Dextradol 75 mg/25 mg cp (Tramadolo Cloridrato + Dexketoprofene): sicurezza e modo d’azione
Dextradol 75 mg/25 mg cp (Tramadolo Cloridrato + Dexketoprofene) è un farmaco che serve per curare le seguenti malattie:
Trattamento sintomatico a breve termine del dolore acuto da moderato a grave in pazienti adulti il cui dolore è considerato idoneo a una combinazione di tramadolo e dexketoprofene.
Dextradol 75 mg/25 mg cp: come funziona?
Ma come funziona Dextradol 75 mg/25 mg cp? Qual è il suo esatto meccanismo d’azione? Su quali organi del corpo agisce? Vediamolo insieme.
Farmacodinamica di Dextradol 75 mg/25 mg cp
Categoria farmacoterapeutica: Oppioidi in associazione con analgesici non oppioidi
Codice ATC:
N02AJ14
Meccanismo d’azione
Il dexketoprofene è il sale di trometamina dell’acido S-(+)-2-(3-benzoilfenil) propionico, un medicinale analgesico, antinfiammatorio e antipiretico appartenente alla classe dei farmaci antinfiammatori non steroidei (M01AE).
Il meccanismo d’azione dei farmaci antinfiammatori non steroidei consiste nella riduzione della sintesi delle prostaglandine mediante inibizione dell’enzima ciclossigenasi. Più specificamente, si ha una inibizione della trasformazione dell’acido arachidonico negli endoperossidi ciclici PGG2 e PGH2, che producono le prostaglandine PGE1, PGE2, PGF2? e PGD2 ed anche la prostaciclina PGI2 e i trombossani (TxA2 e TxB2). Inoltre, l’inibizione della sintesi delle prostaglandine può influenzare anche altri mediatori dell’infiammazione come le chinine, che hanno un’azione indiretta che si aggiunge all’azione diretta.
In studi sperimentali sugli animali e sull’uomo è stato dimostrato che il dexketoprofene inibisce l’attività della COX-1 e della COX-2.
Il tramadolo cloridrato è un analgesico oppiaceo di natura sintetica che agisce a livello centrale. È un agonista parziale non selettivo dei recettori ?, ? e ? degli oppiacei con un’affinità maggiore per i recettori ?. L’attività degli oppiacei è dovuta sia alla bassa affinità di legame del composto progenitore che alla maggiore affinità di legame del metabolita O-demetilato M1 con i loro recettori µ. Nei modelli animali, l’M1 è fino a 6 volte più potente del tramadolo nel produrre analgesia e 200 volte più potente nel legame con i recettori oppioidi µ. L’analgesia indotta da tramadolo è stata antagonizzata solo parzialmente dall’antagonista oppiaceo naloxone in vari test su animali. Il relativo contributo sia del tramadolo che dell’M1 all’analgesia nell’uomo dipende dalle concentrazioni plasmatiche di ciascun composto.
È stato dimostrato che il tramadolo inibisce la ricaptazione della norepinefrina e della serotonina in vitro, così come altri analgesici oppioidi. Questi meccanismi possono contribuire in modo indipendente al profilo analgesico complessivo del tramadolo.
Il tramadolo ha un’azione antitussiva. Diversamente dalla morfina, un’ampia gamma di dosaggi analgesici di tramadolo non hanno un effetto depressivo sulla respirazione. Inoltre, la motilità gastrointestinale risente di meno dell’effetto. Gli effetti sul sistema cardiovascolare tendono ad essere leggeri. La potenza del tramadolo va da 1/10 (un decimo) ad 1/6 (un sesto) di quella della morfina.
Effetti farmacodinamici
Studi preclinici hanno mostrato un’interazione sinergica tra i principi attivi osservata in modelli di infiammazione sia acuta che cronica e suggeriscono che dosi minori di ogni principio attivo permettono di ottenere un’analgesia efficace.
Efficacia e sicurezza clinica
Studi clinici condotti su vari modelli di dolore nocicettivo da moderato a grave (tra cui dolore dentale, somatico e viscerale) hanno mostrato che Dextradol ha un’attività analgesica efficace.
