Pertosse, casi 14 volte più alti in Europa: il nuovo studio 1990–2023 e quanto rischiano i neonati

Nei lattanti sotto i 6 mesi il rischio resta elevato, con forte impatto delle coperture DTaP e della vaccinazione Tdap in gravidanza.

La pertosse continua a essere una delle principali cause di malattia respiratoria prevenibile con vaccino, soprattutto nei neonati. Un’analisi del Global Burden of Disease Study 2023, pubblicata su Nature Medicine, ha ricostruito il peso globale di questa infezione dal 1990 al 2023. Il quadro mostra un calo di lungo periodo dei casi e dei decessi, seguito da un rimbalzo dopo la fase più acuta della pandemia da COVID-19, con valori 2023 globali simili al 2019.

La nuova analisi aggiorna i dati fino al 2023 e utilizza il consueto framework GBD, che combina sorveglianza internazionale, registri di mortalità e stime di copertura vaccinale. Il risultato evidenzia che, nonostante decenni di vaccinazioni infantili, la pertosse resta particolarmente pericolosa per i lattanti sotto i 6 mesi, soprattutto se non ancora protetti direttamente o tramite anticorpi materni. Il tema riguarda chi programma una gravidanza e chi gestisce i calendari vaccinali nei primi anni di vita.

Cosa mostra lo studio GBD 1990–2023 sul peso globale della pertosse

Il Global Burden of Disease Study 2023 ha stimato il carico della pertosse tra il 1990 e il 2023 a livello globale, regionale e nazionale. Le stime includono incidenza, mortalità e anni di vita persi, con una base dati che integra notifiche di sorveglianza dell’Organizzazione mondiale della sanità e UNICEF, serie storiche nazionali e registrazioni vitali. Dal 1990 al 2023 si osserva una tendenza alla riduzione di casi e decessi nella media globale, in parallelo con l’espansione dei programmi vaccinali infantili.

Secondo le stime GBD, i tassi standardizzati di incidenza e mortalità globali diminuiscono nettamente tra 1990 e 2023, mentre il 2023 risulta sostanzialmente allineato ai livelli pre-pandemici del 2019. Il rimbalzo rispetto al triennio 2020–2022 riflette soprattutto la fine del periodo di sottocircolazione legato alle misure anti-COVID. Lo studio segnala però che in 36 dei 204 Paesi analizzati, tra cui gli Stati Uniti, l’incidenza standardizzata è aumentata nel lungo periodo.

Lo studio utilizza come covariate la copertura vaccinale contro la pertosse, l’uso di mascherine e i tassi di infezione da COVID-19 per interpretare l’andamento recente. I dati del WHO Immunization Data Portal permettono un confronto tra Paesi per tassi di incidenza e livelli di immunizzazione. La stessa logica di integrazione di sorveglianza, registri e modelli viene applicata anche ad altre infezioni respiratorie con impatto globale e continua a essere usata per la valutazione del peso di COVID-19.

Perché dopo il 2020 casi e decessi per pertosse sono tornati ad aumentare

Secondo il bollettino della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2023 si è osservato un forte aumento dei casi di pertosse rispetto al 2022, dopo i livelli insolitamente bassi degli anni di pandemia. Il documento segnala anche più decessi in bambini sotto 1 anno rispetto al periodo immediatamente pre-pandemico, con prosecuzione della trasmissione nel 2024. I numeri precisi variano tra i diversi sistemi di sorveglianza nazionali.

Le stime GBD collegano questo rimbalzo a più fattori: la riduzione delle misure non farmacologiche come l’uso di mascherine, il ripristino dei contatti sociali e le interruzioni dei programmi vaccinali infantili durante la pandemia. Una dinamica simile è stata descritta per l’influenza stagionale, con ondate intense dopo anni di circolazione ridotta. Il rallentamento delle campagne di richiamo negli adolescenti e negli adulti ha inoltre ampliato il serbatoio di soggetti suscettibili nelle comunità.

Lattanti sotto i 6 mesi: perché restano il gruppo più vulnerabile

Capitolo critico dello studio è il peso della pertosse nei lattanti. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, tra il 2013 e il 2022 il 57% dei decessi correlati alla pertosse negli Stati Uniti ha riguardato bambini sotto i 2 mesi. Questa fascia di età è troppo piccola per ricevere il vaccino combinato difterite, tetano, pertosse acellulare (DTaP), quindi dipende dalla protezione immunitaria di chi vive nello stesso ambiente.

