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Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Bavencio: ultimo aggiornamento pagina: 17/08/2019 (Fonte: A.I.FA.)

Se sei un paziente, consulta anche il Foglietto Illustrativo (Bugiardino) di Bavencio</p

 

01.0 Denominazione del medicinale

Indice

Bavencio 20 mg/mL concentrato per soluzione per infusione

 

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

Indice

Ogni mL di concentrato contiene 20 mg di avelumab. Un flaconcino da 10 mL contiene 200 mg di avelumab.

Avelumab è un anticorpo monoclonale umano IgG1 diretto contro il ligando del recettore di morte cellulare programmata (Programmed cell Death, PD) PD-L1, ed è prodotto in cellule ovariche di criceto cinese tramite la tecnologia del DNA ricombinante.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

 

03.0 Forma farmaceutica

Indice

Concentrato per soluzione per infusione (concentrato sterile).

Soluzione limpida, da incolore a giallo chiaro. Il pH della soluzione è nell’intervallo 5,0-5,6 e l’osmolalità è compresa tra 270 e 330 mOsm/kg.

 

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

Indice

Bavencio è indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma a cellule di Merkel (Merkel Cell Carcinoma, MCC) metastatico.

 

04.2 Posologia e modo di somministrazione

Indice

Il trattamento con Bavencio deve essere iniziato e seguito da un medico esperto nel trattamento del cancro.

Posologia

La dose raccomandata di Bavencio è 10 mg/kg di peso corporeo somministrati per via endovenosa nell’arco di 60 minuti ogni 2 settimane.

La somministrazione di Bavencio deve proseguire in base allo schema raccomandato fino alla progressione della malattia o a tossicità inaccettabile. I pazienti con progressione radiologica non associata a un peggioramento clinico significativo, definito come l’assenza di nuovi sintomi o di un peggioramento dei sintomi, nessun cambiamento del performance status per più di due settimane e nessuna necessità di una terapia di salvataggio, possono proseguire il trattamento.

Premedicazione

I pazienti devono ricevere una premedicazione con un antistaminico e paracetamolo prima delle prime 4 infusioni di Bavencio. Se la quarta infusione è stata completata senza reazioni correlate all’infusione, la premedicazione per le successive somministrazioni va effettuata a discrezione del medico.

Modifiche al trattamento

Non si raccomandano aumenti o riduzioni della dose. In base alla sicurezza e tollerabilità individuale può essere necessario rimandare o interrompere la somministrazione; vedere Tabella 1.

Le linee guida dettagliate per il trattamento delle reazioni avverse immuno-correlate sono descritte nel paragrafo 4.4.

Tabella 1: Linee guida per la sospensione o l’interruzione di Bavencio

Reazione avversa correlata al trattamento Severità* Modifica al trattamento
Reazioni correlate all’infusione Reazione correlata all’infusione di grado 1 Ridurre la velocità dell’infusione del 50%
Reazione correlata all’infusione di grado 2 Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1; riprendere l’infusione con una velocità ridotta del 50%
Reazione correlata all’infusione di grado 3 o di grado 4 Interrompere definitivamente
Polmonite Polmonite di grado 2 Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1
Polmonite di grado 3 o di grado 4 o polmonite recidivante di grado 2 Interrompere definitivamente
Epatite Aspartato aminotransferasi (AST) o alanina aminotransferasi (ALT) superiori a 3 volte e fino a 5 volte il limite superiore della norma (LSN) o bilirubina totale superiore a 1,5 volte e fino a 3 volte il LSN Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1
AST o ALT superiori a 5 volte il LSN o bilirubina totale superiore a 3 volte il LSN Interrompere definitivamente
Colite
Colite o diarrea di grado 2 o di grado 3 Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1
Colite o diarrea di grado 4 o colite recidivante di grado 3 Interrompere definitivamente
Endocrinopatie (ipotiroidismo, ipertiroidismo, insufficienza surrenalica, iperglicemia) Endocrinopatie di grado 3 o di grado 4 Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1
Nefrite e disfunzione renale Creatinina sierica superiore a 1,5 volte e fino a 6 volte il LSN Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1
Creatinina sierica superiore a 6 volte il LSN Interrompere definitivamente
Reazione avversa correlata al trattamento Severità* Modifica al trattamento
Altre reazioni avverse immuno-correlate (comprendenti miocardite, pancreatite, miosite, ipopituitarismo, uveite, sindrome di Guillain-Barré) Per una qualsiasi delle seguenti evenienze: Sospendere fino a che le reazioni avverse siano regredite al grado 0-1
Per una qualsiasi delle seguenti evenienze: Interrompere definitivamente

Segni o sintomi clinici di grado 2 o di grado 3 di una reazione avversa immuno-correlata non sopra descritta.

Reazione avversa potenzialmente letale o di grado 4 (escluse le endocrinopatie controllate con la terapia sostitutiva ormonale)

Reazione avversa immuno-correlata recidivante di grado 3

Necessità di 10 mg o più al giorno di prednisone o equivalente per più di 12 settimane

Reazioni avverse immuno-correlate persistenti di grado 2 o di grado 3 che durano 12 settimane o più

* I gradi di tossicità sono conformi ai National Cancer Institute Common Terminology Criteria for Adverse Events Version 4.0 (NCI-CTCAE v4.03)

Popolazioni particolari

Anziani

Nei pazienti anziani (≥65 anni) non è necessario alcun adattamento della dose (vedere paragrafì 5.1 e 5.2).

Popolazione pediatrica

La sicurezza e l’efficacia di Bavencio nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni non sono state stabilite.

Insufficienza renale

Nei pazienti con insufficienza renale lieve o moderata non è necessario alcun adattamento della dose (vedere paragrafo 5.2). I dati disponibili in pazienti con insufficienza renale severa non sono sufficienti per formulare raccomandazioni posologiche.

Insufficienza epatica

Nei pazienti con insufficienza epatica lieve non è necessario alcun adattamento della dose (vedere paragrafo 5.2). I dati disponibili in pazienti con insufficienza epatica moderata o severa non sono sufficienti per formulare raccomandazioni posologiche.

Modo di somministrazione

Bavencio è destinato esclusivamente all’infusione endovenosa. Non deve essere somministrato tramite infusione rapida endovenosa o bolo endovenoso.

Bavencio deve essere diluito con soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) o soluzione iniettabile di cloruro di sodio 4,5 mg/mL (0,45%). Va somministrato nell’arco di 60 minuti tramite infusione endovenosa utilizzando un filtro in linea o un filtro aggiuntivo sterile, apirogeno, a basso legame proteico, da 0,2 micrometri.

Per le istruzioni sulla preparazione e la somministrazione del medicinale, vedere paragrafo 6.6.

 

04.3 Controindicazioni

Indice

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

 

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

Indice

Reazioni correlate all’infusione

Nei pazienti in terapia con avelumab sono state segnalate reazioni correlate all’infusione, anche di grado severo (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi delle reazioni correlate all’infusione, comprendenti piressia, brividi, vampate, ipotensione, dispnea, respiro sibilante, dorsalgia, dolore addominale e orticaria.

