Petasites Officinalis

(Petasites officinalis Moench. – Fam. Composite/Epatoriacee/Tussilaginee)

(Sin. – Petasites hybridus (L.) G.M. et Sch. – Tussilago petasites L. – Petasites vulgaris Desf. – Petasites vulgaris rubens I.B. – Ray. hist. – Petasites major Tourn. – Tussilago major Matt. – Petasites petasites Karsten).

Petasites Officinalis- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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petasites

Etimologia – Petasites, dal greco petasos = ombrello, cappellaccio a larghe falde per riparo dalla pioggia. A questo Dioscoride paragonò le grandi foglie, anche perchè con esse si copriva la testa dei fanciulli tignosi. Il nome deriva dal verbo petaw = copro, distendo = copro, distendo.

officinalis – delle officine farmaceutiche.

Tussilago – dal latino tussis = la tosse e ago (nel senso di far muovere) = scaccio la tosse.

Nomi volgari Numerosi. Cappellaccio (antiq.), farfaraccio, tossilagine maggiore, fior di cipresso (tosc.), barde (lig.), lavassa, ciapelass (piem.), capelocc, rèdoi, cappelletto (lomb.), bardano domestico (ven.), slavazza, lesche, les-cit verd, barbaz (ven.), vanigliun salvadegh (per il profumo dei fiori) (emil.), erba per la tegna (romagn.), farfarazza (bologn.), lampazzo, neja (nap.), petrasita (sic.).

Herbe à la peste o contre – peste (fr.), Pestwurz o Pestilenzwurz (ted.), pestrot (Svezia e Norvegia) (si credeva in passato che avesse azione contro la peste), the butter-bur, butterfly dock, flea dock (ingl.), sombrerera (spagn), debliasilnoi lapusschik, bietokopytnik o podbiet (russo), nagy eler lapù (ungh.), kòzonséges acsalapù, lipieznik (pol.).

Habitat – Molto diffuso nel mondo. In Europa alligna, al nord, nella Scozia, Irlanda, Scandinavia sino al 63° long. e 23° lat. (zona di Upsala, Satakubda, Nyland, Oesel) e in Estonia. Asia settentrionale ed occidentale e nelle Americhe. Importata nell'America del nord. Comune in Italia in tutta la penisola, nei terreni profondi ricchi di sali, sulle sponde dei fiumi, dei fossi e dei ruscelli, ai margini degli stagni, dei laghi e dei boschi umidi, nelle forre, nei prati periodicamente inondati. Vegeta in numerosi individui aggregati in colonie. Qualche esemplare isolato sui ghiaieti.

Pianta erbacea perenne.

Nota Specie affini sono: P. fragrans Gaertn., P. albus (L.) Gaertn., P. niveus Baumg. (sin. – P. paradoxus (Retz. Baumg.), il primo dei luoghi umidi, ombrosi, i secondi delle zone montane.

Parti usate – Radici e foglie.

Componenti principali

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I seguenti derivati terpenici, costituiti in massima parte da sesquiterpeni:

a) Petasina, estratta dalle radici ed identificata con un estere dell'acido angelico con formula grezza, C20H28O3 (1-3). Ad essa è stata assegnata la struttura I, equivalente a quella dell’estere angelico del petasolo (4), struttura confermata dai successivi studi, svolti per definire la configurazione spaziale (5) (6). La petasina è quindi un nuovo sesquiterpene della serie dell’eremofilone.

Per saponificazione della petasina non si ottiene petasolo (II), poiché durante la scissione dell’estere angelico il doppio legame del gruppo isopropenilico del petasolo si trasferisce con formazione di isopetasolo (IV). Anche la petasina nel corso dei processi di estrazione si isomerizza facilmente trasformandosi in isopetasina (III), C20H28O3. Pertanto l’isopetasina, pur essendo stata isolata tra gli altri componenti del Petasites, è considerata quale prodotto secondario, non presente originalmente nella droga (1-3).

b) Dalle radici sono state inoltre isolate le seguenti sostanze derivate dal petasolo e contenenti zolfo; S-petasina (Ila), C19H26O3S, ed il prodotto che si forma da essa per isomeria, la iso-S-petasina, C19H26O3S (7a).

