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Nifedicor: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Nifedicor

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Nifedicor: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Nifedicor: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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NIFEDICOR 20 mg compresse rivestite con film

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni compressa contiene:

– NIFEDIPINA………………………………………….mg 20

03.0 Forma farmaceutica

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Compresse rivestite con film da mg 20 di nifedipina.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Profilassi e terapia dell’insufficienza coronarica sia acuta che cronica (soprattutto angina pectoris, stati post-infartuali) ed in tutte le forme di ipertensione essenziale.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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1 compressa, 2 volte al dì. L’intervallo di tempo compreso fra due assunzioni del farmaco non dovrebbe essere inferiore a 4 ore. Le compresse vanno deglutite intere con poco liquido, preferibilmente lontano dai pasti.

04.3 Controindicazioni

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La nifedipina non deve essere somministrata ai pazienti con accertata ipersensibilità al principio attivo o ad uno degli eccipienti.

La nifedipina non deve essere usata in caso di shock cardiovascolare.

La nifedipina non deve essere usata in caso di terapia concomitante con rifampicina in quanto l’induzione enzimatica non consente di ottenere livelli plasmatici efficaci di nifedipina (vedere paragrafo 4.5).

Deve essere evitata l’associazione della nifedipina con altri farmaci potenzialmente mielotossici (ad esempio ticlopidina).

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Si raccomanda prudenza in caso di marcata ipotensione (pressione sistolica inferiore a 90 mmHg), manifesta insufficienza cardiaca ed in caso di stenosi aortica severa.

Nei pazienti in trattamento con nifedipina che devono essere sottoposti ad interventi chirurgici con l’impiego di alte dosi di fentanyl, è possibile che si verifichino casi di ipotensione marcata. Se le condizioni del paziente lo permettono è opportuno sospendere il trattamento con nifedipina per almeno 36 ore.

In alcuni casi si è manifestato un peggioramento della sintomatologia anginosa in seguito all’assunzione di nifedipina. Il meccanismo di questa risposta paradossale non è tuttora chiaro, ma sembra essere dovuto ad un aumento della richiesta miocardica di ossigeno (in seguito all’aumento della frequenza cardiaca) associato ad una diminuzione della perfusione coronarica.

Se si somministra nifedipina in pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia, occorre differenziare attentamente gli edemi periferici dovuti alla nifedipina da quelli conseguenti ad un peggioramento della funzionalità ventricolare sinistra.

La nifedipina riduce le resistenze vascolari periferiche. E’ necessario per questo monitorare all’inizio della terapia la pressione arteriosa e dosare il farmaco in circolo.

Si raccomanda in special modo di seguire attentamente quei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia, stenosi aortica e quelli in trattamento con ß-bloccanti o farmaci ipotensivi.

Il 10% dei pazienti trattati con nifedipina presenta un moderato edema periferico associato a vasodilatazione arteriosa non dovuta a disfunzione ventricolare. Questo edema interessa primariamente gli arti inferiori e generalmente risponde a terapia diuretica.

Durante il trattamento, la glicemia deve essere accuratamente controllata; se compare iperglicemia la terapia deve essere sospesa.

Nifedipina non deve essere usata durante la gravidanza a meno che le condizioni cliniche della paziente richiedano il trattamento con nifedipina. La nifedipina deve essere riservata alle donne con grave ipertensione che non rispondono alla terapia standard (vedere paragrafo 4.6).

Si raccomanda di non usare nifedipina durante l’allattamento al seno poiché è stato dimostrato che viene escreta nel latte materno e gli effetti dell’assorbimento orale di piccole quantità del principio attivo non sono noti (vedere paragrafo 4.6).

Si raccomanda un accurato controllo della pressione arteriosa quando si somministri nifedipina in associazione a solfato di magnesio per via endovenosa, a causa di una possibile eccessiva caduta pressoria che può danneggiare sia la madre che il feto.

Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa può rendersi necessario un accurato controllo della situazione pressoria e, nei casi gravi, una riduzione del dosaggio.

La nifedipina è metabolizzata dal sistema del citocromo P450 3A4. Farmaci che sono noti inibitori o induttori di questo sistema enzimatico possono modificare anche l’effetto di primo passaggio o la clearance della nifedipina (vedere paragrafo 4.5).

Farmaci che sono deboli o moderati inibitori del sistema citocromo P450 3A4, che quindi possono portare ad un incremento della concentrazione plasmatica di nifedipina, sono per esempio:

antibiotici macrolidi (es. eritromicina),

inibitori della proteasi anti-HIV (es. ritonavir),

antimicotici azolici (es. chetoconazolo),

gli antidepressivi nefazodone e fluoxetina,

quinupristin/ dalfopristin,

acido valproico,

cimetidina.

In caso di somministrazione contemporanea di questi farmaci, si deve monitorare la pressione arteriosa e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina.

Poiché il medicinale contiene lattosio, i pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficienza nella Lapp lattasi o malassorbimento del glucosio-galattosio non devono prendere questo medicinale.

Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione Effetti di altri farmaci sulla nifedipina:

la nifedipina è metabolizzata dal sistema del citocromo P450 3A4, localizzato sia nella mucosa intestinale che nel fegato. Farmaci che sono noti inibitori o induttori di questo sistema

enzimatico possono alterare anche l’effetto di primo passaggio (dopo somministrazione orale) o la clearance della nifedipina (vedere paragrafo 4.4).

Si deve tenere in considerazione sia il dosaggio che la durata di interazione quando nifedipina è somministrata insieme con i seguenti farmaci:

Rifampicina:

La rifampicina è un potente induttore del sistema del citocromo P450 3A4 ed accelera il metabolismo della nifedipina, riducendone potenzialmente l’efficacia. Dopo la somministrazione contemporanea con rifampicina, la biodisponibilità della nifedipina è nettamente ridotta e di conseguenza la sua efficacia è diminuita. Per tale motivo l’impiego di nifedipina in combinazione con rifampicina risulta controindicato (vedere paragrafo 4.3).

Dopo la somministrazione contemporanea con questi farmaci, si deve monitorare la pressione arteriosa e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina.

Antibiotici macrolidi (es. eritromicina)

Non sono stati condotti studi di interazione tra nifedipina e antibiotici macrolidi. Alcuni antibiotici macrolidi sono noti per inibire il metabolismo mediato dal citocromo P450 3A4 di alcuni farmaci. Quindi non si può escludere la possibilità di un aumento della concentrazione plasmatica della nifedipina dopo la somministrazione contemporanea di entrambi i farmaci (vedere paragrafo 4.4).

L’azitromicina non è un inibitore del citocromo P450 3A4, nonostante abbia una struttura chimica legata alla classe degli antibiotici macrolidi.

Inibitori delle proteasi anti-HIV (es. ritonavir)

Non è stato ancora eseguito uno studio clinico per indagare la potenziale interazione farmacologica tra nifedipina e alcuni inibitori della proteasi anti-HIV. I farmaci che appartengono a questa classe sono noti inibitori del sistema citocromo P450 3A4. Inoltre questi medicinali hanno mostrato di inibire in vitro il metabolismo mediato dal citocromo P450 3A4 di nifedipina. Quando questi farmaci sono somministrati insieme con nifedipina, non può essere escluso un aumento considerevole della concentrazione plasmatica di nifedipina dovuto ad una diminuzione del metabolismo di primo passaggio e alla diminuzione dell’eliminazione (vedere paragrafo 4.4).

Antimicotici azolici ( es. ketoconazolo)

Non è stato ancora eseguito uno studio formale di interazione che indaga sulla potenziale interazione farmacologica tra nifedipina e alcuni antimicotici azolici. È noto che i farmaci di questa classe sono inibitori del sistema del citocromo P450 3A4. Quando sono somministrati per via orale insieme con nifedipina, non può essere escluso un aumento considerevole della biodisponibilità sistemica di nifedipina dovuto ad una diminuzione del metabolismo di primo passaggio (vedere paragrafo 4.4).

