Opdivo: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali

Riassunto generato con AI dalle schede tecniche AIFA e dai bugiardini di Opdivo: a cosa serve, come si usa, controindicazioni, interazioni, gravidanza, effetti indesiderati.

Riassunto generato con AI, aggiornato il 21/10/2026.

Fonti usate dall'AI: 1 scheda tecnica AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina indicazioni, 1 pagina sicurezza e azione, 1 riassunto EPAR EMA scorri →

  1. 1 Scheda tecnica AIFAOpdivo – Nivolumab
  2. 2 BugiardinoOpdivo
  3. 3 IndicazioniOpdivo
  4. 4 Sicurezza e azioneOpdivo
  5. 5 Riassunto EPAR EMAOpdivo (nivolumab)

Il testo è generato solo da questi 5 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.

Opdivo è un farmaco a base di nivolumab, un anticorpo monoclonale anti-PD-1 usato contro diversi tumori, tra cui melanoma, carcinoma polmonare non a piccole cellule, carcinoma a cellule renali, linfoma di Hodgkin classico, carcinoma squamoso della testa e del collo e carcinoma uroteliale.[1, 5] Si somministra in infusione endovenosa e il trattamento deve essere iniziato e seguito da medici specialisti esperti in oncologia.[1, 2] Prima di usarlo è importante sapere che è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o agli eccipienti, che possono comparire reazioni avverse immuno-correlate anche gravi e che in gravidanza non è raccomandato salvo valutazione del beneficio rispetto al rischio.[1]

A cosa serve

Opdivo è indicato negli adulti per il trattamento del melanoma avanzato non resecabile o metastatico, da solo o in associazione ad ipilimumab; nell’associazione, il vantaggio in sopravvivenza libera da progressione e globale è stato stabilito solo nei pazienti con bassa espressione tumorale di PD-L1.[1, 4] È inoltre indicato come trattamento adiuvante del melanoma negli adulti e negli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni dopo resezione completa, nei casi di melanoma allo stadio IIB o IIC oppure con coinvolgimento linfonodale o malattia metastatica.[1] Altre indicazioni in monoterapia comprendono il carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o metastatico dopo precedente chemioterapia, il linfoma di Hodgkin classico, il carcinoma squamoso della testa e del collo e il carcinoma uroteliale localmente avanzato non resecabile o metastatico dopo fallimento di precedente terapia a base di platino.[1, 3, 4] Sono previste anche indicazioni in associazione, per esempio con ipilimumab nel carcinoma a cellule renali avanzato e con ipilimumab e chemioterapia a base di platino nel carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico in prima linea, oltre che nel trattamento neoadiuvante di alcuni pazienti con NSCLC resecabile ad alto rischio di recidiva e PD-L1 ≥ 1%.[1] Nel riassunto EPAR dell’EMA sono riportate ulteriori indicazioni autorizzate, tra cui mesotelioma pleurico maligno, carcinoma del colon-retto MSI-H o dMMR, carcinoma squamoso dell’esofago, tumori di esofago o giunzione gastro-esofagea dopo chemioradioterapia e chirurgia, adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea e carcinoma epatocellulare in pazienti non trattati in precedenza.[5]

Formulazioni e come si usa

Opdivo è disponibile come concentrato per soluzione per infusione a 10 mg/mL.[1, 2] La somministrazione avviene per via endovenosa.[1, 2] Ogni mL contiene 10 mg di nivolumab; i flaconcini riportati nella scheda tecnica sono da 4 mL, 10 mL, 12 mL e 24 mL, con rispettivamente 40 mg, 100 mg, 120 mg e 240 mg di principio attivo.[1] La dose e la frequenza dipendono dall’indicazione e dal fatto che il farmaco sia usato da solo o in associazione.[1, 2]

Dose raccomandata negli adulti

Situazione Dose standard Infusione
Monoterapia, per alcune indicazioni 240 mg ogni 2 settimane oppure 480 mg ogni 4 settimane 30 minuti oppure 60 minuti, a seconda dell’indicazione
Monoterapia, altre indicazioni 240 mg ogni 2 settimane 30 minuti

| Associazione con ipilimumab | Lo schema di associazione e la successiva fase di monoterapia sono specifici per l’indicazione e vanno letti nella tabella della scheda tecnica | 30 minuti nella fase iniziale, poi 30-60 minuti nella fase di monoterapia |[1, 3]

Nella scheda tecnica, per gli adolescenti con melanoma di età pari o superiore a 12 anni e di peso inferiore a 50 kg, la dose dipende dal peso e va letta nella tabella dedicata; la decisione spetta al pediatra o allo specialista che segue il trattamento.[1] Per i bambini e gli adolescenti, quindi, non va ricavata una dose in autonomia: bisogna attenersi alla tabella della scheda tecnica e alle indicazioni del pediatra o dello specialista.[1] Se il paziente passa da 240 mg ogni 2 settimane a 480 mg ogni 4 settimane, oppure viceversa, la scheda tecnica indica intervalli precisi tra l’ultima dose e la successiva.[1] Il bugiardino conferma che dose e frequenza variano in base alla malattia trattata e all’uso in monoterapia o in associazione.[2]

