El Niño e caldo estremo: fino al 28,8% di morti in più l’anno e chi paga il prezzo più alto

Le stime su Nature Medicine quantificano l’eccesso di decessi legati al caldo durante gli anni di El Niño molto forte a livello globale.

Il nuovo studio pubblicato il 4 novembre 2026 su Nature Medicine collega gli anni di El Niño molto forte a un aumento sensibile delle morti legate al caldo, con effetti che non si distribuiscono in modo uniforme nel mondo. La ricerca analizza come le variazioni globali di temperatura associate al fenomeno climatico El Niño-Southern Oscillation influenzino la mortalità, distinguendo tra decessi attribuibili al caldo e decessi attribuibili al freddo.

I risultati arrivano in una fase in cui molte regioni stanno vivendo eventi di caldo estremo e ondate di calore prolungate. La combinazione tra El Niño e riscaldamento climatico di origine antropica mette sotto pressione sistemi sanitari, città e comunità già fragili. Per questo la lettura dei dati epidemiologici deve accompagnarsi a misure pratiche di prevenzione, soprattutto per anziani, persone con malattie croniche e aree con minori risorse sanitarie.

Indice (5 sezioni)
  1. 1Quante morti in più per il caldo sono associate agli anni di El Niño molto forte
  2. 2Perché l’aumento della mortalità colpisce soprattutto i Paesi più vulnerabili
  3. 3Cosa succede alla mortalità legata al freddo durante gli eventi di El Niño
  4. 4Quali rischi pongono i prossimi El Niño per la salute pubblica
  5. 5Per approfondire

Quante morti in più per il caldo sono associate agli anni di El Niño molto forte

Secondo lo studio su Nature Medicine, negli anni di El Niño molto forte la mortalità globale associata al caldo aumenta in media del 28,87 per cento. In termini assoluti significa circa 107.035 decessi all’anno in più rispetto agli anni senza questo tipo di episodio, con un intervallo credibile di incertezza tra 27.336 e 176.312 decessi. I ricercatori stimano nello stesso periodo anche una riduzione della mortalità legata al freddo.

La diminuzione della mortalità globale associata al freddo è stimata pari al 3,70 per cento, corrispondente a circa 112.681 decessi annuali in meno, con intervallo credibile tra 22.203 e 207.619. Nel complesso il bilancio tra caldo e freddo non è neutro per tutte le aree del pianeta, perché la distribuzione dei rischi dipende da adattamento, infrastrutture e protezione sociale. Questo quadro si intreccia con l’impatto del caldo estremo già documentato in Europa negli ultimi anni, con stime di migliaia di decessi.

Per esempio una recente analisi su 854 città europee ha stimato 50.391 decessi in eccesso associati al caldo tra giugno e agosto 2026, con circa due terzi attribuiti al cambiamento climatico di origine umana. In parallelo, altri lavori hanno mostrato per il 2018 un tasso medio di 155,8 morti per milione di abitanti attribuibili alle ondate di calore in Europa. Questi dati suggeriscono che gli anni di forte El Niño si innestano su una tendenza al rialzo del rischio sanitario legato al caldo.

Nel contesto dell’attuale Super El Niño 2026, diverse analisi hanno richiamato l’attenzione su effetti sanitari meno immediati rispetto alla semplice colonnina di mercurio, come l’aumento di malattie infettive, stress psicofisico e impatto su gravidanze e salute materna che sono stati discussi anche nell’approfondimento dedicato a Super El Niño 2026 e rischi per la salute. Lo studio su Nature Medicine aggiunge una quantificazione specifica della componente di mortalità direttamente associata alle variazioni di temperatura globali, con particolare attenzione ai diversi gruppi di Paesi.

Perché l’aumento della mortalità colpisce soprattutto i Paesi più vulnerabili

Lo studio indica che il 67,65 per cento dell’aumento globale di mortalità da caldo negli anni di El Niño molto forte si concentra nei Paesi con indice di sviluppo umano basso e medio. Nei Paesi a medio indice di sviluppo umano si osserva il maggior incremento in numeri assoluti, con una stima di 61.863 decessi annuali aggiuntivi associati al caldo, e un intervallo credibile tra 19.939 e 105.888 decessi.