Fluoxetina

Non è stato ancora eseguito uno studio clinico che indaga sulla possibile interazione farmacologica tra nifedipina e fluoxetina. È stato dimostrato che la fluoxetina inibisce in vitro il metabolismo della nifedipina mediato dal citocromo P450 3A4. Perciò non può essere escluso un aumento della concentrazione plasmatica di nifedipina a seguito della somministrazione contemporanea dei due farmaci (vedere paragrafo 4.4).

Nefazodone

Non è stato ancora eseguito uno studio clinico che indaga sulla possibile interazione farmacologica tra nifedipina e nefazodone. È noto che il nefazodone inibisce il metabolismo

mediato dal citocromo P450 3A4 di altri farmaci. Di conseguenza non si può escludere un aumento della concentrazione plasmatica di nifedipina in seguito alla somministrazione concomitante dei due farmaci (vedere paragrafo 4.4).

Quinupristin/Dalfopristin

La somministrazione simultanea di quinupristin / dalfopristin e nifedipina può aumentare la concentrazione plasmatica di nifedipina (vedere paragrafo 4.4).

Acido valproico

Non sono stati ancora eseguiti studi formali tesi a valutare la potenziale interazione farmacologica tra nifedipina e acido valproico. Tuttavia poiché quest’ultimo ha mostrato di aumentare la concentrazione plasmatica della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso inibizione enzimatica, non si può escludere un aumento della concentrazione plasmatica di nifedipina e quindi un aumento della sua efficacia (vedere paragrafo 4.4).

Cimetidina

La cimetidina aumenta la concentrazione plasmatica di nifedipina e può potenziarne l’effetto antiipertensivo a causa dell’inibizione del citocromo P450 3A4 (vedere paragrafo 4.4).

Altri studi
Cisapride
La somministrazione simultanea di cisapride e nifedipina può condurre
ad un aumento
della concentrazione plasmatica di nifedipina.

Antiepilettici induttori del sitema citocromo P450 3A4 come fenitoina, carbamazepina e fenobarbitale

La fenitoina è un induttore del sistema citocromo P 450 3A4. La somministrazione contemporanea di fenitoina con nifedipina determina una riduzione della biodisponibilità della nifedipina e di conseguenza è ridotta la sua efficacia. Qualora i due farmaci siano somministrati contemporaneamente deve essere monitorata la risposta clinica a nifedipina e se necessario, deve essere considerato un aumento della dose di nifedipina. Se la dose di nifedipina è aumentata durante la somministrazione contemporanea dei due farmaci, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina quando venga interrotto il trattamento con fenitoina.

Non sono stati condotti degli studi formali tesi a valutare la possibile interazione tra nifedipina e carbamazepina o fenobarbitale. Tuttavia, dato che questi ultimi si sono dimostrati in grado di ridurre la concentrazione plasmatica della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile alla nifedipina, attraverso un processo di induzione enzimatica, non si può escludere una riduzione della concentrazione plasmatica di nifedipina e quindi una diminuzione della sua efficacia.

Effetto della nifedipina su altri farmaci Farmaci che diminuiscono la pressione arteriosa

Nifedipina può aumentare l’effetto ipotensivo di farmaci antiipertensivi somministrati contemporaneamente, come:

Diuretici,

β-bloccanti,

ACE-inibitori,

AT-1 antagonisti,

altri calcio-antagonisti,

agenti bloccanti α-adrenergici,

inibitori PDE5,

α-metildopa.

Qualora nifedipina si associ a ß-bloccanti il paziente deve essere accuratamente sorvegliato poiché potrebbero manifestarsi ipotensione di grado elevato, esacerbazione di angina, insufficienza cardiaca congestizia ed aritmia.