In caso di reazioni correlate all’infusione di grado 3 o 4, l’infusione deve essere arrestata e la terapia con avelumab interrotta definitivamente (vedere paragrafo 4.2).

In presenza di reazioni correlate all’infusione di grado 1, la velocità dell’infusione in corso va ridotta del 50%. Nei pazienti con reazioni correlate all’infusione di grado 2, l’infusione va temporaneamente sospesa fino alla regressione al grado 1 o alla risoluzione della reazione, quindi ripresa con una velocità ridotta del 50% (vedere paragrafo 4.2).

In caso di recidiva di una reazione correlata all’infusione di grado 1 o 2, il paziente può continuare a ricevere avelumab sotto attento monitoraggio, dopo una modifica adeguata della velocità d’infusione e una premedicazione con paracetamolo e un antistaminico (vedere paragrafo 4.2).

Negli studi clinici, il 98,6% (433/439) dei pazienti con reazioni correlate all’infusione ha manifestato una prima reazione correlata all’infusione durante le prime 4 infusioni, il 2,7% (12/439) delle quali era di grado ≥3. Nel restante 1,4% (6/439) dei pazienti, le reazioni correlate all’infusione si sono manifestate dopo le prime 4 infusioni ed erano tutte di grado 1 o 2.

Reazioni avverse immuno-correlate

La maggior parte delle reazioni avverse immuno-correlate verificatesi con avelumab è stata reversibile e gestita con la sospensione temporanea o definitiva di avelumab, la somministrazione di corticosteroidi e/o un trattamento di supporto.

In caso di sospetta reazione avversa immuno-correlata è necessaria una valutazione adeguata per confermare l’eziologia o escludere altre cause. In base alla severità della reazione avversa, avelumab deve essere sospeso e devono essere somministrati corticosteroidi. Se si utilizzano corticosteroidi per il trattamento di una reazione avversa, devono essere somministrati dosaggi decrescenti per almeno 1 mese dopo il miglioramento.

Nei pazienti con reazioni avverse immuno-correlate non controllabili con l’uso di corticosteroidi può essere presa in considerazione la somministrazione di altri immunosoppressori sistemici.

Polmonite immuno-correlata

In pazienti trattati con avelumab si sono verificati casi di polmonite immuno-correlata. Un caso letale è stato segnalato in pazienti che ricevevano avelumab (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi della polmonite immuno-correlata e le cause diverse dalla polmonite immuno-correlata devono essere escluse. Una polmonite sospetta deve essere confermata radiologicamente.

I corticosteroidi devono essere somministrati per eventi di grado ≥2 (dose iniziale compresa tra 1 e 2 mg/kg/die di prednisone o equivalente, seguita da un dosaggio decrescente di corticosteroide).

Avelumab deve essere sospeso in caso di polmonite immuno-correlata di grado 2 fino alla sua risoluzione e interrotto definitivamente in caso di polmonite immuno-correlata di grado 3, 4 o recidivante di grado 2 (vedere paragrafo 4.2).

Epatite immuno-correlata

In pazienti trattati con avelumab si sono verificati casi di epatite immuno-correlata. Due casi letali sono stati segnalati in pazienti che ricevevano avelumab (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per alterazioni della funzione epatica e sintomi dell’epatite immuno-correlata e le cause diverse dall’epatite immuno-correlata devono essere escluse.

I corticosteroidi devono essere somministrati per eventi di grado ≥2 (dose iniziale compresa tra 1 e

2 mg/kg/die di prednisone o equivalente, seguita da un dosaggio decrescente di corticosteroide).

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Avelumab deve essere sospeso in caso di epatite immuno-correlata di grado 2 fino alla sua risoluzione e interrotto definitivamente in caso di epatite immuno-correlata di grado 3 o 4 (vedere paragrafo 4.2).

Colite immuno-correlata

In pazienti trattati con avelumab sono stati segnalati casi di colite immuno-correlata (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati persegni e sintomi della colite immuno-correlata e le cause diverse dalla colite immuno-correlata devono essere escluse. I corticosteroidi devono essere somministrati per eventi di grado ≥2 (dose iniziale compresa tra 1 e 2 mg/kg/die di prednisone o equivalente, seguita da un dosaggio decrescente di corticosteroide).

Avelumab deve essere sospeso in caso di colite immuno-correlata di grado 2 o 3 fino alla sua risoluzione e interrotto definitivamente in caso di colite immuno-correlata di grado 4 o recidivante di grado 3 (vedere paragrafo 4.2).

Endocrinopatie immuno-correlate

In pazienti trattati con avelumab sono stati segnalati disturbi immuno-correlati della tiroide, insufficienza surrenalica immuno-correlata e diabete mellito di tipo 1 (vedere paragrafo 4.8). I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi clinici di endocrinopatie. Avelumab deve essere sospeso in caso di endocrinopatie di grado 3 o 4 fino alla loro risoluzione (vedere paragrafo 4.2).

Disturbi della tiroide (ipotiroidismo/ipertiroidismo)

In qualsiasi momento nel corso del trattamento possono manifestarsi disturbi della tiroide (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per alterazioni della funzione tiroidea (all’inizio del trattamento e periodicamente durante il trattamento, come indicato in base alla valutazione clinica) e segni e sintomi clinici di disturbi della tiroide. L’ipotiroidismo deve essere trattato con una terapia sostitutiva e l’ipertiroidismo con medicinali antitiroidei, secondo necessità.

Avelumab deve essere sospeso in caso di disturbi della tiroide di grado 3 o 4 (vedere paragrafo 4.2).

Insufficienza surrenalica

I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi di insufficienza surrenalica durante e dopo il trattamento. In caso di insufficienza surrenalica di grado ≥3 vanno somministrati corticosteroidi (da 1 a 2 mg/kg/die di prednisone per via endovenosa o equivalente orale), seguiti da un dosaggio decrescente fino a quando non si raggiungano dosi ≤10 mg/die.

Avelumab deve essere sospeso in caso di insufficienza surrenalica sintomatica di grado 3 o 4 (vedere paragrafo 4.2).

Diabete mellito di tipo 1

Avelumab può indurre diabete mellito di tipo 1, compresa la chetoacidosi diabetica (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per iperglicemia o altri segni e sintomi di diabete. Per il diabete mellito di tipo 1 deve essere iniziato un trattamento con insulina. Avelumab deve essere sospeso e nei pazienti con iperglicemia di grado ≥3 devono essere somministrati antiiperglicemici. Il trattamento con avelumab deve essere ripreso quando è stato ottenuto il controllo metabolico con la terapia sostitutiva a base di insulina.

Nefrite immuno-correlata e disfunzione renale

Avelumab può indurre una nefrite immuno-correlata (vedere paragrafo 4.8).

