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Timo Volgare

(Thymus vulgaris L. – Fam. LabiatelStachiee/Thyminee) (Sin. – Thymus odoratus Tourn. – Thymus niger Tab. Thymum durius Dod.)

Timo Volgare- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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timovolgare

Etimologia – Thymus, nome usato da Virgilio (Egl. V, 77), dal greco qumos, quw = profumo, cioè pianta odorante. Deriva dall’egiziano tham, nome di una specie usata per le imbalsamazioni.

vulgaris – comune.

odoratus – odoroso, fragrante.

niger – per l’aspetto scuro del suffrutice (rami rossicci).

durius, dal greco dourion o doureios = di legno, pei cauli legnosi.

Nomi volgari Numerosi. Pepolino, peperino, piperella, semirino, ecc. (tosc.), tumau, tumaru, tummu, tumau neigru, ferugola, capustu, ecc. (lig.), timid (piem.), erba pevera, timm, peèrel (lomb.), tèm, timoi (emil.), tuma (abr.), peperna (nap.), tummineddu, riganeddu, satru, salaredda (sic.), timu, tumbu (sard.).

Thym, faligoule, farigoule, frigoule, pote (fr.), common thyme, the garden thyme (ingl.), Gemeiner Thymian (ted.), thym (pol.), tomillo (spagn.), tomilho (port.), timian (russo), walska (ceco), kukukfu (ungh.), sa’tar el Rimar (satureia dell’asino) (marocchino).

I nomi in corsivo sono comuni col T. Serpyllum L.

Habitat Regione mediterranea occidentale [Marocco (Rif)]. In Italia comune nei luoghi aridi e sassosi, ben esposti, specie collinari (Piemonte, Liguria, Toscana occ., Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia, Giglio is. Trentino, ecc. Coltivata negli orti.

Arbustino.

Esistono le var. tenuifolius Mill. e latifolius Mill. ed un ibrido T. Serpillum x T. vulgaris = Thymus Aveyronensis Coste e S.

II Thymus vulgaris L. non va confuso col Thymus Zygis L. della penisola iberica e del Marocco (Rif. e Medio Atlante), nè col Thymus Broussonetti Boiss. (arab. z’itra) specie del Marocco centrale, e meridionale steppico e del Grande Atlante.

Parti usate Pianta intera (liberata dalle basi dei cauli legnosi), battuta dopo l'essiccamento, per staccare le foglie dai rami che vanno eliminati. Raccolta durante la fioritura (maggio-giugno) (Thymi herba F.U.). Anche le sole sommità fiorite.

Componenti principali

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Olio essenziale, per il cui titolo si trovano segnalati in letteratura (1-7) valori diversi (tabella 1).

timovolgare Figura 1

L'olio essenziale di Timo, che si produce in Spagna — una delle zone, maggiori produttrici — deriva prevalentemente dal Thymus Zygis L. var. gracilis Bois oppure var. Horibundus Bois. Nella produzione commerciale di Spagna si sono ottenute rese di olio essenziale varianti da 0,69 a 0,74% (8).

Composizione chimica dell’olio essenziale

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I primi studi della composizione chimica dell’olio essenziale di Timo risalgono al 1853, quando Lallemand (9) riconobbe nel timolo il principale componente. Ricerche più approfondite furono fatte più tardi da Schimmel e Co. (10) (11) e più recentemente da Runti e Bruni (12). E’ stata così stabilita la presenza delle seguenti sostanze:

— timolo, quale principale componente, ed inoltre carvacrolo, ed un terzo fenolo non identificato.

— alcool amilico, b,g-esenolo, linalolo, l-borneolo, geraniolo, terpinen-4-olo.

— un terpene levogiro, denominato «timene» da Lallemand (9) ed identificabile probabilmente con il l-a-pinene, secondo Schimmel (11), b-pinene, canfene, p-cimene, g-terpinene.

— cariofillene ed inoltre un sesquiterpene ed un alcool sesquiterpenico non identificati.

Secondo la F.U. (13) ed il D.A.B. VI (14) l’olio essenziale di Timo deve contenere almeno il 20% in volume di timolo e di carvacrolo; secondo il B.P.C. (15) il contenuto di timolo è pari al 20-30%, mentre il N.F. (16) ammette un titolo di fenoli non inferiore al 40% in volume e la Ph. Helv. (17) dal 20 al 42% di fenoli.