E’ anche noto che in casi isolati si è verificato un peggioramento dell’insufficienza cardiaca.

La concomitante somministrazione di nifedipina con agenti ipotensivi (metildopa, idralazina, captopril) può favorire l’incidenza di grave ipotensione.

Deve essere evitata l’associazione con altri farmaci potenzialmente mielotossici (ad esempio ticlopidina).

Digossina

La contemporanea somministrazione di nifedipina e di digossina può condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di digossina, legata ad una riduzione della sua clearance. A scopo precauzionale il paziente deve perciò essere controllato per rilevare l’eventuale comparsa di sintomi di sovradosaggio di digossina e, se necessario, per aggiustare il dosaggio di digossina sulla base dei suoi livelli plasmatici

Chinidina

In singoli casi durante la contemporanea somministrazione di nifedipina e chinidina sono stati osservati livelli ridotti di chinidina oppure, dopo sospensione di nifedipina, un netto aumento dei livelli plasmatici di chinidina. Per questa ragione, qualora la nifedipina sia impiegata contemporaneamente o venga sospesa, si raccomanda di mantenere controllata la concentrazione di chinidina e, se necessario, di aggiustare il dosaggio.

Alcuni autori hanno riportato un aumento della concentrazione plasmatica di nifedipina dopo somministrazione contemporanea di entrambi i farmaci, mentre altri non hanno osservato variazioni nella farmacocinetica della nifedipina.

Perciò la pressione arteriosa deve essere controllata accuratamente qualora la chinidina venga associata ad una terapia preesistente con nifedipina. Se necessario, si deve diminuire il dosaggio di nifedipina.

Diltiazem

Il diltiazem diminuisce la clearance della nifedipina per cui i due principi attivi dovrebbero essere associati con cautela considerando, eventualmente, la riduzione del dosaggio di nifedipina.

Tacrolimus

E’stato osservato che il tacrolimus è metabolizzato dal sistema citocromo P450 3A4. Dati pubblicati di recente indicano che, in casi isolati, può essere ridotto il dosaggio di tacrolimus somministrato in contemporanea con nifedipina. Dopo la somministrazione contemporanea di entrambi i farmaci deve essere monitorata la concentrazione plasmatica di tacrolimus e , se necessario, si deve diminuire il dosaggio.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Il succo di pompelmo inibisce il sistema citocromo P450 3A4. L’assunzione contemporanea di nifedipina e succo di pompelmo aumenta la concentrazione plasmatica e prolunga l’azione della nifedipina a causa di una diminuzione del metabolismo di primo passaggio o di una diminuzione della sua clearance. Di conseguenza l’ effetto antiipertensivo può essere maggiore. Dopo l’assunzione regolare di succo di pompelmo questo effetto può durare fino a 3 giorni dopo l’ultima assunzione.

Pertanto si deve evitare il consumo di pompelmo o succo di pompelmo durante l’assunzione di nifedipina.

Altre forme di interazione:

La valutazione dei valori urinari dell’acido vanilil-mendelico effettuata con il metodo spettrofotometrico, in presenza di nifedipina, può evidenziare falsi incrementi dell’acido stesso. Tali valori non vengono, invece, modificati utilizzando il metodo HPLC.

04.6 Gravidanza e allattamento

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za

La nifedipina non va somministrata in gravidanza accertata o presunta a meno che le condizioni cliniche della paziente richiedano un trattamento con nifedipina. La nifedipina deve essere riservata alle donne con grave ipertensione che non rispondono alla terapia standard (vedere paragrafo 4.4.).

Non esistono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza.

Le informazioni disponibili non sono sufficienti per escludere effetti avversi sui nascituri e i neonati.

Studi su animali hanno dimostrato che la nifedipina causa effetti embriotossici, fetotossici e teratogeni.