I pazienti devono essere monitorati per i livelli sierici elevati di creatinina prima del trattamento e a intervalli regolari durante il trattamento. I corticosteroidi devono essere somministrati in caso di nefrite di grado ≥2 (dose iniziale compresa tra 1 e 2 mg/kg/die di prednisone o equivalente, seguita da un dosaggio decrescente di corticosteroide). Avelumab deve essere sospeso in caso di nefrite di

grado 2 o 3 fino alla risoluzione a un grado ≤ 1 e interrotto definitivamente in presenza di nefrite di grado 4.

Altre reazioni avverse immuno-correlate

Altre reazioni avverse immuno-correlate clinicamente significative sono state segnalate in meno dell’1% dei pazienti: miocardite anche con casi letali, pancreatite anche con casi letali, miosite, ipopituitarismo, uveite e sindrome di Guillain-Barré (vedere paragrafo 4.8).

In caso di sospetta reazione avversa immuno-correlata è necessaria una valutazione adeguata per confermare l’eziologia o escludere altre cause. In base alla severità della reazione avversa, avelumab va sospeso e vanno somministrati corticosteroidi. Avelumab va ripreso quando la reazione avversa immuno-correlata regredisce al grado 1 o inferiore dopo la somministrazione di un dosaggio decrescente di corticosteroide. Avelumab deve essere interrotto definitivamente per qualsiasi reazione avversa immuno-correlata recidivante di grado 3 e per le reazioni avverse immuno-correlate di grado 4 (vedere paragrafo 4.2).

Pazienti esclusi dagli studi clinici

Sono stati esclusi dagli studi clinici i pazienti affetti dalle seguenti malattie: metastasi attive del sistema nervoso centrale; malattia autoimmune attiva o pregressa; altre neoplasie maligne pregresse negli ultimi 5 anni; trapianto d’organo; malattie che richiedono un’immunosoppressione terapeutica o infezione attiva da HIV, o epatite B o C.

Contenuto di sodio

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per dose, cioè è praticamente “senza sodio”.

 

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Indice

Non sono stati effettuati studi d’interazione con avelumab.

Avelumab è metabolizzato prevalentemente attraverso vie cataboliche, pertanto, non ci si attendono interazioni farmacocinetiche tra avelumab e altri medicinali.

 

04.6 Gravidanza e allattamento

Indice

Donne in età fertile/contraccezione

Le donne in età fertile devono essere avvisate di evitare la gravidanza durante la somministrazione di avelumab e devono usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento con avelumab e per almeno 1 mese dopo l’ultima dose di avelumab.

Gravidanza

I dati relativi all’uso di avelumab in donne in gravidanza non esistono o sono in numero limitato.

Con avelumab non sono stati condotti studi di tossicità della riproduzione sugli animali. Tuttavia, in modelli murini di gravidanza, il blocco della trasmissione dei segnali tramite PD-L1 ha determinato la perdita della tolleranza al feto e un aumento delle perdite fetali (vedere paragrafo 5.3). Questi risultati indicano che esiste un rischio potenziale, basato sul meccanismo d’azione, che la somministrazione di avelumab durante la gravidanza possa arrecare danni al feto, compreso un aumento della percentuale di aborti o nati morti.

Le immunoglobuline IgG1 umane attraversano la barriera placentare. Pertanto, avelumab può essere trasmesso dalla madre al feto in via di sviluppo. L’uso di avelumab non è raccomandato durante la gravidanza a meno che le condizioni cliniche della donna rendano necessario il trattamento con avelumab.

Allattamento

Non è noto se avelumab sia escreto nel latte materno. Poiché gli anticorpi possono essere escreti nel latte materno, il rischio per i neonati/lattanti non può essere escluso.

Le donne che allattano devono essere avvisate di non allattare durante il trattamento e per almeno

1 mese dopo l’ultima dose, a causa del rischio potenziale di reazioni avverse gravi nei bambini allattati con latte materno.

Fertilità

L’effetto di avelumab sulla fertilità maschile e femminile non è noto.

Benché non siano stati condotti studi per valutare l’effetto di avelumab sulla fertilità, nella scimmia non sono stati osservati effetti evidenti sugli organi riproduttivi femminili negli studi di tossicità a dosi ripetute della durata di 1 mese e 3 mesi (vedere paragrafo 5.3).

 

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Avelumab altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. Dopo la somministrazione di avelumab sono stati segnalati casi di affaticamento (vedere paragrafo 4.8). I pazienti devono essere avvisati di essere prudenti durante la guida o l’uso di macchinari finché non sono certi che avelumab non dà alterazioni negative su di loro.

 

04.8 Effetti indesiderati

Indice

Sintesi del profilo di sicurezza

Avelumab è associato soprattutto a reazioni avverse immuno-correlate. La maggior parte di esse, comprese le reazioni severe, si sono risolte dopo l’avvio di una terapia medica idonea o la sospensione di avelumab (vedere “Descrìzìone dì reazìonì avverse selezìonate” ìn basso).

La sicurezza di avelumab è stata valutata in 1.738 pazienti con tumori solidi, tra cui il MCC metastatico, trattati negli studi clinici con 10 mg/kg di avelumab ogni 2 settimane. In questa popolazione di pazienti, le reazioni avverse più comuni con avelumab sono state affaticamento (32,4%), nausea (25,1%), diarrea (18,9%), riduzione dell’appetito (18,4%), stipsi (18,4%), reazioni correlate all’infusione (17,1%), riduzione del peso (16,6%) e vomito (16,2%).

Le reazioni avverse più comuni di grado ≥3 sono state anemia (6,0%), dispnea (3,9%) e dolore addominale (3,0%). Le reazioni avverse gravi sono state reazioni avverse immuno-correlate e reazioni correlate all’infusione (vedere paragrafo 4.4).

Tabella delle reazioni avverse

Le reazioni avverse segnalate in 88 pazienti con MCC metastatico trattati con avelumab 10 mg/kg e le reazioni avverse segnalate in 1.650 pazienti in uno studio di fase I su altri tumori solidi sono riportate nella Tabella 2.

Le reazioni sono presentate in base alla classificazione per sistemi e organi e alla frequenza. Le frequenze sono definite come segue: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, <1/100); raro (≥1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000). All’interno di ciascuna classe di frequenza, le reazioni avverse sono riportate in ordine decrescente di gravità.