Per ridurre il rischio nei primi mesi, il CDC raccomanda una dose di vaccino Tdap in ogni gravidanza, preferibilmente tra la 27ª e la 36ª settimana. Studi statunitensi indicano che la vaccinazione materna nel terzo trimestre è associata alla prevenzione di circa il 78% dei casi di pertosse e di circa il 90% dei ricoveri nei lattanti sotto i 2 mesi. Le evidenze mostrano anche un aumento significativo degli anticorpi anti-pertosse nel sangue cordonale dopo la vaccinazione dTpa in gravidanza, con trasferimento passivo di protezione al neonato.

Le linee guida CDC e OMS insistono anche sulla vaccinazione infantile tempestiva con tre dosi nei primi mesi di vita e un richiamo tra 1 e 6 anni. La guida OMS sulla sorveglianza raccomanda di monitorare morbosità e mortalità nei bambini sotto i 5 anni per valutare in modo accurato l’impatto dei programmi vaccinali. La protezione dei lattanti richiede quindi un approccio a più livelli, che comprende anche la diagnosi precoce di tosse persistente negli adulti conviventi, spesso confusa con altre forme di tosse.

Differenze regionali: dall’Africa subsahariana alle aree ad alto reddito

Lo studio GBD conferma che il calo di lungo periodo della pertosse non è uniforme in tutti i contesti. In molte aree ad alto reddito, dove da decenni esistono programmi strutturati di vaccinazione infantile e di richiamo, il carico complessivo di malattia e mortalità si è ridotto in modo marcato, pur con fiammate periodiche. La recrudescenza del 2023 nella Regione europea mostra però che la copertura vaccinale insufficiente o disomogenea può rendere vulnerabili anche i sistemi sanitari considerati più solidi.

Nell’Africa subsahariana e in altre regioni a basso e medio reddito il modello GBD indica un peso ancora elevato, in relazione a coperture vaccinali incomplete, accesso limitato ai servizi sanitari e sorveglianza meno strutturata. La guida OMS sulla sorveglianza della pertosse sottolinea la necessità di rafforzare la raccolta dati, con particolare attenzione ai bambini sotto i 5 anni. In questi contesti, la concomitanza con altre infezioni respiratorie, come l’influenza, può aumentare ulteriormente il rischio di complicanze gravi e di decesso.

Nel complesso, il nuovo quadro 1990–2023 suggerisce che la pertosse resta una minaccia prevenibile ma non sconfitta in nessuna area. Il calo di lungo periodo conferma l’efficacia dei vaccini, mentre il rimbalzo dopo la pandemia corrisponde a un ritorno verso livelli simili al 2019 e richiama alla necessità di mantenere alta la copertura infantile, promuovere la vaccinazione Tdap in ogni gravidanza e rafforzare la sorveglianza, soprattutto nei lattanti e nelle aree con maggiori fragilità sanitarie.

Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o del pediatra. Per decisioni sulla vaccinazione o sulla gestione di sintomi sospetti di pertosse è necessario consultare uno specialista, che potrà valutare il singolo caso e il contesto epidemiologico locale.

Per approfondire

CDC, Chapter 10 Pertussis presenta definizioni di caso, dati recenti e indicazioni pratiche per la sorveglianza e la gestione clinica della pertosse, con particolare attenzione alle fasce di età più esposte.

CDC, raccomandazioni vaccino Tdap in gravidanza riassume prove di efficacia e calendario ottimale della vaccinazione materna per proteggere i lattanti nei primi mesi di vita.

OMS, bollettino Regione europea 2023 fornisce i dati aggiornati sull’aumento dei casi di pertosse in Europa, con numeri di incidenza e decessi riportati per età e andamento temporale.

OMS, guida alla sorveglianza della pertosse descrive in dettaglio obiettivi, metodi di raccolta dati e raccomandazioni vaccinali per i diversi gruppi di età, con indicazioni specifiche per i Paesi a risorse limitate.

CDC, coperture vaccinali in gravidanza 2022 analizza i tassi di adesione alla vaccinazione antinfluenzale e Tdap tra le donne in gravidanza, con le implicazioni per la protezione di madri e neonati nel primo anno di vita.