Questa distribuzione riflette differenze marcate nella capacità di adattarsi al caldo, nella qualità delle abitazioni, nell’accesso a servizi sanitari tempestivi e in reti di protezione sociale. Nelle aree con minore sviluppo umano sono più frequenti lavori fisici all’aperto, abitazioni senza raffrescamento e limitato accesso a diagnosi e cure rapide per condizioni aggravate dal caldo come malattie cardiovascolari o insufficienza renale. La letteratura recente mostra inoltre che l’invecchiamento demografico aumenta la gravità delle ondate di calore con un’associazione stimata dell’11 per cento di aumento della mortalità registrata per ogni punto percentuale di aumento della quota di popolazione anziana, senza dimostrare un rapporto di causa diretta.

I dati globali confermano che le persone anziane rappresentano una quota crescente delle vittime di ondate di calore, come documentato da un’analisi su 53 Paesi che ha rilevato come l’Europa concentri oltre il 94 per cento dei decessi registrati in 155 episodi Paese-anno con mortalità positiva tra il 2000 e il 2022. Nei Paesi a medio e basso indice di sviluppo umano, dove la transizione demografica è in corso, il combinarsi di caldo estremo, urbanizzazione rapida e invecchiamento può tradursi in un incremento netto del carico di mortalità.

La vulnerabilità non dipende solo dallo sviluppo economico generale, ma anche da fattori locali come pianificazione urbana, aree verdi, disponibilità di acqua potabile sicura e informazione sanitaria. In questo quadro diventano centrali anche strategie di protezione mirata per chi è più esposto, come anziani soli, persone con disabilità e minori, un tema affrontato in dettaglio nell’analisi su caldo estremo e diagnosi in aumento nei bambini, che mostra come l’età pediatrica rappresenti un gruppo particolarmente sensibile agli estremi termici.

Cosa succede alla mortalità legata al freddo durante gli eventi di El Niño

Una delle evidenze più discusse dello studio riguarda la diminuzione stimata della mortalità legata al freddo durante gli anni di El Niño molto forte. A livello globale la riduzione è quantificata in circa 112.681 decessi annuali in meno, pari a un calo medio del 3,70 per cento con un ampio intervallo di incertezza. Questa diminuzione non compensa in modo uniforme l’aumento delle morti da caldo, perché gli effetti variano tra regioni e gruppi di popolazione.

In alcune aree temperate un inverno leggermente più mite può ridurre le complicanze di patologie respiratorie o cardiovascolari aggravate dal freddo intenso, come peggioramenti di broncopneumopatie croniche ostruttive o scompenso cardiaco. Tuttavia il passaggio da freddo a caldo come principale driver di mortalità climatica implica che sistemi sanitari e politiche di prevenzione debbano riorientare parte delle risorse verso la gestione delle ondate di calore, senza abbassare la guardia sulla protezione invernale delle persone fragili.

Gli autori dello studio sottolineano che si tratta di associazioni epidemiologiche e che non è possibile interpretare questi numeri come istruzioni cliniche individuali. Per esempio la riduzione di decessi da freddo non significa che singole persone possano esporsi al gelo senza protezioni, ma descrive una tendenza media su grandi popolazioni. Allo stesso modo l’aumento delle morti da caldo non permette di prevedere il rischio per un singolo paziente senza considerare patologie, terapie e condizioni ambientali specifiche.

Per la pratica clinica territoriale questi risultati rafforzano l’importanza di riconoscere precocemente i segni di danno da calore, come colpo di calore, disidratazione grave o squilibri elettrolitici, condizioni già analizzate in chiave pratica nella guida su rischi del clima estremo e misure di prevenzione. In parallelo le strutture di sanità pubblica possono usare queste informazioni per calibrare campagne stagionali, linee telefoniche di supporto e piani di sorveglianza epidemiologica durante periodi di caldo anomalo.

