Dimagrire cambiando il microbiota? Cosa dice davvero il modello DAMM sulle 140 kcal al giorno

Il modello DAMM stima circa 140 chilocalorie al giorno dal microbiota intestinale integrando digestione, assorbimento e fermentazione delle fibre nel colon

Quanta energia arriva davvero all’organismo da un piatto di pasta o da una colazione ricca di fibre non dipende solo da ciò che si trova in etichetta. Una parte delle calorie deriva dall’attività del microbiota intestinale, cioè dei miliardi di microrganismi che vivono nel colon e trasformano componenti del cibo che il corpo da solo non saprebbe usare, come molte fibre.

Una ricerca resa nota il 23 ottobre 2026 propone il modello matematico DAMM (Digestion, Absorption, and Microbial Metabolism) per stimare questo contributo energetico, mentre un nuovo modello tridimensionale di intestino sviluppato a Singapore permette di studiare in vitro le interazioni tra cellule intestinali e microbi. L’attenzione mediatica è alta e rischia di alimentare aspettative irrealistiche sul dimagrimento facile. Comprendere che cosa misurano davvero questi studi aiuta a collocarli nella pratica clinica quotidiana, tra alimentazione, metabolismo e controllo del peso.

Che ruolo ha il microbiota intestinale nell’energia che ricaviamo dagli alimenti

Nel colon, i batteri intestinali fermentano le fibre e altri residui non digeriti producendo acidi grassi a catena corta (per esempio acetato, propionato, butirrato). Queste molecole vengono in buona parte assorbite dalla mucosa colica e rappresentano energia utilizzabile per l’organismo. Lo studio associato al modello DAMM stima che questo contributo medio sia circa 140 chilocalorie al giorno, pari a circa il 7,4 per cento dell’energia realmente sfruttabile ricavata dagli alimenti ingeriti.

La quota energetica fornita dal microbiota non è fissata. Dipende dalla quantità e dal tipo di fibra introdotta, dalla velocità del transito intestinale, dalla composizione delle comunità microbiche e dallo stato di salute della mucosa. Una dieta monotona ricca di grassi e zuccheri raffinati riduce in genere la varietà del microbiota, mentre una dieta variata con vegetali e cereali integrali tende a favorire popolazioni microbiche capaci di fermentare meglio le fibre. Su questi aspetti si concentrano molte guide pratiche su come alimentare correttamente il microbiota.

Come funziona il modello Damm per stimare le calorie assorbite dall’intestino

Il modello DAMM integra in un unico schema matematico tre passaggi: digestione degli alimenti nel tratto superiore dell’apparato digerente, assorbimento dei nutrienti lungo l’intestino tenue e metabolismo microbico con produzione di acidi grassi a catena corta nel colon. La novità è l’inclusione esplicita dell’energia proveniente dalla fermentazione batterica, spesso trascurata nei calcoli tradizionali basati solo su carboidrati, proteine e grassi.

Nello studio divulgato, i ricercatori hanno utilizzato il modello DAMM per stimare quanto varia l’energia effettivamente assorbita modificando composizione in macronutrienti e contenuto di fibre della dieta. Il modello consente di distinguere l’energia assorbita direttamente da zuccheri e grassi nel tenue da quella derivata in un secondo momento dal metabolismo del microbiota. In questo modo è possibile quantificare più precisamente l’impatto di cambiamenti dietetici su bilancio energetico e controllo del peso, tema già affrontato in analisi sul legame tra dieta e microbiota.

Fibre, dieta occidentale e metabolismo: cosa suggeriscono i nuovi dati

Nello scenario riportato, una dieta tipicamente occidentale con elevato contenuto di grassi e zuccheri raffinati risulta associata a un assorbimento energetico più alto rispetto a una dieta più ricca di fibre. Il confronto indica una differenza di circa 116 chilocalorie al giorno. Questa variazione non si legge in etichetta, perché dipende da come l’intestino e il microbiota processano gli stessi grammi di alimento.

Il modello suggerisce che un’alimentazione con più fibre e minor densità energetica porta a un duplice effetto. Riduce l’assorbimento diretto di calorie lungo il tenue e modula il profilo di produzione degli acidi grassi a catena corta nel colon. Di fatto, per la stessa quantità di cibo ingerito, l’organismo può assorbire meno energie utilizzabili. Queste ipotesi vanno integrate con altri aspetti clinici del controllo del peso, già trattati in articoli dedicati a come perdere peso migliorando il microbiota e a quali cibi favoriscono una flora intestinale equilibrata.

Perché il modello Damm non è ancora uno strumento per dimagrire o prescrivere diete personalizzate

Il modello DAMM rappresenta un passo avanti nella comprensione del contributo energetico del microbiota, ma resta uno strumento di ricerca. Le stime pubblicate sono derivate da scenari medi e non da valutazioni individuali su singoli pazienti. Non esistono al momento indicazioni di società scientifiche che raccomandino l’uso di questo modello per prescrivere diete personalizzate o per promettere specifici cali ponderali.

In parallelo, il modello tridimensionale di intestino sviluppato alla National University of Singapore, spesso descritto come Gut Microbiome on a Chip, consente di studiare in vitro le interazioni tra cellule intestinali e comunità microbiche sotto stimoli nutrizionali o farmacologici. Anche questa piattaforma è in fase di sviluppo. La complessità delle comunità batteriche e la variabilità interindividuale spiegano perché il microbiota non possa essere presentato come soluzione miracolosa per tutte le forme di sovrappeso, tema trattato anche in aggiornamenti sul ruolo del microbiota nella salute umana.

Nel complesso, i nuovi lavori con il modello DAMM e con i sistemi tridimensionali tipo Gut Microbiome on a Chip confermano che il microbiota contribuisce in modo misurabile al bilancio energetico quotidiano, con stime intorno a 140 chilocalorie al giorno in condizioni medie. Questi strumenti al momento rafforzano i principi già noti di una alimentazione varia, ricca di fibre e povera di eccessi di zuccheri e grassi, ma non sostituiscono la valutazione clinica personalizzata.

Questo contenuto ha finalità informativa generale e non sostituisce il parere di medici, dietisti o altri professionisti della salute. Per decisioni su dieta, controllo del peso o terapie rivolgersi sempre al proprio curante.

Per approfondire

Repubblica Salute presenta in forma divulgativa i risultati principali dello studio collegato al modello DAMM e discute le stime sul contributo energetico medio degli acidi grassi a catena corta prodotti dal microbiota intestinale.