Trial clinici in crescita, ma chi resta fuori davvero dalle terapie innovative in Italia

L’espansione dei trial clinici in Cina e in Italia evidenzia come capacità di ricerca e giustizia nell’accesso alle terapie non coincidano sempre

L’espansione dei trial clinici in Cina descritta da Nature Medicine mostra come un Paese possa aumentare rapidamente la capacità di sperimentare nuovi farmaci. La domanda cruciale riguarda ciò che interessa a chi vive la malattia: questa crescita porta davvero più persone ad accedere a terapie innovative o rafforza soprattutto pochi centri di eccellenza, lasciando scoperte intere aree geografiche e gruppi di pazienti fragili.

Negli Stati Uniti, in Europa e in Cina la capacità di ricerca tende a concentrarsi in pochi ospedali universitari e grandi istituti oncologici. Studi recenti indicano che la maggior parte dei trattamenti di oncologia di precisione resta disponibile soprattutto in regioni ad alto reddito, con ecosistemi di dati e biobanche molto sviluppati. Il quadro cinese offre quindi uno specchio utile anche per riflettere su come collegare davvero la rete dei trial clinici al Servizio sanitario nazionale italiano.

Che cosa significa espansione della capacità dei trial clinici

L’espansione della capacità dei trial clinici indica l’aumento del numero di studi, delle sedi coinvolte e dei pazienti arruolabili in un sistema sanitario. In Cina alcuni protocolli per dermatite atopica, tumori solidi e altre patologie arruolano pazienti in più città, da Pechino a Shanghai fino a centri delle province interne. La crescita della rete di ospedali partecipanti suggerisce un sistema di ricerca più articolato rispetto al passato.

Registri internazionali come ClinicalTrials.gov documentano studi oncologici condotti in numerosi ospedali cinesi e sperimentazioni multicentriche in vari distretti. Questa moltiplicazione dei centri aumenta sulla carta la capacità di reclutare pazienti per farmaci mirati e immunoterapie. In Italia dinamiche simili emergono dagli aggiornamenti sulle sperimentazioni cliniche registrate a livello nazionale, che mostrano una prevalenza di studi di fase avanzata in alcune aree.

La semplice crescita numerica dei trial non basta però a descrivere la reale accessibilità. Occorre distinguere tra capacità di ricerca, cioè quante sperimentazioni un sistema riesce a gestire, e capacità di far partecipare persone con diversi profili socioeconomici, etnici e territoriali. La Commissione Lancet Oncology sulla genomica del cancro ha rilevato che molti studi di precision oncology includono soprattutto pazienti di discendenza europea o provenienti da centri ad altissime risorse.

Perché più studi non garantiscono da soli accesso equo alle terapie

L’aumento dei trial clinici non garantisce automaticamente un accesso equo a terapie sperimentali e farmaci first in class. Possono esistere centinaia di studi, ma se criteri di inclusione, distanza geografica, costi indiretti e informazioni poco chiare escludono chi vive lontano o ha minori risorse, la capacità resta concentrata su una minoranza. Il risultato è il rafforzamento di disuguaglianze preesistenti tra regioni e gruppi sociali.

Nel campo dell’oncologia di precisione, la Commissione Lancet Oncology ha sottolineato che l’accesso a test genomici avanzati e farmaci mirati rimane soprattutto appannaggio dei sistemi sanitari più ricchi, con infrastrutture di laboratorio sofisticate. In questi contesti i pazienti arruolati nei trial ricevono spesso terapie non disponibili altrove. In Italia, un quadro simile riguarda i nuovi farmaci che diventano rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale, che restano comunque accessibili solo se esiste una presa in carico organizzata.

Esiste inoltre una differenza tra partecipare a uno studio e beneficiare poi delle terapie nella pratica clinica. Molti farmaci sperimentali ricevono l’autorizzazione, ma la disponibilità effettiva dipende da negoziazioni di prezzo, decisioni di rimborsabilità e tempi di inserimento nei prontuari regionali. Questa fase successiva alla ricerca pesa sul reale impatto degli sforzi di sperimentazione sulla salute pubblica.

Disuguaglianze territoriali e istituzionali nell’accesso agli studi clinici

Le disuguaglianze territoriali emergono quando i trial clinici si concentrano in poli accademici e metropolitani, lasciando scoperte le aree rurali o periferiche. La Cina offre esempi di studi che includono diverse città di provincia, ma la maggior parte dei protocolli complessi resta spesso ancorata a grandi ospedali universitari. In Italia una situazione analoga riguarda la distribuzione dei centri oncologici ad alto volume nelle principali regioni settentrionali.