Quali rischi pongono i prossimi El Niño per la salute pubblica

I risultati dello studio suggeriscono che futuri episodi intensi di El Niño possano rappresentare una sfida crescente per la salute pubblica globale, soprattutto se si sommano al riscaldamento climatico già in atto. L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato il 2 novembre 2026 un piano strategico di preparazione e risposta agli effetti sanitari di El Niño per il periodo ottobre 2026–settembre 2027, basato su quattro pilastri operativi.

Il documento dell’OMS prevede azioni coordinate su rilevazione e monitoraggio, protezione e prevenzione, assistenza e supporto, oltre a leadership e coordinamento sanitario tra Paesi e agenzie. Tra le misure raccomandate figurano sistemi di allerta per il caldo a più livelli, comunicazione mirata verso gruppi vulnerabili, adeguamento dei servizi di emergenza, continuità dell’assistenza per malattie croniche e pianificazione per possibili interruzioni di acqua e servizi essenziali. Una stima modellistica dell’OMS indica che sei interventi integrati in ambito clima e salute potrebbero prevenire fino a 1,6 milioni di decessi all’anno nel mondo.

Tra questi interventi rientrano i sistemi di allerta sanitaria per il caldo, infrastrutture idriche resilienti al clima, servizi igienici di base, strutture per igiene e lavaggio delle mani, tecnologie domestiche più pulite per cucinare e riscaldare e politiche di tariffazione dei combustibili fossili. Per i decisori sanitari viene sottolineato anche l’elevato ritorno economico degli investimenti nei sistemi di allerta per il caldo, con una stima media di 835 dollari di beneficio per ogni dollaro investito, oltre alla riduzione del rischio di mortalità da ondate di calore.

A livello locale le misure di preparazione includono piani comunali di emergenza caldo, spazi climatizzati accessibili a persone fragili, reti di sorveglianza sugli anziani soli, protocolli per la gestione del rischio nei lavoratori all’aperto e percorsi dedicati nei pronto soccorso nei periodi critici. Per il personale sanitario sul territorio, una buona anamnesi ambientale e la valutazione dell’esposizione al caldo diventano componenti sempre più rilevanti nella presa in carico estiva di cardiopatici, nefropatici, pazienti con disturbi psichiatrici e bambini piccoli, soprattutto negli anni di El Niño molto forte.

Nel complesso le nuove stime sulla mortalità globale legata a El Niño indicano uno spostamento del carico di rischio dal freddo al caldo e dai Paesi ad alto indice di sviluppo umano verso quelli a medio e basso sviluppo. La traduzione pratica di questi dati passa da piani di adattamento climatico mirati che rafforzino la protezione delle persone più vulnerabili, integrando epidemiologia, organizzazione sanitaria e politiche sociali.

Questo contenuto ha finalità informativa generale e non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari. Per valutare il rischio individuale e le misure di prevenzione più adatte è necessario rivolgersi al proprio curante o ai servizi territoriali competenti.

Per approfondire

Organizzazione mondiale della sanità: piano globale di preparazione e risposta agli effetti sanitari di El Niño descrive in dettaglio le azioni raccomandate per monitoraggio, prevenzione, assistenza e coordinamento sanitario nel periodo 2026–2027, con indicazioni operative per governi e sistemi sanitari.

OMS: sei azioni clima-salute per salvare 1,6 milioni di vite l’anno presenta le stime modellistiche sui decessi evitabili e sui benefici economici legati a interventi integrati, tra cui i sistemi di allerta per il caldo e le infrastrutture idriche resilienti al clima.

Nature Medicine: Global temperature-related mortality associated with El Niño-Southern Oscillation è l’articolo scientifico che analizza l’associazione tra eventi di El Niño molto forte e variazioni della mortalità globale legata a caldo e freddo, con dettagli metodologici e risultati per gruppi di Paesi.

Scientific Reports: Population ageing and the severity of recorded heat-disaster mortality esamina il ruolo dell’invecchiamento demografico nella gravità della mortalità registrata durante disastri da caldo, con un ampio campione di Paesi tra il 2000 e il 2022.

Nature Health: Heat-related urban mortality attributable to human-induced climate change in Europe in summer 2026 fornisce stime dei decessi in eccesso nelle città europee durante l’estate 2026, attribuendo circa due terzi del carico al riscaldamento climatico di origine antropica.