Atropina Solfato Noridem: Scheda tecnica e prescrivibilità

Atropina Solfato Noridem - Atropina Solfato - Atropina solfato Noridem è indicata nella popolazione pediatrica di tutte le età e negli adulti per il

Atropina Solfato Noridem

Atropina Solfato Noridem (Atropina Solfato)

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Atropina Solfato Noridem: ultimo aggiornamento pagina: (Fonte: scheda tecnica ufficiale AIFA (PDF))

Se sei un paziente, consulta anche il Foglietto Illustrativo (Bugiardino) di Atropina Solfato Noridem

Indice della Scheda

01.0 Denominazione del medicinale

Atropina solfato Noridem 1 mg/mL soluzione iniettabile

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

Ogni fiala da 1 mL contiene 1 mg di atropina solfato.

Ogni millilitro (mL) di Atropina solfato Noridem contiene circa 3,54 mg (0,154 mmol) di sodio.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

Soluzione iniettabile. Soluzione limpida, incolore pH: 3,00 – 4,50 Osmolalità: 270 – 310 mOsm/kg

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

  • Atropina solfato Noridem è indicata nella popolazione pediatrica di tutte le età e negli adulti per il

trattamento di: bradicardia indotta da anestetici o da altri farmaci.

  • In associazione a neostigmina durante l’inversione dell’effetto dei rilassanti muscolari non depolarizzanti.
  • Intossicazione da pesticidi organofosfati e altri agenti anticolinesterasici.

Atropina solfato Noridem può anche essere utilizzata come pre–anestetico prima dell’induzione dell’anestesia generale (diminuisce il rischio di inibizione vagale e riduce le secrezioni salivare e bronchiale).

04.2 Posologia e modo di somministrazione

Posologia

Adulti

  • Trattamento della bradicardia: somministrare 0,5 mg per via endovenosa e, se necessario, ripetere la dose

ogni 3–5 minuti, fino a una dose totale di 3 mg.

  • In associazione a neostigmina durante l’inversione dell’effetto dei rilassanti muscolari non depolarizzanti:

somministrare per via endovenosa 0,6–1,2 mg

  • Pre–medicazione (per ridurre il rischio di inibizione vagale e ridurre le secrezioni salivare e bronchiale):

somministrare 0,3–0,6 mg mediante iniezione endovenosa subito prima dell’induzione dell’anestesia o mediante iniezione intramuscolare/sottocutanea 30-60 minuti prima dell’induzione dell’anestesia.

  • Come antidoto (trattamento dell’intossicazione da anticolinesterasici, come i pesticidi organofosfati, e

trattamento dell’avvelenamento da funghi): somministrare 0,5–2 mg di atropina solfato per via endovenosa. La dose può essere ripetuta dopo 5 minuti e successivamente ogni 10–15 minuti in base a quanto necessario, fino alla scomparsa dei segni e sintomi (questa dose può essere superata varie volte).

Popolazione pediatrica

  • Trattamento della bradicardia: somministrare 0,02 mg/kg di peso corporeo per via endovenosa in singola

dose, fino ad un massimo di 0,6 mg.

  • In associazione a neostigmina durante l’inversione dell’effetto dei rilassanti muscolari non depolarizzanti:

somministrare 0,02 mg/kg di peso corporeo per via endovenosa.

Pre–medicazione (per ridurre il rischio di inibizione vagale e ridurre le secrezioni salivare e bronchiale):

somministrare 0,01–0,02 mg/kg di peso corporeo (massimo 0,6 mg per dose) mediante iniezione endovenosa subito prima dell’induzione dell’anestesia o mediante iniezione intramuscolare/sottocutanea 30–60 minuti prima dell’induzione.

  • Come antidoto (trattamento dell’intossicazione da anticolinesterasici, come i pesticidi organofosfati, e

trattamento dell’avvelenamento da funghi): somministrare 0,02 mg/kg di peso corporeo per via endovenosa, ripetere varie volte fino alla scomparsa dei segni e sintomi di intossicazione muscarinica.

Regolazione del dosaggio In generale, il dosaggio deve essere adattato in base alla risposta e alla tolleranza del paziente. La dose viene generalmente aumentata fino a quando gli effetti indesiderati diventano intollerabili, fino ad un massimo di 3 mg negli adulti e 0,6 mg nei bambini; una lieve riduzione della dose fornisce quindi la dose massima tollerata dal paziente.

Popolazioni speciali Si raccomanda cautela in caso di anziani e pazienti con compromissione renale o epatica (vedere paragrafo 4.4).

