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Nifedicron: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Nifedicron

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Nifedicron: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Nifedicron: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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NIFEDICRON

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Capsule rigide a rilascio prolungato 30 60

Ogni capsula contiene:

NIFEDIPINA mg 30 mg 60

03.0 Forma farmaceutica

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Capsule rigide a rilascio prolungato.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Trattamento della cardiopatia ischemica angina pectoris cronica stabile (angina da sforzo);

Trattamento dell’ipertensione arteriosa.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Il trattamento va possibilmente adattato alle necessità individuali in funzione della gravità della malattia e della risposta del paziente.

Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa, può rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, una riduzione del dosaggio.

Salvo diversa prescrizione medica, valgono le seguenti direttive posologiche:

Adulti Dose
Cardiopatia ischemica angina pectoris cronica stabile1 cps di NIFEDICRON 30 mg (angina da sforzo) al dì

La dose può essere gradatamente aumentata, in accordo con le esigenze individuali dei pazienti, fino ad un dosaggio massimo di 120 mg somministrato una volta al giomo, al mattino.

Ipertensione arteriosa

1 cps di NIFEDICRON 30 mg al dì

In alcuni casi può risultare opportuno incrementare gradualmente la dose, secondo le esigenze individuali, fino ad un dosaggio massimo di 60 mg somministrato una volta al giomo, al mattino.

Modalità d’uso:

La capsula rigida a rilascio prolungato deve essere inghiottita intera, con un po’ di acqua al mattino, a digiuno; le capsule non devono essere masticate o spezzate.

Qualsiasi aggiustamento ai dosaggi superiori o inferiori deve essere effettuato solo sotto controllo medico.

La sostanza fotosensibile contenuta nella capsula a rilascio prolungato è sostanzialmente protetta dalla luce all’interno ed al di fuori della confezione.

Internamente alla confezione, le capsule sono anche protette dall’umidità e quindi devono essere estratte dall’astuccio solo a scopo di assunzione.

Durata del trattamento:

Secondo prescrizione del medico curante.

04.3 Controindicazioni

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Ipersensibilità nota al principio attivo o ad altri componenti della formulazione.

Gravidanza accertata o presunta ed allattamento.

Shock cardiovascolare.

Trattamento concomitante con rifampicina (in quanto l’induzione enzimatica può non consentire di raggiungere dei livelli plasmatici efficaci di nifedipina).

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Per gli effetti che la nifedipina esercita a livello delle resistenze vascolari periferiche è raccomandabile prudenza in caso di marcata ipotensione (pressione sistolica inferiore a 90 mmHg) e risulta necessario controllare attentamente la pressione arteriosa all’inizio della terapia e fino a quando non sia stata raggiunta la posologia di mantenimento.

Per lo stesso motivo la nifedipina deve essere usata con cautela nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca, stenosi aortica e in quelli in trattamento con beta-bloccanti o farmaci ipotensivi.

In corso di gravidanza (vedi paragrafo 4.3 Controindicazioni), in situazioni di emergenza ipertensiva, quali ad esempio l’eclampsia, il farmaco deve essere utilizzato sotto la responsabilità e lo stretto controllo del medico.

Si raccomanda particolare cautela quando si somministri nifedipina in associazione a solfato di magnesio per via endovenosa, a causa di una possibile eccessiva caduta pressoria.

Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa può rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, anche una riduzione del dosaggio.

Nei pazienti sotto dialisi, affetti da ipertensione maligna e insufficienza renale irreversibile con ipovolemia, occorre prestare attenzione in quanto si può verificare un notevole calo pressorio a causa della vasodilatazione.

Nei rari casi in cui compare dolore in ambito toracico (talora disturbi tipo angina pectoris), deve essere consultato il medico curante.

Qualora si manifesti un edema periferico in pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia occorre differenziare gli edemi dovuti alla nifedipina da quelli conseguenti ad un peggioramento della funzionalità ventricolare sinistra.

Durante il trattamento di pazienti diabetici o a rischio diabetico, la glicemia deve essere accuratamente controllata; se compare iperglicemia, la terapia deve essere sospesa.

La nifedipina non esercita comunque alcun effetto diabetogeno.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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La terapia concomitante con farmaci beta-bloccanti è di norma ben tollerata; tuttavia c’è il rischio di ipotensione, esacerbazione dell’angina e insufficienza cardiaca .