petasites Figura 1

c) Una miscela di idrocarburi sesquiterpenici, un alcool triterpenico – bauerenolo – C30H50O (già noto come componente della Acronychia baueri), sostanze di tipo furanico [furanoeremofilone (V), C15H20O2, furanopetasina (VI), C20H28O4, e composti contenenti gruppi d-lattonici a, b-insaturi [eremofilenolide (VII), C15H22O2, petasitolide A (VIIl), C20H28O4, petasitolide B (IX), C20H28O4, S-petasitolide A (X), C19H26O4S, S-petasitolide B (XI), C19H26O4S]. Le seguenti formule sono state proposte per i composti V-XI (7b):

petasites Figura 2

petasites Figura 3

Il gruppo dei petasitolidi e degli S-petasitolidi è derivato dall’ossi-eremofilenolide, che è esterificato con l’acido angelico nel petasitolide A (VIIl), con l’acido tiglico nel petasitolide B (IX) e con l’acido cis o trans-b-metil-tioacrilico negli S-petasitolidi A (X) e B (XI) rispettivamente (7b).

Tra gli idrocarburi sesquiterpenici Herout e coll. ( 7c) hanno successivamente identificato b-elemene, a- e b-umulene, b- e g-bisabolene, due nuovi idrocarburi sesquiterpenici, C15H24, denominati petasitene ed eremofilene, ed una sostanza, C15H22O, del tipo dell’eremofilano, che è stata denominata furanoeremofilano ed alla Quale è stata assegnata la formula XII (7c).

petasites Figura 4

Altri componenti – Nei rizomi: b-sitosterolo (1) (7a), acido protocatechico, colina, cloruro di potassio (0,55% nella droga secca) (8), olio etereo 0,1 %. Ceneri 7,41 % (9).

Per i rizomi e per le radici fresche, raccolti in novembre, è stata trovata la seguente composizione centesimale (10): glucosio 0,69%, saccarosio 0,85%, sinantrina 1,20%, eliantenina 0,10%, inulenina 0,84%, pseudo-inulina 0,25%, inulina 3,50 %, sostanze amilacee, sostanze pectiche 1,85%. Come è già stato ricordato a proposito della composizione della Enula campana, l’inulina è un fruttosano di alto peso molecolare, nel quale il fruttosio si trova nella forma furanica. I poliosi indicati sopra con i nomi di pseudoinulina, inulenina, eliantenina e sinantrina sono ritenuti quali prodotti di decomposizione fermentativa dell’inulina (11).

Nelle foglie: olio etereo 0,1%, proteine, mucillaggine, resina, inulina, destrina, tannino (13), una «sostanza amara» glucosidica non definita (12), acido a-amminoadipico. Nell’infuso delle foglie: potassio e calcio pari allo 0,92% e allo 0,52% rispettivamente nelle foglie (14). Nelle ceneri è stato identificato manganese (12).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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La Petasites è tornata a destare l'interesse dei medici, dei clinici e dei farmacologi soltanto da pochi anni, ma essa era già usata da Dioscoride al quale la droga deve il suo nome e dal quale era già impiegata topicamente nella terapia delle piaghe gangrenose e di difficile guarigione.

Galeno ne indica l’impiego contro le ulcere maligne e putride e con tale indicazioni è descritta dal Mattioli: «Impiastrasi questa efficacemente in su le ulcere corrosive, che mangiano la carne e che sono malagevoli da consolidare» (15).

Nel Medioevo e agli albori dell’Età moderna, la Petasites oltre che esternamente nella cura delle piaghe e delle ferite, era usata internamente come droga diuretica, diaforetica, antiasmatica, emmenagoga e antielmintica.

Per le sue proprietà diuretica e diaforetica, era ritenuta capace di espellere i veleni dall’organismo e venne per ciò estesamente usata contro diverse malattie infettive e, in particolare, contro la peste. Di tale suo impiego si trova ampia menzione nelle opere di molti autori del secolo XVI (Paracelso, Fuchs, Lonicero) e da esso è derivata la denominazione volgare con cui la Petasites è anche oggi nota in diversi paesi d’Europa; Herbe à la peste o contre-pest in Francia, Pestilenzrot o Pestrot in Scandinavia, Pestwurz in Germania, ecc.

