Jakavi: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali

Riassunto generato con AI dalle schede tecniche AIFA e dai bugiardini di Jakavi: a cosa serve, come si usa, controindicazioni, interazioni, gravidanza, effetti indesiderati.

Riassunto generato con AI, aggiornato il 18/10/2026.

Fonti usate dall'AI: 2 schede tecniche AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina indicazioni, 1 pagina effetti collaterali, 1 pagina sicurezza e azione, 1 riassunto EPAR EMA scorri →

  1. 1 Scheda tecnica AIFAJakavi 5 mg compresse
  2. 2 Scheda tecnica AIFAJakavi 14 Cpr 10 mg
  3. 3 BugiardinoJakavi
  4. 4 IndicazioniJakavi
  5. 5 Effetti collateraliJakavi
  6. 6 Sicurezza e azioneJakavi
  7. 7 Riassunto EPAR EMAJakavi (ruxolitinib)

Il testo è generato solo da questi 7 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.

Jakavi è un farmaco a base di ruxolitinib, indicato negli adulti per la mielofibrosi e per la policitemia vera resistente o intollerante a idrossiurea; nella formulazione riportata in scheda tecnica è indicato anche per la malattia del trapianto contro l’ospite acuta o cronica in pazienti di età pari o superiore a 12 anni con risposta inadeguata a corticosteroidi o altre terapie sistemiche.[1]

Prima di usarlo è importante sapere che non deve essere assunto in caso di ipersensibilità al principio attivo o ad i eccipienti, in gravidanza o durante l’allattamento; inoltre il trattamento va iniziato solo da un medico esperto e richiede controlli ematici regolari.[1, 3]

Jakavi può causare soppressione del midollo osseo, infezioni anche gravi e interazioni con alcuni farmaci: per questo la dose va scelta e monitorata dal medico in base alla malattia, alla conta piastrinica e ad altri parametri clinici.[1]

A cosa serve

Jakavi contiene ruxolitinib ed è usato per ridurre la splenomegalia e i sintomi correlati alla mielofibrosi negli adulti con mielofibrosi primaria, post policitemia vera o post trombocitemia essenziale.[1, 3, 4] È indicato anche negli adulti con policitemia vera resistenti o intolleranti a idrossiurea.[1, 3, 4] Nella scheda tecnica AIFA disponibile, Jakavi è indicato inoltre per la malattia del trapianto contro l’ospite acuta o cronica in pazienti di almeno 12 anni con risposta inadeguata a corticosteroidi o altre terapie sistemiche.[1] Il foglio illustrativo spiega che nelle malattie mieloproliferative Jakavi aiuta a ridurre la milza ingrossata e alcuni sintomi come febbre, sudorazione notturna, dolore osseo e perdita di peso.[3] Il riassunto EPAR EMA descrive che, nella policitemia vera, il medicinale è usato quando l’idrossicarbamide non è efficace o provoca effetti indesiderati non accettabili.[7]

Formulazioni e come si usa

Jakavi è disponibile in compresse da 5 mg, 10 mg, 15 mg e 20 mg di ruxolitinib.[1, 3] Il trattamento deve essere iniziato solo da un medico esperto nella somministrazione di farmaci antitumorali e richiede una conta ematica completa prima di iniziare, con monitoraggio ogni 2-4 settimane fino alla stabilizzazione della dose e poi secondo necessità clinica.[1, 2]

Dosi iniziali e dose massima negli adulti

Indicazione Dose iniziale raccomandata Dose massima giornaliera
Mielofibrosi dipende dalla conta piastrinica: 20 mg due volte al giorno se >200.000/mm³; 15 mg due volte al giorno se 100.000-200.000/mm³; 10 mg due volte al giorno se 75.000-<100.000/mm³; 5 mg due volte al giorno se 50.000-<75.000/mm³ 25 mg due volte al giorno
Policitemia vera 10 mg due volte al giorno 25 mg due volte al giorno

| GvHD acuta o cronica | 10 mg due volte al giorno | non indicata nella fonte consultata per questa scheda |[1]

Nella mielofibrosi e nella policitemia vera la dose può essere aumentata di 5 mg due volte al giorno alla volta, fino alla dose massima di 25 mg due volte al giorno, ma non prima delle prime 4 settimane e poi non più spesso di ogni 2 settimane.[1, 2] Il trattamento va sospeso se le piastrine scendono sotto 50.000/mm³ o i neutrofili assoluti sotto 500/mm³; nella policitemia vera va sospeso anche se l’emoglobina scende sotto 8 g/dL.[1, 2] Dopo il recupero dei valori, la terapia può essere ripresa a 5 mg due volte al giorno e poi aumentata gradualmente sotto stretto controllo ematologico.[1, 2]

Se Jakavi è assunto insieme a forti inibitori del CYP3A4 o a farmaci che inibiscono sia CYP2C9 sia CYP3A4, come fluconazolo, la singola dose va ridotta di circa il 50% e il monitoraggio deve essere più frequente; nella scheda tecnica AIFA per 10 mg è anche riportato di evitare l’uso concomitante con fluconazolo a dosi superiori a 200 mg al giorno.[1, 2] Nei pazienti con compromissione renale lieve o moderata non è necessario un aggiustamento specifico della dose, mentre nella compromissione renale severa la dose iniziale va ridotta di circa il 50% o, nella policitemia vera, è di 5 mg due volte al giorno; nei pazienti in emodialisi con insufficienza renale terminale le raccomandazioni sono più specifiche e dipendono dall’indicazione.[4] In caso di compromissione epatica, la dose iniziale raccomandata va ridotta di circa il 50%.[4]

