Se due bambini della stessa età, nella stessa regione, hanno probabilità molto diverse di ricevere un antibiotico, la differenza difficilmente dipende solo dalle malattie. È ciò che emerge da una ricerca sul Lazio, a cui si affiancano altri dati italiani su pronto soccorso e ospedali. Li leggiamo insieme, tenendo separato ciò che i numeri dicono da ciò che non possono dire.
Il dato: quasi un bambino su due, con differenze enormi
Quando un bambino ha la febbre o il mal di gola, una delle prime domande dei genitori è se serva un antibiotico. È una domanda comprensibile, e la risposta non è la stessa per tutti. Per capire come funziona nella pratica, partiamo da uno studio sul Lazio. Lo studio, pubblicato su BMC Public Health nel 2017, ha considerato 636.911 bambini fino a 13 anni. Nel 2015 il 46% aveva ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, quota che sale al 58% nella fascia 0-5 anni. Tra i distretti sanitari i valori andavano dal 30% al 62%.
Gli autori collegano queste differenze anche alla mancanza di protocolli condivisi tra i territori. In altre parole, il numero racconta come sono organizzati i servizi, e non come scelgono le famiglie.
Nei pronto soccorso: prescrizioni anche senza conferma
Il pronto soccorso è spesso il primo posto a cui ci si rivolge quando un bambino sta male e la situazione sembra urgente, magari di sera o nel fine settimana. Per questo è utile guardare anche cosa accade lì. Lo stesso tema emerge dalla fotografia dei reparti d’urgenza.
Rispondendo a un questionario nazionale (107 strutture su 131 contattate, primavera 2022, pubblicato su Italian Journal of Pediatrics l’anno successivo), quasi metà dei pronto soccorso pediatrici, il 47%, ha dichiarato di prescrivere antibiotici per il mal di gola anche senza una conferma di laboratorio. Circa un reparto su quattro sceglie amoxicillina con acido clavulanico per lo streptococco, e nel 56% dei reparti l’ospedale non forniva il test rapido.
Dalle famiglie arriva l’altro lato del quadro. In un’indagine tra i genitori pubblicata sulla stessa rivista nel 2024, lo streptococco risultava confermato con il test rapido nell’81% dei casi e l’89% dei bambini aveva ricevuto un antibiotico.
Quando la causa è batterica, anche la scelta del farmaco conta
Non tutte le infezioni sono uguali, e anche gli occhi arrossati dei più piccoli possono avere origini diverse, virali, allergiche o batteriche. Capire quale sia fa la differenza, anche nella scelta della cura. All’ospedale Luigi Vanvitelli di Napoli, in uno studio pubblicato su International Journal of Microbiology nel 2020, sono stati analizzati i campioni oculari di 228 bambini con una diagnosi clinica di infezione agli occhi, tra il 2017 e il 2019. In 73 casi (32%) è stata trovata un’infezione batterica. L’85% dei batteri era Gram-positivo e i più frequenti erano gli stafilococchi coagulasi-negativi (60,4%) e lo Staphylococcus aureus (16,4%), con resistenza a più antibiotici.
Il dato riguarda bambini già valutati in ospedale, quindi non dice quanti bambini con l’occhio rosso abbiano un’infezione batterica. Dice invece che la causa va identificata prima di scegliere un trattamento.
Due malattie che chiedono una diagnosi attenta
Dopo i numeri, vale la pena fermarsi su un aspetto molto pratico, che riguarda ogni genitore. Il filo che unisce questi numeri è la diagnosi. La scarlattina ha origine dallo stesso batterio dello streptococco di gruppo A: tra i bambini romani e viterbesi dell’indagine 2024 è stata segnalata nel 14,7% dei casi.
Il quadro può però confondersi con altre situazioni. La mononucleosi può somigliare a un mal di gola da streptococco, e i medici devono distinguere le due condizioni: per questo è utile conoscere come si manifesta la mononucleosi dei bambini, per esempio la febbre e i linfonodi del collo ingrossati.
Come leggere questi numeri
Dopo tanti numeri è facile farsi un’idea semplice, ma i dati vanno letti con calma e nel loro contesto. Tre cautele aiutano a non trarre conclusioni sbagliate:
- le stime vengono da disegni diversi (database regionale, survey tra ospedali, indagine tra genitori, studio di laboratorio) e non sono confrontabili tra loro;
- una prescrizione non è di per sé appropriata o inappropriata: dipende dal singolo bambino;
- la variabilità tra distretti segnala un’esigenza di protocolli condivisi, secondo gli stessi autori, non una colpa di qualcuno.
Questi contenuti sono divulgativi e non rappresentano un parere medico.
Fonti
- Di Martino M, et al. Prevalence of antibiotic prescription in pediatric outpatients in Italy: the role of local health districts and primary care physicians in determining variation. BMC Public Health, 2017. https://doi.org/10.1186/s12889-017-4905-4
- Milani GP, et al. Nationwide survey on the management of pediatric pharyngitis in Italian emergency units. Italian Journal of Pediatrics, 2023.
- Cinicola BL, et al. Group A Streptococcus infections in children and adolescents in the post-COVID-19 era: a regional Italian survey. Italian Journal of Pediatrics, 2024.
- Petrillo F, et al. Prevalence and Antibiotic Resistance Patterns of Ocular Bacterial Strains Isolated from Pediatric Patients in University Hospital of Campania “Luigi Vanvitelli,” Naples, Italy. International Journal of Microbiology, 2020.