Il titolo di fenoli di campioni di diversa origine è risultato essere pari al 28%, 35 % e 37% rispettivamente per tre campioni di «olio rosso» del Marocco (8), 22 e 27% per due campioni di Jugoslavia (18), 14- 47% per olio essenziale di diversa provenienza (19).

Il contenuto percentuale di fenoli in olio essenziale di Timo proveniente dalla Spagna ha raggiunto valori pari al 50-60% (8). Per l’«olio rosso», cioè non rettificato, importato dalla Spagna, si è trovato dal 42,5 al 59% di fenoli (8).

L’analisi del timolo e del carvacrolo, eseguita con metodo cromatografico in fase di vapore per nove campioni di olio essenziale, ha dato i seguenti risultati (20):

timovolgare Figura 2

Nell’olio rosso (non rettificato) i componenti fenolici totali sono rappresentati in maggior parte dal timolo, mentre nell’olio bianco rettificato dal carvacrolo (12). Il titolo percentuale di fenoli totali, secondo l’esito di analisi cromatografiche in fase di vapore, è risultato pari al 60-61% per l’olio rosso ed al 66-67%, per l’olio bianco (12).

Il p-cimene, per il quale in letteratura si ammette la presenza di piccole quantità (8), è stato trovato anche in rilevanti proporzioni; 28-29% nell’olio rosso, 16-17% nell’olio bianco (12).

Il borneolo è contenuto in quantità superiori (7-8%) nell’olio bianco rispetto all’olio rosso (circa 3%) (12).

In campioni di Timo di diversa origine il contenuto di olio essenziale della droga ed il rapporto timolo:carvacrolo nell’olio presentano rilevanti differenze, che sembrano dipendere prevalentemente da fattori genetici (21).

Il titolo dell’olio essenziale dipende anche dallo stadio di sviluppo della pianta. I fattori ambientali, quali le condizioni atmosferiche, sembra che abbiano scarsa influenza sulle variazioni del contenuto di olio. Per 43 campioni di Thymus vulgaris, raccolti in vari stadi di crescita, si sono notati titoli di olio essenziale, varianti dallo 0,5 al 2,6% (22). Il massimo titolo si ha nel periodo della piena fioritura della pianta, mentre il contenuto di timolo nell’olio raggiunge il valore massimo nel periodo che precede la fioritura e diminuisce quando la pianta è completamente fiorita (23),

Il contenuto di olio essenziale nel Timo subisce variazioni anche nel corso della giornata: il massimo titolo è stato trovato nelle prime ore del pomeriggio. Nelle piante coltivate, quelle del secondo taglio contengono una maggiore quantità di olio rispetto a quelle del primo taglio. Schratz (24) ha rilevato che il Timo coltivato al primo taglio dà una resa media dell’1,58% di olio essenziale, mentre al secondo taglio in ottobre dà un rendimento pari all’1,9 % di olio. Piante invernali e molto resistenti al freddo hanno prodotto 0,5-1,7%, in media 1,1% di olio essenziale. Il titolo di olio della droga diminuisce dopo la raccolta (25) (26).

Altri componenti della pianta

Oltre all’olio essenziale nella pianta del Thymus vulgaris L. sono stati identificati i seguenti componenti;

-— flavonoidi (27) (28): luteolina (3’,4’,5,7-tetraossi-flavone), 7-b-glucosido- e 7-diglucosido-luteolina (29).

— acidi ursolico e oleanolico (28) (30).

— vitamina B1 502,4 g in 100 g di foglie secche (31),

vitamina C 173 mg % (calcolati per la droga secca) nelle foglie in settembre (32).

Inoltre tannino (33), pentosano (34), saponina (35), acido clorogenico (27), acido caffeico (27) (28), planteosio (36), manganese 7,4 mg per 100 g di droga essiccata (37). Le proprietà antiossidanti sono state attribuite da Herrmann (38) alla presenza del depside -acido rosmarinico-, già isolato da Scarpati e Oriente (39) dal Rosmarinus officinalis.

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Nella pianta fresca acqua 66-75% (40), nella pianta essiccata all’aria 6,64-11,18% in media 9,66% di acqua (41).

Nella pianta con il 2,12% di acqua sono stati inoltre trovati grasso 5,94%, azoto 1,68%, protidi grezzi 10,5%, ceneri 8,55% (42).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Le diverse specie di Timo, erano note come piante medicinali sin dall’antichità e largamente usate, sotto varie forme, nella medicina egiziana, greca e romana.

