In breveAspirina: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali
Una nuova analisi genetica dei dati dello studio ASPREE riporta un dato che colpisce: tra alcuni anziani con particolari caratteristiche genetiche, chi assumeva aspirina a basso dosaggio ha sviluppato demenza molto meno spesso rispetto a chi assumeva placebo. Allo stesso tempo, però, in questo gruppo aumentavano in modo netto le emorragie maggiori, che restano fra le complicanze più temute dei farmaci che interferiscono con le piastrine.
I risultati arrivano da oltre 13.500 partecipanti e suggeriscono un possibile legame tra aspirina a basse dosi, rischio di demenza e profilo genetico legato alla conta piastrinica. Per chi segue un anziano o prescrive terapie croniche è essenziale capire che il beneficio osservato riguarda solo un sottogruppo genetico e che il rischio emorragico aumenta. Questo non autorizza a iniziare l’aspirina per prevenire la demenza senza una valutazione attenta con il medico curante.
Che cosa ha analizzato lo studio ASPREE su aspirina e demenza
L’analisi prende le mosse dallo studio ASPREE, condotto su oltre 13.500 adulti anziani trattati con aspirina a basso dosaggio oppure con placebo, con monitoraggio nel tempo di eventi cardiovascolari, demenza e sanguinamenti maggiori. I ricercatori hanno studiato i dati genetici dei partecipanti per calcolare punteggi associati alla conta piastrinica. Hanno poi confrontato quante persone sviluppavano demenza nei gruppi aspirina e placebo.
Nel 20 per cento dei partecipanti con i punteggi genetici più alti legati alla conta piastrinica, la demenza è comparsa nell’1 per cento dei soggetti trattati con aspirina rispetto al 3,3 per cento di chi assumeva placebo. Si tratta di una riduzione relativa di circa il 70 per cento in questo sottogruppo. I risultati si inseriscono nel dibattito su benefici e rischi dell’acido acetilsalicilico negli anziani.
Questo tipo di analisi genetica permette di capire se alcune persone hanno un profilo di rischio particolare in presenza di aspirina a basso dosaggio. Il lavoro è stato condotto da un gruppo dell’Università Monash e pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia. Secondo gli autori, i dati suggeriscono che la risposta alla terapia antipiastrinica potrebbe non essere identica in tutti, anche sul versante della neuroprotezione.
Perché il beneficio riguarda solo un sottogruppo genetico
Il risultato sulla demenza non riguarda tutta la popolazione anziana, ma solo il quinto di partecipanti con i punteggi genetici più elevati per la conta piastrinica. In questi soggetti l’aspirina a basso dosaggio, che riduce l’aggregazione delle piastrine, potrebbe modulare in modo diverso la microcircolazione cerebrale. Chi non presenta questo profilo genetico non mostra, nei dati disponibili, la stessa riduzione del rischio di demenza.
Gli autori sottolineano che si tratta di una associazione osservazionale ricavata da un’analisi secondaria. Lo studio non dimostra che l’aspirina prevenga la demenza nella popolazione generale. Per usare questo risultato nella pratica, servirebbero test genetici standardizzati e studi progettati specificamente per confermare il beneficio solo in chi possiede questo profilo. Oggi tali test non rientrano nella normale valutazione dell’anziano che assume antiaggreganti.
Il dato è però rilevante perché mostra come la stessa dose di aspirina possa avere effetti diversi in base al corredo genetico. Ciò si collega al concetto di medicina di precisione, che prova a calibrare i trattamenti sui tratti individuali. In attesa di conferme, non è possibile estendere il 70 per cento di riduzione relativa del rischio di demenza a chi non appartiene a questo sottogruppo genetico specifico.
Rischio di emorragie gravi con l’aspirina a basso dosaggio negli anziani
Nel medesimo sottogruppo genetico dove la demenza risultava meno frequente con aspirina, le emorragie maggiori sono state più numerose. Si sono verificati sanguinamenti seri nel 4,4 per cento dei partecipanti trattati con aspirina contro il 2,1 per cento di quelli trattati con placebo. L’aumento assoluto è quindi di oltre due punti percentuali, con potenziali implicazioni cliniche rilevanti in una popolazione fragile.
Questi dati confermano quanto già riportato nelle normative regolatorie internazionali: anche basse dosi di aspirina inibiscono stabilmente la funzione piastrinica e possono allungare il tempo di sanguinamento. Negli anziani, spesso in politerapia o con comorbilità, il rischio di emorragie gastrointestinali o cerebrali va considerato con grande attenzione. Il problema diventa ancora più delicato quando l’aspirina si somma ad altri farmaci che riducono la coagulazione.
Per esempio, la co-prescrizione di antiaggreganti e anticoagulanti orali può aumentare in modo marcato il rischio di sanguinamento maggiore. In questi casi le decisioni vanno prese valutando indicazioni precise e durata minima di associazione, come illustrato anche negli approfondimenti su chi assume anticoagulanti e aspirina contemporaneamente. Nel sottogruppo ASPREE con profilo genetico particolare, il saldo rischio-beneficio resta quindi molto stretto.
Perché non iniziare l’aspirina per prevenire la demenza senza il medico
Gli stessi ricercatori che hanno condotto l’analisi invitano alla prudenza. Hanno dichiarato che nessuno dovrebbe iniziare aspirina a basso dosaggio per prevenire la demenza sulla base di questo solo studio, senza confronto con il medico curante. Il beneficio osservato riguarda un gruppo geneticamente selezionato, mentre l’aumento di emorragie maggiori è concreto e tocca tutti i portatori di quel profilo trattati con il farmaco.
Nella pratica clinica la prevenzione della demenza si basa su interventi più consolidati, per esempio il controllo dei fattori di rischio vascolari, l’attività fisica e una buona gestione di ipertensione e diabete. Altre strategie farmacologiche e vaccinali sono allo studio, come indicano i dati su vaccini che potrebbero ridurre il rischio di demenza o su alcuni anticoagulanti studiati nell’Alzheimer. L’aspirina non è al momento raccomandata per la sola prevenzione della demenza.
Per chi ha a cuore la salute cognitiva di una persona anziana, può essere utile discutere con il medico anche l’uso di integratori per memoria e funzioni esecutive, valutando con equilibrio prove di efficacia e sicurezza. Esistono prodotti rivolti espressamente all’anziano, descritti nella sezione sugli integratori per la memoria, che vanno comunque inseriti in un piano più ampio di stimolazione cognitiva, socialità e controllo delle malattie croniche.
In sintesi, l’analisi genetica dell’ASPREE mostra un possibile beneficio dell’aspirina a basso dosaggio sul rischio di demenza in un sottogruppo con specifico profilo genetico legato alle piastrine, ma documenta anche un aumento significativo delle emorragie maggiori nello stesso gruppo. Per questo il bilancio tra protezione cerebrale ipotizzata e rischio emorragico resta complesso e richiede sempre una valutazione personalizzata da parte del medico curante.





