L’obesità grave espone a diabete tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e limita autonomia e qualità di vita. In Italia la legge 149/2025 riconosce questa condizione come malattia cronica, progressiva e recidivante. Mancano però risorse specifiche per visite, percorsi multidisciplinari e farmaci. La Società Italiana dell’Obesità (Sio) e le associazioni dei pazienti chiedono ora un intervento nella Legge di Bilancio 2027.
Secondo Sio, l’obesità non trattata costa al Paese 13,6 miliardi di euro ogni anno, tra ricoveri, farmaci per complicanze e perdita di produttività. L’associazione propone di iniziare a rimborsare una quota limitata di terapie per i pazienti più gravi, stimando 500mila persone coinvolte. L’obiettivo dichiarato è evitare che il riconoscimento normativo resti sulla carta e che si perda un altro anno senza misure concrete di presa in carico.
Indice (5 sezioni)
Che cosa prevede oggi la legge italiana sull’obesità cronica
La legge 149/2025 ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, con andamento progressivo e tendenza alla recidiva. Questo passaggio colloca la patologia accanto ad altre condizioni croniche, come diabete o broncopneumopatia, sul piano del principio. La norma però non ha introdotto un finanziamento dedicato né ha definito specifici percorsi assistenziali con budget vincolato per visite specialistiche, supporto nutrizionale o psicologico.
Il Ministero della Salute monitora l’attuazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) tramite il Nuovo Sistema di Garanzia, descritto nella Relazione 2024 pubblicata sul sito istituzionale. Nelle sezioni consultate non risultano però stanziamenti specifici per percorsi strutturati di cura dell’obesità. Questo crea un divario tra il riconoscimento giuridico e la possibilità concreta per i pazienti di accedere a trattamenti continuativi sul territorio nazionale.
La stessa pagina ministeriale sul Piano nazionale della prevenzione, aggiornata all’autunno 2026, dedica spazio agli interventi sugli stili di vita, in particolare alimentazione equilibrata e attività fisica. Non viene però individuato un capitolo autonomo di finanziamento per centri dedicati all’obesità o per la rimborsabilità dei farmaci specifici. La presa in carico resta quindi eterogenea, con differenze regionali legate alle scelte locali di programmazione sanitaria.
Che cosa chiedono Sio e associazioni nella Legge di Bilancio 2027
La Società Italiana dell’Obesità, guidata da Silvio Buscemi, chiede che la Legge di Bilancio 2027 preveda fondi destinati alle persone con obesità grave. L’appello non riguarda un accesso illimitato alle terapie, ma un primo intervento mirato. Buscemi ha dichiarato che Sio non chiede che lo Stato garantisca indistintamente a tutti i farmaci per l’obesità, ma che cominci a tutelare chi ne ha più bisogno.
Accanto alla società scientifica si sono mosse diverse associazioni di pazienti. Iris Zani, presidente di Amici Oltre il Peso e della Fiao, ha indicato la necessità di un segnale forte da parte delle Istituzioni a favore delle persone più fragili. L’urgenza politica emerge anche dalle parole di Sio, che considerano la Legge di Bilancio 2027 una occasione per dare una prima risposta concreta, prima che la norma rimanga priva di effetti assistenziali tangibili.
Nel dibattito parlamentare la senatrice Elena Murelli ha presentato una interrogazione al ministro della Salute per inserire l’obesità tra le malattie croniche e invalidanti ai fini della tutela sociale. Questa iniziativa mira ad allineare il riconoscimento giuridico con misure pratiche su rimborsi, esenzioni dal ticket e supporto ai percorsi terapeutici. Secondo Sio, senza un capitolo di spesa dedicato il rischio è che le persone con forme severe continuino a sostenere quasi interamente i costi.
Rimborsabilità parziale, Lea e percorsi multidisciplinari: cosa cambierebbe
Una delle proposte discusse riguarda una rimborsabilità parziale delle terapie farmacologiche per l’obesità, limitata a circa il 25 per cento dei pazienti con forme più gravi, pari a una stima di 500mila persone. In questa ipotesi il Servizio sanitario nazionale coprirebbe farmaci e parte dei costi dei percorsi specialistici per i soggetti con maggiore compromissione metabolica o funzionale, secondo criteri da definire con decreti attuativi.
Per chi rientrasse in questa fascia di gravità la presa in carico potrebbe includere visite in centri dedicati, consulenza nutrizionale strutturata, supporto psicologico e follow up periodico. L’obiettivo sarebbe inserire tali prestazioni nei Lea in modo esplicito, così da renderle garantite sul territorio nazionale. Oggi molti percorsi esistono solo in alcune regioni o come servizi aziendali, con accesso limitato da liste di attesa e risorse locali.
Il carattere multidisciplinare è centrale nelle richieste di Sio e delle associazioni. La gestione dell’obesità grave richiede infatti il coinvolgimento coordinato di medici specialisti, dietisti, psicologi e talvolta chirurghi bariatrici. Senza una cornice Lea aggiornata e dotata di fondi, questi percorsi restano frammentati o gravano in larga parte sulle famiglie. La rimborsabilità parziale rappresenterebbe quindi un primo passo per formalizzare e sostenere economicamente tale modello di cura.
Quanto costa l’obesità non trattata per il Servizio sanitario nazionale
Secondo le stime citate nel dibattito attuale, l’obesità non trattata genera un costo complessivo di 13,6 miliardi di euro l’anno per il Paese. Questa cifra include spese sanitarie dirette, come ricoveri per complicanze cardiometaboliche e farmaci per diabete o ipertensione, e costi indiretti legati a assenze dal lavoro e ridotta produttività. L’onere cresce con l’aggravarsi delle condizioni e con la comparsa di disabilità associate.
Nelle richieste avanzate per la Manovra 2027 viene sottolineato che investire nella cura dell’obesità potrebbe consentire un risparmio superiore a 1,6 miliardi di euro di spesa sanitaria futura. Il ragionamento si basa sulla riduzione attesa di eventi cardiovascolari, complicanze metaboliche e necessità di ricovero se la malattia viene trattata in modo sistematico. La logica è quindi quella di spostare risorse da costi tardivi a interventi precoci e programmati.
Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o dello specialista. Per decisioni su diagnosi, terapie e accesso a esenzioni o rimborsi è necessario rivolgersi ai professionisti competenti e seguire le indicazioni delle istituzioni sanitarie.
Per approfondire
Ministero della Salute offre documenti aggiornati sul monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza e sul Nuovo Sistema di Garanzia, utili per comprendere il quadro generale delle prestazioni sanitarie garantite sul territorio nazionale e valutare il possibile inserimento di nuovi percorsi dedicati.





