Nel 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala segnali contrastanti sui programmi di vaccinazione infantile. Da un lato, studi su morbillo e pertosse confermano che i vaccini riducono in modo rilevante casi gravi e decessi. Dall’altro lato, le interruzioni legate alla pandemia di COVID-19 hanno lasciato milioni di bambini senza alcuna dose, con il rischio concreto di nuovi focolai in più regioni del mondo.
Nella sola regione del Pacifico occidentale circa 1,7 milioni di bambini continuano a mancare ogni anno la prima dose di vaccino di routine. Nello stesso periodo la copertura della seconda dose contro il morbillo ha raggiunto il 76%, con un aumento di 17 punti percentuali, ma resta sotto l’obiettivo OMS del 90% entro il 2029. Il tema non riguarda solo paesi lontani e non è più un rischio solo teorico. La perdita recente dello status di eliminazione del morbillo in vari paesi ad alto reddito rende l’importazione di casi e la circolazione locale un problema già attuale anche per la pianificazione vaccinale in Italia.
Che cosa significa resilienza nei programmi vaccinali
Per resilienza di un programma vaccinale si intende la capacità del sistema di prevenzione di mantenere coperture elevate e di recuperare rapidamente i bambini non vaccinati in presenza di crisi, interruzioni o cali di fiducia. Non riguarda solo la disponibilità di dosi di vaccino. Include il funzionamento dei servizi, la logistica del freddo, il personale, la comunicazione e la sorveglianza epidemiologica.
Un programma resiliente continua a offrire vaccinazioni di routine anche in periodi di emergenza, per esempio durante un’epidemia, un disastro naturale o una crisi economica. Deve inoltre disporre di strumenti per identificare i bambini “dose zero”, cioè che non hanno ricevuto nemmeno una vaccinazione, e quelli sottovaccinati. Senza questa capacità di recupero, aumenta nel tempo il numero di suscettibili e diventa più probabile un focolaio di morbillo o pertosse.
Cosa rivelano i nuovi dati globali su morbillo, pertosse e coperture
Analisi pubblicate negli ultimi anni su riviste come Nature Medicine confermano che la vaccinazione contro morbillo e pertosse ha ridotto milioni di casi e decessi negli ultimi decenni. Si tratta di un risultato consolidato, documentato da studi di modellizzazione precedenti al 2026. Tuttavia, secondo dati OMS relativi al Pacifico occidentale, nel periodo più recente rimangono in media circa 1,7 milioni di bambini a dose zero ogni anno.
In quella stessa regione la copertura della seconda dose di vaccino contro il morbillo raggiunge il 76%, ancora lontana dalla soglia auspicata. L’OMS indica come traguardo almeno il 90% di copertura vaccinale con due dosi di vaccino contro il morbillo per tutti i bambini entro il 2029. L’incremento di 17 punti percentuali nella regione del Pacifico occidentale mostra che il recupero è possibile, ma segnala anche il ritardo rispetto agli obiettivi dell’“Immunization Agenda 2030”. Questo scarto tra traguardi teorici e situazione reale rappresenta uno dei punti deboli della resilienza globale. Può riflettersi anche sul rischio che il morbillo torni a circolare nei paesi ad alta mobilità internazionale.
Interruzioni dei servizi vaccinali e rischio di nuovi focolai
Le interruzioni dei servizi vaccinali durante la pandemia di COVID-19 hanno prodotto ondate di bambini non vaccinati, con differenze marcate tra regioni. Il rallentamento registrato nel Pacifico occidentale ha portato l’OMS a sottolineare che l’area non è più in linea con gli obiettivi di immunizzazione fissati entro il 2030. Nei documenti regionali viene richiamata la necessità di usare la verifica dello stato di eliminazione del morbillo come base per azioni concrete di sanità pubblica, per evitare il riaccendersi di focolai.
Quando si accumula un numero elevato di suscettibili, la circolazione del virus del morbillo trova terreno favorevole e possono comparire rapidamente cluster di casi, anche in paesi che avevano raggiunto l’eliminazione. Per la pertosse il rischio è più subdolo perché l’immunità tende a diminuire nel tempo, specialmente se non vengono effettuati i richiami. In scenari di copertura disomogenea la protezione di comunità, spesso chiamata immunità di gregge, perde efficacia e aumentano sia i casi infantili sia le infezioni negli adulti, con un impatto complessivo difficile da controllare, come mostrano anche i dati raccolti sugli ammalati di morbillo in contesti di copertura insufficiente.
