Le foglie di Cannabis, spesso trattate come scarto dell’infiorescenza, sono tornate al centro dell’attenzione dopo una analisi chimica pubblicata sul Journal of Chromatography A nel 2025. Un gruppo di ricerca ha esaminato in particolare le foglie di tre varietà commerciali coltivate in Sudafrica e ha individuato una composizione fenolica più ricca del previsto, con numerosi composti mai descritti prima in questa pianta.
La scoperta riguarda 79 composti fenolici presenti soprattutto nelle foglie, di cui 25 non erano stati ancora segnalati nella Cannabis. Tra questi, 16 molecole appartengono a una classe rara, i flavoalcaloidi, che finora non era stata documentata nella pianta. Si tratta di un risultato rilevante per la chimica vegetale e per la ricerca farmacologica, ma che non si traduce automaticamente in nuove cure disponibili per i pazienti.
Cosa ha scoperto lo studio recente sulle foglie di Cannabis
Lo studio, pubblicato sul Journal of Chromatography A, ha utilizzato tecniche avanzate di analisi per caratterizzare in dettaglio i composti presenti in diverse parti di piante di Cannabis. I ricercatori hanno individuato 79 composti di tipo fenolico, cioè molecole con anelli aromatici che spesso hanno attività antiossidante o di protezione cellulare. L’attenzione si è concentrata in particolare sui composti mai descritti prima nella pianta.
Tra le sostanze identificate, 25 non risultavano segnalate in precedenza nella Cannabis e 16 sono state classificate in modo preliminare come flavoalcaloidi, una combinazione strutturale tra flavonoidi e gruppi alcaloidei. Questa è la prima evidenza di flavoalcaloidi nella Cannabis, osservata in particolare nelle foglie di una delle varietà commerciali studiate, e apre nuove ipotesi di ricerca su possibili attività biologiche, in modo analogo a quanto già avviene per le foglie di eucalipto.
Quali composti fenolici e cannabinoidi sono stati individuati
La maggioranza delle molecole osservate appartiene al gruppo dei composti fenolici, tra cui diversi flavonoidi già noti in altre piante medicinali. Queste sostanze vengono studiate per il loro potenziale antiossidante e per possibili effetti antinfiammatori o protettivi su cellule e tessuti. I ricercatori hanno distinto i composti già noti nella letteratura botanica da quelli completamente nuovi per la Cannabis.
Nel gruppo dei 25 composti non segnalati in precedenza spiccano 16 flavoalcaloidi, cioè flavonoidi con caratteristiche proprie degli alcaloidi. Questa combinazione strutturale è rara e potrebbe tradursi in attività biologiche particolari, da verificare sperimentalmente. Lo studio ha analizzato il profilo fenolico di foglie e infiorescenze di tre varietà commerciali, con un’attenzione specifica alle foglie, mentre le infiorescenze risultano già ben studiate per i cannabinoidi come THC e CBD, tema affrontato nelle schede sulla canapa indiana.
Perché il potenziale medico non equivale ancora a una terapia
Il fatto che nelle foglie siano presenti nuovi composti non significa che esista già una nuova cura a base di Cannabis. La ricerca ha documentato la struttura chimica di queste molecole, ma non ha definito in modo completo la loro farmacologia, cioè gli effetti sull’organismo, la sicurezza e il comportamento nel corpo umano. La presenza di sostanze potenzialmente interessanti indica solo un possibile potenziale biomedicale, non un beneficio clinico dimostrato.
Per parlare di terapia occorrono passaggi successivi: studi in vitro su cellule, ricerche su modelli animali, valutazioni di tossicità e, solo in seguito, sperimentazioni cliniche controllate sull’uomo. Ogni eventuale utilizzo terapeutico dovrà poi essere valutato dalle autorità regolatorie sulla base di dati solidi, come avviene per tutti i farmaci a base di Cannabis già in commercio. Al momento la scoperta resta un tassello di chimica e farmacognosia più che una nuova opzione terapeutica.
Rischi e cautele prima di usare foglie o derivati di Cannabis
La presenza di nuovi composti non autorizza l’uso libero e non controllato delle foglie di Cannabis, soprattutto in preparazioni “fai da te”. Le foglie possono contenere quantità variabili di cannabinoidi psicoattivi, residui di pesticidi, metalli pesanti o contaminanti microbiologici, a seconda di come la pianta è stata coltivata e lavorata. L’ingestione o inalazione senza controllo può esporre a effetti imprevisti, interazioni con altri farmaci o quadri di intossicazione.
In Italia l’uso medico della Cannabis è regolamentato e prevede prodotti standardizzati prescritti dal medico, con titolazione nota di THC e CBD e controllo di qualità sulla produzione. Le foglie grezze o i preparati artigianali non rientrano in questi controlli e non hanno indicazioni terapeutiche approvate. È opportuno distinguere tra la ricerca sui principi attivi presenti nella pianta e l’uso tradizionale o spontaneo di altre parti vegetali, come avviene anche per altre specie trattate nella scheda sulla canapa indiana coltivata in Canada.
La analisi delle foglie di Cannabis arricchisce la conoscenza della pianta e segnala la presenza di flavoalcaloidi rari, con possibili implicazioni per la ricerca farmacologica. Per chi assume prodotti a base di Cannabis resta però valido il riferimento alle preparazioni controllate e prescritte, mentre l’uso diretto delle foglie non trova al momento supporto regolatorio né prove di efficacia e sicurezza paragonabili a quelle richieste per un farmaco.