In uno studio a dose multipla, in doppio cieco, randomizzato, a gruppi paralleli su 606 pazienti con dolore da moderato a grave in seguito ad isterectomia addominale, con un’età media di 47,6 anni (range da 25 a 73 anni), è stata valutata l’efficacia analgesica dell’associazione rispetto a quella dei singoli componenti sommando i valori della differenza dell’intensità del dolore in un intervallo di 8 ore (SPID8) dopo l’assunzione della prima dose del medicinale sperimentale, con valutazione dell’intensità del dolore su una scala analogica visiva di 100 mm (VAS). Un valore SPID più alto indicava un maggior sollievo dal dolore. Il trattamento con Dextradol ha dato un effetto analgesico significativamente maggiore di quello dei singoli componenti somministrati alla stessa dose (dexketoprofene 25 mg) o ad una dose più alta (tramadolo 100 mg), con i seguenti risultati: Dextradol (241,8), dexketoprofene 25 mg (184,5), tramadolo 100 mg (157,3). Nelle prime 8 ore dopo l’assunzione di Dextradol i pazienti hanno riportato un’intensità
del dolore significativamente più bassa (PI-VAS medio = 33,6) con una differenza statisticamente significativa (p< 0,0001) rispetto a quella ottenuta con 25 mg di dexketoprofene (PI-VAS medio = 42,6) e con 100 mg di tramadolo (PI-VAS medio = 42,9). È stata dimostrata un’analgesia superiore anche nelle successive 56 ore con somministrazione di altre dosi in base allo schema posologico per una popolazione ITT in cui sono stati esclusi i pazienti che non avevano ricevuto il trattamento attivo come prima dose singola, con una differenza statisticamente significativa (p< 0,0001) tra Dextradol e dexketoprofene 25 mg (-8,4) e tramadolo 100 mg (-5,5).
I pazienti trattati con Dextradol hanno avuto bisogno di meno medicinali di soccorso per il controllo del dolore [rispettivamente l’11,8% dei pazienti rispetto al 21,3% (p= 0,0104) e al 21,4% (p= 0,0097) dei pazienti sotto terapia con 25 mg di dexketoprofene e con 100 mg di tramadolo]. Se si considera l’impatto del medicinale di soccorso, l’effetto analgesico superiore di Dextradol con più somministrazioni nell’arco delle 56 ore diventa più evidente e raggiunge una differenza del PI-VAS che favorisce Dextradol rispetto a dexketoprofene (-11,0) e a tramadolo (-9,1) con una significatività statistica di p= <0,0001.
In uno studio a dose multipla, in doppio cieco, randomizzato, a gruppi paralleli su 641 pazienti con dolore da moderato a grave in seguito ad artroplastica totale dell’anca, con un’età media di 61,9 anni (range da 29 a 80 anni), è stata valutata l’efficacia analgesica dell’associazione rispetto a quella dei singoli componenti nell’arco di 8 ore dopo l’assunzione della prima dose del medicinale sperimentale (SPID8). Il trattamento con Dextradol ha dato un effetto analgesico significativamente maggiore di quello dei singoli componenti somministrati alla stessa dose (dexketoprofene 25 mg) o ad una dose più alta (tramadolo 100 mg); Dextradol (246,9), dexketoprofene 25 mg (208,8), tramadolo 100 mg (204,6). Nelle prime 8 ore dopo l’assunzione di Dextradol i pazienti hanno riportato un’intensità del dolore significativamente più bassa (PI-VAS medio = 26,3) con una differenza statisticamente significativa (p< 0,0001) rispetto a quella ottenuta con 25 mg di dexketoprofene (PI-VAS medio = 33,6) e con 100 mg di tramadolo (PI-VAS medio = 33,7).
È stata dimostrata un’analgesia superiore anche nelle successive 56 ore con somministrazione di altre dosi in base allo schema posologico per una popolazione ITT in cui sono stati esclusi i pazienti che non avevano ricevuto il trattamento attivo come prima dose singola, con una differenza statisticamente significativa (p< 0,0001) tra Dextradol e dexketoprofene 25 mg (-8,1) e tramadolo 100 mg (-6,3).