Modo di somministrazione

Atropina viene somministrata mediante iniezione endovenosa, sottocutanea o intramuscolare.

04.3 Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

L’utilizzo di atropina è controindicato anche in caso di:

  • ipertrofia prostatica, poiché stimola la ritenzione urinaria
  • ostruzione del tratto gastrointestinale (ad esempio stenosi piloroduodenale)
  • ileo paralitico o atonia intestinale (soprattutto in caso di pazienti geriatrici e debilitati)
  • colite ulcerosa, poiché può causare ileo o megacolon
  • miastenia gravis (salvo se somministrata con lo scopo di ridurre gli effetti avversi muscarinici causati da

agenti antocolinesterasici)

  • glaucoma ad angolo chiuso o ad angolo stretto tra l’iride e la cornea, poiché può aumentare la pressione

intraoculare

  • temperatura ambiente elevata, soprattutto nei bambini e nei casi di ipertermia
  • insufficienza cardiaca, chirurgia cardiaca e tachicardia, poiché può ulteriormente aumentare la frequenza

cardiaca

  • emorragia acuta associata a funzione cardiovascolare instabile
  • tireotossicosi

Queste controindicazioni non sono pertinenti in situazioni di emergenza potenzialmente fatali come bradicardia o intossicazione da pesticidi organofosfati.

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

L’atropina deve essere somministrata con cautela nei bambini e negli anziani poiché possono essere più soggetti agli effetti indesiderati. La stessa precauzione deve essere presa in caso di colite pseudomembranosa, diarrea, ipertiroidismo, infezione gastrointestinale (ad es. dissenteria), malattia epatica o renale e ipertensione.

La somministrazione sistemica di agenti antimuscarinici in pazienti debilitati con malattia polmonare cronica può portare a formazione di tappi mucosi bronchiali a causa delle ridotte secrezioni bronchiali.

Nel trattamento del Parkinsonismo, l’aumento della dose di atropina da somministrare e la modifica del trattamento devono essere graduali (il trattamento antimuscarinico non deve essere interrotto bruscamente).

Le persone affette da sindrome di Down sembrano avere una maggiore sensibilità all’atropina. Al contrario, le persone affette da albinismo mostrano una certa resistenza a questo farmaco.

La somministrazione di piccole dosi può portare a bradicardia parossistica.

Poiché gli antimuscarinici possono ritardare lo svuotamento gastrico, possono portare a stasi in pazienti con ulcere gastriche. Sono richieste misure precauzionali anche per pazienti con problemi di reflusso esofageo o con ernia iatale associata a reflusso gastroesofageo, poiché gli antimuscarinici diminuiscono la motilità gastrica e la pressione esercitata dallo sfintere esofageo inferiore.

Per quanto riguarda i risultati degli esami di laboratorio, gli antimuscarinici interferiscono con il test della secrezione acida gastrica. La somministrazione di antimuscarinici non è raccomandata nelle 24 ore precedenti al test, poiché questi farmaci antagonizzano l’effetto della pentagastrina e dell’istamina sulla valutazione della funzione della secrezione acida gastrica. Gli antimuscarinici, e in particolare l’atropina, interferiscono con l’escrezione di fenolsolfonftaleina (PSP). L’atropina utilizza lo stesso meccanismo tubulare di secrezione della fenolsolfonftaleina (PSP), portando a una riduzione dell’escrezione urinaria di PSP. I pazienti sottoposti a questo esame non devono ricevere contemporaneamente atropina.

Poiché gli antimuscarinici possono aumentare la pressione intraoculare, in alcuni pazienti e in base alla loro condizione, è consigliabile monitorare questo parametro.

Gettare il farmaco se è opaco o presenta sedimenti o se il contenitore non è intatto. Manipolare il prodotto con le stesse condizioni asettiche abituali relative alle soluzioni iniettabili. Gettare l’eventuale volume residuo della soluzione.

Assunzione di sodio Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per mL, cioè essenzialmente “senza sodio”.

04.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione

a) Farmaci con proprietà anticolinergiche Pazienti che ricevono agenti antimuscarinici insieme ad amantadina, antistaminici, farmaci anti–parkinson, butirrofenoni o fenotiazine, antidepressivi triciclici o farmaci antiaritmici con proprietà anticolinergiche (ad es. procainamide), presentano un rischio maggiore di sviluppare effetti avversi anticolinergici.

b) Effetti sull’assorbimento gastrointestinale dei farmaci La riduzione della motilità gastrica provocata dagli agenti antimuscarinici può influenzare l’assorbimento di alcuni farmaci. Ad esempio, la somministrazione contemporanea di un antimuscarinico e levodopa, può diminuire l’assorbimento di levodopa nell’intestino poiché aumenta il metabolismo del farmaco nello stomaco. Se la somministrazione dell’antimuscarinico è interrotta senza una simultanea riduzione della dose di levodopa, possono comparire effetti tossici derivati dall’aumento dell’assorbimento di levodopa. I pazienti che assumono antimuscarinici e digossina contemporaneamente, devono essere monitorati poiché possono sviluppare tossicità alla digitale.

