L’annuncio di Evaxion al congresso SITC 2026 riporta l’attenzione su una delle frontiere più studiate dell’oncologia: i vaccini personalizzati contro il cancro. In questo caso il candidato si chiama EVX-01, sviluppato per pazienti con melanoma avanzato e usato insieme a pembrolizumab, un anticorpo immunoterapico già approvato. I nuovi dati riguardano soprattutto la risposta del sistema immunitario e confermano segnali clinici osservati negli ultimi anni.
L’interesse nasce da numeri rilevanti per uno studio precoce di fase 2: su 16 pazienti trattati, 12 hanno avuto una risposta obiettiva, pari al 75%, con quattro risposte complete e riduzione della lesione bersaglio in 15 pazienti. Allo stesso tempo EVX-01 resta un trattamento sperimentale, non disponibile nella pratica clinica. I dati del SITC 2026 non cambiano lo stato regolatorio, ma offrono informazioni più dettagliate sui biomarcatori immunologici.
Che cosa è EVX-01 e come si inserisce nell’immunoterapia del melanoma
EVX-01 è un vaccino antitumorale personalizzato sviluppato da Evaxion per il melanoma non resecabile in stadio III o IV. Appartiene ai cosiddetti vaccini terapeutici, diversi dai vaccini preventivi classici, perché mirano a potenziare la risposta immunitaria contro un tumore già presente. È composto da peptidi che derivano da neoantigeni, cioè proteine mutate espresse specificamente dalle cellule tumorali del singolo paziente.
La terapia si inserisce nell’ambito dell’immunoterapia oncologica, in particolare accanto agli inibitori di PD-1 come pembrolizumab, che sono già standard di cura nel melanoma avanzato. A differenza dei farmaci “pronti all’uso”, EVX-01 viene progettato caso per caso con algoritmi di intelligenza artificiale. Questo approccio è in linea con altri programmi di vaccino personalizzato nel melanoma descritti in studi recenti su vaccini a mRNA, come il candidato sperimentale analizzato nello studio INTerpath-001 sul vaccino personalizzato per il melanoma.
Il vaccino è attualmente oggetto di uno studio di fase 2, registrato con il codice NCT05309421, che valuta sicurezza, risposta immunitaria e primi segnali di efficacia clinica. Nel poster ESMO 2026 il trattamento è stato descritto come somministrato in pazienti con melanoma non resecabile in stadio III o IV, inizialmente già candidati a pembrolizumab. Per la comunità scientifica EVX-01 rappresenta quindi un esempio concreto di integrazione tra immunoterapia e algoritmi di selezione dei neoantigeni.
Come funziona il vaccino personalizzato combinato con pembrolizumab
Per costruire EVX-01 vengono analizzati il tumore e il sangue del paziente, così da identificare neoantigeni che il sistema immunitario può riconoscere. Un algoritmo seleziona un insieme di peptidi considerati più promettenti, che diventano gli “ingredienti” del vaccino. Negli aggiornamenti scientifici presentati da Evaxion, EVX-01 è stato somministrato in dieci dosi intramuscolari nell’arco di due anni, in combinazione con pembrolizumab nelle prime fasi dello studio.
Nel protocollo riportato nel poster ESMO 2026 il regime sperimentale prevedeva pembrolizumab 400 mg per via endovenosa ogni sei settimane e EVX-01 2 mg per via intramuscolare. Lo schema clinico ha incluso un periodo iniziale con solo pembrolizumab di circa dodici settimane, seguito dall’aggiunta del vaccino. In un sottogruppo di pazienti, dopo i primi due anni di combinazione, EVX-01 è proseguito in monoterapia nel terzo anno. Questo tipo di combinazione si collega al più ampio filone di sviluppo di vaccini terapeutici personalizzati per il melanoma.
Dal punto di vista biologico, la combinazione mira a ottenere un duplice effetto. Il vaccino dovrebbe ampliare il repertorio di cellule T specifiche per i neoantigeni tumorali, mentre pembrolizumab, bloccando il checkpoint PD-1, mira a rimuovere i freni che limitano l’azione di queste cellule T. Nei dati finora divulgati, le risposte immunitarie indotte da EVX-01 hanno coinvolto sia cellule T CD4+ sia CD8+, suggerendo un’attivazione ampia del sistema immunitario antitumorale.