Nella medicina popolare italiana e di altri paesi d’Europa, come pure in Cina, in India e nell’America del Sud, la Petasites è impiegata anche attualmente come bechico ed espettorante nelle bronchiti catarrali, come antiasmatico e, in Brasile, anche come efficace rimedio ipotensivo.

Lo studio della Petasites dal punto di vista della sua composizione chimica, venne ripreso in Francia nel 1927 da Gillot e Legras (10); seguirono poi le ricerche di Zellner (8) in Germania nel 1934 e quelle più recenti di Bucher (15) in Svizzera.

Quest’ultimo sperimentò l’attività di alcuni estratti da lui ottenuti, comparativamente con la papaverina, giungendo alla conclusione che nella Petasites è contenuto un principio antispastico la cui azione è qualitativamente simile a quella della papaverina, ma di essa quantitativamente molto più attivo.

Il primo studio clinico e terapeutico eseguito in Italia, si deve a Santini (16). Questo A., al quale deve essere riconosciuto il merito di aver rivalorizzato terapeuticamente alcune altre interessanti droghe (ved. Agrimonia eupatoria ed Elicriso), avendo casualmente appreso che la Petasites è usata con successo dai «Curanderi» dell’interno del Brasile nella terapia dell’ipertensione arteriosa, sottopose questa droga ad un’attenta ed estesa sperimentazione clinica, trattando complessivamente 118 casi, fra i quali 60 di ipertensione essenziale, 25 di ipertensione con fenomeni di sclerosi vascolare, 12 di ipertensione nefrogena, 12 di ipertensione in menopausa, 4 con sindrome da tensione premestruale, 12 di nevrosi cardiaca, 14 di psicastenia con stato ansioso, 7 di asma essenziale e allergica, 10 di bronchite cronica a prevalente sindrome asmatica, 6 casi con note accentuate di ipertiroidismo, 3 casi di morbo di Basedow e 12 bambini con sintomatologia nevrosica varia e con turbe psichiche.

I risultati migliori sono stati ottenuti nei casi di ipertensione essenziale e di ipertensione in menopausa nei quali ultimi l’A. osservò, oltre la diminuzione dei valori pressori, la completa scomparsa dei fenomeni di eretismo psichico e le manifestazioni di vasoneurosi caratteristiche di queste forme.

Nei casi di ipertensione con evidenti note cliniche di arteriosclerosi, i valori pressori sono stati influenzati in maniera modesta, ma notevolmente attenuata risultò la sintomatologia soggettiva, con netto miglioramento di tutte le sue manifestazioni.

L'inattesa comparsa di un'azione sedativa manifestatasi in maniera così evidente in un certo numero di pazienti ipertesi nevrotici e in donne in climaterio, ha indotto l’A. a estendere le sue indagini sull’azione terapeutica di questa droga e a tal fine egli ha trattato un gruppo di malati psicastenici in stato ansioso e sofferenti di insonnia.

In tutti i casi il trattamento con Petasites valse a determinare la scomparsa dello stato ansioso e anche in quei casi in cui l’insonnia si presentava in un così accentuato grado da richiedere l’uso continuo di ipnotici in dose piena, si ottenne il ripristino del sonno fisiologico, senza ottundimento al risveglio e per un periodo che si protrasse per alcuni mesi dopo cessata la somministrazione della droga.

Uguali risultati si ottennero in pediatria nel trattamento di bambini nevrosici, ipereccitabili, iperemotivi, impulsivi, sofferenti di insonnia, di fobie, di pavor nocturnus ecc., nei quali si notò la notevole riduzione e nella maggior parte dei casi, la scomparsa di queste manifestazioni e il ritorno allo stato di normalità.

In considerazione del fatto che la maggior parte degli autori ritiene che nel determinismo della complessa sindrome del climaterio patologico, non sia estranea una componente dovuta a disfunzione tiroidea, l’A. ha voluto indagare se la notevole azione terapeutica dimostrata dalla Petasites nei suddetti casi, sia dovuta anche ad una sua notevole azione normalizzatrice dell’attività tiroidea stessa.

Le prove eseguite su tre casi di morbo di Basedow e su sei di ipertiroidismo, hanno dimostrato infatti, la notevole efficacia terapeutica della Petasites la quale, oltre la scomparsa di tutte le manifestazioni soggettive caratteristiche della malattia, avrebbe determinato anche una notevole e duratura remissione della classica sintomatologia obiettiva, con il ritorno del metabolismo basale ai valori pressocchè normali, con la scomparsa dell’astenia e dei tremori, con riduzione della frequenza cardiaca e con aumento ponderale.