Dall’evidenza clinica disponibile non è stato identificato un rischio prenatale. Sebbene sia stato riportato un aumento di asfissia perinatale, parto cesareo oltre a prematurità e ritardo nella crescita intrauterina. Non è chiaro se questi casi sono dovuti all’ipertensione di fondo, al suo trattamento o ad uno specifico effetto del farmaco.

Allattamento

La nifedipina è escreta nel latte materno. La concentrazione di nifedipina nel latte è pressoché paragonabile alla concentrazione nel siero materno. Per le formulazioni a rilascio immediato si suggerisce di postporre l’allattamento al seno o il tiraggio del latte (o estrazione meccanica del latte) da 3 a 4 ore dopo la somministrazione del farmaco in modo da diminuire l’esposizione dell’infante alla nifedipina (vedere paragrafo 4.4).

Fertilità

In singoli casi di fertilizzazione in vitro i calcio-antagonisti come la nifedipina sono stati associati ad alterazioni biochimiche reversibili in corrispondenza della parte apicale dello spermatozoo, con possibile alterazione funzionale dello sperma.

Nei casi di ripetuto insuccesso della fertilizzazione in vitro, non riconducibili ad altri motivi, i calcio-antagonisti come la nifedipina dovrebbero essere considerati come possibile causa.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Le reazioni al farmaco, che variano in intensità da individuo ad individuo, possono compromettere la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari. Ciò si riferisce particolarmente all’inizio del trattamento, al cambio del farmaco ed in relazione all’assunzione di bevande alcoliche.

04.8 Effetti indesiderati

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Vengono elencate di seguito le reazioni avverse al farmaco segnalate nel corso degli studi clinici condotti con nifedipina verso placebo, e classificate secondo le categorie di frequenza CIOMS III (data base dei clinical trial: nifedipina n = 2.661; placebo n = 1.486; status: 22 Feb 2006 e lo studio ACTION: nifedipine n = 3.825; placebo n = 3.840) sono elencate di seguito:

Le reazioni avverse classificate come “comuni” sono state osservate con una frequenza sotto il 3% ad eccezione di edema (9.9%) e cefalea (3.9%).

La frequenza delle reazioni avverse segnalate con i prodotti a base di nifedipina sono riassunte nella tabella di seguito. All’interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono elencati in ordine decrescente di gravità. Le frequenze sono definite come: comune (da ≥1/100 a <1/10), non comune (≥1/1000 a <1/100) e raro (≥1/10000 a

<1/1000). Le reazioni avverse identificate solo durante la sorveglianza post-marketing e per le quali non è stato possibile definire la frequenza, sono riportate sotto “non nota”.

Classificazione per Sistema e Organo (MedDRA)

Patologie del sistema emolinfopoietico

Comune Non comune Raro Non nota

Agranulocitosi Leucopenia

Disturbi del sistema immunitario

Disturbi psichiatrici Disturbi del metabolismo e della nutrizione Patologie del sistema nervoso

Reazione allergica Edema allergico/angioedema (incl. Edema della laringe*)

Reazioni d’ansia Disturbi del sonno

Cefalea Capogiri Emicrania Vertigini Tremore

Prurito Orticaria Eruzione cutanea

Parestesia Disestesia

Reazione anafilattica/ anafilattoide

Iperglicemia

Ipoestesia Sonnolenza

Patologie dell’occhio

Disturbi visivi Dolore oculare

Patologie cardiache Tachicardia Palpitazioni

Dolore al petto (Angina Pectoris)

Patologie vascolari Edema

Vasodilatazion e

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Ipotensione Sincope

Epistassi Congestione nasale

Dispnea

Disturbi gastrointestinali

Patologie epatobiliari

Costipazione Dolore gastrointestinale e addominale

Nausea Dispepsia Flatulenza

Secchezza della bocca

Aumento transitorio degli enzimi epatici

Iperplasia gengivale

Vomito Insufficienza dello sfintere gastroesofageo

Ittero

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Eritema Necrolisi

tossica epidermica

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Patologie renali e urinarie

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Sensazione di malessere

Crampi muscolari Rigonfiamento articolare

Poliuria Disuria

Disfunzione erettile

Dolore aspecifico Brividi

Reazione allergica da fotosensibilità Porpora palpabile Artralgia Mialgia

* = può provocare esiti letali.

