La storia di Max Parisi, a cui in estate erano stati prospettati pochi mesi di vita per un tumore del pancreas metastatico, ha riportato al centro dell’attenzione il daraxonrasib. Questo farmaco mirato è stato autorizzato dall’Agenzia statunitense per i farmaci (Food and Drug Administration, FDA) il 26 agosto 2026 per l’adenocarcinoma pancreatico metastatico con mutazione RAS al codone G12. Il suo caso personale, con un recupero della funzione epatica dopo l’inizio della terapia negli Stati Uniti, ha aperto molte domande tra pazienti e familiari.
Daraxonrasib non è una “cura miracolosa”, ma un nuovo inibitore selettivo della famiglia delle proteine RAS che agisce su specifiche alterazioni molecolari del tumore pancreatico. La sua approvazione negli Stati Uniti e l’avvio di sperimentazioni cliniche in centri italiani come il Policlinico Gemelli richiedono una lettura attenta. È essenziale distinguere ciò che emerge dagli studi clinici controllati dagli esiti, sempre individuali, osservati in una singola persona.
Che cos’è il daraxonrasib e contro quale tumore del pancreas agisce
Daraxonrasib (nome commerciale RASONQUE negli Stati Uniti) è un farmaco antitumorale a bersaglio molecolare. Secondo la FDA appartiene alla classe degli inibitori delle GTPasi RAS, proteine che regolano la crescita cellulare e che, se mutate, possono guidare lo sviluppo del cancro. Il principio attivo è stato sviluppato per interferire in modo selettivo con alcune forme di RAS iperattive in tumori solidi, inclusi alcuni adenocarcinomi pancreatici caratterizzati da mutazioni RAS a carico del codone G12.
L’approvazione statunitense riguarda adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico con mutazione RAS al codone G12 che hanno già ricevuto almeno una terapia sistemica precedente oppure che non possono essere sottoposti a una polichemioterapia. Il farmaco non si rivolge quindi a tutti i tumori del pancreas, ma solo a sottogruppi con questa specifica alterazione molecolare, documentata con test sul tumore. Il trattamento richiede una valutazione oncologica specialistica e l’esecuzione di test di biologia molecolare. In questa cornice si inseriscono anche i dati su daraxonrasib come “farmaco che raddoppia la sopravvivenza” descritti nell’approfondimento dedicato al tumore al pancreas metastatico.
Che cosa mostrano gli studi clinici su sopravvivenza e sicurezza
I dati che hanno portato all’ok FDA derivano in particolare da RASolute 302 (NCT06625320), studio di fase 3 randomizzato su pazienti con tumore del pancreas metastatico già trattato. Il trial ha confrontato daraxonrasib in monoterapia con una chemioterapia standard di seconda linea e ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di circa 13,2 mesi contro 6,7 mesi nel braccio di controllo. L’hazard ratio di circa 0,40 indica una riduzione relativa del rischio di morte prossima al 60 per cento.
Le analisi pubblicate documentano anche un prolungamento del tempo senza progressione di malattia e un migliore controllo di alcuni sintomi correlati al tumore. Tra questi sintomi rientrano il dolore, la perdita di peso e, in sottogruppi di pazienti con metastasi al fegato, il miglioramento di parametri di funzionalità epatica. Questi risultati riguardano popolazioni selezionate in studi controllati e non possono essere sovrapposti automaticamente a ogni singolo caso clinico fuori dai criteri del trial.
Nelle sperimentazioni il profilo di sicurezza è stato monitorato con attenzione. Le reazioni avverse più frequenti comprendono disturbi gastrointestinali, affaticamento, alterazioni di alcuni esami del sangue e tossicità ematologiche. In una quota di pazienti si sono rese necessarie riduzioni di dose o sospensioni temporanee, in base a protocolli predefiniti di gestione degli eventi avversi. Gli studi registrativi pubblicati e i protocolli su ClinicalTrials.gov descrivono in dettaglio criteri di inclusione, numeri dei partecipanti e modalità di monitoraggio, informazioni utili soprattutto per gli operatori sanitari che devono valutare il rapporto beneficio rischio di queste nuove terapie mirate. Un quadro simile di analisi rigorosa è presente anche per altri farmaci sperimentali, come quelli diretti al recettore HER2 nello spazio del carcinoma gastrico HER2 positivo.
