Keytruda: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali

Riassunto generato con AI dalle schede tecniche AIFA e dai bugiardini di Keytruda: a cosa serve, come si usa, controindicazioni, interazioni, gravidanza, effetti indesiderati.

Riassunto generato con AI, aggiornato il 18/10/2026.

Fonti usate dall'AI: 2 schede tecniche AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina indicazioni, 1 pagina effetti collaterali, 1 pagina sicurezza e azione, 1 pagina principio attivo, 1 riassunto EPAR EMA scorri →

  1. 1 Scheda tecnica AIFAKeytruda 25 mg ml
  2. 2 Scheda tecnica AIFAKeytruda
  3. 3 BugiardinoKeytruda
  4. 4 IndicazioniKeytruda
  5. 5 Effetti collateraliKeytruda
  6. 6 Sicurezza e azioneKeytruda
  7. 7 Riassunto EPAR EMAKeytruda (pembrolizumab)
  8. 8 Principio attivoPembrolizumab

Il testo è generato solo da questi 8 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.

Keytruda è un farmaco a base di pembrolizumab, un anticorpo monoclonale anti PD-1 usato contro diversi tumori, tra cui melanoma, carcinoma polmonare non a piccole cellule, linfoma di Hodgkin classico e altre neoplasie selezionate.[1, 2, 7] Prima di usarlo, è importante sapere che il trattamento deve essere iniziato da medici esperti in oncologia, che in alcune indicazioni servono test validati per PD-L1 o per MSI-H/dMMR e che Keytruda può dare reazioni avverse immuno-mediate anche gravi.[1, 2, 7] È controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti; in gravidanza non deve essere usato salvo necessità cliniche della donna.[1, 2]

A cosa serve

Keytruda è un medicinale antitumorale. Le indicazioni cambiano in base alla formulazione e alla scheda tecnica disponibile.[1, 2]

Nella scheda tecnica AIFA della formulazione 25 mg/mL, Keytruda è indicato in monoterapia per il melanoma avanzato negli adulti e negli adolescenti di almeno 12 anni, per il trattamento adiuvante del melanoma in stadio IIB, IIC o III dopo resezione completa, per diversi contesti di carcinoma polmonare non a piccole cellule, per il linfoma di Hodgkin classico, per il carcinoma uroteliale, per il carcinoma a cellule squamose della testa e del collo, per il carcinoma a cellule renali e per altri tumori selezionati, anche in associazione con altri medicinali antitumorali.[1] Nella scheda tecnica AIFA della formulazione 50 mg, Keytruda è indicato per melanoma, NSCLC, linfoma di Hodgkin classico, carcinoma uroteliale, HNSCC, carcinoma a cellule renali e altre neoplasie selezionate, con alcune indicazioni in monoterapia e altre in associazione.[2] L’EPAR EMA riporta inoltre l’uso in altri tumori, tra cui mesotelioma maligno della pleura non epitelioide, carcinoma esofageo, adenocarcinoma dello stomaco o della giunzione gastroesofagea, carcinoma mammario triplo negativo, carcinoma dell’endometrio, carcinoma della cervice, tumori dell’ovaio e carcinomi MSI-H/dMMR del colon-retto, dell’endometrio, dello stomaco, dell’intestino tenue e delle vie biliari.[7]

Formulazioni e come si usa

Le formulazioni riportate nelle fonti sono: concentrato per soluzione per infusione 25 mg/mL, con 100 mg in un flaconcino da 4 mL, e polvere per concentrato per soluzione per infusione da 50 mg per flaconcino, da ricostituire a 25 mg/mL.[1, 2] Secondo la fonte sul principio attivo, la confezione da 50 mg è un farmaco ospedaliero con classe di prescrivibilità H e codice ATC L01XC18.[8]

Negli adulti, la dose raccomandata di Keytruda è di 200 mg ogni 3 settimane oppure 400 mg ogni 6 settimane, in infusione endovenosa di 30 minuti. Questa indicazione è riportata sia per la formulazione 25 mg/mL sia per la formulazione da 50 mg.[1, 2] La terapia deve essere iniziata e seguita da specialisti con esperienza nel trattamento del cancro.[1, 2] Non sono raccomandate riduzioni di dose.[2]

Per i pazienti pediatrici, la scheda tecnica riporta una tabella specifica con il dosaggio in base all’età e alla condizione clinica: il dato va letto direttamente nella scheda tecnica o nel foglietto illustrativo e la decisione spetta al pediatra.[1, 2, 3] Nei bambini e negli adolescenti non è opportuno riportare qui numeri di dose, perché la posologia dipende dalla tabella ufficiale della scheda tecnica.[1, 2, 3]

La durata dipende dall’indicazione: in generale il trattamento continua fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile, con alcune durate massime specifiche per indicazioni adiuvanti o neoadiuvanti.[1, 2] Per il trattamento adiuvante del melanoma, Keytruda va somministrato fino a recidiva, tossicità inaccettabile o per un massimo di un anno.[1, 2] Per il trattamento neoadiuvante e adiuvante del NSCLC resecabile e del carcinoma mammario triplo negativo, la scheda tecnica riporta schemi specifici di numero di dosi e passaggio da fase neoadiuvante ad adiuvante.[1]