Il medicinale di soccorso per il controllo del dolore è stato chiesto dal 15,5% dei pazienti che stavano assumendo Dextradol rispetto al 28,0% (p=0,0017) e al 25,2% (p=0,0125) di quelli sotto terapia con 25 mg di dexketoprofene e con 100 mg di tramadolo, rispettivamente. Se si considera l’impatto del medicinale di soccorso, l’effetto analgesico superiore di Dextradol con più somministrazioni nell’arco delle 56 ore diventa più evidente e raggiunge una differenza statistica (p=<0,0001) del PI-VAS che favorisce Dextradol rispetto a dexketoprofene (-10,4) e a tramadolo (-8,3).
Popolazione pediatrica
L’Agenzia Europea dei Medicinali ha tolto l’obbligo di presentare i risultati degli studi con Dextradol in tutte le sottoserie della popolazione pediatrica nel trattamento del dolore acuto da moderato a grave (vedere paragrafo 4.2 per ìnformazìonì sull’uso pedìatrìco).
Dextradol 75 mg/25 mg cp: come si assorbe e si elimina?
Abbiamo visto qual è il meccanismo d’azione di Dextradol 75 mg/25 mg cp, ma è altrettanto importante conoscere in quanto tempo viene assorbito dall’organismo per capire quanto tempo il farmaco impiegherà ad agire, attraverso quali vie viene eliminato (ad esempio fegato o reni) per sapere quali organi va ad impegnare e, per ultimo, in quanto tempo viene eliminato per avere idea di quando non avremo più il farmaco nell’organismo.
Tutte queste informazioni sono indicate nel paragrafo “Farmacocinetica” che segue.
Farmacocinetica di Dextradol 75 mg/25 mg cp
La somministrazione concomitante di dexketoprofene e tramadolo non ha avuto effetti sui parametri farmacocinetici di entrambi i componenti nei soggetti sani.
Nell’adulto sano normale, le concentrazioni di picco plasmatico del dexketoprofene e del tramadolo vengono raggiunte rispettivamente in circa 30 minuti (range da 15 a 60 min) e in 1,6 – 2 ore.
Dexketoprofene
Assorbimento
Dopo la somministrazione orale di dexketoprofene nell’uomo il Cmax viene raggiunto a 30 minuti (range da 15 a 60 minuti).
Se il farmaco viene assunto insieme al cibo, l’AUC non cambia, ma il Cmax del dexketoprofene diminuisce e il suo tasso di assorbimento viene ritardato (tmax maggiore). Distribuzione
I valori dell’emivita di distribuzione e di eliminazione del dexketoprofene sono rispettivamente 0,35 e 1,65 ore. Come con altri medicinali con un alto legame con le proteine plasmatiche (99%), il suo volume di distribuzione ha un valore medio inferiore agli 0,25 l/kg.
Negli studi farmacocinetici a dose multipla, si è osservato che l’AUC successiva all’ultima somministrazione non era diversa da quella ottenuta dopo una singola dose, suggerendo dunque che non si ha accumulo del medicinale.
Biotrasformazione ed eliminazione
In seguito a somministrazione di dexketoprofene, nell’urina si ottiene solo l’enantiomero S-(+), a dimostrazione del fatto che nell’uomo non avviene la conversione nell’enantiomero R-(-).
La via di eliminazione principale del dexketoprofene è la coniugazione con glucoronide seguita da escrezione renale.
Assorbimento
Nella somministrazione per via orale viene assorbito più del 90% del tramadolo. La biodisponibilità media assoluta è circa del 70%, indipendentemente dalla concomitante ingestione di cibo.
La differenza tra tramadolo assorbito e tramadolo non metabolizzato è probabilmente dovuta ad un basso effetto di primo passaggio. L’effetto di primo passaggio in seguito a somministrazione orale è al massimo del 30%.
Il tramadolo ha un’alta affinità con i tessuti (Vd,?=203±40l). Il legame con le proteine si aggira attorno al 20%.