Tabella 2: Reazioni avverse in pazienti trattati con avelumab nello studio

clinico EMR100070-003 e reazioni avverse in uno studio di fase I (EMR100070-001) su altri tumori solidi

Frequenza Reazioni avverse da farmaco
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune Anemia
Comune Linfopenia
Non comune Trombocitopenia, eosinofilia§
Disturbi del sistema immunitario
Non comune Ipersensibilità al farmaco, reazione anafilattica di ipersensibilità, ipersensibilità di tipo I
Patologie endocrine
Comune Ipotiroidismo*
Non comune Insufficienza surrenalica*, ipertiroidismo*, tiroidite*, tiroidite autoimmune*, insufficienza corticosurrenalica acuta*, ipotiroidismo autoimmune*, ipopituitarismo*
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comune Riduzione dell’appetito
Non comune Diabete mellito*, diabete mellito di tipo 1*
Patologie del sistema nervoso
Comune Cefalea, vertigini, neuropatia periferica
Non comune Sindrome di Guillain-Barré*
Patologie dell’occhio
Non comune Uveite*
Patologie cardiache
Raro Miocardite*
Patologie vascolari
Comune Ipertensione, ipotensione
Non comune Arrossamento
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Molto comune Tosse, dispnea
Comune Polmonite*
Patologie gastrointestinali
Molto comune Nausea, diarrea, stipsi, vomito, dolore addominale
Comune Bocca secca
Non comune Colite*, colite autoimmune*, enterocolite*, ileo
Raro Pancreatite*
Patologie epatobiliari
Non comune Epatite autoimmune*, insufficienza epatica acuta*, insufficienza epatica*, epatite*
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune Rash*, prurito*, rash maculo-papulare*, secchezza cutanea
Non comune Rash pruriginoso*, eritema*, rash generalizzato*, psoriasi*, rash eritematoso*, rash maculare*, rash papulare*, dermatite esfoliativa*, eritema multiforme*, pemfigoide*, prurito generalizzato*, eczema, dermatite
Frequenza Reazioni avverse da farmaco
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto comune Dorsalgia, artralgia
Comune Mialgia
Non comune Miosite*
Patologie renali e urinarie
Non comune Nefrite tubulo-interstiziale*
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune Affaticamento, piressia, edema periferico
Comune Astenia, brividi, malattia simil-influenzale
Non comune Sindrome da risposta infiammatoria sistemica*
Esami diagnostici
Molto comune Riduzione di peso
Comune Aumento della gamma-glutamiltransferasi, aumento della fosfatasi alcalina ematica, aumento dell’amilasi, aumento della lipasi, aumento della creatinina ematica
Non comune Aumento dell’alanina aminotransferasi (ALT)*, aumento dell’aspartato aminotransferasi (AST)*, aumento della creatina fosfochinasi ematica*, aumento delle transaminasi*
Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura
Molto comune Reazione correlata all’infusione

* Reazione avversa immuno-correlata in base al giudizio del medico

§ Reazione osservata solo nello studio EMR100070-003 (parte B) dopo il cut-off dei dati dell’analisi aggregata; ne è stata pertanto stimata la frequenza

Descrizione di reazioni avverse selezionate

I dati delle seguenti reazioni avverse immuno-correlate si basano su 1.650 pazienti dello studio di

fase I EMR100070-001 su altri tumori solidi e su 88 pazienti dello studio EMR100070-003 trattati con avelumab (vedere paragrafo 5.1).

Le linee guida per il trattamento di queste reazioni avverse sono descritte nel paragrafo 4.4.

Polmonite immuno-correlata

In tutti gli studi clinici, l’1,2% dei pazienti (21/1.738) ha manifestato una polmonite immuno- correlata. Tra questi, 1 paziente (0,1%) ha avuto un esito letale, 1 paziente (0,1%) ha presentato una polmonite immuno-correlata di grado 4, e 5 pazienti (0,3%) di grado 3.

Il tempo mediano all’esordio della polmonite immuno-correlata è stato di 2,5 mesi (intervallo: da

3 giorni a 11 mesi). La durata mediana è stata di 7 settimane (intervallo: da 4 giorni a oltre 4 mesi).

Avelumab è stato interrotto nello 0,3% dei pazienti (6/1.738) a causa di una polmonite immuno- correlata. I 21 pazienti con polmonite immuno-correlata sono tutti stati trattati con corticosteroidi e 17 (81%) dei 21 pazienti sono stati trattati con corticosteroidi a dosi elevate per un tempo mediano di

8 giorni (intervallo: da 1 giorno a 2,3 mesi). La polmonite immuno-correlata si è risolta in 12 (57%) dei 21 pazienti al momento del cut-off dei dati.

Epatite immuno-correlata

In tutti gli studi clinici, lo 0,9% dei pazienti (16/1.738) ha manifestato un’epatite immuno-correlata. Tra questi, 2 pazienti (0,1%) hanno avuto un esito letale e 11 pazienti (0,6%) hanno presentato un’epatite immuno-correlata di grado 3.

Il tempo mediano all’esordio dell’epatite immuno-correlata è stato di 3,2 mesi (intervallo: da

1 settimana a 15 mesi). La durata mediana è stata di 2,5 settimane (intervallo: da 1 giorno a oltre 7,4 mesi).

Avelumab è stato interrotto nello 0,5% dei pazienti (9/1.738) a causa di un’epatite immuno-correlata. I 16 pazienti con epatite immuno-correlata sono tutti stati trattati con corticosteroidi e 15 (94%) dei

16 pazienti sono stati trattati con corticosteroidi a dosi elevate per un tempo mediano di 14 giorni (intervallo: da 1 giorno a 2,5 mesi). L’epatite immuno-correlata si è risolta in 9 (56%) dei 16 pazienti al momento del cut-off dei dati.

Colite immuno-correlata

In tutti gli studi clinici, l’1,5% dei pazienti (26/1.738) ha manifestato una colite immuno-correlata. Tra questi, 7 pazienti (0,4%) hanno presentato una colite immuno-correlata di grado 3.

Il tempo mediano all’esordio della colite immuno-correlata è stato di 2,1 mesi (intervallo: da 2 giorni a 11 mesi). La durata mediana è stata di 6 settimane (intervallo: da 1 giorno a oltre 14 mesi).

Avelumab è stato interrotto nello 0,5% dei pazienti (9/1.738) a causa di una colite immuno-correlata. I 26 pazienti con colite immuno-correlata sono tutti stati trattati con corticosteroidi e 15 (58%) dei

26 pazienti sono stati trattati con corticosteroidi a dosi elevate per un tempo mediano di 19 giorni (intervallo: da 1 giorno a 2,3 mesi). La colite immuno-correlata si è risolta in 18 (70%) dei 26 pazienti al momento del cut-off dei dati.

Endocrinopatie immuno-correlate Disturbi della tiroide

In tutti gli studi clinici, il 6% dei pazienti (98/1.738) ha manifestato disturbi della tiroide immuno- correlati, di cui 90 pazienti (5%) presentavano ipotiroidismo, 7 (0,4%) presentavano ipertiroidismo e 4 (0,2%) presentavano una tiroidite. Tra questi, 3 pazienti (0,2%) hanno presentato disturbi della tiroide immuno-correlati di grado 3.

Il tempo mediano all’esordio dei disturbi della tiroide immuno-correlati è stato di 2,8 mesi (intervallo: da 2 settimane a 13 mesi). La durata mediana non è stata valutabile (intervallo: da 1 giorno a oltre

26 mesi).