Controindicazioni e avvertenze

Opdivo non deve essere somministrato in caso di ipersensibilità a nivolumab o a uno qualsiasi degli eccipienti.[1, 2] Le schede avvertono che il trattamento può causare reazioni avverse immuno-correlate che interessano più organi e apparati; molte migliorano o si risolvono con corticosteroidi e modifiche della terapia, ma alcune possono essere severe.[1, 2] In associazione con ipilimumab si sono osservate con maggiore frequenza reazioni avverse immuno-correlate rispetto alla monoterapia, e sono state segnalate anche reazioni cardiache e polmonari, inclusa embolia polmonare.[1] I pazienti devono essere monitorati durante il trattamento e per almeno 5 mesi dopo l’ultima dose, perché le reazioni avverse possono comparire in qualsiasi momento, anche dopo la sospensione.[1] Se si sospetta una reazione immuno-correlata, la scheda tecnica raccomanda di valutarne attentamente la causa, sospendere o interrompere il trattamento in base alla gravità e usare corticosteroidi; se necessari, questi vanno scalati gradualmente nell’arco di almeno 1 mese dopo il miglioramento.[1] L’uso di corticosteroidi sistemici e altri immunosoppressori al basale, prima di iniziare nivolumab, deve essere evitato per la possibile interferenza con l’attività del farmaco.[1] La tracciabilità del medicinale biologico richiede la registrazione del nome e del numero di lotto somministrato.[1]

Gravidanza e allattamento

Nivolumab non è raccomandato durante la gravidanza o nelle donne in età fertile che non usano contraccezione efficace, salvo che il beneficio clinico superi il potenziale rischio.[1] La scheda tecnica ricorda che gli studi animali hanno mostrato tossicità embriofetale e che nivolumab, essendo un’IgG4, può attraversare la placenta.[1] Devono essere usate misure contraccettive efficaci per almeno 5 mesi dopo l’ultima dose.[1] Durante l’allattamento non è noto se il medicinale passi nel latte materno; per questo va deciso con il medico se interrompere l’allattamento o il trattamento, tenendo conto del beneficio per madre e bambino.[1] Non sono disponibili dati sulla fertilità.[1]

Effetti indesiderati

Nei dati aggregati di monoterapia, gli eventi più frequenti sono stati stanchezza, dolore muscoloscheletrico, diarrea, eruzione cutanea, tosse, nausea, prurito, ridotto appetito, artralgia, stipsi, dispnea, dolore addominale, infezione delle vie respiratorie superiori, piressia, cefalea, anemia e vomito.[1] La maggior parte delle reazioni avverse è stata di grado lieve o moderato, ma nello stesso insieme di dati l’incidenza delle reazioni avverse di grado 3-5 è stata del 44% e lo 0,3% degli eventi fatali è stato attribuito al farmaco in studio.[1] Nel bugiardino il paziente è avvisato di riferire subito al medico sintomi che possono indicare problemi cardiaci, polmonari, intestinali, epatici, renali o endocrine.[2] La scheda tecnica segnala inoltre che con follow-up prolungato nel NSCLC non sono emersi nuovi segnali di sicurezza.[1]

Studi principali

L’EPAR dell’EMA riporta che nel melanoma avanzato Opdivo è stato studiato in confronti con dacarbazina, con un altro trattamento scelto dallo sperimentatore, con ipilimumab e con placebo in diversi studi di fase 3 e 2.[5] Nel primo studio principale su 418 pazienti con melanoma avanzato non trattati in precedenza, il 73% dei pazienti trattati con Opdivo era in vita dopo 12 mesi rispetto al 42% con dacarbazina.[5] In un altro studio su 405 pazienti con melanoma avanzato già trattato, circa il 32% dei pazienti trattati con Opdivo ha risposto al trattamento, contro circa l’11% dei comparatori scelti dal medico.[5] In uno studio su 906 adulti con melanoma allo stadio IIIB, IIIC o IV operati e ad alto rischio di recidiva, Opdivo ha prolungato il tempo medio prima di recidiva, nuovo melanoma o decesso a 31 mesi rispetto a 24 mesi con ipilimumab.[5] Nello studio adiuvante su 790 adulti con melanoma stadio IIB o IIC operati, dopo un follow-up medio di 24 mesi il 19% dei pazienti trattati con Opdivo aveva avuto recidiva, nuovo melanoma o decesso, rispetto al 32% con placebo.[5] L’EMA conclude che il farmaco è utile perché migliora la sopravvivenza o il controllo della malattia in diversi tumori, soprattutto quando il cancro è avanzato, non resecabile, metastatico o a rischio di recidiva dopo chirurgia.[5]

Domande frequenti

Opdivo è un chemioterapico? No, è un anticorpo monoclonale che agisce sul recettore PD-1 del sistema immunitario.[1, 5]

Si può usare da solo? Sì, in alcune indicazioni è usato in monoterapia; in altre è associato a ipilimumab o ad altri antitumorali.[1, 2, 5]

Serve una prescrizione? Sì, ed il trattamento deve essere iniziato e seguito da un medico esperto in oncologia.[1, 2]

È sempre indicato nei bambini? No, l’uso pediatrico riguarda solo alcune indicazioni e la dose va letta nella tabella della scheda tecnica; decide il pediatra.[1]

Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Opdivo – Nivolumab: Scheda Tecnica e Prescrivibilità. Avvertenze.