In seguito a somministrazione di una singola dose orale di tramadolo da 100 mg in capsule o compresse in giovani volontari sani le concentrazioni plasmatiche erano rilevabili dopo circa 15-45 minuti all’interno di una Cmax media di 280-208 mcg/L ed un Tmax tra 1,6 e 2 h.
Distribuzione
Il tramadolo oltrepassa la barriera emato-encefalica e placentare. Nel latte materno si trovano quantità molto ridotte della sostanza e del suo derivato O-desmetile (rispettivamente lo 0,1% e lo 0,02% della dose applicata).
Biotrasformazione
Nell’uomo il tramadolo viene principalmente metabolizzato per N- e O-demetilazione e coniugazione dei prodotti dell’O-demetilazione con acido glucoronico. Solo l’O- desmetil tramadolo è farmacologicamente attivo. Vi sono notevoli differenze
quantitative interindividuali tra gli altri metaboliti. Ad oggi sono stati trovati 11 metaboliti nell’urina. Esperimenti su animali hanno dimostrato che l’O-desmetil tramadolo è più potente della sostanza progenitrice per un fattore di 2–4. L’emivita t½? (6 volontari sani) è di 7,9 h (range 5,4 – 9,6 h) ed è circa come quella del tramadolo.
Eliminazione
L’emivita di eliminazione t½? è di circa 6 h, indipendentemente dalla modalità di somministrazione. Nei pazienti con più di 75 anni di età può essere prolungata di un fattore di circa 1,4.
Il tramadolo e i suoi metaboliti sono quasi completamente escreti dai reni. L’escrezione urinaria cumulativa è del 90% della radioattività totale della dose somministrata. In casi di funzione renale ed epatica compromessa l’emivita può essere leggermente prolungata. Nei pazienti affetti da cirrosi epatica sono state determinate emivite di eliminazione rispettivamente di 13,3 ± 4,9 h (per il tramadolo) e di 18,5 ± 9,4 h (per l’O-dismetil tramadolo) e, in un caso estremo, di 22,3 h e di 36 h. In pazienti affetti da insufficienza renale (clearance della creatinina < 5 ml/min) sono stati rispettivamente rilevati valori di 11 ± 3,2 h e di 16,9 ± 3 h, in un caso estremo di 19,5 h e di 43,2 h.
Linearità/non linearità
Nel range delle dosi terapeutiche, il tramadolo ha un profilo farmacocinetico lineare.
Il rapporto tra concentrazioni sieriche ed effetto analgesico è dose-dipendente, ma varia notevolmente in casi isolati. Di solito è efficace una concentrazione sierica di 100 – 300 ng/ml.
Dextradol 75 mg/25 mg cp: è un farmaco sicuro?
Abbiamo visto come Dextradol 75 mg/25 mg cp agisce e come si assorbe e si elimina; ma come facciamo a sapere se Dextradol 75 mg/25 mg cp è un farmaco sicuro?
Prima di tutto è necessario leggere quali sono i dati sulla sicurezza che vengono riportati nella scheda tecnica del farmaco.
Si tratta di dati forniti dalla casa produttrice e basati su un certo numero di lavori scientifici eseguiti prima della commercializzazione: si tratta dei cosiddetti “Dati preclinici di sicurezza”, che riportiamo nel prossimo paragrafo.
Dextradol 75 mg/25 mg cp: dati sulla sicurezza
Associazione tra tramadolo cloridrato e dexketoprofene
Dati preclinici sull’associazione non hanno rivelato alcun rischio particolare per l’uomo in base agli studi convenzionali sulla farmacologia della sicurezza e sulla tossicità delle dosi ripetute.
L’associazione di dexketoprofene e tramadolo non ha evidenziato effetti significativi sul sistema cardiovascolare, secondo prove eseguite in vitro e in vivo. È stato osservato un minor effetto sul transito gastrointestinale con l’associazione rispetto al tramadolo assunto da solo.
