero.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: durante il trattamento sono stati osservati esantemi maculopapulosi ed orticaria. Gli effetti collaterali riportati più frequentemente sono gli esantemi morbilliformi generalizzati di grado lieve o moderato. Rari casi di eritema multiforme sono stati correlati alla clindamicina. Qualora si verificasse una di queste reazioni la terapia con clindamicina deve essere sospesa. Se le reazioni sono gravi, trattarle come di consueto (adrenalina, corticosteroidi, antistaminici). Sono stati riportati casi di prurito, vaginite e rari casi di dermatite esfoliativa e vescicolo-bollosa. Nella fase successiva alla commercializzazione sono stati riportati rari casi di necrolisi epidermica tossica e casi tipo sindrome di Stevens-Johnson.

A seguito di somministrazione di clindamicina, sia per via topica che sistemica, sono stati segnalati casi di: diarrea, diarrea emorragica, colite (inclusa grave colite pseudomembranosa).

Il medico pertanto deve valutare il possibile sviluppo di diarrea e coliti antibiotico-dipendenti. Queste ultime possono insorgere durante la somministrazione od anche dopo 2 o 3 settimane dalla fine della terapia. Dagli studi è emerso che una delle cause primarie delle coliti antibiotico-dipendenti è rappresentata da una tossina prodotta dai clostridia.

Questi tipi di colite sono di solito caratterizzati da grave e persistente diarrea e da intensi crampi addominali, con possibile presenza di sangue e muco nelle feci.

Nel caso di grave diarrea si consiglia di effettuare un esame rettosigmoidoscopico. La presenza di colite può essere ulteriormente confermata dall’esame colturale delle feci per il C. difficile in un terreno selettivo e dal saggio per la tossina del C. difficile.

Farmaci antiperistaltici, gli oppiacei e il difenossilato con atropina, possono prolungare o peggiorare il quadro morboso.

Pertanto in caso di diarrea, l’applicazione del farmaco deve essere immediatamente interrotta e deve essere istituita dal medico terapia idonea.

La vancomicina si è dimostrata efficace nel trattamento della colite pseudomembranosa indotta dagli antibiotici e causata dal Clostridium difficile.

Solitamente, negli adulti, la dose giornaliera varia da 500 mg a 2 g di vancomicina, per via orale, suddivisa in 3-4 somministrazioni per 7-10 giorni. Sono stati descritti alcuni rari casi di ricaduta dopo il trattamento con vancomicina.

Casi di colite di modesta entità possono regredire alla semplice sospensione della terapia.

Nei casi, da moderati a gravi, si consiglia di somministrare liquidi, elettroliti e proteine, a seconda della necessità.

La colestiramina si lega alla tossina in vitro: però questa resina si lega anche alla vancomicina. Pertanto nel caso di somministrazione contemporanea di colestiramina e vancomicina è consigliabile somministrare ciascun farmaco ad orari diversi.

Nei casi di colite vanno comunque considerate tutte le altre possibili cause.

04.9 Sovradosaggio

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Non sono stati riportati casi di sovradosaggio con la clindamicina. La clindamicina fosfato contenuta nella crema vaginale applicata in vagina può essere assorbita in quantità sufficienti a produrre effetti sistemici.

In caso di sovradosaggio, effettuare un trattamento sintomatico e istituire un’ adeguata terapia di supporto secondo necessità.

L’ingestione accidentale del prodotto può produrre effetti comparabili alle concentrazioni terapeutiche della clindamicina orale.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Categoria farmacoterapeutica: Antibiotici-antimicrobici ed antisettici ginecologici.

Codice ATC: G01AA10

La clindamicina fosfato è un estere idrosolubile dell’antibiotico semisintetico ottenuto mediante la sostituzione 7(S)-cloro del gruppo 7(R)-idrossilico della lincomicina.