Avelumab è stato interrotto nello 0,1% dei pazienti (2/1.738) a causa di disturbi della tiroide immuno- correlati. I disturbi della tiroide si sono risolti in 7 (7%) dei 98 pazienti al momento del cut-off dei dati.

Insufficienza surrenalica immuno-correlata

In tutti gli studi clinici, lo 0,5% dei pazienti (8/1.738) ha manifestato un’insufficienza surrenalica immuno-correlata. Tra questi, 1 paziente (0,1%) ha presentato una malattia di grado 3.

Il tempo mediano all’esordio dell’insufficienza surrenalica immuno-correlata è stato di 2,5 mesi (intervallo: da 1 giorno a 8 mesi). La durata mediana non è stata valutabile (intervallo: da 2 giorni a oltre 6 mesi).

Avelumab è stato interrotto nello 0,1% dei pazienti (2/1.738) a causa di un’insufficienza surrenalica immuno-correlata. Gli 8 pazienti con insufficienza surrenalica immuno-correlata sono tutti stati trattati con corticosteroidi e 4 (50%) degli 8 pazienti sono stati trattati con corticosteroidi sistemici a dosi elevate (≥40 mg di prednisone o equivalente), seguite da un dosaggio decrescente per un tempo mediano di 1 giorno (intervallo: da 1 giorno a 24 giorni). L’insufficienza surrenalica si è risolta in

1 paziente con il trattamento con corticoidi al momento del cut-off dei dati.

Diabete mellito di tipo 1

Diabete mellito di tipo 1 senza eziologia alternativa si è manifestato nello 0,1% dei pazienti (2/1.738) con due reazioni di grado 3 che hanno portato all’interruzione definitiva di avelumab.

Nefrite immuno-correlata e disfunzione renale

Una nefrite immuno-correlata si è manifestata nello 0,1% dei pazienti (1/1.738) trattati con avelumab e ha portato all’interruzione definitiva di avelumab.

Immunogenicità

Dei 1.738 pazienti trattati con avelumab 10 mg/kg tramite infusione endovenosa ogni 2 settimane, 1.627 sono stati valutabili per gli anticorpi antifarmaco (anti-drug antibodies, ADA) emergenti in seguito al trattamento e 96 (5,9%) sono risultati positivi. Per i pazienti positivi ad ADA può esserci un aumento del rischio per le reazioni correlate all’infusione (circa il 40% e il 25% per i pazienti ADA sempre positivi e per i pazienti ADA mai positivi, rispettivamente). Sulla base dei dati disponibili e della bassa incidenza di immunogenicità, l’impatto degli ADA sulla farmacocinetica, sull’efficacia e sulla sicurezza è incerto mentre l’impatto sugli anticorpi neutralizzanti non è noto.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.

 

04.9 Sovradosaggio

Indice

Tre pazienti hanno ricevuto dosi superiori del 5%-10% rispetto alla dose raccomandata di avelumab. I pazienti non hanno manifestato sintomi, non hanno avuto bisogno di alcun trattamento per il sovradosaggio e hanno proseguito la terapia con avelumab.

In caso di sovradosaggio, i pazienti devono essere attentamente monitorati per segni o sintomi di reazioni avverse. Il trattamento è di tipo sintomatico.

 

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

Indice

Categoria farmacoterapeutica: altri agenti antineoplastici, anticorpi monoclonali, codice ATC: L01XC31.

Meccanismo d’azione

Avelumab è un anticorpo monoclonale umano del tipo immunoglobulina G1 (IgG1) diretto contro il ligando del recettore di morte cellulare programmata (programmed cell death, PD) PD-L1. Avelumab si lega a PD-L1 (espresso dalle cellule tumorali e/o sulle cellule immunitarie infiltranti il tumore) e ne impedisce l’interazione con i recettori PD-1 e B7.1 (situati sui linfociti T e sulle cellule che presentano l’antigene). In tal modo avelumab impedisce l’effetto soppressivo di PD-L1 sulle cellule T CD8+ citotossiche e ripristina la risposta antitumorale delle cellule T.

Inoltre, avelumab induce la lisi diretta delle cellule tumorali mediata dalle cellule natural killer (NK) attraverso la citotossicità cellulomediata anticorpo-dipendente (antibody-dependent cell-mediated cytotoxicity, ADCC).

Efficacia e sicurezza clinica

Carcinoma a cellule di Merkel (studio EMR100070-003)

L’efficacia e la sicurezza di avelumab sono state analizzate nello studio EMR100070-003, suddiviso in due parti. La parte A era uno studio multicentrico, a braccio singolo, condotto in pazienti con MCC metastatico confermato all’esame istologico, con progressione della malattia o dopo chemioterapia effettuata per metastasi distanti, con aspettativa di vita superiore a 3 mesi. La parte B comprendeva pazienti con MCC metastatico confermato all’esame istologico, naïve al trattamento con una terapia sistemica in presenza di metastasi.

Sono stati esclusi i pazienti con metastasi attive o pregresse del sistema nervoso centrale, malattia autoimmune attiva o pregressa, altre neoplasie maligne pregresse negli ultimi 5 anni, trapianto

d’organo, malattie che richiedono un’immunosoppressione terapeutica o infezione attiva da HIV, o epatite B o C.

I pazienti hanno ricevuto avelumab a dosi di 10 mg/kg ogni 2 settimane fino alla progressione della malattia o a tossicità inaccettabile. I pazienti con progressione radiologica non associata a un peggioramento clinico significativo, definito come l’assenza di sintomi nuovi o di un peggioramento dei sintomi, nessun cambiamento del performance status per più di due settimane e nessuna necessità di una terapia di salvataggio, potevano proseguire il trattamento.

La valutazione della risposta tumorale è stata effettuata ogni 6 settimane da parte di un comitato indipendente di revisione degli esiti (Independent Endpoint Review Committee, IERC) in base ai criteri RECIST (Response Evaluation Criteria in Solid Tumours) v1.1.

Per la parte A, la misura dell’esito principale di efficacia è stata la migliore risposta complessiva (best overall response, BOR) confermata; le misure dell’esito secondario di efficacia comprendevano la durata della risposta (duration of response, DOR) e la sopravvivenza senza progressione (progression-free survival, PFS).

Per la parte A, un’analisi di efficacia aggiornata è stata condotta in tutti gli 88 pazienti dopo un follow-up minimo di 36 mesi. I pazienti hanno ricevuto un numero mediano di 7 dosi di avelumab (intervallo: da 1 dose a 95 dosi) e la durata mediana del trattamento è stata di 17 settimane (intervallo: da 2 settimane a 208 settimane).

Degli 88 pazienti, 65 (74%) erano di sesso maschile, l’età mediana era di 73 anni (intervallo da 33 anni a 88 anni), 81 pazienti (92%) erano caucasici e 49 pazienti (56%) e 39 pazienti (44%) avevano, rispettivamente, un performance status secondo l’Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) di 0 e 1.