Uno studio di 13 settimane sulla tossicità cronica nel ratto non ha riscontrato alcun livello definibile come effetto avverso (NOAEL) con 6 mg/kg/giorno di dexketoprofene e 36 mg/kg/giorno di tramadolo (dosi più alte testate) somministrati sia singolarmente che in associazione (dunque con esposizioni basate su AUC al NOAEL in seguito a singole dosi rispettivamente di 25,10 volte e 1,38 volte l’esposizione umana al dexketoprofene e al tramadolo ad una singola dose clinica di 25 mg di dexketoprofene e 75 mg di tramadolo).
Non sono state osservate nuove tossicità diverse da quelle descritte in precedenza per il dexketoprofene o il tramadolo.
Dexketoprofene
Dati preclinici sul dexketoprofene non hanno rivelato alcun rischio particolare per l’uomo in base a studi convenzionali sulla farmacologia della sicurezza, sulla tossicità delle dosi ripetute, sulla genotossicità, sulla tossicità per la riproduzione e sull’immunofarmacologia. Gli studi sulla tossicità cronica svolti sul topo e sulla scimmia non hanno mostrato alcun livello di effetto avverso (NOAEL) per la dose di 3
mg/kg/giorno. I principali effetti avversi osservati ad alte dosi sono stati erosione gastrointestinale e ulcere, che si sono manifestati in misura dipendente dalla dose.
In ripetute somministrazioni orali e parenterali di tramadolo per un periodo compreso tra le 6 e le 26 settimane nel ratto e nel cane e somministrazioni orali per 12 mesi nel cane, le indagini ematologiche, clinico-chimiche ed istologiche non hanno prodotto evidenze di alcuna modifica correlata alla sostanza. Solo in seguito ad alte dosi, molto al di sopra della gamma terapeutica, si sono avute manifestazioni a livello nervoso centrale come irrequietezza, salivazione, convulsioni e ridotto aumento del peso. I ratti e i cani hanno tollerato dosi orali rispettivamente di 20 mg/kg e 10 mg/kg di peso corporeo e i cani hanno tollerato dosi rettali di 20 mg/kg di peso corporeo senza reazioni.
Nel ratto il tramadolo in dosi che andavano dai 50 mg/kg/giorno in su ha dato effetti tossici nelle madri e aumentato la mortalità neonatale. Nella prole si sono avuti casi di ritardo nello sviluppo che hanno preso la forma di disturbi dell’ossificazione e ritardata apertura della vagina e degli occhi. La fertilità maschile non è risultata alterata. In seguito a dosi più alte (da 50 mg/kg/giorno in su) le femmine hanno presentato un ridotto tasso di gravidanze. Nel coniglio si sono osservati effetti tossici nelle madri a partire dai 125 mg/kg di dosaggio e anomalie dello scheletro nella prole.
In alcuni tests in vitro si sono osservati effetti mutageni. Gli studi in vivo non hanno invece mostrato tali effetti.
Sulla base delle conoscenze disponibili ad oggi, si può classificare il tramadolo come non mutageno.
Sono stati svolti studi sul potenziale tumorigenico del tramadolo cloridrato nel ratto e nel topo. Lo studio sul ratto non ha dato prova di alcun aumento nell’incidenza dei tumori in relazione alla sostanza. Nello studio sul topo invece si è vista una maggiore incidenza di adenomi delle cellule epatiche negli animali maschi (un aumento dose- dipendente non significativo a partire dai 15 mg/kg di dosaggio) e un aumento dei tumori polmonari nelle femmine di tutti i gruppi di dosaggio (significativo, ma non dose dipendente).
Dopo la commercializzazione di un farmaco, vengono tuttavia attuate delle misure di controllo dagli organi preposti, per monitorare comunque tutti gli effetti collaterali che dovessero manifestarsi nell’impiego clinico.
Tutti gli effetti collaterali segnalati nella fase di commercializzazione del farmaco, vengono poi riportati nella scheda tecnica nei paragrafi “effetti indesiderati” e “controindicazioni”.
Dextradol 75 mg/25 mg cp: si può prendere insieme ad altri farmaci?
Un altro importante capitolo da non dimenticare per valutare se un farmaco è sicuro o no, è quello delle interazioni con altri farmaci.
Può infatti capitare che un farmaco, di per sé innocuo, diventi pericoloso se associato ad alcuni altri farmaci.