Nei pazienti dializzati con ipertensione maligna e ipovolemia può verificarsi una caduta della pressione arteriosa come risultato della vasodilatazione.

Sono stati inoltre raramente segnalati aumenti lievi o moderati della fosfatasi alcalina, LDH, SGOT, SGPT e casi di epatite, trombocitopenia, porpora, anemia, leucopenia, iperplasia gengivale

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco Sito web: https://www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

04.9 Sovradosaggio

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Sintomatologia

Nei casi di grave intossicazione da nifedipina sono stati osservati i seguenti sintomi: vampe di calore, cefalea, disturbi della coscienza fino al coma, calo della pressione arteriosa, alterazioni del ritmo cardiaco di tipo tachi/bradicardico, iperglicemia, acidosi metabolica, ipossia, shock cardiogeno con edema polmonare.

Trattamento

Per quanto riguarda il trattamento, hanno la priorità l’eliminazione della sostanza attiva e la stabilizzazione delle condizioni cardiovascolari.

Dopo ingestione orale è indicata la lavanda gastrica associata, se necessario, all’irrigazione del piccolo intestino. Particolarmente nei casi di intossicazione con le formulazioni di nifedipina a lento rilascio come NIFEDICOR compresse rivestite con film, l’eliminazione deve essere la più completa possibile, compreso l’intestino tenue, al fine di prevenire

l’assorbimento del principio attivo. L’emodialisi è inutile in quanto la nifedipina non è dializzabile ma è consigliabile la plasmaferesi (per l’elevato legame proteico ed il relativamente basso volume di distribuzione). I disturbi bradicardici del ritmo cardiaco possono essere trattati con -simpaticomimetici mentre per le alterazioni di questo tipo pericolose per la vita deve essere preso in considerazione l’impiego di un “pacemaker” temporaneo. L’ipotensione come risultato dello shock cardiogeno e della vasodilatazione arteriosa può essere trattata con il calcio (10-20 ml di soluzione di calcio gluconato al 10% da somministrarsi lentamente per via endovenosa, eventualmente da ripetersi).

Come risultato, la calcemia può raggiungere i valori alti della norma o superarli di poco. Qualora l’effetto del calcio sulla pressione sanguigna dovesse rivelarsi insufficiente dovranno essere somministrati anche dei vasocostrittori simpaticomimetici, quali la dopamina o la noradrenalina, il cui dosaggio dovrà essere determinato esclusivamente dal risultato ottenuto.

Se vi sono segni di insufficienza cardiaca, iniettare inoltre strofantina.

L’ulteriore somministrazione di liquidi o di espansori plasmatici andrà effettuata con prudenza per il pericolo di sovraccarico cardiaco.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Principio attivo del NIFEDICOR è la nifedipina: estere dimetilico dell’acido 1,4-diidro-2,6- dimetil-4-(o-nitro-fenil)-piridin-3,5-dicarbossilico. La sua azione farmacologica è quella di inibire l’afflusso di Ca++ nel sarcoplasma della muscolatura cardiaca e vasale, impedendo in tal modo l’attivazione dell’ATPasi miofibrillare. La nifedipina inibisce selettivamente l’afflusso di ioni Ca attraverso la membrana cellulare della muscolatura cardiaca e della muscolatura liscia vascolare senza variazione della concentrazione sierica di calcio.

Non è perfettamente noto il meccanismo di azione sull’attenuazione dell’angina, tuttavia sono ipotizzabili due meccanismi:

1 Riduzione e prevenzione dello spasmo arterio-coronarico

La nifedipina dilata le arterie ed arteriole coronariche in ambedue le regioni, normale ed ischemica, ed è un potente inibitore dello spasmo arterio-coronarico, sia spontaneo che ergonovina indotto. Questa proprietà favorisce la liberazione dell’ossigeno miocardico nei pazienti con spasmo arterio-coronarico; in ciò si dimostra l’efficacia del farmaco nell’angina vasospastica.