Buoni risultati furono ottenuti dall’A. anche in diversi casi di asma essenziale e allergica, i quali furono trattati inizialmente con sedute biquotidiane di aerosol e con somministrazione di sciroppo alla dose di 8 cucchiai al giorno. Dopo la prima settimana il trattamento aerosolico veniva sospeso e si continuava la somministrazione di sciroppo in dose ridotta alla metà, per 3-4 settimane.

Nei pazienti tenuti in osservazione per 2-3 mesi, si mantenne la remissione della sintomatologia respiratoria e lo stato di relativa calma psichica. Dopo tale periodo, ricomparivano di solito, sebbene attenuate, le manifestazioni asmatiche, le quali potevano essere ancora dominate dopo un secondo breve ciclo terapeutico.

Santini avverte che la droga agisce in modo lento e graduale e che occorre considerare, per tutte le indicazioni segnalate, un periodo di latenza di circa una settimana.

Da notare che lo stesso periodo di latenza nel manifestarsi dell’azione di questa droga, fu già notato sperimentalmente, come già fu detto, da Bucher (15).

Fra le ipotesi formulate a proposito del meccanismo d’azione della Petasites, Santini è indotto ad ammettere «Anche un’azione periferica sulle strutture muscolari liscie in quanto dall’osservazione clinica di alcuni pazienti in trattamento per una qualsiasi delle forme morbose indicate, ha potuto casualmente constatare effetti antispastici e antidiscinetici per sindromi funzionali a carico di organi e regolazione vegetativa disparata ma dotati tutti di muscolatura liscia (stomaco, intestino, vie biliari)» e, come vedremo, l’azione antispastica della Petasites sugli organi a muscolatura liscia, venne ampiamente confermata in seguito dalla sperimentazione farmacologica.

Dopo questa prima comunicazione di Santini, la Petasites venne sperimentata clinicamente da diversi Autori, mentre contemporaneamente comparvero i prima lavori farmacologici.

Dalle prove cliniche di Baccaglini (17) che seguirono, nello stesso anno, quelle di Santini, risulta che la Petasites, non solo riduce i valori pressori abnormemente aumentati ma determina anche un aumento di essi in soggetti ipotesi. La scomparsa del quadro sintomatologico soggettivo negli ipertesi (ansia, topalgie, disestesie, cefalea, insonnia, ronzii ecc.) sarebbe spesso più evidente, secondo l’A., di quanto potrebbe essere giustificato dalla diminuzione dei valori pressori.

Risultati lusinghieri sono stati ottenuti dall’A. anche nel trattamento terapeutico di vari quadri morbosi dominati da turbe della sfera emotiva e da disfunzioni vegetative.

Bettólo e Bondavalli (18), hanno sperimentato la Petasites somministrandola sotto forma di sciroppo, di compresse e anche parenteralmente per via intramuscolare, in 50 pazienti affetti da varie forme di vegeto-distonie pure o associate (stati febbricolari neurovegetativi specialmente in malati di sesso femminile, nevrosi vegetativa di Marafion-Greene, ipertensione arteriosa essenziale e secondaria, sindromi neurodistoniche nei tubercolotici, atassia vasomotoria di Solis-Cohen, neurosi cardiovascolare di Chwosetch, Angor coronarico, asma essenziale, ulcera gastroduodenale ecc.).

Gli AA. trovarono che la Petasites è molto ben tollerata sia se somministrata per os che parenteralmente, alle dosi impiegate (4-5 iniezioni intramuscolari nelle 24 ore e sino 6-8 cucchiai di sciroppo o 12-14 compresse al giorno); i risultati migliori sarebbero stati ottenuti con la somministrazione parenterale.

Gli AA. riferiscono anche che in tutti i casi osservati la Petasites ha dimostrato di agire favorevolmente sulla componente neuro-distonica, con remissione più o meno rapida e completa del quadro sintomatologico.

Trivellini e Menesini (19) sperimentarono la Petasites in campo chirurgico e riferiscono di aver ottenuto ottimi risultati nel trattamento delle coliche biliari, renali e intestinali.