Il Mattioli (43) ci informa che Galeno attribuiva al Timo proprietà emmenagoghe, diuretiche, purgative ed espettoranti e che Aezio ne consigliava la somministrazione, in polvere sottilmente macinata, a digiuno, alla dose di 4 dramme e con ossimiele «a coloro che patiscono dolori nelle giunture e che inoltre, lo riteneva utile nel colera, nei disturbi della vescica, nell’idropisia, nella sciatica, nei dolori dei lombi, del costato e del petto; nella ventosità ipocondriaca, nei dolori degli occhi, nella gotta, nelle enfiagioni dei testicoli» ed in non poche altre malattie.

Nella medicina popolare dei diversi paesi era estesamente usato nella terapia delle affezioni delle vie respiratorie, come calmante della tosse e della pertosse e come espettorante: inoltre, nella dismenorrea nella scrofolosi, nella tubercolosi e, localmente, per la medicazione di ferite e di piaghe suppurate e di altre infezioni cutanee.

Anche attualmente il Timo, sotto forma di decozioni, di estratti e di tintura, è vantaggiosamente impiegato nella terapia delle affezioni catarrali delle vie respiratorie, della tosse e della pertosse.

L'azione bechica ed espettorante del Timo venne più recentemente confermata da Gordonoff (44) e da Keuning (21).

Gordonoff trovò che il Timo aumenta fortemente la secrezione bronchiale e l'espettorazione, ma che la sua azione fluidificante della secrezione bronchiale è molto debole.

Secondo Keuning, nè il timolo, nè il carvacrolo, analogamente a tutta la frazione volatile della droga, sono dotati di azione calmante della tosse. Tale proprietà sarebbe invece posseduta dagli estratti acquosi e alcoolici e verrebbe potenziata nell’estratto acquoso, per aggiunta del distillato della droga.

Lo stesso A. (45) ha successivamente dimostrato che il timolo e il carvacrolo, possiedono una marcata azione secretolitica e che della stessa azione sono dotate altre sostanze non note ma che, molto verosimilmente, potrebbero essere identificate con la saponina (ved. parte chimica).

Fra le frazioni non idrosolubili (olio essenziale e fenoli in esso contenuti) e la frazione idrosolubile contenente sostanze ignote, esisterebbe anzi, secondo l’A., un sinergismo di potenziamento, in quanto l’azione calmante della tosse, dovuta alla miscela di entrambe le frazioni, determina un’azione superiore a quella che potrebbe corrispondere alla somma delle attività delle due singole frazioni.

Nella droga fresca sarebbe presente inoltre, una sostanza ad azione spasmolitica che scompare con l’essiccamento o dopo prolungato magazzinaggio.

L’azione colagoga (o coleretica?) del Timo venne studiata da Chabrol e coll. (46) i quali sperimentarono, nel cane portatore di fistola del coledoco, l’azione di 16 labiate, fra le quali il Timo volgare e il Timo serpillo. Con ciascuna di esse veniva preparata una decozione al 5 % di sommità secche o con la quantità equivalente di droga fresca. Le decozioni di Timo volgare (droga fresca) e di Timo serpillo (droga secca), somministrate per via endovenosa, aumentarono il deflusso biliare, dopo mezz’ora dall’iniezione, rispettivamente di 3 e di 2 volte.

In considerazione del fatto che nel Timo sono contenute sostanze cinarinosimili, quali l’acido clorogenico e l’acido caffeico (ved, parte chimica), ci sembra logico ritenere che tale azione possa essere attribuita, almeno in gran parte, alla presenza nella droga di queste sostanze (ved. Carciofo e Melanzana).

L’azione diuretica del Timo volgare, sotto forma di infuso, venne studiata sui ratti da Herre (47) e da Hildebrandt (48). Risulta da tali ricerche che questa azione non è molto elevata e secondo Hildebrandt essa non può essere attribuita al timolo perchè questo, somministrato a dosi corrispondenti a quelle contenute negli infusi della droga, risulta quasi inattivo sotto questo aspetto.

Dopo le ricerche di Preziosi e Loscalzo (49) sull’azione diuretica della cinarina, si può ammettere che anche in questo caso i suddetti composti cinarinosimili contenuti nel Timo, possono essere considerati fra le sostanze responsabili di tale azione.