2 Riduzione dell’utilizzazione dell’ossigeno

La nifedipina riduce regolarmente la pressione arteriosa a livelli normali attraverso una dilatazione delle arteriole periferiche, riducendo le resistenze periferiche ed il consumo energetico del miocardio.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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La nifedipina è rapidamente e completamente assorbita dopo somministrazione orale. La presenza del farmaco è rilevabile nel siero 10 minuti dopo la somministrazione orale ed il picco plasmatico viene raggiunto dopo 30 minuti.

Quota di assorbimento: superiore al 90%. Il metabolita principale è farmacologica mente inattivo, riscontrabile anche nell’urina dell’uomo dopo somministrazione per os.

Eliminazione: 70-80% per via renale.

Escrezione urinaria: superiore al 90% nelle 24 ore. Tempo di semieliminazione: 4-5 ore.

Legame proteico nell’uomo: circa 90%. Legame proteico del metabolita: circa 55%. Escrezione con le feci: circa 15%.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Tossicità acuta: per somministrazione orale, a seconda del mezzo di sospensione o solvente impiegato, la DL50 nel topo varia da 520 mg/kg a 3500 mg/kg; nel ratto è pari a 1000 mg/kg.

Tossicità cronica: nei ratti il trattamento per os per 13 settimane con dosi fino a 100 mg/kg/die è stato ben tollerato. Non si sono notate alterazioni del comportamento, né variazioni dei principali parametri emocitometrici e biochimici nel sangue e nelle urine. Non si sono inoltre avute lesioni significative a carico dei principali organi. Anche nel cane la tolleranza cronica è risultata elevata (trattamento per 13 settimane). Teratologia: nella ratta gravida il trattamento con 10 mg/kg/die per os, dal 6° al 15° giorno di gestazione, risulta ben tollerato sia dalle madri che dai feti. Il trattamento con 30 mg/kg/die è ben tollerato dalle madri e non è teratogeno, ma provoca una certa embriotossicità. 100 mg/kg/die sono mal tollerati dalle madri, embriotossici e teratogeni. Nella coniglia sono ben tollerate dosi fino a 10 mg/kg/die.

Le prove tossicologiche, teratologiche e farmacodinamiche, ed in particolare i valori molto bassi di tossicità acuta riscontrati nell’animale dopo somministrazione per os, confermano la buona tollerabilità del farmaco da un punto di vista generale, suggerendone la possibilità e l’opportunità d’impiego in terapia umana ed escludendone l’uso solo in gravidanza.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Lattosio, amido, cellulosa microcristallina, polisorbato 80, magnesio stearato, idrossipropilcellulosa, etilcellulosa, E 171, E 172, polietilenglicole 4000.

06.2 Incompatibilità

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Non note.

06.3 Periodo di validità

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36 mesi.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Il prodotto non deve essere tenuto esposto alla luce diretta per un lungo periodo di tempo. Conservare il prodotto nell’apposito astuccio.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Le compresse: sono confezionate in blister formati da polivinile cloruro opacizzato con titanio biossido, accoppiato e termosaldato ad un foglio di alluminio.

Astuccio da 50 compresse mg 20

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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——

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Meda Pharma S.p.A. Viale Brenta, 18

20139 Milano

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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A.I.C. 024608059

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Luglio 1985/giugno 2005

10.0 Data di revisione del testo

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01/06/2006

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22/7/1982, con voti 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Aspetti clinici e di laboratorio di un nuovo enteropatogeno: il Clostridium difficile“. Abilitato all’ esercizio della professione medica nell’ ottobre 1982 Iscritto all’ Albo dei Medici di Roma e Provincia il 26/1/1983