Somministrando la Petasites per via parenterale, gli AA. affermano di aver potuto ottenere la remissione di coliche resistenti ai comuni preparati oppiacei e antispastici, sino a ottenere, in alcuni casi, l’espulsione di calcoli. Tale notevole azione antispastìca e sedativa è stata sperimentata con buoni risultati, anche nella preparazione degli operandi e

nel decorso postoperatorio di particolari affezioni chirurgiche.

L’attività terapeutica della Petasites nei casi suddetti, venne altresì confermata nel corso di numerose prove fatte con un preparato attualmente in commercio sotto forma di sciroppo, compresse e fiale a base di sola Petasites ed eseguite presso diverse cliniche universitarie e ospedaliere.

Dal complesso dei risultati ottenuti da tale sperimentazione, deriva la conferma dell’azione della Petasites negli stati ansiosi, nell'eretismo, nella astenia su base psichica, nell’ipertensione arteriosa essenziale senza grave compartecipazione cardiorenale, nell’alterata reattività neuropsichica e vascolare della menopausa, nell’asma bronchiale essenziale e nella bronchite asmatica, nell’insonnia non determinata da sindromi dolorose.

Alla sperimentazione clinica seguirono le ricerche farmacologiche, i risultati delle quali giustificano, in linea di massima, i risultati terapeutici e offrono a essi una base sperimentale.

Boriani e Sinigaglia (14) studiarono l’azione della Petasites che impiegarono sotto forma di infuso. Essi trovarono prima di tutto, che la tossicità' di questo preparato è molto bassa e, in secondo luogo, che esso è dotato di un’azione deprimente sulla motilità spontanea, senza che l’eccitabilità dell’apparato neuromuscolare venga alterata, con la sola eccezione di una lieve azione curarica. Il preparato sarebbe inoltre capace di determinare un ben evidente blocco vagale e delle azioni cardiache di tipo digitalico, con dilatazione coronarica. Funzioni equilibratrici del sistema nervoso autonomo possono essere attribuite alla Petasites, secondo gli AA., conseguenti, forse, a modificazioni dell’equilibrio calcio-potassio.

Elgorini e Branchi (20) studiarono l’azione sulla pressione arteriosa di estratti fluidi, acquosi e idroalcoolici, preparati con foglie e con rizomi e radici della pianta fresca e stabilizzata di Petasites. Essi trovarono che l’attività ipotensiva è più elevata nell’estratto fluido acquoso di rizomi e radici il quale, alla dose di 1/10 di cc/kg per via endovenosa nel cane, determina abbassamenti della curva emodinamica di 40-60 mm di Hg e tale azione permane costante per periodi di tempo relativamente lunghi (35-45’).

L’iniezione endovenosa di un qualsiasi estratto di Petasites inoltre, non modifica praticamente i riflessi seno-carotidei, inibisce se pur lievemente, l’azione adrenalinica e lascia immutato il ritmo respiratorio. Gli AA. osservarono infine che ripetute somministrazioni di Petasites, eseguite a breve distanza l’una dall’altra, danno risposte farmacologiche costanti, il che dimostra che la droga non dà luogo a fenomeni di tachifilassi.

Queste ricerche come le precedenti, furono eseguite prima che fosse noto il principio attivo della Petasites, la petasina, che venne isolato e chimicamente definito nel 1955 da Aebi, Buchi, Waaler, Eichenberger e Schmutz (1) i quali precisarono anche le sue caratteristiche farmacologiche trovando che la petasina (e i suoi derivati) è il principio responsabile dell’azione antispastica della droga. La petasina cristallizzata, sperimentata dagli AA. sull’intestino isolato di cavia, si è dimostrata capace di risolvere lo spasmo determinato dall’acetilcolina, dall'istamina e dal cloruro di bario. Della stessa attività sarebbe dotata anche l'isopetasina, ma in grado minore.

Successivamente Stoll e coll. (3) studiarono la petasina e gli altri due esteri, il petasolo estere B e il petasolo estere C, comparativamente con il cloridrato di papaverina. Considerata uguale a 100 l’attività di quest’ultima sostanza, essi trovarono l'attività della petasina = 1400, l’attività del petasolo estere B = 480 e l’attività del petasolo estere C = 640. I composti iso sarebbero meno attivi: isopetasina = 50, isopetasolo B = 160, isopetasolo = 20.