La contemporanea somministrazione di nifedipina e di digossina può condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di digossina, legata ad una riduzione della sua clearance.

A scopo precauzionale il paziente dovrebbe perciò essere controllato per rilevare l’eventuale comparsa di sintomi da sovradosaggio di digossina e, se necessario, per aggiustare il dosaggio di digossina sulla base dei suoi livelli plasmatici.

La concomitante somministrazione di nifedipina con agenti ipotensivi (metildopa, idralazina, captopril ecc.) può favorire l’insorgenza di grave ipotensione.

In caso di somministrazione contemporanea di nifedipina e cimetidina può riscontrarsi una più marcata riduzione pressoria.

In singoli casi durante la contemporanea somministrazione di nifedipina e chinidina sono stati osservati livelli ridotti di chinidina oppure, dopo sospensione di nifedipina, un netto aumento dei livelli plasmatici di chinidina. Per questa ragione, qualora la nifedipina sia impiegata contemporaneamente o venga sospesa, si raccomanda di mantenere controllata la concentrazione di chinidina e, se necessario, di aggiustare il dosaggio.

La rifampicina, per il suo effetto d’induzione enzimatica, accelera il metabolismo della nifedipina, riducendone potenzialmente l’efficacia; per tale motivo l’impiego di nifedipina in combinazione con rifampicina risulta controindicato.

Il diltiazem diminuisce la clearance della nifedipina per cui i due principi attivi dovrebbero essere associati con cautela considerando, eventualmente, la riduzione del dosaggio di nifedipina.

L’assunzione contemporanea di succo di pompelmo inibisce il metabolismo ossidativo della nifedipina con conseguente aumento della sua concentrazione plasmatica che può causare un maggiore effetto anti-ipertensivo.

La valutazione dei valori urinari dell’acido vanililmandelico effettuata con il metodo spettrofotometrico, in presenza di nifedipina, può evidenziare falsi incrementi dell’acido stesso. Tali valori non vengono invece modificati utilizzando il metodo HPLC.

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza:

La nifedipina è controindicata in corso di gravidanza.

La nifedipina si è dimostrata in grado di provocare effetti teratogeni nel ratto e nel coniglio, comprese le anomalie digitali. Tali anomalie sono, verosimilmente, il risultato della compromissione del flusso ematico uterino. La somministrazione del principio attivo ha comportato una varietà di effetti tossici a carico dell’embrione, della placenta e del feto come scarso sviluppo fetale (ratto, topo, coniglio), ridotte dimensioni placentari ed ipotrofia dei villi coriali (scimmia), morte degli embrioni e dei feti (ratto, topo coniglio), e prolungamento della gestazione/ridotta sopravvivenza neonatale (ratto; non valutati in altre specie). Tutti i dosaggi associati ad effetti teratogeni, embriotossici e fetotossici erano tossici per l’organismo materno e, comunque, risultavano di molte volte superiori la posologia massima indicata per l’impiego umano.

Non esistono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza.

In singoli casi di fertilizzazione in vitro i calcio-antagonisti come la nifedipina sono stati associati ad alterazioni biochimiche reversibili in corrispondenza della parte apicale dello spermatozoo, con possibile alterazione funzionale dello sperma.

Nei casi di ripetuto insuccesso della fertilizzazione in vitro, non riconducibili ad altri motivi, i calcio-antagonisti come la nifedipina dovrebbero essere considerati come possibile causa.

Allattamento:

La nifedipina passa nel latte materno, ma non è attualmente noto se il trattamento in corso nella madre possa svolgere nel lattante un’azione farmacologica.

Pertanto si consiglia, per motivi precauzionali, di sospendere l’allattamento materno.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Il prodotto, specie se assunto contemporaneamente a bevande alcooliche, può ridurre la capacità di reazione; di ciò devono tener conto coloro che guidano autoveicoli o eseguono operazioni che richiedono integrità del grado di vigilanza.

04.8 Effetti indesiderati

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I più comuni effetti indesiderati segnalati durante gli studi clinici con nifedipina a rilascio prolungato vengono riportati per incidenza e per apparato.

Frequenza: ≥1 % < 10%

Organismo nel suo complesso: astenia (stanchezza).

Apparato cardiovascolare: vasodilatazione (vampate, sensazione di calore), palpitazione.