Valette e coll. (50) hanno studiato l’attività antielmintica dei componenti di alcuni oli essenziali e trovarono che il carvacrolo, contenuto nell’olio essenziale di Timo, è il più attivo fra le sostanze da essi studiate. Queste furono sperimentate in vitro sul Rhabditis macrocerca, rhabditidato saprofita, isolato dalle feci di conigli e particolarmente resistente all’azione degli antielmintici e, inoltre, sull’Ascaris suum Goeze (intero e segmento anteriore): in vivo gli esperimenti vennero condotti sugli ossiuridi del topo bianco.

Ricerche analoghe vennero eseguite da Akacic e Petricic (18), i quali hanno sperimentato, comparativamente col timolo, l’estratto etereo di Timo volgare e la sua frazione non fenolica, sugli ascaridi, sulle sanguisughe e sui topi. Essi trovarono che il timolo è dotato di un’attività più elevata della frazione non fenolica dell’olio etereo e poiché l’olio etereo dimostra di possedere una buona azione antielmintica, gli AA. ritengono che esso potrebbe essere sostituito al timolo, ove le prove cliniche ed i controlli di tollerabilità, risultassero positivi.

Un’azione molto interessante riscontrata nel Timo, è quella batteriostatica. Le prime ricerche in questo senso vennero eseguite da Chamberland (51) sull’olio essenziale e risalgono al 1887. A questi primi studi seguirono quelli di numerosi altri AA. [Cadeac e Meunier (52), Cavel (53), Morel e Rochaix (54), Courmont, Morel e Bay (55), Gatti e Cajola (56), Myers (57), Martindale (58), Rideal e Sciver (59), Collier e Nitta (60), Malowan (61), Marsh e Mans (62), Klosa (63), Maruzzella e Liguori (64) ed altri],

Risler (65), studiò l’attività e la durata di azione di vari oli essenziali e di diverse loro associazioni. Egli trovò che la durata d’azione dell’olio essenziale di Timo è di 28 giorni, mentre quella dei vari miscugli, è molto superiore (superiore ai 7 mesi quella del miscuglio di olio essenziale di Timo e di canfora, di 4 anni e 12 giorni quella degli oli essenziali di Timo e di trementina: di 4 anni, un mese e 12 giorni quella dell’olio essenziale di Timo e di Cannella, di Timo e di Benzoino, di Timo e di Pino). Queste prove vennero eseguite su colonie di stafilococchi di 24 h, comparativamente con la formaldeide, per la quale è stata trovata nelle stesse condizioni, una durata massima di attività, non superiore ai 6 giorni.

Questo sinergismo di potenziamento si verifica anche per le miscele dei vapori dei vari oli essenziali, le quali pertanto, si prestano molto bene, secondo gli AA., per la sterilizzazione dell'aria di determinati ambienti.

L’A. ha potuto constatare che con una miscela di vapori di timolo e di terpineolo l’aria viene sterilizzata in 72' dal B. prodigiosus, in 30’ con una miscela di olio di Mandorle amare e di Cannella e in 13' con una miscela dei vapori di tutte e quattro le sostanze. Tale attività si manifesterebbe, secondo l’A. alla diluizione di 1 vol. di miscela su 20000000 di vol. di aria.

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Ricerche sull’azione battericida di vari oli essenziali, fra cui quello di Timo, vennero eseguite anche da Hettche e Rosenthal (66) e, da noi stessi, su quello di Timo e su alcune sue frazioni, su varie specie batteriche (Salm. Typhi, e paratyphi, E. coli, B. proteus. B. faecalis, Pseud. aeruginosa, Neisseria, B. prodigiosus, Coryn. Diphteriae, Staph. pyogenus, B anthracis, alcuni micobatteri fra cui un ceppo di bacillo tubercolare).

Tutti i germi su cui l'olio essenziale di Timo è stato sperimentato, hanno dimostrato di essere, sia pure in varia misura, molto sensibili alla sua azione batteriostatica. L'azione sui grampositivi si è dimostrata più costante che sui gramnegativi e particolarmente sensibili si sono dimostrati i corinebatteri difterici e non difterici, lo stafilococco e il coli.

