Parsabiv: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali

Riassunto generato con AI dalle schede tecniche AIFA e dai bugiardini di Parsabiv: a cosa serve, come si usa, controindicazioni, interazioni, gravidanza, effetti indesiderati.

Riassunto generato con AI, aggiornato il 21/10/2026.

Fonti usate dall'AI: 1 scheda tecnica AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina indicazioni, 1 pagina effetti collaterali, 1 pagina sicurezza e azione, 1 riassunto EPAR EMA scorri →

  1. 1 Scheda tecnica AIFAParsabiv
  2. 2 BugiardinoParsabiv
  3. 3 IndicazioniParsabiv
  4. 4 Effetti collateraliParsabiv
  5. 5 Sicurezza e azioneParsabiv
  6. 6 Riassunto EPAR EMAParsabiv (etelcalcetide)

Il testo è generato solo da questi 6 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.

Parsabiv è un farmaco a base di etelcalcetide, una soluzione iniettabile usata per trattare l’iperparatiroidismo secondario negli adulti con malattia renale cronica in emodialisi.[1, 2] Prima di usarlo, è importante sapere che non deve essere iniziato se il calcio nel sangue è sotto il limite inferiore della norma e che può abbassare ulteriormente la calcemia, perciò richiede controlli regolari.[1, 2] Parsabiv è un medicinale soggetto a prescrizione medica e viene somministrato dal personale sanitario al termine della seduta di emodialisi.[6]

A cosa serve

Parsabiv è indicato per il trattamento dell’iperparatiroidismo secondario in pazienti adulti con malattia renale cronica in emodialisi.[1, 3, 5] Nel foglietto illustrativo si spiega che il farmaco riduce il paratormone, o PTH, e aiuta così a controllare anche calcio e fosfato nell’organismo.[2] L’EPAR dell’EMA precisa che il problema trattato è l’aumento del PTH dovuto alla malattia renale di lunga durata, con possibili conseguenze su ossa, cuore e circolazione.[6]

Formulazioni e come si usa

Parsabiv è disponibile come soluzione iniettabile nei flaconcini da 2,5 mg, 5 mg e 10 mg di etelcalcetide (come cloridrato).[1] Il codice ATC è H05BX04.[1]

La dose iniziale raccomandata negli adulti è di 5 mg, somministrata mediante iniezione in bolo 3 volte a settimana.[1] Parsabiv non deve essere somministrato più di 3 volte a settimana.[1] La dose va poi titolata in modo personalizzato tra 2,5 mg e 15 mg, con aumenti di 2,5 mg o 5 mg a distanza non inferiore a 4 settimane, fino a una dose massima di 15 mg 3 volte a settimana.[1]

Il calcio sierico corretto deve essere almeno pari al limite inferiore dell’intervallo di normalità prima della prima dose, prima di un aumento della dose e prima di riprendere il trattamento dopo un’interruzione.[1] Il calcio va controllato entro 1 settimana dall’inizio o dall’aggiustamento della dose e, una volta in mantenimento, circa ogni 4 settimane.[1] Anche il PTH va misurato 4 settimane dopo l’inizio o l’aggiustamento della dose, e poi circa ogni 1-3 mesi durante il mantenimento.[1]

Se il PTH scende sotto 100 pg/mL, la dose deve essere ridotta o sospesa temporaneamente; se non torna sopra 100 pg/mL dopo la riduzione, il trattamento deve essere interrotto.[1] Quando si riprende dopo un’interruzione, Parsabiv deve essere riavviato a una dose inferiore quando il PTH è tornato sopra 150 pg/mL e il calcio sierico corretto predialisi è almeno 8,3 mg/dL; se l’ultima dose era 2,5 mg, può essere ripreso a 2,5 mg se il PTH è sopra 300 pg/mL e il calcio predialisi è almeno 8,3 mg/dL.[1]

Nel foglietto illustrativo si precisa che, se una seduta di emodialisi salta, la dose saltata non va somministrata; alla seduta successiva il farmaco va dato alla stessa dose.[3] Se le dosi non vengono somministrate per più di 2 settimane, il trattamento va ripreso a 5 mg, oppure a 2,5 mg se quella era l’ultima dose, e poi rititolato.[3]

Parsabiv può essere usato, se ritenuto appropriato, in un regime che comprenda chelanti del fosforo e/o steroli della vitamina D.[1]

Controindicazioni e avvertenze

Parsabiv è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o a uno degli eccipienti.[1] Inoltre non deve essere iniziato se il calcio sierico corretto è sotto il limite inferiore della norma.[1]

L’avvertenza più importante riguarda l’ipocalcemia: etelcalcetide abbassa il calcio nel sangue e può causare parestesie, mialgie, spasmi muscolari e convulsioni.[1] Se compaiono sintomi compatibili con ipocalcemia, il paziente deve rivolgersi al medico e deve essere monitorato.[1] Anche nel foglietto illustrativo si raccomanda di informare il medico se compaiono spasmi, formicolii, crampi, crisi convulsive, confusione o perdita di coscienza.[2]