Apparato digerente: costipazione.

Disordini metabolici/nutrizionali: edema periferico.

Sistema Nervoso: capogiro, cefalea.

Frequenza: ≥0,1% < 1%

Organismo nel suo complesso: dolore alle estremità.

Apparato cardiovascolare: sintomatologia simil-anginosa, dolore toracico, ipotensione, tachicardia, sincope.

Apparato digerente: diarrea, alterazioni della funzionalità epatica (aumento delle transaminasi, colestasi intraepatica), nausea.

Apparato muscolo-scheletrico: mialgia.

Apparato respiratorio: dispnea.

Sistema Nervoso: insonnia, nervosismo, parestesia, vertigine.

Cute ed annessi: prurito, rash (esantema, eritema).

Organi di senso: alterazione della vista.

Apparato uro-genitale: aumento dell’escrezione urinaria giornaliera.

Frequenza: ≥ 0,01% < 0,1%.

Organismo nel suo complesso: reazione allergica (anafilattica).

Apparato digerente: disturbi gastroenterici (senso di replezione gastroenterica), iperplasia gengivale.

Apparato muscolo-scheletrico: artralgia.

Sistema Nervoso: tremore.

Cute ed annessi: orticaria.

I più comuni effetti indesiderati segnalati come spontanei con medicinali a rilascio prolungato a base di nifedipina vengono riportati per incidenza e per apparato calcolati sull’esposizione dei pazienti al farmaco.

Frequenza: ≤0,01%

Apparato emolinfatico: porpora.

Disordini metabolico-nutrizionali iperglicemia.

Cute ed annessi: ginecomastia, dermatite fotosensibile.

Sono stati, occasionalmente, segnalati anche: episodi di epatite, aumento di fosfatasi alcalina o LDH, pirosi gastrica, flatulenza, mal di gola, tosse, congestione nasale, disturbi della sfera sessuale, febbre, sudorazione, trombocitopenia, anemia, leucopenia, crampi muscolari, rigidità articolari.

Con altre formulazioni di nifedipina: agranulocitosi, dermatite esfoliativa, eritromelalgia.

Nei pazienti in dialisi con ipertensione maligna ed ipovolemia si può verificare, a seguito della vasodilatazione, una marcata caduta della pressione arteriosa.

04.9 Sovradosaggio

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Sintomi:

Nei casi di grave intossicazione da nifedipina sono stati osservati i seguenti sintomi: disturbi della coscienza fino al coma, calo della pressione arteriosa, alterazioni del ritmo cardiaco di tipo tachi/bradicardico, iperglicemia, acidosi metabolica, ipossia, shock cardiogeno con edema polmonare.

Trattamento:

Per quanto riguarda il trattamento, hanno la priorità l’eliminazione della sostanza attiva e la stabilizzazione delle condizioni cardiovascolari.

Dopo l’ingestione orale è indicata un’accurata lavanda gastrica associata, se necessario, ad irrigazione del piccolo intestino.

Particolarmente nei casi di intossicazione con formulazioni di nifedipina a lento rilascio, come NIFEDICRON capsule rigide a rilascio prolungato, l’eliminazione deve essere la più completa possibile, compreso l’intestino tenue, al fine di prevenire l’assorbimento del principio attivo. L’emodialisi è inutile in quanto la nifedipina non è dializzabile, ma è consigliabile la plasmaferesi (per l’elevato legame proteico ed il relativamente basso volume di distribuzione).

I disturbi bradicardici del ritmo cardiaco possono essere trattati con ß-simpaticomimetici mentre per le alterazioni di questo tipo, pericolose per la vita, deve essere preso in considerazione l’impiego di un pacemaker temporaneo.

L’ipotensione, come risultato dello shock cardiogeno e della vasodilatazione arteriosa, può essere trattata con il calcio (10-20 ml di soluzione di calcio gluconato al 10% da somministrarsi lentamente per via endovenosa, eventualmente da ripetersi). Come risultato, la calcemia può raggiungere i valori alti della norma o superarli di poco.

Qualora l’effetto del calcio sulla pressione dovesse rivelarsi insufficiente dovranno essere somministrati anche dei vasocostrittori simpaticomimetici, quali la dopamina o la noradrenalina, il cui dosaggio dovrà essere determinato esclusivamente dal risultato ottenuto.