I vapori dell’olio essenziale di Timo, nelle condizioni in cui sono stati da noi sperimentati, non si sono dimostrati attivi sotto questo aspetto. Il Koscik (67) che ha sperimentato l'attività batteriostatica dei vapori di diversi oli essenziali, avrebbe invece trovato per i vapori di olio di Timo, un ben visibile, benché non sempre completo, effetto batteriostatico.

Alcune prove sull’azione protettiva in vivo dell’olio essenziale di Timo, sono state da noi eseguite su topi infettati sperimentalmente con due ceppi di B. ant

hcacis, uno dei quali molto virulento. Un’azione moderatamente protettiva si è notata negli animali infettati con il ceppo meno virulento.

Alcune prove di orientamento furono eseguite su estratti di Timo acquosi e idroalcoolici (68) ma i risultati ottenuti non possono essere considerati definitivi, in quanto sarà necessario estendere ed approfondire le ricerche per giungere all’esatta interpretazione di alcuni particolari.

Un estratto idroalcoolico (ottenuto con alcool di 60°), nel quale dovrebbe essere presente l'olio essenziale, sia pure in quantità non elevata, sperimentato su colture in piastra di stafilocochi (aureo e albo) e sul coli, si è dimostrato del tutto inattivo, mentre un estratto acquoso totalmente privo di olio essenziale ha dimostrato una moderata attività sui suddetti germi, attività che scomparve dopo riscaldamento a 100°. Risulterebbe quindi che nel Timo volgare, oltre le sostanze batteriostatiche rappresentate da alcuni componenti dell’olio essenziale, ne sarebbero contenute anche altre, idrosolubili e termolabili a 100°. Resterebbe tuttavia da spiegare l’inattività dell’estratto idroalcoolico sperimentato, il quale, almeno teoricamente, avrebbe dovuto essere invece dotato di un’attività superiore a quello acquoso.

Estratti di steli e di foglie di Timo preparati con etere etilico e soluzione fisiologica, furono trovati attivi sullo Staph. aureus e sulla E. coli da Felklova (69) e, più recentemente, Maruzzella e Sicurella (70) confermarono l’azione batteriostatica dell’olio essenziale di Timo sullo Staph. aureus e sul Mycobact. avium. Maruzzella (71) trovò inoltre che l’olio essenziale di Timo, come quelli di Allium sativum e di Allium cepa, sono dotati di attività antimicotica, azione che, per quanto riguarda l’olio essenziale di Timo, fu già notata precedentemente anche da Meyers (72).

Il fattore batteriostatico e battericida dell’olio essenziale di Timo, come quello di altri oli essenziali, può essere potenziato mediante un particolare procedimento che permette di ottenere oli essenziali perossidati, facendo agire su di essi aria, aria ozonizzata o ozono, in determinate condizioni di temperatura, di pressione, di tempo e di superficie di contatto (73).

L’olio essenziale di Timo, come pure altri oli essenziali dotati di proprietà batteriostatiche, battericide o antimicotiche, possono trovare vasto ed utile impiego in terapia (puri o diluiti con adatti solventi), come topici per combattere le varie forme di infezioni cutanee e sottocutanee (piodermiti, foruncolosi, forme acneiche, paterecci, ascessi, flemmoni, linfoadeniti comuni o specifiche ecc.), casi nei quali essi agiscono di solito, molto rapidamente, anche nei casi in cui i comuni antibiotici sono stati impiegati con risultati negativi. Ciò è dovuto non solo alle loro proprietà batteriostatiche e battericide, ma anche e soprattutto anzi, alla liposolubilità di queste sostanze che permette loro di penetrare rapidamente attraverso la cute integra. La loro azione non è quindi limitata alla sola superficie cutanea, ma viene estesa a tutto lo spessore della cute stessa ed ai tessuti sottostanti.

Tuttavia l’impiego di alcuni oli essenziali può essere limitato, oltre che dalla loro azione a volte fortemente irritante, anche perchè possono provocare, in alcuni soggetti, notevoli reazioni allergiche. Azioni secondarie di questo tipo si manifestano particolarmente con l’impiego dell’olio essenziale naturale di Timo, ma in misura notevolmente ridotta per intensità e frequenza, con l’essenza deterpenata, sesquideterpenata ed opportunamente diluita in solventi adatti.

Il timolo, uno dei principali componenti dell’olio essenziale di Timo, viene spesso impiegato come disinfettante in sostituzione del fenolo sul quale ha il vantaggio di essere dotato di un più gradevole odore, ma anche in questo caso il suo impiego viene limitato dalla sua azione irritante.

