Tagrisso: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali

Riassunto generato con AI dalle schede tecniche AIFA e dai bugiardini di Tagrisso: a cosa serve, come si usa, controindicazioni, interazioni, gravidanza, effetti indesiderati.

Riassunto generato con AI, aggiornato il 18/10/2026.

Fonti usate dall'AI: 1 scheda tecnica AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina effetti collaterali, 1 riassunto EPAR EMA scorri →

  1. 1 Scheda tecnica AIFATagrisso
  2. 2 BugiardinoTagrisso
  3. 3 Effetti collateraliTagrisso
  4. 4 Riassunto EPAR EMATagrisso (osimertinib)

Il testo è generato solo da questi 4 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.

Tagrisso è un farmaco a base di osimertinib, disponibile in compresse da 40 mg e 80 mg, usato per alcuni carcinomi polmonari non a piccole cellule con mutazioni di EGFR.[1, 2] Prima di iniziarlo, va confermata la mutazione dell’EGFR con un test validato e il trattamento deve essere avviato da un medico esperto in terapie antitumorali.[1, 4] Non deve essere usato in caso di ipersensibilità al principio attivo o agli eccipienti, e l’erba di San Giovanni non deve essere assunta insieme a Tagrisso.[1]

Indice (8 sezioni)
  1. 1A cosa serve
  2. 2Formulazioni e come si usa
  3. 3Controindicazioni e avvertenze
  4. 4Interazioni
  5. 5Gravidanza e allattamento
  6. 6Effetti indesiderati
  7. 7Studi principali
  8. 8Domande frequenti

A cosa serve

Tagrisso in monoterapia è indicato negli adulti per il trattamento adiuvante dopo resezione completa del tumore in pazienti con NSCLC in stadio IB-IIIA e tumore con delezioni dell’esone 19 o mutazione L858R di EGFR. È indicato anche come trattamento di prima linea negli adulti con NSCLC localmente avanzato o metastatico con mutazioni attivanti di EGFR, e nei pazienti adulti con NSCLC localmente avanzato o metastatico positivo per la mutazione T790M di EGFR.[1]

Secondo la sintesi EMA, Tagrisso è usato anche in associazione con pemetrexed e chemioterapia a base di platino come trattamento di prima linea in adulti con NSCLC in stadio avanzato con mutazioni Ex19del o L858R. Questa associazione non è riportata nella scheda tecnica fornita qui, quindi per la pratica clinica va considerata la formulazione e l’indicazione autorizzata del medicinale consultando la documentazione ufficiale aggiornata.[4]

Formulazioni e come si usa

Tagrisso è disponibile come compresse rivestite con film da 40 mg e da 80 mg di osimertinib, entrambe per uso orale.[1, 2]

La dose raccomandata negli adulti è 80 mg una volta al giorno, assunta con o senza cibo e possibilmente sempre alla stessa ora. Nei pazienti in adiuvante il trattamento va proseguito fino a recidiva della malattia o tossicità inaccettabile; la durata oltre 3 anni non è stata studiata. Nei pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico il trattamento va proseguito fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile.[1]

Se si dimentica una dose, va assunta per recuperare l’omissione, a meno che la dose successiva debba essere presa entro 12 ore. Se serve una riduzione, la dose va abbassata a 40 mg una volta al giorno.[1]

Per la formulazione adulti non sono previsti aggiustamenti in base a età, peso corporeo, sesso, etnia o abitudine al fumo.[1]

Controindicazioni e avvertenze

Tagrisso è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti. Inoltre, l’erba di San Giovanni non deve essere usata in concomitanza con Tagrisso.[1]

Il trattamento deve essere iniziato sotto il controllo di un medico esperto in oncologia e, prima di iniziarlo, deve essere determinato lo stato mutazionale dell’EGFR con un test validato. Nel setting adiuvante il test va eseguito su tessuto tumorale; nel setting localmente avanzato o metastatico il test può essere eseguito su tessuto o su plasma. Se il test su plasma è negativo, è consigliabile eseguire anche un test su tessuto, quando possibile, perché il risultato negativo su plasma può essere falso negativo.[1]

Sono stati osservati casi di malattia polmonare interstiziale o reazioni simil-ILD, anche gravi e talvolta fatali. I pazienti con anamnesi di ILD, ILD indotta da farmaci, polmonite da radiazione che richiedeva steroidi o ILD clinicamente attiva sono stati esclusi dagli studi clinici. Se compaiono o peggiorano dispnea, tosse o febbre, va esclusa rapidamente una ILD e il trattamento va interrotto durante la valutazione.[1]