Complessivamente, 52 pazienti (59%) avevano già ricevuto 1 terapia antitumorale precedente per il MCC, 26 (30%) avevano ricevuto 2 terapie precedenti e 10 (11%) avevano ricevuto 3 o più terapie precedenti. Quarantasette pazienti (53%) presentavano metastasi viscerali.

La Tabella 3 riassume gli endpoint di efficacia nei pazienti trattati con avelumab alla dose raccomandata per lo studio EMR100070-003, parte A, aggiornati con un follow-up minimo di 36 mesi.

Tabella 3: Risposta ad avelumab 10 mg/kg ogni 2 settimane in pazienti con MCC metastatico nello studio EMR100070-003 (parte A)*

Endpoint di efficacia (parte A) (secondo RECIST v1.1, IERC) Risultati (N=88)
Percentuale di risposta obiettiva (objective response rate, ORR)
Percentuale di risposta, CR+PR** n (%) (IC 95%)
29 (33,0%)
(23,3; 43,8)
Miglior risposta complessiva (BOR) confermata Risposta completa (complete response, CR)** n (%) Risposta parziale (partial response, PR)** n (%) 10 (11,4%)

19 (21,6%)

Durata della risposta (DOR)a
Mediana, mesi 40,5
(IC 95%) (18, non stimabile)
Minimo, massimo (mesi) 2,8; 41,5+
≥6 mesi in base a K-M, (IC 95%) 93% (75; 98)
≥12 mesi in base a K-M, (IC 95%) 71% (51; 85)
≥24 mesi in base a K-M, (IC 95%) 67% (47; 82)
≥36 mesi in base a K-M, (IC 95%) 52% (26; 73)
Sopravvivenza senza progressione (PFS)
PFS mediana, mesi 2,7
(IC 95%) (1,4; 6,9)
Percentuale di PFS a 6 mesi in base a K-M, (IC 95%) 40% (29; 50)
Percentuale di PFS a 12 mesi in base a K-M, (IC 95%) 29% (19; 39)
Percentuale di PFS a 24 mesi in base a K-M, (IC 95%) 26% (17; 36)
Percentuale di PFS a 36 mesi in base a K-M, (IC 95%) 21% (12; 32)

IC: intervallo di confidenza; RECIST: Response Evaluation Criteria in Solid Tumours; IERC: comitato indipendente di revisione degli esiti; K-M: Kaplan-Meier; +indica un valore censurato

* Dati di efficacia aggiornati con un follow-up minimo di 36 mesi (data del cut-off: 14 settembre 2018)

** CR o PR confermata in occasione di una valutazione successiva del tumore

a In base al numero di soggetti con risposta confermata (CR o PR)

Il tempo mediano alla risposta è stato di 6 settimane (intervallo: da 6 settimane a 36 settimane) dopo la prima dose di avelumab. Ventidue pazienti su 29 (76%) che presentavano una risposta hanno risposto entro 7 settimane dopo la prima dose di avelumab.

La curva aggiornata di Kaplan-Meier della PFS degli 88 pazienti (parte A) con MCC metastatico è riportata nella Figura 1.

Figura 1: Stime aggiornate di Kaplan-Meier della sopravvivenza senza progressione (PFS) secondo RECIST v1.1, IERC (parte A, follow-up minimo di 36 mesi)

Product-Limit Survival Estimate (N=88)

o i

1.0

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Stima di Kaplan-Meier

0.7

0.6

0.5

0.4

0.3

0.2

0.1

0.0

Progression Free Survival by IERC (months)

0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44 46 48

Sopravvivenza senza progressione secondo IERC (mesi)

# At Risk

88 43 32 30 27 24 21 20 20 20 20 17 15 14 10 10 10 8 5 2 2 2 1 0

I campioni tumorali sono stati analizzati per l’espressione di PD-L1 nelle cellule tumorali e per il poliomavirus delle cellule di Merkel (Merkel cell polyomavirus, MCV) con un test immunoistochimic (immunohistochemistry, IHC) sperimentale. La Tabella 4 riassume l’espressione di PD-L1 e lo status d MCV dei pazienti con MCC metastatico nello studio EMR100070-003 (parte A).

Tabella 4: Percentuali di risposta obiettiva in base all’espressione di PD-L1 e allo status tumorale di MCV in pazienti con MCC metastatico nello studio EMR100070-003 (parte A)

Avelumab ORR (IC 95%)
Espressione di PD-L1 al cut-off dell’1% N=74a
Positivo (n=58) 36,2% (24,0; 49,9)
Negativo (n=16) 18,8% (4,0; 45,6)
Espressione di PD-L1 al cut-off del 5% N=74a
Positivo (n=19) 57,9% (33,5; 79,7)
Negativo (n=55) 23,6% (13,2; 37,0)
Status tumorale IHC-MCV N=77b
Positivo (n=46) 28,3% (16,0; 43,5)
Negativo (n=31) 35,5% (19,2; 54,6)

IHC: immunoistochimica; MCV: poliomavirus delle cellule di Merkel; ORR: percentuale di risposta obiettiva (objective response rate)

a In base ai dati dei pazienti valutabili per PD-L1

b In base ai dati dei pazienti valutabili per MCV tramite immunoistochimica (IHC)

L’utilità clinica di PD-L1 come biomarcatore predittivo nel MCC non è stata stabilita.

Per la parte B, la misura dell’esito principale di efficacia è stata la risposta duratura, definita come risposta obiettiva (risposta completa (CR) o risposta parziale (PR)) con durata di almeno 6 mesi; le misure dell’esito secondario comprendevano BOR, DOR, PFS e sopravvivenza globale (overall survival, OS).

L’analisi preliminare prespecificata per la parte B ha incluso 39 pazienti che hanno ricevuto almeno una dose di avelumab e 29 pazienti con un minimo di 13 settimane di follow-up al momento del cut-off dei dati (data del cut-off: 24 marzo 2017).

Dei 39 pazienti, 30 (77%) erano di sesso maschile, l’età mediana era di 75 anni (intervallo: da 47 a

88 anni), 33 pazienti (85%) erano caucasici e 31 (79%) e 8 pazienti (21%) avevano, rispettivamente, un

performance status ECOG di 0 e 1. Gli endpoint di efficacia erano basati su 29 pazienti con

13 settimane di follow-up. La percentuale di risposta obiettiva (ORR) è stata del 62,1% (IC 95%: 42,3; 79,3); per 4 pazienti (14%) è stata segnalata una risposta completa e per 14 (48%) una risposta parziale. La durata mediana della risposta non è stata stimabile (IC 95%: 4 mesi; non stimabile), con una durata minima di 1,2 mesi e una durata massima di 8,3 mesi. L’analisi della sopravvivenza senza progressione (PFS) era basata su 39 pazienti che hanno ricevuto almeno una dose di avelumab, con una PFS mediana di 9,1 mesi (IC 95%: 1,9; non stimabile) e una percentuale di PFS a 3 mesi stimata secondo Kaplan- Meier del 67% (IC 95%: 48; 80).