Le riduzioni del calcio possono prolungare l’intervallo QT e favorire un’aritmia ventricolare; per questo i livelli di calcio vanno monitorati con attenzione nei pazienti con sindrome del QT lungo, storia di QT prolungato, familiarità per QT lungo o morte cardiaca improvvisa, o altre condizioni predisponenti.[1] I livelli di calcio vanno monitorati anche nei pazienti con anamnesi di convulsioni e in quelli con insufficienza cardiaca congestizia, perché riduzioni significative del calcio possono peggiorare la funzione cardiaca e l’ipotensione.[1, 2]

Se i livelli di PTH restano cronicamente sotto 100 pg/mL, può svilupparsi una malattia adinamica delle ossa.[1, 2]

Interazioni

Non sono stati effettuati studi d’interazione.[1] La scheda tecnica segnala che non vi è un rischio noto di interazione farmacocinetica e che, in vitro, etelcalcetide non ha inibito o indotto gli enzimi CYP450.[1]

Va usata cautela se Parsabiv è associato ad altri medicinali che abbassano il calcio sierico, perché il rischio di ipocalcemia può aumentare; questo vale anche per denosumab.[1] Ai pazienti in trattamento con etelcalcetide non deve essere somministrato cinacalcet, perché la co-somministrazione può provocare ipocalcemia grave.[1, 2, 3]

Nel foglietto illustrativo si raccomanda di informare il medico se si assumono o si sono assunti di recente altri medicinali, in particolare cinacalcet o altri farmaci che abbassano il calcio.[2]

Gravidanza e allattamento

Per la gravidanza, i dati nell’essere umano sono assenti o limitati.[1] Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti sulla tossicità riproduttiva, ma a scopo precauzionale è preferibile evitare Parsabiv in gravidanza.[1] Il foglietto illustrativo conferma che il farmaco non è stato studiato nelle donne in gravidanza e che la decisione va presa con il medico.[2]

Non è noto se etelcalcetide passi nel latte materno.[1, 2] I dati animali indicano che passa nel latte dei ratti e non si può escludere un rischio per il neonato o il lattante; perciò bisogna valutare con il medico se interrompere l’allattamento o la terapia.[1, 2]

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati molto comuni sono calcemia ridotta, vomito, spasmi muscolari, diarrea e nausea.[1] Nella scheda tecnica, la calcemia ridotta è riportata nel 64% dei pazienti, il vomito nel 13%, gli spasmi muscolari nel 12%, la diarrea nell’11% e la nausea nell’11%.[1] Questi eventi sono stati in genere lievi o moderati e transitori.[1]

Tra gli effetti comuni figurano ipocalcemia, iperkaliemia, ipofosfatemia, cefalea, parestesia, peggioramento dello scompenso cardiaco, prolungamento del QT, ipotensione e mialgia.[1] Le convulsioni sono non comuni, mentre le reazioni di ipersensibilità, compresa anafilassi, sono riportate con frequenza non nota.[1]

Negli studi controllati, una quota maggiore di pazienti trattati con Parsabiv ha avuto valori di calcio corretti molto bassi rispetto al placebo, e l’1% ha interrotto il trattamento per basso calcio sierico.[4] È stato osservato anche un maggior aumento massimo del QTcF rispetto al basale nei pazienti trattati con Parsabiv.[4]

Studi principali

Secondo l’EPAR EMA, Parsabiv è stato valutato in tre studi principali su 1 706 pazienti in emodialisi con iperparatiroidismo secondario.[6] Nei primi due studi, dopo almeno 20 settimane di trattamento, il risultato principale è stato ottenuto nel 75% dei pazienti trattati con Parsabiv, contro il 9% con placebo.[6] Nel terzo studio, Parsabiv è risultato almeno altrettanto efficace di cinacalcet: 68% contro 58%.[6] L’EMA ha concluso che i benefici superano i rischi perché il farmaco riduce il PTH nei pazienti in emodialisi, con effetti indesiderati compatibili con il profilo atteso di un calciomimetico.[6]

Domande frequenti

Parsabiv può essere iniziato se il calcio è basso? No. La scheda tecnica dice che non deve essere iniziato se il calcio sierico corretto è sotto il limite inferiore della norma.[1]

Con quali farmaci non va associato? Non deve essere somministrato insieme a cinacalcet; con altri farmaci che abbassano il calcio serve cautela.[1, 2]

Qual è la dose iniziale negli adulti? La dose iniziale raccomandata è 5 mg, 3 volte a settimana.[1]

Si può usare in gravidanza? È preferibile evitarlo in gravidanza, perché i dati nell’essere umano sono limitati.[1, 2]

Qual è l’effetto indesiderato più frequente? La calcemia ridotta, seguita da vomito, spasmi muscolari, diarrea e nausea.[1]

Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Parsabiv: Scheda Tecnica e Prescrivibilità. Avvertenze.