Ivonescimab è un anticorpo bispecifico sperimentale che agisce contemporaneamente sui bersagli immunitari PD-1 e VEGF, entrambi coinvolti nella crescita del tumore e nella formazione di nuovi vasi sanguigni. Un articolo pubblicato il 4 novembre 2026 su Nature Medicine ha riportato i risultati di uno studio di fase 2 nel carcinoma polmonare non a piccole cellule operabile, con tassi di risposta patologica considerati incoraggianti.
Lo studio ha valutato ivonescimab somministrato in fase perioperatoria, cioè prima e dopo l’intervento chirurgico di resezione polmonare, con o senza chemioterapia. I dati mostrano percentuali elevate di risposta patologica maggiore e completa, ma il disegno non randomizzato e non comparativo non consente di parlare di nuovo standard di cura. Per i pazienti e i clinici resta un segnale di attività da confermare in futuri trial di fase 3 controllati.
Indice (5 sezioni)
- 1Che cos’è ivonescimab e come è stato usato nel NSCLC resecabile
- 2MPR e pCR: che cosa significano per il paziente e quali risultati ha dato lo studio
- 3Ivonescimab da solo o con chemioterapia: come erano organizzati i gruppi e le differenz...
- 4Sicurezza, intervento chirurgico e primi dati su sopravvivenza libera da eventi
- 5Per approfondire
Che cos’è ivonescimab e come è stato usato nel NSCLC resecabile
Il carcinoma polmonare non a piccole cellule, o NSCLC, rappresenta la maggior parte dei tumori del polmone. Circa un quarto delle persone ha una malattia in stadio II–IIIB resecabile con chirurgia. In questi casi si associa spesso un trattamento sistemico perioperatorio per ridurre il rischio di recidiva che, secondo i dati disponibili, interessa dal 30% al 70% dei pazienti nonostante l’intervento curativo.
Ivonescimab appartiene alla classe degli anticorpi bispecifici diretti contro PD-1 e VEGF, pensati per potenziare la risposta immunitaria antitumorale e interferire con l’angiogenesi. Nello studio pubblicato su Nature Medicine è stato usato come terapia neoadiuvante, cioè prima della chirurgia, e adiuvante, cioè dopo l’intervento, in un approccio perioperatorio sperimentale per il NSCLC resecabile privo di mutazioni EGFR o riarrangiamenti ALK. Questo tipo di strategia si affianca ad altri schemi immunochemioterapici in valutazione nel NSCLC resecabile, come quelli basati su durvalumab e chemioterapia.
MPR e pCR: che cosa significano per il paziente e quali risultati ha dato lo studio
Nello studio su ivonescimab gli endpoint centrali erano la risposta patologica maggiore, indicata con la sigla MPR, e la risposta patologica completa, o pCR. La MPR è stata definita come presenza di tumore vitale residuo pari o inferiore al 10% nel tumore primitivo e nei linfonodi resecati. La pCR, invece, indicava assenza di malattia patologicamente identificabile nel campione operatorio dopo il trattamento neoadiuvante.
Su 67 pazienti valutabili in uno dei due bracci principali, la MPR complessiva è stata osservata nel 70,1% dei casi, corrispondenti a 47 pazienti su 67, con un intervallo di confidenza al 95% riportato come 57,7–80,7. La pCR ha raggiunto il 50,7%, pari a 34 pazienti su 67, con intervallo di confidenza al 95% 38,2–63,2. Per il gruppo più piccolo di 10 pazienti, la MPR è stata del 60% e la pCR del 30%, con intervalli di confidenza più ampi per il campione ridotto. Questi tassi superano nettamente il 2,2% di pCR osservato con sola chemioterapia nel trial CheckMate 816, dove l’aggiunta di nivolumab aveva innalzato la pCR al 24%.
Ivonescimab da solo o con chemioterapia: come erano organizzati i gruppi e le differenze osservate
Il trial di fase 2 su ivonescimab nel NSCLC resecabile ha arruolato complessivamente 90 pazienti in Cina, distribuiti in due gruppi principali. Nel gruppo 1 sono stati inclusi 11 pazienti che hanno ricevuto ivonescimab in monoterapia in fase neoadiuvante e successivamente in adiuvante. Nel gruppo 2 sono stati arruolati 79 pazienti che hanno ricevuto ivonescimab in combinazione con chemioterapia prima dell’intervento e come singolo agente nel periodo post-operatorio.
Per quanto riguarda l’attività patologica, la MPR è risultata pari al 60% nel gruppo trattato con solo ivonescimab (6 pazienti su 10 valutabili) e al 70,1% nel gruppo in combinazione (47 pazienti su 67 valutabili). La pCR è stata del 30% nel gruppo 1, cioè 3 pazienti su 10, e del 50,7% nel gruppo 2, 34 pazienti su 67. Le differenze numeriche suggeriscono un possibile vantaggio dell’associazione con chemioterapia, ma la natura non randomizzata e non comparativa dello studio non consente confronti diretti tra i due approcci.
Sicurezza, intervento chirurgico e primi dati su sopravvivenza libera da eventi
Gli autori riportano che la maggior parte dei pazienti ha potuto eseguire l’intervento di resezione polmonare programmato dopo il trattamento neoadiuvante con ivonescimab, con tassi elevati di resezione R0 e senza segnalare un impatto sostanziale sulla fattibilità chirurgica. Il profilo di sicurezza è apparso in linea con quanto noto per altre immunoterapie, con eventi avversi correlati al sistema immunitario che richiedono comunque monitoraggio attento in contesto specialistico.
Dal punto di vista degli esiti a più lungo termine, lo studio riporta un follow-up mediano di 36,70 mesi per il gruppo in monoterapia e di 24,15 mesi per il gruppo in combinazione. A 12 mesi la sopravvivenza libera da eventi, o EFS, era pari all’81,8% nel gruppo 1 e all’83,3% nel gruppo 2. Questi dati suggeriscono una buona tenuta delle risposte iniziali, ma non rappresentano ancora una dimostrazione definitiva di beneficio di sopravvivenza rispetto alle attuali opzioni standard nel NSCLC resecabile.
Nel complesso, il trial di fase 2 su ivonescimab perioperatorio nel carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile mostra tassi di MPR e pCR elevati, con un profilo di sicurezza gestibile e una buona fattibilità chirurgica. Tuttavia il farmaco resta sperimentale e saranno necessari studi randomizzati controllati di fase 3 per definire il suo reale impatto su recidive e sopravvivenza rispetto alle strategie standard disponibili.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o dell’oncologo curante. Per decisioni su diagnosi e terapie è necessario rivolgersi a figure sanitarie qualificate.
Per approfondire
Nature Medicine: studio di fase 2 su ivonescimab perioperatorio nel NSCLC resecabile offre il testo completo dell’articolo con dettagli su disegno, criteri di inclusione, analisi statistiche e sottogruppi patologici valutati nella popolazione cinese arruolata.
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