Questo è vero anche per i prodotti erboristici: classico è l’esempio dell’ “Erba di San Giovanni” (Iperico) che interagisce con alcuni farmaci anticoagulanti aumentandone l’efficacia e mettendo quindi il paziente a rischio di emorragie.
Esaminiamo allora quali sono le interazioni possibili di Dextradol 75 mg/25 mg cp
Dextradol 75 mg/25 mg cp: interazioni
Non sono stati eseguiti studi clinici per valutare il possibile impatto delle interazioni farmacologiche sul profilo di sicurezza di Dextradol. Tuttavia, si consiglia di tenere conto di quelle riportate per il dexketoprofene e il tramadolo come agenti singoli.
Dexketoprofene
Le seguenti interazioni si riferiscono ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) in generale:
Uso concomitante non raccomandato :
altri FANS (tra cui gli inibitori selettivi della cicloossigenasi-2), comprese alte dosi di salicilati (? 3 g/die); la somministrazione concomitante di diversi FANS può aumentare il rischio di ulcere e sanguinamento gastrointestinali attraverso un effetto sinergico;
anticoagulanti; i FANS possono potenziare gli effetti degli anticoagulanti, come il
warfarin, a causa del forte legame alle proteine plasmatiche del dexketoprofene, dell’inibizione della funzione piastrinica e del danneggiamento della mucosa gastroduodenale; se non è possibile evitare la combinazione, si consiglia uno stretto monitoraggio clinico ed il controllo costante dei valori di laboratorio;
eparine; maggior rischio di emorragia, dovuto all’inibizione della funzione piastrinica
e al danneggiamento della mucosa gastroduodenale; se non è possibile evitare la combinazione, si consiglia uno stretto monitoraggio clinico ed il controllo costante dei valori di laboratorio;
corticosteroidi; vi è un maggior rischio di ulcerazione o sanguinamento
gastrointestinale;
litio (descritto con alcuni FANS); i FANS aumentano i livelli ematici del litio, che possono raggiungere valori tossici (minore escrezione renale del litio); questo parametro, dunque, necessita di monitoraggio durante la fase iniziale, l’aggiustamento e la sospensione del trattamento con dexketoprofene;
metotressato, usato ad alte dosi di 15 mg/settimana o più; maggiore tossicità
ematologica del metotressato a causa della diminuzione della sua clearance renale ad opera degli agenti antinfiammatori in genere;
idantoine (compresa la fenitoina) e sulfonamidi, gli effetti tossici di queste sostanze
possono essere accresciuti.
Associazioni che richiedono precauzioni:
diuretici, inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE), aminoglicosidi antibatterici e antagonisti del recettore dell’angiotensina II; il dexketoprofene può ridurre l’effetto dei medicinali diuretici e anti-ipertensivi; in alcuni pazienti con una funzione renale compromessa (ad es. pazienti disidratati o pazienti anziani con una funzione renale compromessa), la co-somministrazione di agenti che inibiscono la ciclo-ossigenasi e di ACE inibitori, antagonisti del recettore dell’angiotensina II o aminoglicosidi antibatterici può risultare in un ulteriore deterioramento della funzione renale, in genere reversibile; in caso di prescrizione combinata di dexketoprofene e un diuretico, è essenziale garantire che il paziente sia adeguatamente idratato e occorre monitorare la funzione renale all’inizio della terapia e, in seguito, periodicamente. La co-somministrazione di dexketoprofene e diuretici risparmiatori di potassio può dare ipercalemia. E’ necessario monitorare le concentrazioni di potassio nel sangue (vedere paragrafo 4.4);
metotressato, usato a basse dosi, inferiori ai 15 mg/settimana: incremento della
tossicità ematologica del metotressato a causa della diminuzione della sua clearance renale ad opera degli agenti antinfiammatori in genere. E’ necessario il monitoraggio settimanale dell’emocromo durante le prime settimane della terapia di associazione ed una maggiore sorveglianza anche in presenza di una funzione renale lievemente
compromessa, soprattutto nell’anziano;
pentossifillina: incremento del rischio di sanguinamento; è necessario un più attento monitoraggio clinico ed il controllo più frequente del tempo di sanguinamento;
zidovudina; rischio di maggiore tossicità per i globuli rossi per la sua azione sui
reticolociti, con comparsa di grave anemia una settimana dopo l’inizio della terapia con il FANS; è necessario eseguire emocromo completo e conta dei reticolociti da una a due settimane dopo l’inizio del trattamento con i FANS;
sulfoniluree; i FANS possono aumentare l’effetto ipoglicemico delle sulfoniluree per
spostamento dai siti di legame con le proteine plasmatiche.
