Negli ultimi mesi l’Australia si confronta con una diffusione estesa di influenza aviaria H5/H5N1 nella fauna selvatica, con morti di massa tra gli uccelli e infezioni documentate in alcuni mammiferi, inclusi animali marini. Le autorità hanno reagito con misure rapide di contenimento, evacuazioni precauzionali di basi di ricerca e campagne di vaccinazione per specie vulnerabili, come i pinguini in alcune colonie costiere.
Questi sviluppi hanno alimentato domande sui possibili rischi per la salute umana, in Australia e nel resto del mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro per il controllo delle malattie australiano stimano al momento un rischio basso per la popolazione, senza evidenza di trasmissione sostenuta tra persone. Allo stesso tempo, la circolazione intensa del virus in molte specie animali viene considerata un campanello d’allarme per la preparazione a future emergenze zoonotiche.
Che cosa sta succedendo in Australia con l’influenza aviaria H5
Il ceppo di influenza aviaria H5N1 rilevato in Australia appartiene al clade 2.3.4.4b, già responsabile a livello globale di elevata mortalità in uccelli e di focolai in vari mammiferi. Secondo i dati delle autorità sanitarie australiane, il virus è stato identificato inizialmente in uccelli selvatici e successivamente in alcuni mammiferi, compresi animali di terraferma e specie marine altamente suscettibili.
Finora non sono stati documentati casi umani legati a questo clade in Australia, e l’unico caso di influenza aviaria H5N1 confermato nel Paese riguarda una bambina contagiata all’estero nel 2024. Il Centro per il controllo delle malattie australiano continua a valutare il rischio per la popolazione come basso, pur monitorando con attenzione eventuali cambiamenti di comportamento del virus rispetto al passato.
Rischio di spillover all’uomo e possibili scenari per Europa e Italia
L’influenza aviaria H5 è una zoonosi, cioè un’infezione che ha origine negli animali e che in alcune condizioni può passare all’uomo. Le valutazioni recenti del Centro australiano indicano che la maggior parte delle infezioni umane da H5 avviene dopo stretto contatto con pollame infetto o ambienti contaminati, come mercati o allevamenti con biosecurity carente e presenza di secrezioni respiratorie o feci virali.
La trasmissione da animale a persona è considerata rara e quella da persona a persona molto rara, con casi sporadici segnalati in altri Paesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che, nonostante il numero di contagi animali, la circolazione dell’influenza stagionale nella popolazione umana resta bassa a livello globale. In Europa e in Italia i sistemi di sorveglianza influenzale non mostrano andamenti anomali che facciano pensare a un passaggio sostenuto di H5N1 all’uomo.
Resta però un rischio potenziale di spillover in contesti specifici, in particolare per lavoratori a stretto contatto con volatili o fauna selvatica e per categorie professionali come veterinari, operatori di riserve naturali e addetti alla gestione di animali marini. In questi gruppi la protezione individuale e il rispetto delle misure di biosicurezza riducono in modo significativo il rischio di esposizione diretta agli animali infetti o ai loro fluidi biologici contaminati.
Per la popolazione generale in Italia e in Europa, le indicazioni derivate dall’esperienza australiana e dalle valutazioni delle agenzie sanitarie convergono su un rischio attuale classificato come basso. Questo non elimina la necessità di monitorare l’evoluzione del virus nel tempo, perché l’ampia circolazione nei serbatoi animali aumenta le occasioni di mutazione e quindi il potenziale adattamento a mammiferi e esseri umani, con possibili cambiamenti nel profilo clinico delle infezioni future.
Sorveglianza, vaccinazione e biosicurezza nelle epidemie animali
Nella Regione Asia-Pacifico le strutture sanitarie hanno rafforzato le reti di sorveglianza integrate uomo–animali per l’influenza aviaria H5. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea la necessità di combinare monitoraggio virologico nei laboratori, indagini sui focolai nella fauna selvatica e controllo sanitario negli ambienti a rischio. Questo approccio congiunto consente di individuare tempestivamente eventuali segnali di adattamento del virus ai mammiferi.
In Australia le misure adottate includono la sorveglianza attiva delle colonie di uccelli marini, la raccolta e analisi sistematica di campioni da fauna selvatica malata o morta e protocolli specifici di protezione per i lavoratori in contesti ad alta esposizione. L’evacuazione precauzionale di una base di ricerca sub-antartica, motivata dalla presenza di mammiferi marini molto suscettibili, rappresenta un esempio concreto di gestione del rischio orientata alla prevenzione degli effetti sanitari e psicosociali sul personale.