Va prestata attenzione anche al rischio di prolungamento dell’intervallo QTc. In caso di QTc superiore a 500 msec in almeno due ECG separati, la scheda tecnica prevede sospensione del trattamento fino a riduzione del QTc e poi ripresa con dose ridotta; se compaiono segni o sintomi di aritmia grave, il trattamento va interrotto definitivamente.[1]

Sono riportate anche sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica, per le quali è prevista l’interruzione definitiva. Lo stesso vale per l’anemia aplastica.[1]

Interazioni

Gli induttori forti di CYP3A, come fenitoina, rifampicina e carbamazepina, possono ridurre l’esposizione a osimertinib e si raccomanda di evitarli. Gli induttori moderati di CYP3A4, come bosentan, efavirenz, etravirina e modafinil, possono ridurre l’esposizione e vanno usati con cautela, o evitati quando possibile.[1]

Osimertinib può aumentare l’esposizione di substrati di BCRP e P-gp. Gli inibitori di CYP3A4, in base allo studio con itraconazolo, non sembrano avere un effetto clinicamente significativo sull’esposizione a osimertinib.[1]

Gravidanza e allattamento

Le donne in età fertile devono evitare la gravidanza durante il trattamento. Si raccomanda un metodo contraccettivo efficace durante la terapia e per almeno 2 mesi dopo la fine del trattamento nelle donne e per almeno 4 mesi negli uomini. Non si può escludere una ridotta efficacia dei contraccettivi ormonali.[1]

Tagrisso non deve essere usato in gravidanza a meno che le condizioni cliniche della donna rendano necessario il trattamento con osimertinib. I dati nell’uomo sono assenti o limitati e gli studi animali hanno mostrato tossicità riproduttiva.[1]

L’allattamento deve essere interrotto durante il trattamento, perché non si sa se osimertinib o i suoi metaboliti passino nel latte materno e non si può escludere un rischio per il lattante.[1]

Effetti indesiderati

Negli studi su pazienti con NSCLC positivo per mutazione EGFR, le reazioni avverse più comuni sono state diarrea, eruzione cutanea, paronichia, cute secca e stomatite. Nel riepilogo della scheda tecnica, le percentuali riportate erano rispettivamente 47%, 45%, 33%, 32% e 24%.[1]

Tra le altre reazioni avverse riportate figurano malattia polmonare interstiziale, cheratite, prurito, sindrome di Stevens-Johnson, prolungamento dell’intervallo QTc e riduzioni di piastrine, leucociti, linfociti e neutrofili. Nella maggior parte dei casi gli eventi erano di grado 1 o 2.[1, 3]

Studi principali

Secondo il riassunto EMA, in due studi su 411 pazienti con mutazione T790M precedentemente trattati, il tasso di risposta complessivo con Tagrisso è stato del 66% e la durata media della risposta di 12,5 mesi. In un altro studio su 419 pazienti con mutazione T790M, il tempo mediano senza peggioramento della malattia è stato di circa 10,1 mesi con Tagrisso contro 4,4 mesi con chemioterapia a base di platino.[4]

In uno studio su 556 pazienti con mutazioni attivanti, il tempo mediano senza peggioramento della malattia è stato di 18,9 mesi con Tagrisso contro 10,2 mesi con erlotinib o gefitinib. In uno studio su 682 pazienti operati con mutazioni Ex19del o L858R, l’89% dei pazienti trattati con Tagrisso era ancora vivo e libero da malattia dopo almeno un anno, contro il 54% con placebo.[4]

Domande frequenti

Tagrisso si prende con il cibo? Sì, può essere assunto con o senza pasti.[1]

Se salto una dose, devo raddoppiare quella successiva? No. La dose dimenticata va assunta appena possibile, salvo che manchino meno di 12 ore alla dose successiva.[1]

Serve un test genetico prima di iniziare? Sì. Prima del trattamento va verificata la mutazione di EGFR con un test validato.[1, 4]

Può dare problemi ai polmoni? Sì, può causare ILD o reazioni simil-ILD, anche gravi, quindi i sintomi respiratori nuovi o peggiorati vanno valutati subito.[1]

Si può usare in gravidanza? In generale no: va evitato, salvo che il medico ritenga necessario il trattamento per le condizioni cliniche della donna.[1]

Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Tagrisso: Scheda Tecnica e Prescrivibilità. Avvertenze.