Associazioni di cui tener conto
beta-bloccanti: il trattamento con un FANS può diminuire il loro effetto anti- ipertensivo inibendo la sintesi delle prostaglandine;
ciclosporina e tacrolimus: la nefrotossicità può essere potenziata dai FANS mediante
effetti mediati dalle prostaglandine renali. Durante la terapia di associazione è, pertanto, necessario monitorare la funzionalità renale;
trombolitici: maggior rischio di sanguinamento;
agenti antipiastrinici e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI): maggior rischio di sanguinamento gastrointestinale (vedere paragrafo 4.4);
probenecid: le concentrazioni plasmatiche di dexketoprofene possono aumentare;
questa interazione può essere dovuta ad un meccanismo d’inibizione che coinvolge il sito della secrezione tubulare renale e della glucorono-coniugazione e richiede un aggiustamento della dose del dexketoprofene;
glicosidi cardiaci: i FANS possono aumentare la concentrazione plasmatica dei
glicosidi;
mifepristone: a causa di un rischio teorico che gli inibitori della sintetasi delle prostaglandine possano alterare l’efficacia di mifepristone, è sconsigliata la somministrazione di FANS per 8-12 giorni dopo aver assunto mifepristone. Esistono evidenze limitate che suggeriscono che la co-somministrazione di FANS il giorno della somministrazione della prostaglandina non influenza negativamente gli effetti del mifepristone o della prostaglandina sulla maturazione cervicale o sulla contrattilità uterina e non riduce l’efficacia clinica dell’interruzione medica della gravidanza;
antibiotici chinolonici: dati sugli animali indicano che alte dosi di chinoloni in
associazione con FANS possono aumentare il rischio di convulsioni;
tenofovir: l’uso concomitante con FANS può aumentare l’azotemia e la creatinina, di conseguenza va monitorata la funzione renale per tenere sotto controllo una possibile influenza sinergica sulla funzione renale;
deferasirox: l’uso concomitante con FANS può aumentare il rischio di tossicità gastrointestinale. Quando si somministra deferasirox con queste sostanze è necessario effettuare un rigoroso monitoraggio clinico.
pemetrexed: l’uso concomitante con FANS può ridurre l’eliminazione del pemetrexed, pertanto occorre esercitare cautela nel somministrare dosi più alte di FANS; nei pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata (clearance della creatinina compresa tra 45 e 79 ml/min), la somministrazione concomitante di pemetrexed con FANS deve essere evitata per 2 giorni prima e 2 giorni dopo la somministrazione di pemetrexed.
L’uso concomitante non è raccomandato:
Tramadolo non va associato con gli inibitori della monoamino-ossidasi (MAO) (vedere paragrafo 4.3). Nei pazienti trattati con IMAO nei 14 giorni precedenti all’uso dell’oppioide petidina, sono state osservate interazioni potenzialmente letali sul sistema nervoso centrale e sulla funzione respiratoria e cardiovascolare. Nella terapia con tramadolo non è possibile escludere che si verifichino le stesse interazioni con gli inibitori IMAO;
si consiglia cautela nel trattamento concomitante con tramadolo e derivati della
cumarina (es. warfarin) in quanto, in alcuni pazienti, sono stati riportati alti indici INR (International Normalized Ratio) con sanguinamento importante ed ecchimosi;
l’associazione tra agonisti/antagonisti misti dei recettori oppioidi (come, ad es.,
buprenorfina, nalbufina, pentazocina) e tramadolo non è consigliabile poiché, in tali circostanze, l’effetto analgesico di un agonista puro può teoricamente essere ridotto.
