Super scanner 3D che ruota attorno al paziente: al Negrar il primo arco a C robotizzato in Italia

L’arco a C robotizzato introdotto a Negrar integra imaging 3D intraoperatorio, punta a ridurre i tempi degli interventi e l’esposizione alle radiazioni.

Nel blocco operatorio dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è entrato in funzione l’arco a C robotizzato Ciartic Move, sistema di nuova generazione che acquisisce immagini tridimensionali dell’aorta e dei principali vasi durante l’intervento. La struttura lo descrive come il primo impianto di questo tipo adottato in Italia. La tecnologia si inserisce nella chirurgia vascolare endovascolare, in cui il chirurgo lavora dall’interno dei vasi con accessi cutanei molto piccoli.

Questo “super scanner” mobile è pensato per procedure complesse su aorta, carotidi e arterie degli arti inferiori, dove la precisione millimetrica del posizionamento di stent e protesi è cruciale. L’ospedale riferisce che oltre metà degli interventi vascolari viene già eseguita con tecniche mininvasive. L’introduzione del nuovo sistema punta a migliorare la qualità delle immagini intraoperatorie e a rendere più fluidi i passaggi tecnici, con possibili ricadute sui tempi chirurgici e sulla sicurezza complessiva.

Che cos’è il super scanner 3D introdotto a Negrar

L’apparecchiatura introdotta a Negrar è un arco a C motorizzato per imaging intraoperatorio che ruota attorno al paziente, acquisisce serie di immagini radiologiche ad alta definizione e le rielabora in una ricostruzione tridimensionale dell’anatomia vascolare. Si tratta di un sistema mobile che può avvicinarsi o allontanarsi dal tavolo operatorio con movimenti robotizzati controllati dalla console, integrando software dedicati alla visualizzazione dei vasi.

Nel caso di Negrar il sistema utilizzato è il Ciartic Move, un arco a C robotizzato prodotto da un costruttore specializzato in apparecchiature radiologiche per sala operatoria. Il principio di funzionamento è analogo ad altre piattaforme di imaging tridimensionale: combinare fluoroscopia tradizionale e ricostruzione volumetrica in 3D. Il centro sottolinea che l’arco a C consente una visualizzazione dinamica di aorta, rami iliaci e distretti periferici, utile soprattutto nelle procedure più complesse che richiedono una mappatura accurata dei vasi prima e durante il trattamento.

Come l’arco a C robotizzato guida gli interventi endovascolari

Durante un intervento endovascolare il chirurgo introduce fili guida e cateteri attraverso piccole incisioni, di solito a livello inguinale o radiale, per “navigare” all’interno delle arterie fino al tratto da trattare. Come descritto dal responsabile della Chirurgia Vascolare, il professionista si orienta guidato unicamente dalle immagini radiologiche inviate agli schermi in tempo reale dall’apparecchiatura in sala. L’arco a C robotizzato fornisce immagini bidimensionali sovrapposte a ricostruzioni tridimensionali aggiornate.

Sistemi software per roadmap tridimensionali, riportati in ambito neuroradiologico e vascolare, mostrano come una mappa 3D dell’albero arterioso possa essere sovrapposta alla fluoroscopia in tempo reale. L’operatore vede su uno stesso monitor lo “scheletro” tridimensionale dei vasi e la punta dei dispositivi che avanza, con l’allineamento mantenuto anche in caso di cambi di angolazione dell’arco o di piccoli spostamenti del tavolo operatorio. Questo tipo di navigazione assistita permette di programmare traiettorie più sicure e di ridurre i tentativi di posizionamento dei materiali protesici.

Vantaggi attesi su tempi operatori, precisione e radiazioni

Secondo i dati diffusi dal centro di Negrar, la combinazione tra immagini ad altissima definizione, ricostruzione 3D e movimenti automatizzati dell’arco a C può ridurre la durata complessiva degli interventi fino al 30 per cento. Il responsabile dell’unità sottolinea che la “totale nitidezza dei dettagli” e la fluidità nei cambi di proiezione permettono al team di eseguire meno acquisizioni ripetute e di procedere in modo più lineare nelle fasi delicate del posizionamento di stent e protesi.

Una migliore precisione dell’imaging viene collegata dagli specialisti a un minor rischio di complicanze post operatorie, per esempio legate a rivascolarizzazioni incomplete o malposizionamento dei dispositivi. Viene citato anche un potenziale beneficio sull’esposizione complessiva alle radiazioni per pazienti e personale, indicata dal centro con una riduzione intorno al 15 per cento. Questi valori restano però dichiarazioni del singolo istituto e non risultano derivare da studi comparativi indipendenti pubblicati, quindi vanno letti come stime interne di performance.

Che cosa cambia per i pazienti che devono sottoporsi a una procedura

Per chi affronta una procedura endovascolare, la presenza di un arco a C robotizzato non modifica in modo sostanziale la preparazione, il tipo di anestesia o il percorso di ricovero, che continuano a essere definiti dallo specialista in base alla patologia e alle condizioni generali. Il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui il team visualizza l’interno dei vasi durante l’intervento, con immagini più dettagliate che possono favorire scelte tecniche più mirate sulla lunghezza e sul diametro dei dispositivi utilizzati.

Gli specialisti della struttura collegano gli interventi più brevi a un possibile minor bisogno di anestesia prolungata e a una ripresa post chirurgica più rapida, soprattutto nei pazienti fragili o con comorbidità. Non si tratta però di un automatismo. Il beneficio effettivo dipende dalla complessità del caso clinico, dalla durata prevista della procedura e dall’esperienza dell’équipe nell’utilizzo della nuova piattaforma di imaging. La decisione di impiegare tecniche endovascolari guidate da sistemi avanzati resta sempre in capo al chirurgo vascolare, che valuta rischi e vantaggi per ogni singolo paziente.

Per chi deve sottoporsi a un intervento su aorta, carotidi o arterie degli arti inferiori può essere utile chiedere allo specialista quali tecnologie di imaging intraoperatorio verranno utilizzate e come queste possano influire sulla strategia procedurale. Le informazioni fornite dal centro di Negrar indicano che l’arco a C robotizzato si integra con protocolli consolidati di trattamento. Non sostituisce la valutazione clinica, ma fornisce al team una rappresentazione più ricca dell’anatomia vascolare su cui basare le decisioni durante l’intervento.

Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o del chirurgo vascolare. Ogni decisione su diagnosi e trattamento deve essere presa con lo specialista di riferimento.