Infusioni di liquidi o plasma expanders andranno effettuate con cautela a causa del rischio di sovraccaricare il cuore.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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La nifedipina è un calcio-antagonista della classe delle 1,4 – diidropiridine. I calcio-antagonisti riducono il flusso intracellulare transmembrana degli ioni calcio attraverso i canali lenti del calcio. La nifedipina è particolarmente attiva sulle cellule miocardiche e sulle cellule muscolari lisce delle arterie coronarie e dei vasi di resistenza periferici. A livello cardiaco la nifedipina dilata le arterie coronarie, in particolar modo i vasi di conduttanza di grosso calibro, perfino nei segmenti normali di aree stenotiche. Inoltre, la nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vascolare delle coronarie e ne previene il vasospasmo. Il risultato finale consiste nell’aumento del flusso ematico post-stenotico e l’incremento d’apporto di ossigeno. Parallelamente a questo, la nifedipina riduce la richiesta di O2 diminuendo la resistenza periferica (post-carico). Nell’impiego a lungo termine, la nifedipina si è dimostrata anche in grado di prevenire lo sviluppo di nuove lesioni aterosclerotiche a carico delle arterie coronarie.

La nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vascolare anche delle arteriole, diminuendo, così, le resistenze periferiche e, quindi, la pressione arteriosa. All’inizio del trattamento con la nifedipina si può verificare un transitorio aumento riflesso della frequenza e, quindi, della portata cardiaca: tale incremento non è in grado, tuttavia, di compensare la vasodilatazione. Inoltre, la nifedipina aumenta l’escrezione di sodio ed acqua sia nell’uso a breve termine che in quello a lungo. L’effetto ipotensivo della nifedipina risulta particolarmente spiccato nei pazienti ipertesi.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Le capsule di NIFEDICRON sono formulate in modo tale da poter rendere disponibile la nifedipina con un apporto approssimativamente costante nel corso delle 24 ore.

Dopo somministrazione orale, la nifedipina viene assorbita quasi completamente. La disponiblità sistemica delle formulazioni orali di nifedipina a rilascio immediato risulta del 45-56% per l’effetto del metabolismo di primo passaggio. L’assunzione con il cibo modifica leggermente il rapporto di assorbimento precoce, ma non influenza in maniera clinicamente significativa la disponibilità del farmaco. La concentrazione plasmatica cresce ad un tasso costante dopo una dose singola di nifedipina capsule rigide a rilascio prolungato e raggiunge il plateau dopo circa 6-12 ore dalla prima somministrazione. A seguito di somministrazione multipla protratta, la concentrazione plasmatica si mantiene relativamente costante intomo al plateau, esibendo delle ridotte fluttuazioni nell’arco delle 24 ore d’intervallo tra le dosi. La tabella seguente riporta, per nifedipina capsule rigide a rilascio prolungato, i valori dei principali parametri farmacocinetici rilevati allo stato stazionario:

Cmax ( m g/l) Cmin ( m g/l) AUC t (ng/ml.h)
nifedipina capsule rigide a rilascio prolungato 30 mg 29.9 8.8 468.3
nifedipina capsule rigide a rilascio prolungato 60 mg 82.0 19.5 1108.9

Distribuzione

La nifedipina risulta legata alle proteine plasmatiche (albumina) per il 95%. L’emivita di distribuzione dopo somministrazione endovenosa è compresa tra i 5 ed i 6 minuti.

Biotrasformazione

Dopo somministrazione orale la nifedipina viene metabolizzata nella parete enterica e nel fegato principalmente attraverso processi ossidativi; questi metaboliti non mostrano alcuna attività farmacodinamica. Viene, quindi, escreta come metaboliti soprattutto per via renale e, per una quota variabile del 5 – 15%, attraverso la bile con le feci. Il principio attivo improlungato si ritrova nelle urine soltanto in tracce (inferiore allo 0,1%).

Eliminazione

L’emivita terminale di eliminazione risulta tra 1,7 e 3,4 ore per le formulazioni a pronto rilascio mentre per NIFEDICRON non rappresenta un parametro significativo, dato che la concentrazione plasmatica si mantiene pressoché costante grazie al continuo rilascio e al successivo assorbimento: solo dopo l’ultima somministrazione la concentrazione plasmatica progressivamente declina con un’emivita di eliminazione sovrapponibile a quella delle formulazioni convenzionali. Nei soggetti con compromissione della funzione renale non si sono riscontrate variazioni significative di questi parametri rispetto ai volontari sani mentre la clearance risulta ridotta nei pazienti con alterazioni della funzionalità epatica: nei casi severi può, quindi, rendersi necessaria una riduzione del dosaggio.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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I dati di letteratura confermano che la nifedipina è un prodotto a bassa tossicità nei modelli animali utilizzati come test standard.