Strategie per recuperare i bambini non vaccinati
Secondo l’OMS una priorità per rendere più resilienti i programmi vaccinali consiste nella riduzione dei bambini a dose zero e dei sottovaccinati. Un esempio recente proviene dallo Stato di Kebbi, in Nigeria. A partire da giugno 2026 i servizi vaccinali territoriali hanno implementato servizi di outreach che hanno raggiunto oltre 2.600 insediamenti con attività sul campo, riuscendo a portare l’offerta vaccinale più vicino alle comunità rurali e difficilmente raggiungibili dai servizi ordinari.
I dati di programma, raccolti dall’agenzia nazionale NPHCDA nel periodo giugno–agosto 2026 e ripresi dall’OMS, indicano che in quel contesto 13.285 bambini hanno ricevuto una prima dose di vaccino pentavalente. Sono stati inoltre identificati e vaccinati 2.503 bambini a dose zero o in ritardo sulle vaccinazioni previste. Questo esempio mostra che attività di outreach, mappatura delle comunità e registri aggiornati possono recuperare rapidamente una quota rilevante di non vaccinati. Rientrano nelle stesse strategie campagne straordinarie contro morbillo e rosolia, sistemi di richiamo via telefono o messaggistica e integrazione tra servizi pediatrici, ambulatori vaccinali e scuole.
Implicazioni per la prevenzione e la salute pubblica in Italia
Le analisi sui programmi vaccinali a livello globale hanno implicazioni dirette anche per l’Italia. Il nostro paese dispone di un calendario vaccinale esteso e di coperture per il morbillo generalmente elevate, ma non uniformi tra regioni. Ogni area con adesioni inferiori agli standard raccomandati può diventare il punto di innesco per la circolazione del virus, soprattutto se coincide con un aumento di casi importati da aree dove il morbillo non è controllato o ha perso lo status di eliminazione.
Per mantenere una protezione duratura, le autorità sanitarie italiane pongono attenzione sia alle coperture della prima infanzia sia ai richiami in età scolare e adulta. Strumenti come i sistemi informativi vaccinali regionali, l’integrazione con la sorveglianza delle malattie infettive e le campagne di informazione hanno l’obiettivo di ridurre i gap. La discussione internazionale sulla resilienza rafforza l’idea che la prevenzione non si esaurisce nella singola dose, ma richiede continuità di servizio, capacità di recupero e comunicazione trasparente sul rischio di recrudescenza di malattie come il morbillo. Gli episodi recenti in specifiche aree urbane ad alta densità di popolazione, per esempio quando i media hanno riportato che a Milano è tornato il morbillo, mostrano come anche sistemi avanzati possano essere messi alla prova da cluster improvvisi.
La riflessione sui dati globali e sulle raccomandazioni dell’OMS suggerisce che ogni sistema sanitario, compreso quello italiano, debba considerare la resilienza vaccinale come componente strutturale della sicurezza sanitaria. Mantenere coperture elevate, colmare i divari territoriali, pianificare campagne di recupero e investire nella fiducia nei vaccini rappresentano elementi complementari. In un mondo caratterizzato da elevata mobilità, nessun paese è isolato dal rischio di un focolaio di morbillo o pertosse nato lontano ma capace di diffondersi rapidamente.
Questo contenuto ha finalità informativa generale e non sostituisce il parere del medico o dei servizi vaccinali di riferimento. Per decisioni su vaccinazioni e richiami è necessario consultare il pediatra, il medico di medicina generale o il centro vaccinale territoriale.
Per approfondire
OMS Regione Pacifico occidentale presenta i dati aggiornati sulle coperture vaccinali infantili, sul numero di bambini a dose zero e sugli obiettivi di raggiungere almeno il 90% di copertura per il morbillo entro il 2029.
OMS Ufficio regionale per l’Africa descrive l’esperienza dei servizi vaccinali territoriali nello Stato di Kebbi, con dati su insediamenti raggiunti e numero di bambini recuperati grazie alle attività di outreach.
Agenda rinnovata per l’immunizzazione nel Pacifico occidentale illustra le priorità regionali dell’OMS, tra cui la riduzione dei bambini a dose zero, il mantenimento dell’eliminazione del morbillo e la vaccinazione lungo tutto l’arco della vita.
Comunicazione OMS sulla chiusura dei divari di immunizzazione approfondisce l’importanza di ridurre gli squilibri di copertura vaccinale, con particolare attenzione alle malattie prevenibili come il morbillo.
Ulteriori materiali OMS sul mantenimento dell’eliminazione del morbillo richiamano la necessità di trasformare la verifica formale dello stato di eliminazione in azioni concrete di sanità pubblica per prevenire la ricomparsa di focolai.