Risultati clinici e dati immunologici dello studio di fase 2
Nei risultati clinici aggiornati presentati da Evaxion, la combinazione di EVX-01 con pembrolizumab ha mostrato un tasso di risposta obiettiva del 75%: 12 pazienti su 16 hanno ottenuto una riduzione misurabile del tumore, inclusi quattro casi di risposta completa. Una riduzione della dimensione della lesione bersaglio è stata documentata in 15 pazienti. Secondo il materiale reso disponibile, il 92% dei pazienti responder manteneva la risposta a 24 mesi di follow-up.
Oltre all’efficacia clinica, i ricercatori hanno riportato dati dettagliati sulla risposta immunitaria. Nel poster AACR 2026, 101 dei 118 neoantigeni somministrati, pari all’86%, hanno indotto risposte delle cellule T specifiche. Un’analisi successiva ha mostrato che l’89% dei neoantigeni bersaglio di EVX-01 attivava una risposta immunitaria contro il tumore. Inoltre, nell’aggiornamento clinico pubblicato sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer, tutti e cinque i pazienti analizzati avevano risposte delle cellule T specifiche per i neoantigeni, con attivazione di cellule CD4+ e CD8+.
Questi numeri suggeriscono una forte immunogenicità del vaccino, cioè la capacità di stimolare un’ampia risposta immunitaria contro il tumore. Il follow-up a tre anni, riportato nel poster ESMO, indica che sia le risposte cliniche sia quelle delle cellule T risultavano mantenute in molti pazienti. Il quadro è coerente con l’obiettivo di ottenere una risposta duratura nel melanoma avanzato, ambito dove la resistenza all’immunoterapia resta un problema noto e dove sono oggetto di studio nuovi meccanismi, come descritto anche in ricerche recenti sui modi con cui il melanoma può “nascondersi” al sistema immunitario.
Perché i dati presentati al congresso SITC 2026 attirano attenzione
Evaxion ha annunciato che al congresso SITC 2026, in corso dal 4 all’8 novembre, presenterà nuovi dati sui biomarcatori dello studio di fase 2. L’attenzione si concentra su due aspetti: da un lato la conferma delle risposte cliniche nel lungo periodo, dall’altro la caratterizzazione più fine delle risposte delle cellule T specifiche per il vaccino e dei segni di immunomodulazione sistemica. Per la comunità oncologica questi elementi aiutano a capire quali pazienti potrebbero beneficiare di più.
I nuovi risultati si inseriscono in un contesto più ampio di rinnovato interesse per l’immunoterapia oncologica e i vaccini personalizzati. Altri programmi sperimentali, ad esempio nel carcinoma pancreatico o in tumori con mutazioni KRAS, stanno esplorando strategie simili di vaccinazione contro neoantigeni. Nello stesso ambito rientrano varie ricerche su biomarcatori multimodali per l’immunoterapia e su approcci combinati in tumori solidi complessi.
Per chi vive con un melanoma avanzato o assiste un familiare, è importante sottolineare che EVX-01 rimane oggi una terapia sperimentale. Non è un vaccino approvato né disponibile al di fuori degli studi clinici, e la partecipazione a questi studi segue criteri precisi di eleggibilità definiti dai protocolli. Prima di arrivare a un’eventuale autorizzazione regolatoria serviranno altri studi, verosimilmente di fase 3, per confermare sicurezza e beneficio clinico su numeri più ampi rispetto ai 16 pazienti finora riportati.
Lo sviluppo di vaccini personalizzati per il melanoma prosegue in parallelo ad altre combinazioni immunoterapiche, come quelle che associano inibitori di PD-1 con molecole orali epigenetiche o nuovi anticorpi. In questo scenario, i risultati di EVX-01 rappresentano una delle linee di ricerca da seguire insieme agli studi su pillole combinabili con nivolumab nel melanoma avanzato e ai programmi di vaccino a mRNA che hanno già mostrato riduzioni delle recidive in pazienti ad alto rischio. Il quadro complessivo è dinamico e richiede valutazioni continue da parte degli specialisti.
Alla data attuale EVX-01 non è disponibile come trattamento standard per il melanoma avanzato, ma i risultati di fase 2 indicano un’attività clinica e immunologica che giustifica ulteriori studi. Per i pazienti, ogni decisione terapeutica va discussa con l’oncologo di riferimento, che può valutare l’accesso a protocolli sperimentali e integrare queste novità con le opzioni già approvate.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce in alcun modo il parere del medico o dello specialista.
Per approfondire
Journal for ImmunoTherapy of Cancer pubblica un abstract sull’aggiornamento clinico di EVX-01 in combinazione con pembrolizumab, con dati sulle risposte delle cellule T specifiche per i neoantigeni in pazienti con melanoma metastatico.