Controindicazioni e avvertenze

Keytruda non deve essere usato in caso di ipersensibilità al pembrolizumab o a uno qualsiasi degli eccipienti.[1, 2] La scheda tecnica segnala il rischio di reazioni avverse immuno-mediate, anche severe e talvolta fatali, che possono comparire durante la terapia o anche dopo l’ultima dose.[1, 2] Se si sospetta una reazione immuno-mediata, il farmaco va valutato con attenzione, può essere necessario sospenderlo e somministrare corticosteroidi; in caso di alcune tossicità di grado elevato può essere richiesta l’interruzione definitiva.[1, 2] Per la polmonite immuno-mediata, i pazienti vanno monitorati: nei casi di grado 2 il trattamento va sospeso, mentre nei casi di grado 3, 4 o di grado 2 ricorrente va interrotto definitivamente.[1, 2]

Prima dell’inizio del trattamento, l’uso di corticosteroidi o immunosoppressori sistemici deve essere evitato perché può interferire con l’efficacia di pembrolizumab.[1, 2] La selezione dei pazienti, quando prevista dall’indicazione, deve essere confermata con test validati per PD-L1 o per MSI-H/dMMR.[1, 2]

Gravidanza e allattamento

In gravidanza Keytruda non deve essere usato, tranne che in presenza di condizioni cliniche della donna che ne richiedano la somministrazione.[1, 2] Le donne in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento e per almeno 4 mesi dopo l’ultima dose.[1, 2] Non è noto se il farmaco passi nel latte materno; il rischio per il lattante non può essere escluso, quindi la decisione su allattamento o terapia va presa considerando i benefici per madre e bambino.[1, 2]

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati più comuni riportati nella scheda tecnica includono stanchezza, diarrea e nausea nella popolazione trattata in monoterapia.[1, 2] Nella scheda tecnica 25 mg/mL, tra le reazioni più frequenti in monoterapia compaiono stanchezza, diarrea e nausea; nella formulazione da 50 mg, le frequenze più comuni riportate sono stanchezza, nausea e diarrea.[1, 2] Le reazioni più gravi sono le reazioni immuno-mediate e le reazioni severe correlate all’infusione.[1, 2] Il farmaco può dare capogiro e stanchezza, con un lieve effetto sulla capacità di guidare veicoli e usare macchinari.[1, 2]

Come agisce

Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che si lega al recettore PD-1 e ne blocca l’interazione con i ligandi PD-L1 e PD-L2.[1, 2, 7] Bloccando questo segnale, Keytruda potenzia l’attività delle cellule T e quindi la risposta immunitaria contro le cellule tumorali.[1, 2, 7]

Studi principali

L’EPAR EMA riporta che nello studio KEYNOTE-006, condotto in pazienti con melanoma avanzato naïve a ipilimumab, Keytruda è stato confrontato con ipilimumab in uno studio di fase III multicentrico e in aperto.[7] Secondo lo stesso documento, nello studio su 540 pazienti con melanoma trattati in precedenza, dopo 2 anni la malattia non era peggiorata nel 16% dei pazienti trattati con Keytruda contro meno dell’1% con chemioterapia.[7] In un altro studio su 834 pazienti con melanoma, la sopravvivenza senza progressione è stata di 5,6 mesi con Keytruda contro 2,8 mesi con ipilimumab, e fino al 74% dei pazienti trattati con Keytruda è sopravvissuto almeno 12 mesi, contro il 59% con ipilimumab.[7] Per il NSCLC, l’EPAR riferisce che in uno studio su circa 1 000 pazienti trattati in precedenza la sopravvivenza con Keytruda è stata di circa 11 mesi contro circa 8 mesi con docetaxel, e che nei pazienti con tumore fortemente positivo per PD-L1 il beneficio è stato maggiore.[7] Sempre secondo l’EPAR, negli studi di combinazione nel NSCLC non squamoso e squamoso Keytruda ha migliorato sopravvivenza e tempo senza progressione rispetto ai confronti senza pembrolizumab.[7]

Domande frequenti

Keytruda è un chemioterapico? No, è un anticorpo monoclonale immunoterapico che agisce sul recettore PD-1.[1, 2, 7]

Serve un test prima di iniziare? In alcune indicazioni sì: la scheda tecnica richiede o raccomanda test validati per PD-L1 o MSI-H/dMMR a seconda del tumore.[1, 2]

Si può usare in gravidanza? No, non deve essere usato in gravidanza salvo necessità cliniche della donna.[1, 2]

Qual è la dose negli adulti? La dose raccomandata è 200 mg ogni 3 settimane oppure 400 mg ogni 6 settimane, in infusione endovenosa di 30 minuti.[1, 2]

Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Keytruda 25 mg ml: Scheda Tecnica e Prescrivibilità. Avvertenze.