Dopo il completamento dell’arruolamento per la parte B, una successiva analisi preliminare è stata condotta con 116 pazienti che hanno ricevuto almeno una dose di avelumab e con un minimo di 7 mesi di follow-up al momento del cut-off dei dati (data del cut-off: 14 settembre 2018). Dei 116 pazienti,

81 (70%) erano di sesso maschile, l’età mediana era di 74 anni (intervallo: da 41 a 93 anni), 75 pazienti (65%) erano caucasici e 72 (62%) e 44 pazienti (38%) avevano, rispettivamente, un performance status

ECOG di 0 e 1.

La Tabella 5 riassume la successiva analisi preliminare degli endpoint di efficacia, inclusa una stima secondo Kaplan-Meier delle percentuali a 6 mesi per DOR e PFS, nei pazienti che ricevevano avelumab alla dose raccomandata nello studio EMR100070-003, parte B.

Tabella 5: Successiva analisi preliminare della risposta ad avelumab 10 mg/kg ogni 2 settimane in pazienti con MCC metastatico nello studio EMR100070-003 (parte B)*

Endpoint di efficacia (parte B) (secondo RECIST v1.1, IERC) Risultati (N=116)
Percentuale di risposta obiettiva (ORR) Percentuale di risposta, CR+PR** n (%) (IC 95%) 46
(39,7%)
(30,7; 49,2)
Miglior risposta complessiva (BOR) confermata
Risposta completa (CR)** n (%) Risposta parziale (PR)** n (%)
16
(13,8%)

30 (25,9%)

Durata della risposta (DOR)a
Mediana, mesi 15,2
(IC 95%) (10,2; non stimabile)
Minimo, massimo (mesi) 1,2; 22,1
≥3 mesi in base a K-M, (IC 95%) 89% (75; 95)
≥6 mesi in base a K-M, (IC 95%) 78% (62; 87)
≥12 mesi in base a K-M, (IC 95%) 60% (40; 75)
Sopravvivenza senza progressione (PFS)
PFS mediana, mesi 4,1
(IC 95%) (1,4; 6,1)
Percentuale di PFS a 3 mesi in base a K-M, (IC 95%) 51% (42; 60)
Percentuale di PFS a 6 mesi in base a K-M, (IC 95%) 41% (32; 50)
Percentuale di PFS a 12 mesi in base a K-M, (IC 95%) 29% (21; 38)

IC: intervallo di confidenza; RECIST: Response Evaluation Criteria in Solid Tumours; IERC: comitato indipendente di revisione degliesiti; K-M: Kaplan-Meier

* Dati di efficacia con un follow-up minimo di 7 mesi (data del cut-off: 14 settembre 2018)

** CR o PR confermata in occasione di una valutazione successiva del tumore

a In base al numero di soggetti con risposta confermata (CR o PR)

La Figura 2 riporta la curva di Kaplan-Meier della PFS per la successiva analisi preliminare condotta con i 116 pazienti arruolati nella parte B con un follow-up minimo di 7 mesi.

Figura 2: Stime aggiornate di Kaplan-Meier della sopravvivenza senza progressione (PFS) secondo RECIST v1.1, IERC (parte B, N=116)

Stima del prodotto limite per la sopravvivenza (N=116)

Product-Limit Survival Estimate (N=116)

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E

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Stima di Kaplan-Meier

0.8

0.7

0.6

0.5

0.4

0.3

0.2

0.1

0.0

Progression Free Survival by IERC (months)

0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24

# At Risk

# A rischio

116 60 56 45 39 24 18 10 8 5 4 3 0

Popolazione pediatrica

L’Agenzia europea dei medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con Bavencio in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per il trattamento del carcinoma a cellule di Merkel (vedere paragrafo 4.2 per ìnformazìonì sull’uso pedìatrìco).

Approvazione condizionale

Questo medicinale è stato autorizzato con procedura “subordinata a condizioni”. Ciò significa che devono essere forniti ulteriori dati su questo medicinale.

L’Agenzia europea dei medicinali esaminerà almeno annualmente le nuove informazioni su questo medicinale e il riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) verrà aggiornato, se necessario.

 

05.2 Proprietà farmacocinetiche

Indice

Distribuzione

Si ritiene che avelumab si distribuisca nella circolazione sistemica e in misura minore nello spazio extracellulare. Il volume di distribuzione allo stato stazionario è stato di 4,72 L.

In linea con una distribuzione extravascolare limitata, il volume di distribuzione di avelumab allo stato stazionario è basso. Come previsto per un anticorpo, avelumab non si lega in modo specifico alle proteine plasmatiche.

Eliminazione

In base a un’analisi farmacocinetica di popolazione condotta su 1.629 pazienti, il valore della clearance sistemica totale (CL) è di 0,59 L/die. Nell’analisi supplementare, la CL di avelumab diminuiva nel tempo: la riduzione massima media più alta (% di coefficiente di variazione [CV%]) dal valore basale con diversi tipi di tumore è stata del 32,1% circa (CV 36,2%).

Le concentrazioni di avelumab allo stato stazionario sono state raggiunte dopo circa 4-6 settimane (da 2 a 3 cicli) di somministrazioni ripetute di 10 mg/kg ogni 2 settimane e l’accumulo sistemico è stato di circa 1,25 volte.

L’emivita terminale (t½) alla dose raccomandata è di 6,1 giorni in base all’analisi farmacocinetica di popolazione.

Linearità/Non linearità

L’esposizione ad avelumab aumentava in modo proporzionale alla dose nell’intervallo di dose compreso tra 10 mg/kg e 20 mg/kg ogni 2 settimane.

Popolazioni particolari

Un’analisi farmacocinetica di popolazione non ha evidenziato differenze nella clearance sistemica totale di avelumab in base all’età, al sesso, alla razza, allo stato di PD-L1, alla carica tumorale, all’insufficienza renale e all’insufficienza epatica lieve o moderata.

La clearance sistemica totale aumenta con il peso corporeo. L’esposizione allo stato stazionario era pressoché uniforme in un ampio intervallo di peso corporeo (da 30 a 204 kg) per le dosi normalizzate in base al peso corporeo.

Insufficienza renale

Non sono state riscontrate differenze clinicamente rilevanti nella clearance di avelumab tra pazienti con insufficienza renale lieve (velocità di filtrazione glomerulare (glomerular filtration rate, GFR) da 60 a 89 mL/min, clearance della creatinina secondo Cockcroft-Gault (CrCL); n=623), moderata (GFR da 30 a 59 mL/min, n=320) e pazienti con funzione renale normale (GFR ≥90 mL/min, n=671).

Avelumab non è stato studiato in pazienti con insufficienza renale severa (GFR da 15 a 29 mL/min).

Insufficienza epatica

Non sono state riscontrate differenze clinicamente rilevanti nella clearance di avelumab tra pazienti con insufficienza epatica lieve (bilirubina ≤LSN e AST >LSN o bilirubina compresa tra 1 e 1,5 volte il LSN, n=217) e pazienti con funzione epatica normale (bilirubina e AST ≤LSN, n=1.388) in un’analisi farmacocinetica di popolazione. L’insufficienza epatica è stata definita in base ai criteri del National Cancer Institute (NCI) per la disfunzione epatica.