Perché Max Parisi è andato negli Stati Uniti e cosa significa l’ok FDA
Nel racconto di Max Parisi, la scelta di recarsi negli Stati Uniti nasce da una situazione clinica definita non più controllabile con i trattamenti disponibili in Italia. L’approvazione del daraxonrasib da parte della FDA ha reso il farmaco prescrivibile negli Stati Uniti dal 26 agosto 2026 all’interno delle indicazioni autorizzate per l’adenocarcinoma pancreatico metastatico RAS mutato al codone G12. L’accesso in quel contesto è regolato dalle norme statunitensi e dalla copertura assicurativa o dai programmi di accesso compassionevole locali, quando previsti.
Per i pazienti italiani è cruciale comprendere che un via libera della FDA non implica automaticamente disponibilità nel Servizio sanitario nazionale. L’eventuale introduzione in Europa richiede una valutazione dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA) e, successivamente, della Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con definizione di rimborsabilità e criteri di utilizzo. Nel frattempo l’accesso può avvenire solo tramite trial clinici attivi in Italia oppure, in condizioni particolari, tramite programmi regolati caso per caso. Situazioni analoghe di “migrazione terapeutica” si sono osservate anche in altri tumori solidi con nuovi farmaci orali sperimentali, come quelli oggetto di attenzione nella terapia orale per il tumore alla vescica.
Il farmaco è disponibile in Italia: ruolo dei trial al Policlinico Gemelli
In Italia, al 10 ottobre 2026, daraxonrasib non risulta ancora autorizzato da EMA o AIFA per l’uso routinario nel tumore del pancreas. Il farmaco ha ricevuto una designazione orfana per il carcinoma pancreatico e il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA ha avviato una valutazione scaglionata dei dati, ma non esiste ancora un’autorizzazione all’immissione in commercio. L’accesso passa quindi principalmente attraverso studi clinici controllati in centri selezionati.
Secondo i registri ClinicalTrials.gov sono stati attivati al Policlinico Gemelli di Roma due sperimentazioni su daraxonrasib in pazienti con tumore pancreatico avanzato che hanno già ricevuto almeno una linea di trattamento. Questi studi prevedono criteri di eleggibilità precisi, compresa la documentazione di alterazioni RAS rilevanti, e un monitoraggio strutturato di efficacia e tossicità. Le informazioni operative su arruolamento, visite e gestione degli eventi avversi vengono fornite dai centri sperimentatori ai potenziali partecipanti.
Per valutare un’eventuale partecipazione, il paziente viene in genere indirizzato dal proprio oncologo curante al centro che conduce il trial. Il team di ricerca verifica la presenza dei requisiti clinici e molecolari richiesti, compresi i biomarcatori RAS necessari per l’arruolamento nello studio. La partecipazione è volontaria e prevede la firma di un consenso informato che illustra rischi, benefici attesi e alternative disponibili, sia sperimentali sia standard. Ogni studio dispone di un comitato etico indipendente che vigila sulla tutela dei partecipanti, come avviene anche per altri protocolli di medicina sperimentale, ad esempio quelli sulle lesioni nervose e recettore AHR.
La vicenda di Max Parisi restituisce un volto concreto ai numeri degli studi, ma non li sostituisce. Daraxonrasib rappresenta oggi una opzione innovativa per specifici pazienti con tumore pancreatico metastatico RAS mutato al codone G12, già accessibile negli Stati Uniti e in valutazione in Italia tramite trial e iter regolatorio europeo in corso. Il percorso più sicuro passa da un confronto strutturato con l’oncologo di riferimento e dai canali ufficiali delle sperimentazioni cliniche, nazionali e internazionali.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o dell’oncologo curante. Ogni decisione terapeutica deve essere presa con lo specialista sulla base della situazione clinica individuale e delle opzioni realmente disponibili in quel momento.
Per approfondire
Food and Drug Administration elenca le notifiche ufficiali di approvazione per i farmaci oncologici, tra cui l’autorizzazione del 26 agosto 2026 a daraxonrasib per l’adenocarcinoma pancreatico metastatico con mutazione RAS al codone G12.
PubMed ospita una delle principali pubblicazioni cliniche su daraxonrasib nel tumore del pancreas, con i dati dello studio RASolute 302 relativi a efficacia e sicurezza nei pazienti trattati in seconda linea.
ClinicalTrials.gov NCT07861100 descrive un trial di fase avanzata che valuta daraxonrasib in combinazione o in monoterapia in pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico pretrattato.
Un altro articolo indicizzato su PubMed approfondisce i meccanismi d’azione di daraxonrasib come inibitore delle GTPasi RAS e le possibili applicazioni in diversi tumori solidi.
ClinicalTrials.gov NCT06793215 riguarda invece uno studio di fase III che valuta divarasib in combinazione con pembrolizumab nel carcinoma polmonare non a piccole cellule KRAS G12C positivo e non include pazienti con tumore del pancreas trattati con daraxonrasib.