La vaccinazione gioca un ruolo rilevante nelle strategie di contenimento, anche se l’impiego di vaccini specifici varia a seconda delle specie e della situazione epidemiologica. Alcuni Paesi stanno valutando o utilizzano già vaccini contro ceppi H5 in animali d’allevamento ad alto valore economico o in popolazioni di fauna selvatica particolarmente vulnerabili. Parallelamente, si mantiene aggiornata la disponibilità di vaccini umani prepandemici per eventuali scenari in cui il rischio di contagio interumano aumenti.
Le misure di biosicurezza comprendono l’uso di dispositivi di protezione individuale per chi manipola uccelli o mammiferi malati, la gestione controllata delle carcasse e la sanificazione di attrezzature e veicoli che transitano nelle aree colpite. Si raccomanda inoltre la segnalazione rapida di mortalità anomala nella fauna e la limitazione del contatto diretto di animali domestici con uccelli selvatici. Questi interventi riducono la probabilità che il virus entri nelle filiere zootecniche o si avvicini agli ambienti frequentati dall’uomo.
Cosa possono imparare i sistemi sanitari europei dall’esperienza australiana
L’esperienza australiana mette in evidenza l’importanza dell’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale nella gestione delle infezioni emergenti. I sistemi sanitari europei possono trarre indicazioni utili dal coordinamento stretto tra servizi veterinari, laboratori di virologia e strutture ospedaliere, con scambio di dati in tempo reale. Questo modello facilita la valutazione rapida del rischio e l’adozione modulare di misure proporzionate alla situazione.
Un altro elemento rilevante è la comunicazione pubblica. In Australia le autorità sanitarie ribadiscono con costanza che il rischio per la popolazione è basso, pur spiegando in modo trasparente perché vengono adottate misure drastiche in alcuni contesti locali. Questo contribuisce a limitare la diffusione di disinformazione o allarmismo sui social media, che può interferire con l’adesione della popolazione ai comportamenti di prevenzione raccomandati.
Per l’Europa l’ondata australiana di H5N1 rappresenta un promemoria sulla necessità di mantenere aggiornati piani pandemici e scorte di vaccini influenzali di nuova generazione, inclusi quelli prepandemici contro ceppi ad alta patogenicità. I sistemi sanitari possono inoltre rafforzare la formazione degli operatori di prima linea su zoonosi emergenti, sintomi da riconoscere in persone esposte professionalmente e percorsi di segnalazione rapida ai servizi di sanità pubblica.
Infine, la gestione dei focolai animali mostra che prevenire l’ingresso e la diffusione di H5N1 in allevamenti intensivi ha benefici sia economici sia di sicurezza sanitaria. Le esperienze maturate in Australia suggeriscono che investire in biosicurezza, rete di laboratori capaci di diagnosticare rapidamente l’influenza aviaria e sorveglianza integrata può ridurre il rischio di future emergenze globali. Anche se al momento non esiste un’allerta specifica per la popolazione europea, mantenere alta la vigilanza rimane una priorità prudente.
L’emergere di focolai di influenza aviaria H5 in Australia con coinvolgimento di mammiferi conferma il potenziale zoonotico del virus, ma le valutazioni attuali delle autorità internazionali indicano un rischio umano basso e assenza di trasmissione sostenuta tra persone. L’esperienza australiana sottolinea però quanto siano cruciali sorveglianza integrata, biosicurezza e pianificazione pandemica per prevenire scenari più critici in futuro.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o del veterinario. In presenza di dubbi su esposizioni a animali malati o sintomi sospetti è opportuno rivolgersi ai servizi sanitari competenti.
Per approfondire
Organizzazione Mondiale della Sanità, Regione del Pacifico Occidentale descrive le iniziative di preparazione all’influenza aviaria H5 e le strategie di sorveglianza integrate uomo–animali nei Paesi dell’area Asia-Pacifico, fornendo un quadro aggiornato delle misure adottate.
Aggiornamento settimanale OMS sui virus respiratori riporta i livelli di circolazione globale dei virus influenzali e di SARS-CoV-2, utile per contestualizzare i focolai di influenza aviaria animale rispetto all’andamento delle infezioni respiratorie nell’uomo.
Ufficio OMS per il Sud-Est asiatico approfondisce il ruolo delle reti regionali di influenza nella risposta alle zoonosi emergenti, con particolare attenzione ai virus H5 e ai meccanismi per ridurre il rischio di spillover verso la popolazione umana.
Per approfondire
- H5N1 clade 2.3.4.4b zoonotic - Search Results - PubMed (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)