Controindicazioni e avvertenze

Jakavi è controindicato in caso di ipersensibilità al ruxolitinib o a uno qualsiasi degli eccipienti, oltre che in gravidanza e durante l’allattamento.[1, 2, 3] Il farmaco contiene lattosio, quindi non deve essere assunto da chi ha rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit totale di lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio.[1, 2] Può causare trombocitopenia, anemia e neutropenia, perciò il medico deve controllare l’emocromo prima e durante il trattamento.[1, 2] I pazienti con valori bassi di piastrine all’inizio della terapia sono più esposti a trombocitopenia durante il trattamento.[1, 2] Sono state osservate infezioni gravi batteriche, micobatteriche, micotiche, virali e opportunistiche; il trattamento non deve essere iniziato finché le infezioni attive gravi non si sono risolte, e prima di iniziare va valutato anche il rischio di tubercolosi attiva o latente.[1, 2] Dopo sospensione o interruzione del trattamento, i sintomi della mielofibrosi possono ripresentarsi entro circa una settimana.[1, 2] In assenza di necessità di sospensione brusca, può essere considerata una riduzione graduale della dose, anche se l’utilità di questa strategia non è dimostrata.[1, 2]

Gravidanza e allattamento

Jakavi non deve essere usato in gravidanza perché nei dati preclinici ruxolitinib è risultato embriotossico e fetotossico.[1, 2, 3] Le donne in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento.[1, 2] Se si verifica una gravidanza durante la terapia, la valutazione del rapporto rischio-beneficio va fatta caso per caso dal medico.[1, 2] Jakavi non deve essere usato durante l’allattamento e l’allattamento va sospeso quando si inizia il trattamento.[1, 2, 3]

Effetti indesiderati

Nella mielofibrosi le reazioni avverse più frequenti sono trombocitopenia e anemia; tra gli eventi ematologici riportati con maggiore frequenza ci sono anche neutropenia, mentre tra quelli non ematologici compaiono lividi, altri sanguinamenti e capogiri.[1, 2, 5] Nella policitemia vera gli effetti indesiderati più comuni includono anemia, trombocitopenia, aumento di peso, capogiri, mal di testa e alterazioni degli enzimi epatici.[1, 2, 5] Nel materiale EPAR EMA, per la mielofibrosi sono riportati come effetti più comuni trombocitopenia, anemia, neutropenia, sanguinamento, lividura, ipertrigliceridemia, capogiro e aumento degli enzimi epatici; nella policitemia vera sono riportati trombocitopenia, anemia, aumento ponderale, cefalea, capogiro, ipercolesterolemia e aumento degli enzimi epatici.[7] Se compaiono febbre, lividi o sanguinamenti insoliti, stanchezza marcata, respiro corto o segni di infezione, è opportuno avvisare subito il medico.[3]

Studi principali e meccanismo d’azione

Ruxolitinib è un inibitore selettivo delle Janus chinasi JAK1 e JAK2, enzimi coinvolti nei segnali di citochine e fattori di crescita importanti per ematopoiesi e funzione immunitaria.[1, 2, 6] Nelle neoplasie mieloproliferative come mielofibrosi e policitemia vera, l’iperattività della via JAK-STAT contribuisce alla malattia, e ruxolitinib ne riduce il segnale.[1, 2, 6, 7] Negli studi registrativi di fase 3 nella mielofibrosi, COMFORT-I ha coinvolto 309 pazienti e COMFORT-II 219 pazienti; nello studio COMFORT-I il 42% dei pazienti trattati con Jakavi ha raggiunto la riduzione del volume della milza del 35% a 6 mesi contro meno dell’1% con placebo, mentre nello studio COMFORT-II il 29% ha raggiunto lo stesso obiettivo a 1 anno contro 0% con la migliore terapia disponibile.[7] Nello studio principale nella policitemia vera, condotto su 222 pazienti, il 21% dei pazienti trattati con Jakavi ha raggiunto il criterio di miglioramento dopo 8 mesi rispetto all’1% con la migliore terapia disponibile.[7] Per la GvHD, l’EPAR EMA riporta efficacia nel ridurre i sintomi sia nella forma acuta sia nella forma cronica negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni in su.[7]

Domande frequenti

Jakavi si prende con il cibo? Jakavi è una compressa da assumere per via orale due volte al giorno; nelle fonti fornite non è riportata un’indicazione specifica sull’assunzione rispetto ai pasti.[1, 2, 3]

Serve fare esami del sangue? Sì, prima di iniziare il trattamento e poi ogni 2-4 settimane fino alla stabilizzazione della dose, quindi secondo necessità clinica.[1, 2, 3]

Posso interromperlo di colpo? Dopo la sospensione i sintomi della mielofibrosi possono tornare entro circa una settimana; se non è necessaria una sospensione brusca, il medico può considerare una riduzione graduale della dose.[1, 2]

Qual è il principio attivo di Jakavi? Il principio attivo è ruxolitinib, presente come fosfato nelle compresse.[1, 3]

Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Jakavi 5 mg compresse: Scheda Tecnica del Farmaco. Avvertenze.