Più recentemente Crema, Milani e Rovati (21) studiarono l’azione antispastica e sull’apparato cardiovascolare di alcuni estratti di Petasites giungendo alle seguenti conclusioni:

L’estratto alcoolico di Petasites officinalis è, tra quelli esaminati, il più attivo. Sull’intestino isolato di cavia e di coniglio il rizoma ha un’azione spasmolitica più marcata, mentre per quanto riguarda l’azione ipotensiva, nel ratto e nel cane, le foglie sarebbero lievemente più attive dei rizomi. Tale attività appare sicuramente indipendente dal contenuto salino dell’estratto alcoolico, poiché essa permane anche dopo desalificazione.

Particolarmente degna di rilievo, più che l’azione ipotensiva, sembra agli AA. essere quella antispastica che si manifesta in maniera ugualmente intensa, a parità di concentrazione sia verso lo spasmo da cloruro di bario che da acetilcolina.

Anche sulla motilità spontanea e sul tono, i rizomi sembrano essere più attivi delle foglie e tale differenza di attività appare più evidente sull’intestino di coniglio che su quello di cavia.

L’azione ipotensiva sembra dovuta a un meccanismo prevalentemente periferico, essendo risultate positive le prove eseguite sulla zampa di cane e sull’orecchio isolato di coniglio, mentre risultati negativi sono stati ottenuti con l’iniezione nella cisterna magna e scarsamente significativa è risultata l’iniezione diretta nella carotide comune.

L’azione ipotensiva degli estratti esaminati, sembra agli AA. di scarso interesse e ciò, sia in relazione al tipo di caduta della pressione, sia in relazione al fatto che essi, mentre alle dosi normalmente impiegate dagli AA. sono sicuramente privi di tossicità, a dosi doppie e triple, provocano gravi fenomeni tossici. Scarso sarebbe quindi l’intervallo fra dose attiva e dose tossica, benché non sia stato possibile agli AA. stabilire, dato il tipo delle preparazioni studiate, se tale tossicità sia strettamente collegata o meno, con i principi ad azione ipotensiva.

L’estratto alcoolico, sino a una certa concentrazione, non modifica il tracciato elettrocardiografico (g 0,4/kg di droga), mentre l’infuso, anche a dosi più basse, provoca segni evidenti di danni miocardici.

Sul cuore isolato di coniglio la depressione dell’attività contrattile si nota a concentrazioni molto basse (g 0,00006/cc di estratto alcoolico di foglie). Contemporaneamente si ha un modico aumento del flusso coronarico, attribuibile alle suddette proprietà vasodilatatrici del preparato.

La Petasites fragrans é dotata della stessa azione della Petasites officinalis sull’intestino isolato; sembra invece essere più tossica sul muscolo cardiaco.

Per quanto riguarda la scarsa importanza attribuita dagli AA. all’azione ipotensiva degli estratti di Petasites, occorre osservare che questa droga, più che un ipotensivo vero e proprio, dovrebbe essere considerato un regolatore della pressione arteriosa, tale cioè da aumentarla negli stati ipotensivi e di abbassarla ove esista uno stato di ipertensione [Baccaglini (17)]. Appare quindi logico che la pressione normale degli animali su cui si sperimenta, possa essere molto scarsamente influenzata, senza che per ciò si possa escludere un’attività terapeutica della droga, nei casi in cui i valori pressori siano patologicamente alterati.

Estratti e preparati vari

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a) Estrado fluido per cintura (g1 = LIV gtt).

Dosi: g 2-5 pro dose, tre-quattro volte al giorno.

b) Estratto fluido per sciroppo (g 1 = XXIX gtt).

Dosi: g 2-5 pro dose, tre-quattro volte al giorno.

c) Estratto secco acquoso (1 p. = 8 p. circa di droga).

Dosi: g 0,25-0,6 pro dose.

d) Estratto secco idroalcoolico (1 p. = 10 p. circa di droga).

Dosi: g 0,2-0,5 prpo dose.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido petasites per tintura………………………………. g 20

Alcool di 70°……………………………………………………………….. g 80

(a cucchiaini).

Sciroppo

Estratto fluido petasites per sciroppo …………………………. g 5

Sciroppo semplice F.U……………………………………………….. g 95

(a cucchiai).

BIBLIOGRAFIA

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