Associazioni che richiedono precauzioni:
il tramadolo può indurre convulsioni e aumentare il rischio che gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI), gli antidepressivi triciclici, gli antipsicotici e altri medicinali destinati ad abbassare la soglia epilettogena (come il bupropione, la mirtazapina, il tetraidrocannabinolo) causino convulsioni;
l’uso terapeutico concomitante di tramadolo e farmaci serotonergici, come gli inibitori
selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI), gli inibitori delle MAO (vedere paragrafo 4.3), gli antidepressivi triciclici e la mirtazapina, può causare tossicità da serotonina. Si può avere sindrome serotoninergica quando si osserva una delle seguenti condizioni: clono spontaneo, clono inducibile o oculare con agitazione o diaforesi, tremore e iperreflessia, ipertonia e temperatura corporea > 38?C e clono oculare inducibile. Di solito, la sospensione dei medicinali serotoninergici porta ad un rapido miglioramento. Il trattamento dipende dal tipo e dalla gravità dei sintomi;
l’uso concomitante di oppioidi e farmaci ad azione sedativa come benzodiazepine o
farmaci benzodiazepino-correlati aumenta il rischio di sedazione, depressione respiratoria, coma e morte a causa di un effetto depressivo additivo sul SNC. La dose e la durata del trattamento concomitante dovrebbero essere limitate (vedere paragrafo 4.4).
Associazioni di cui tener conto:
la somministrazione concomitante di tramadolo con altri medicinali che inducono depressione del sistema nervoso centrale o alcol può potenziare gli effetti sul sistema nervoso centrale (vedere paragrafo 4.8);
i risultati degli studi farmacocinetici ad oggi hanno dimostrato che è improbabile che
si verifichino interazioni importanti dal punto di vista clinico con la somministrazione concomitante o precedente di cimetidina (inibitore enzimatico);
la somministrazione contemporanea o precedente di carbamazepina (induttore
enzimatico) può ridurre l’effetto analgesico e accorciare la durata dell’azione;
in un numero limitato di studi la somministrazione pre o postoperatoria dell’antagonista antiemetico 5-HT3 ondansetrone ha aumentato il fabbisogno di tramadolo in pazienti con dolore postoperatorio;
ketoconazolo e l’eritromicina, possono inibire il metabolismo del tramadolo (N- demetilazione) e probabilmente anche il metabolismo del metabolita attivo O-
demetilato; l’importanza clinica di tale interazione non è stata studiata.
Dextradol 75 mg/25 mg cp: posso guidare la macchina se lo prendo?
Un capitolo poco noto e molto sottovalutato è quello degli effetti di un farmaco sui riflessi e quindi sulla capacità di guidare la macchina o di effettuare lavori pericolosi.
Molti farmaci riducono la capacità di reazione, oppure possono causare vertigini o abbassamenti di pressione che possono essere molto pericolosi per chi guida o effettua lavori in cui le capacità fisiche sono importanti: basti pensare agli operai che lavorano su impalcature o che operano su macchinari come presse o forni
E’ sempre bene quindi leggere attentamente questo piccolo ma molto importante paragrafo della Scheda Tecnica del farmaco.
Dextradol 75 mg/25 mg cp: effetti sulla guida e sull’uso di macchinari
Gli effetti noti per i singoli componenti di Dextradol valgono anche per l’associazione fissa.
Dexketoprofene
Il dexketoprofene ha un’influenza da lieve a moderata sulla capacità di guidare veicoli e utilizzare macchinari, a causa della possibile comparsa di vertigine o sonnolenza.
Anche se assunto rispettando le istruzioni, il tramadolo può causare effetti come sonnolenza e vertigine, e dunque può compromettere le reazioni di autisti e operatori di macchinari.
Ciò vale soprattutto in congiunzione con altre sostanze psicotrope e alcol.
Per approfondire l’argomento, per avere ulteriori raccomandazioni, o per chiarire ogni dubbio, si raccomanda di leggere l’intera Scheda Tecnica del Farmaco
