IPERTENSIONE ARTERIOSA

Di: Sandro Magnanelli



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L'ipertensione arteriosa è una delle più comuni patologie incontrate nella pratica clinica ed una delle malattie con maggiore incidenza nei Paesi industrializzati.

Data la crescente consapevolezza del suo ruolo come fattore di rischio cardiovascolare maggiore, l'ipertensione arteriosa costituisce attualmente uno dei principali motivi di prescrizione farmacologica; nonostante ciò, molti pazienti non riescono ad ottenere un buon controllo dei valori pressori e quindi l'ipertensione arteriosa è responsabile di una elevata morbilità e mortalità.

Nonostante l'arbitrarietà delle suddivisioni legata alla sua variabilità, si parla di ipertensione in presenza di una pressione arteriosa sistolica (PAS) (comunemente nota come pressione arteriosa massima) uguale o superiore a 140 mmHg ed una pressione diastolica (PAD) (comunemente nota come pressinoe arteriosa minima) uguale o superiore a 90 mmHg.

L'importanza della diagnosi e del trattamento dell'ipertensione arteriosa risiede nella riduzione del rischio cardiovascolare e delle altre complicanze correlate. Infatti la presenza di una relazione lineare tra rischio cardiovascolare e valori pressori è ampiamente riconosciuta. Tale rischio ha valore predittivo, è indipendente ed è continuo.

Per questi motivi, è utile seguire la classificazione dei valori pressori e dell'ipertensione espressa dalla European Society of Cardiology (ESC) e dalla European Society of Hypertension (ESH) nel 2013 (Tabella 1).

Tabella 1

Questi criteri sono validi per soggetti di età superiore a 18 anni e derivano dalla media di due o più misurazioni. Quando la PAS e la PAD ricadono in due differenti categorie, la scelta terapeutica viene effettuata considerando la categoria più alta.

Una corretta misurazione della pressione arteriosa, prevede che il paziente sia seduto comodamente e che non abbia fumato o ingerito caffeina da almeno 30 minuti. Bisogna sempre utilizzare un bracciale di misura adeguata (la camera d'aria presente all'interno del bracciale dovrebbe coprire almeno l'80% della circonferenza del braccio). Se non è disponibile uno sfigmomanometro a mercurio, è accettabile l'uso di sfigmomanometri anaeroidi calibrati o strumenti elettronici. Si gonfia il bracciale finché non si sente più il tono arterioso, poi si sgonfia lentamente: il primo tono udibile indica il valore di PAS e la sua scomparsa indica la PAD. Sarebbe opportuno rilevare due o più misurazioni a distanza di 2 minuti una dall'altra ed effettuare una media. In particolari condizioni, come nei pazienti anziani, malati o sintomatici, la pressione arteriosa dovrebbe essere misurata sia in ortostatismo (in piedi) che in clinostatismo (sdraiati).

 

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Pagina aggiornata il: 04/07/2014