Tossicità acuta: la tossicità acuta è stata studiata in diverse specie animali ed i singoli risultati sono riportati nella tabella seguente:

DL50 (mg/kg)
orale endovenosa
Topo494 (421-572)*4,2 (3,8-4,6)*
Ratto1022 (950-1087)*15,5 (13,7-17,5)*
Coniglio250-5002-3
Gattocirca 1000,5-8
Cane>2502-3

* livello di confidenza al 95%

Tossicità subacuta e subcronica

La somministrazione orale giornaliera a ratti (50 mg/kg di peso corporeo) ed a cani (100 mg/kg di peso corporeo) per un periodo, rispettivamente, di 13 e 4 settimane è risultata tollerata e priva di effetti tossici. Dopo somministrazione parenterale (endovenosa) i cani hanno tollerato, senza danni, fino a 0,1 mg/kg di peso corporeo al giomo per 6 giorni, analogamente ai ratti (2,5 mg/kg di peso corporeo al giomo) per un periodo di 3 settimane.

Tossicità cronica

I cani hanno tollerato, senza danni tossici, fino a 100 mg/kg di peso corporeo al giomo, somministrati per via orale per oltre un anno. Nei ratti gli effetti tossici sono insorti alle concentrazioni di oltre 100 parti per milione nell’alimentazione (corrispondenti a circa 5-7 mg/kg di peso corporeo).

Carcinogenicità

Uno studio a lungo termine (2 anni) nel ratto non ha messo in evidenza effetti carcinogeni dovuti alla nifedipina.

Mutagenicità

Per valutare gli effetti mutageni sono stati eseguiti nel topo il test di Ames, il test Dominante-letale ed il test Micronucleo. Non si è messa in evidenza la comparsa di effetti mutageni dovuti alla nifedipina.

Tossicologia della riproduzione

Confrontare paragrafo 4.6.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Lattosio, cellulosa microcristallina, idrossipropilmetilcellulosa K100, polivinilpirrolidone K30, magnesio stearato, idrossipropilcellulosa, copolimero tipo B dell’acido metacrilico, polietilenglicole 6000, dibutilftalato, titanio biossido, talco.

Costituenti delle capsule: ossido di ferro giallo E172 (solo capsule 30 mg), ossido di ferro rosso E172, titanio biossido E171, gelatina.

06.2 Incompatibilità

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Nessuna.

06.3 Periodo di validità

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36 mesi.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Conservare il prodotto in luogo fresco, asciutto e lontano dalla luce.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Astuccio 14 capsule rigide a rilascio prolungato 30 mg

Astuccio 14 capsule rigide a rilascio prolungato 60 mg

Blister di PVC/PVDC, accoppiato ad un foglio di alluminio.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Il principio attivo fotosensibile contenuto in NIFEDICRON capsule rigide a rilascio prolungato è protetto dalla luce sia all’interno che all’esterno della confezione. Poiché la protezione dall’umidità è garantita solo all’interno della confezione, le compresse dovrebbero essere tolte dal blister solo immediatamente prima dell’uso.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Errekappa Euroterapici S.p.A. – Via Ciro Menotti 1/A – Milano

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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Astuccio 14 capsule rigide a rilascio prolungato 30 mg – A.I.C. 033746013

Astuccio 14 capsule rigide a rilascio prolungato 60 mg – A.I.C. 033746025

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Astuccio 14 capsule rigide a rilascio prolungato 30 mg – dicembre 1999

Astuccio 14 capsule rigide a rilascio prolungato 60 mg – dicembre 1999

10.0 Data di revisione del testo

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01/02/2007

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22/7/1982, con voti 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Aspetti clinici e di laboratorio di un nuovo enteropatogeno: il Clostridium difficile“. Abilitato all’ esercizio della professione medica nell’ ottobre 1982 Iscritto all’ Albo dei Medici di Roma e Provincia il 26/1/1983