La clindamicina è un agente antimicrobico che è risultato efficace nel trattamento delle infezioni causate da batteri anaerobi suscettibili o da ceppi suscettibili di batteri aerobi Gram positivi. Ha mostrato attività in vitro contro i seguenti organismi, associati alle vaginosi batteriche:

Gardnerella vaginalis

Mobiluncus s.p.p.

Bacteroides s.p.p.

Mycoplasma hominis

Peptostreptococcus s.p.p.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Dopo somministrazione unica giornaliera per via vaginale di 5 g di crema, equivalenti a 100 mg di clindamicina base, il picco sierico medio dei livelli di clindamicina nel volontario era 20 ng/ml (range da 3 a 93 ng/ml).

Circa il 3% (range da 0,1 a 7%) della dose somministrata è assorbito sistemicamente.

Nelle donne affette da vaginosi batteriche, le quantità di clindamicina assorbita dopo somministrazione per via vaginale di 100 mg di CLEOCIN (20 mg/g) è pari al 4% (range da 0,8 a 8%), approssimativamente lo stesso che nel volontario sano.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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I dati di tossicità acuta relativi all’animale da esperimento sono i seguenti:

Specie animale Somministrazione DL50(mg/kg)
Topo e.v. 855
Topo i.p. 1145
Ratto neonato s.c. 179
Ratto adulto s.c. > 2000
Ratto p.o. 1832

La clindamicina fosfato, somministrata per via parenterale nei ratti alla dose di 120 mg/kg/die per 30 giorni è stata ben tollerata.

Somministrata e.v. nel cane (fino a 120 mg/kg/die per un periodo di 6-27 giorni) non ha indotto modificazioni significative.

La somministrazione i.m. nel cane (fino a 90 mg/kg/die per 6-30 giorni) ha indotto dolore nel sito d’iniezione e un aumento delle transaminasi.

La tollerabilità locale e generale, valutata nel coniglio, è risultata buona.

La clindamicina fosfato in studi condotti sul topo, ratto, maiale, non ha dimostrato alcun effetto di tipo teratogeno.

La somministrazione di 100-180 mg/kg di clindamicina fosfato a femmine di ratto e di topo gravide non ha indotto variazioni di parametri produttivi nè effetti di tipo teratogeno.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Paraffina liquida, glicole propilenico, polisorbato 60, alcool cetostearilico, cetil palmitato, acido stearico, sorbitan monostearato, alcool benzilico, acqua depurata.

06.2 Incompatibilità

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Non è consigliato l’impiego contemporaneo con altri prodotti per via intravaginale.

06.3 Periodo di validità

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2 anni.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Conservare a temperatura non superiore a 25°C. Non refrigerare o congelare.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Tubo in laminato di alluminio e politene. Tappo in polipropilene. Applicatori monouso in politene.

Tubo da 21 g di crema vaginale, con 3 applicatori monouso Tubo da 40 g di crema vaginale, con 7 applicatori monouso

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Pfizer Italia S.r.l.

Via Isonzo, 71 – 04100 Latina (LT)

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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AIC n.: 028535019 “2% crema vaginale” tubo 40 g

AIC n.: 028535021 “2% crema vaginale” tubo 21 g

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Data della prima autorizzazione: 28 aprile 1993 Data del rinnovo più recente: 28 aprile 2013

10.0 Data di revisione del testo

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28/03/2015

PRESCRIVIBILITÀ ED INFORMAZIONI PARTICOLARI

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Cleocin – Crema Vag 40 G 2%+7 Appl (Clindamicina Fosfato)
Classe C: A totale carico del cittadino NotaAIFA: Nessuna Ricetta: Ricetta Ripetibile Tipo: Etico Info: Prontuario terapeutico regionale ATC: G01AA10 AIC: 028535019 Prezzo: 26,5 Ditta: Pfizer Italia Srl


FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22/7/1982, con voti 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Aspetti clinici e di laboratorio di un nuovo enteropatogeno: il Clostridium difficile“. Abilitato all’ esercizio della professione medica nell’ ottobre 1982 Iscritto all’ Albo dei Medici di Roma e Provincia il 26/1/1983