Anche il timolo è dotato di notevoli proprietà antimicotiche e fu trovato attivo nella terapia di alcune ipodermofitosi [Kingery e Adkisson (74), Wise e Wolf (75)].

Myers (76) lo consiglia per uso locale, nella terapia dell’actinomicosi e da altri è consigliato nel trattamento della blastomicosi, della montiosi e nelle infezioni coccidiosiche (77).

Krinski e coll. (78) riferiscono di aver ottenuto buoni risultati nella terapia della lebbra, iniettando il timolo in soluzione al 10 % in olio di sesamo.

Turletti Tola (79) ha estesamente sperimentato il timolo nella terapia della tubercolosi polmonare, somministrandolo per os alla dose, perfettamente tollerata, di g 0,27 al giorno. Egli trovò che esso è dotato, oltre di una notevole azione antipiretica, balsamica ed anticatarrale, anche di una energica azione antisettica e distruttiva del bacillo di Koch.

I risultati ottenuti da questo A., comunicati preliminarmente nel 1939, vennero in seguito confermati da Salatino (80).

Nota è l’azione antielmintica del timolo, azione che si manifesta anche contro i vermi uncinati e in particolare contro l’Ankylostoma duodenale, per combattere il quale venne consigliato dal Bozzolo (81) fin dal 1881.

L’impiego del timolo come antielmintico esige però l’uso di dosi notevolmente elevate (sino a g 2 in 3 volte con intervalli di 1-2 ore) e in considerazione della sua non trascurabile tossicità, il suo impiego sotto questo aspetto, è attualmente molto limitato ed esige comunque le dovute cautele. Sarà quindi controindicata la somministrazione di tutte quelle sostanze, alimentari o medicamentose che, facilitandone la soluzione, ne rendono più rapido l’assorbimento. Dovranno perciò essere evitati i purganti oleosi e l’ingestione di grassi o di liquori ad elevata gradazione alcoolica, prima e dopo la somministrazione [Barnes (82)].

Edens (83) osservò che nei soggetti affetti da gozzo tiroideo, la somministrazione di timolo, anche in piccole dosi, può provocare fenomeni dovuti a tireotossicosi, dopo un periodo di somministrazione più o meno lungo.

L’avvelenamento da timolo si manifesta con sintomi di nausea, vomito, astenia, albuminuria, bradicardia, bradipnea ed ipotermia. Sintomi di depressione cardiaca possono insorgere anche dopo somministrazione di dosi terapeutiche.

Schròder e Vollmer (84), hanno studiato l’eliminazione del timolo, del carvacrolo, dell’eugenolo e del guaiacolo nei ratti e nei conigli, determinandone colorimetricamente la quantità nei vari organi, mediante la diazoreazione che, secondo gli AA. sarebbe molto indicata per queste determinazioni.

Essi hanno trovato che le suddette sostanze vengono assorbite per il 25-95 % entro le prime 24 h e che la loro eliminazione attraverso le feci è di secondaria importanza. Soltanto nelle prime ore dopo la somministrazione si possono trovare quantità trascurabili di tutte e quattro le sostanze nel sangue, nel polmone, nei reni, nel fegato e nell’aria espirata.

Per le sue proprietà aromatiche il Timo viene impiegato nella tecnica galenica per la correzione di preparati contenenti bromoformio e di altri preparati antitosse (85).

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido per tintura (g 1 = XXXVIII gtt).

Dosi: g 5-15 pro die.

b) Estratto fluido per sciroppo (g 1 = XXXIII gtt).

Dosi: come sopra.

c) Estratto secco acquoso (1 p. = 10 p. circa di droga).

Dosi: g 0,50-1,5 pro die.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido timo per tintura g 20

Alcool di 70°……………………………………….. g 80

(a cucchiai).

Sciroppo

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Estratto fluido timo per sciroppo…………………………………. g 10

Sciroppo semplice F.U. …………………………………………….. g 90

(a cucchiai).

Pozione nella pertosse

Estratto fluido timo per sciroppo g 45

Estratto fluido enula campana …………………………………… g 15

Bromuro potassio g 2

Acqua ………………………………………………… g 30

Sciroppo semplice F.U………………………………………………. g 450

(4-8 cucchiaini pro die).

BIBLIOGRAFIA

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