Avelumab non è stato studiato in pazienti con insufficienza epatica moderata (bilirubina compresa tra 1,5 e 3 volte il LSN) o severa (bilirubina >3 volte il LSN).

 

05.3 Dati preclinici di sicurezza

Indice

I dati preclinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di tossicità a dosi ripetute in scimmie Cynomolgus che ricevevano dosi endovenose di 20, 60 o 140 mg/kg una volta alla settimana per 1 mese e 3 mesi, seguite da un periodo di riposo di 2 mesi dopo il periodo di somministrazione di 3 mesi. Nel cervello e nel midollo spinale delle scimmie trattate con avelumab a dosi ≥20 mg/kg per 3 mesi sono stati osservati agglomerati perivascolari di cellule mononucleate.

Benché non sia stata osservata alcuna correlazione dose-risposta evidente, non può essere escluso che questo riscontro sia correlato al trattamento con avelumab.

Con avelumab non sono stati condotti studi di riproduzione sugli animali. Si ritiene che la via

PD-1/PD-L1 partecipi al mantenimento della tolleranza nei confronti del feto nell’intera gravidanza. In modelli murini di gravidanza, il blocco della trasmissione dei segnali mediati da PD-L1 ha determinato la perdita della tolleranza al feto e un aumento delle perdite fetali. Questi risultati indicano che esiste un rischio potenziale che la somministrazione di avelumab durante la gravidanza possa arrecare danni al feto, compreso un aumento della percentuale di aborti o nati morti.

Non sono stati condotti studi per determinare il potenziale cancerogeno o la genotossicità di avelumab. Con avelumab non sono stati effettuati studi sulla fertilità. Negli studi tossicologici a dosi ripetute di

1 mese e 3 mesi nella scimmia non sono stati riscontrati effetti evidenti sugli organi riproduttivi femminili. Molte scimmie di sesso maschile utilizzate in questi studi erano sessualmente immature e pertanto non possono essere tratte conclusioni esplicite sugli effetti sugli organi riproduttivi maschili.

 

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

Indice

Mannitolo

Acido acetico glaciale Polisorbato 20

Sodio idrossido

Acqua per preparazioni iniettabili

 

06.2 Incompatibilità

Indice

Questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali ad eccezione di quelli menzionati nel paragrafo 6.6.

 

06.3 Periodo di validità

Indice

Flaconcino chiuso 2 anni

Dopo l’apertura

Dal punto di vista microbiologico, il medicinale deve essere diluito e somministrato immediatamente dopo l’apertura.

Dopo la preparazione dell’infusione

La stabilità chimica e fisica durante l’uso della soluzione diluita è stata dimostrata per 24 ore a 20°C-25°C in ambiente illuminato. Dal punto di vista microbiologico, a meno che il metodo di diluizione non escluda il rischio di contaminazione microbica, la soluzione diluita deve essere somministrata immediatamente.

Se non viene usata immediatamente, l’utilizzatore è responsabile della durata e delle condizioni di conservazione prima dell’uso.

 

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

Indice

Conservare in frigorifero (2°C – 8°C). Non congelare.

Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce. Per le condizioni di conservazione dopo la diluizione, vedere paragrafo 6.3.

 

06.5 Natura e contenuto della confezione

Indice

10 mL di concentrato in un flaconcino (vetro tipo I) con tappo in gomma alobutilica e sigillo in alluminio chiuso con una capsula di chiusura rimovibile in plastica.

Confezione da 1 flaconcino.

 

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

Indice

Bavencio è compatibile con sacche per infusione in polietilene, polipropilene ed etilene vinil acetato, flaconi in vetro, set per infusione in polivinilcloruro e filtri in linea con membrane in polietersulfone con pori di 0,2 micrometri.

Istruzioni per l’uso

Adottare una tecnica asettica per la preparazione della soluzione per infusione.

Il flaconcino deve essere ispezionato visivamente per escludere la presenza di particelle o alterazioni di colore. Bavencio è una soluzione limpida, da incolore a giallo chiaro. Se la soluzione è torbida, presenta alterazioni di colore o contiene particelle, il flaconcino deve essere eliminato.

Usare una sacca per infusione di misura idonea (preferibilmente da 250 mL) contenente una soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) o una soluzione iniettabile di cloruro di sodio 4,5 mg/mL (0,45%). Prelevare il volume necessario di Bavencio dal flaconcino o dai flaconcini e trasferirlo nella sacca per infusione. I flaconcini parzialmente usati o vuoti devono essere eliminati.

Miscelare la soluzione diluita capovolgendo delicatamente la sacca, per evitare la formazione di schiuma o forze di taglio eccessive nella soluzione.

Ispezionare la soluzione per verificare che sia limpida, incolore e priva di particelle visibili. La soluzione diluita deve essere usata immediatamente dopo la preparazione.

Non co-somministrare altri medicinali utilizzando la stessa linea endovenosa. Somministrare la soluzione per infusione utilizzando un filtro in linea o un filtro aggiuntivo sterile, apirogeno, a basso legame proteico, da 0,2 micrometri, come descritto nel paragrafo 4.2.

Dopo la somministrazione di Bavencio, la linea d’infusione deve essere lavata con soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) o con soluzione iniettabile di cloruro di sodio 4,5 mg/mL (0,45%).

Non congelare né agitare la soluzione diluita. Se è stata conservata in frigorifero, attendere che la soluzione diluita nelle sacche endovenose raggiunga la temperatura ambiente prima dell’uso.

Smaltimento

Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

 

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Indice

Merck Europe B.V. Gustav Mahlerplein 102

1082 MA Amsterdam Paesi Bassi

 

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

Indice

EU/1/17/1214/001

 

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

Indice

Data della prima autorizzazione: 18 settembre 2017 Data del rinnovo più recente: 31 agosto 2018

 

10.0 Data di revisione del testo

Indice

Documento messo a disposizione da A.I.FA. in data: ———-

 


 

PRESCRIVIBILITÀ ED INFORMAZIONI PARTICOLARI

Informazioni aggiornate al: 01/02/2020
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Bavencio – Ev 1 fl 10 ml 20 mg/ml (Avelumab)
Classe H: A totale carico del cittadino Nota AIFA: Nessuna   Ricetta: Ospedaliero Tipo: Ospedaliero Info: IO, Alcune indicazioni terapeutiche non sono rimborsate dal SSN, Farmaco soggetto a monitoraggio addizionale. Segnalare eventi avversi (Art 23 Regolamento (CE) 726/2004), Obbligatoria la compilazione di scheda di monitoraggio AIFA per le prescrizioni SSN ATC: L01XC31 AIC: 045613015 Prezzo: 1626,56 Ditta: Merck Serono Spa


 


FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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