Le disuguaglianze istituzionali riguardano il divario tra strutture di vertice e ospedali generali con minori risorse. I primi concentrano biobanche, laboratori di genomica, unità di data management e competenze regolatorie. I secondi faticano a rispettare requisiti di qualità e monitoraggio richiesti per gli studi più avanzati. Questo crea un circuito in cui i trial di frontiera restano confinati a poche istituzioni, mentre altri centri contribuiscono poco alla produzione di evidenze.

Diversi lavori internazionali segnalano inoltre una rappresentazione limitata di popolazioni non europee nella ricerca sul cancro e nelle sperimentazioni di medicina personalizzata. Ciò comporta il rischio che modelli di risposta e tossicità siano poco calibrati su gruppi etnici differenti. In oncologia, per esempio, l’accesso agli studi su tumori rari o su specifici sottotipi molecolari può dipendere dal fatto di vivere vicino a un centro di riferimento o di poter viaggiare con continuità.

Le stesse dinamiche si osservano in alcune aree terapeutiche fortemente dipendenti dalla ricerca internazionale, come le malattie neurodegenerative o l’oncologia del tratto gastrointestinale. Schede divulgative sui trial clinici nel tumore del retto mostrano quanto sia complesso il percorso di arruolamento, gestione degli esami e follow up, soprattutto per chi deve spostarsi da altre province.

Come collegare ricerca, SSN e pazienti per migliorare l’accesso all’innovazione

Per trasformare la capacità di ricerca in accesso equo occorre integrare i trial clinici nelle reti assistenziali del Servizio sanitario nazionale. Questo significa che oncologi, medici di medicina generale e specialisti ambulatoriali devono conoscere gli studi attivi e poter indirizzare i pazienti idonei. Significa anche che il rimborso dei costi indiretti, come viaggi e alloggi, va considerato parte della politica di equità, non un problema individuale.

Un secondo elemento è la trasparenza. Registri pubblici aggiornati, spiegazioni chiare sui criteri di arruolamento, materiali di consenso informato comprensibili e supporto linguistico possono ridurre barriere nascoste. Per alcune patologie neurodegenerative e oncologiche i cittadini italiani incontrano ancora difficoltà a orientarsi tra sperimentazioni attive, farmaci appena autorizzati ma non rimborsati e terapie innovative accessibili solo in determinati centri, come avviene per i nuovi farmaci per l’Alzheimer.

Infine, la governance dei dati e dell’intelligenza artificiale in sanità può contribuire a individuare meglio dove sorgono le disuguaglianze. Analizzare in modo sistematico chi entra negli studi, da quali regioni proviene e quale sia l’esito successivo in termini di accesso ai farmaci approvati consente di progettare politiche mirate. L’obiettivo non è solo correre verso più trials, ma garantire che la ricerca migliori davvero la vita di chi affronta ogni giorno malattie complesse.

Il tema dell’espansione dei trial clinici mostra quindi una tensione tra capacità scientifica e giustizia distributiva. La sfida per sistemi come quello italiano è accompagnare la crescita della ricerca con strumenti concreti di inclusione geografica, sociale e istituzionale, così che l’innovazione non resti confinata in poche isole di eccellenza ma si traduca in benefici misurabili per l’intera popolazione assistita.

Questo contenuto ha finalità informative generali e non sostituisce in alcun modo il parere del medico o dello specialista di riferimento.

Per approfondire

IARC e Commissione Lancet Oncology su genomica e oncologia di precisione offrono un quadro dettagliato su come l’accesso ai trattamenti mirati resti concentrato in Paesi e centri ad alto reddito.

Registro ClinicalTrials.gov dello studio NCT06807268 sull’abrocitinib documenta un esempio di sperimentazione multicentrica in Cina per dermatite atopica pediatrica con siti distribuiti in più città.

Pagina dello studio NCT06170788 sul sacituzumab tirumotecan descrive la rete di ospedali cinesi coinvolti in un trial oncologico avanzato e i relativi stati di reclutamento.

Dettagli dello studio NCT06136650 su opevesostat mostrano la partecipazione di diversi centri distribuiti tra grandi metropoli e città di province interne.

Scheda dello studio NCT07220083 sul BI 764198 fornisce un ulteriore esempio di organizzazione di sperimentazioni cliniche in Cina con sedi sia universitarie sia ospedaliere.