Poiché gli agenti antimuscarinici possono ridurre la produzione di acido cloridrico nello stomaco e/o aumentare il pH gastrico, possono diminuire l’assorbimento gastrointestinale del ketoconazolo. Se è necessaria una terapia concomitante, l’agente antimuscarinico deve essere somministrato almeno due ore dopo la somministrazione di ketoconazolo.

Potenzialmente, gli agenti antimuscarinici possono ritardare l’effetto terapeutico (ad es. analgesia, azione antipiretica) dell’acetaminofene.

c) Glucocorticoidi, corticotropina (ACTH) o aloperidolo La terapia antimuscarinica concomitante a lungo termine può portare ad un aumento della pressione intraoculare. Inoltre, l’efficacia antipsicotica di aloperidolo può diminuire nei pazienti schizofrenici.

d) Agenti alcalinizzanti urinari (anti-acidi contenenti calcio e/o magnesio, inibitori dell’anidrasi carbonica, citrati e bicarbonato di sodio). L’escrezione urinaria degli antimuscarinici può essere ritardata a causa dell’alcalinizzazione dell’urina, con massimizzazione degli effetti terapeutici e/o avversi di questo tipo di farmaco.

e) Ciclopropano La somministrazione endovenosa contemporanea di antimuscarinici con l’anestetico ciclopropano può provocare aritmie ventricolari.

f) Guanadrel, guanetidina La somministrazione contemporanea può antagonizzare l’azione antimuscarinica inibitoria sulla secrezione gastrica di acido cloridrico.

g) Inibitori della monoamino ossidasi (MAO), compresi furazolidone, procarbazina e pargilina. La somministrazione contemporanea può aumentare gli effetti avversi muscarinici dovuti all’azione antimuscarinica secondaria di questi farmaci. Inoltre, gli inibitori della MAO possono bloccare la detossificazione antimuscarinica, aumentandone l’azione.

h) Analgesici oppiacei La somministrazione contemporanea con antimuscarinici può aumentare il rischio di stipsi grave, che può portare a ileo paralitico e/o ritenzione urinaria.

i) Cloruro di potassio, soprattutto preparazioni a base di matrice di cera La somministrazione contemporanea con antimuscarinici può aumentare la gravità del disturbo gastrointestinale indotto dal cloruro di potassio.

04.6 Gravidanza e allattamento

Gravidanza L’atropina attraversa la placenta. Sebbene non siano stati condotti studi ben controllati nell’uomo, gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti per quanto riguarda la tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). La somministrazione endovenosa di atropina durante la gravidanza può portare a tachicardia fetale. Pertanto, l’atropina deve essere somministrata durante la gravidanza soltanto quando i potenziali benefici giustificano i possibili rischi per il feto.

Allattamento Non sono stati segnalati problemi per l’uomo per quanto riguarda la somministrazione di atropina durante l’allattamento. Tuttavia, deve essere tenuto in considerazione il rapporto rischio–beneficio poiché sono state trovate tracce di atropina nel latte materno e i bambini sono particolarmente sensibili a questi farmaci. Gli antimuscarinici inibiscono la produzione di latte. Fertilità L’atropina solfato ha ridotto la fertilità di ratti maschi, presumibilmente in conseguenza di un effetto inibitorio sul trasporto di sperma e seme durante l’eiaculazione.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

Poiché gli antimuscarinici possono indurre sonnolenza e visione offuscata, i pazienti in trattamento con tali farmaci non devono svolgere attività che richiedono acutezza mentale o visiva (ad es. uso di macchinari).

04.8 Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati dell’atropina sono generalmente frequenti e nella maggior parte dei casi correlati all’azione farmacologica prolungata e dipendenti dalla dose.

Le reazioni avverse considerate correlate al farmaco sono elencate nella tabella seguente in base alla classificazione per sistemi ed organi e alla frequenza secondo la seguente convenzione: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1 000, <1/100), raro (≥1/10 000, <1/1 000), molto raro (<1/10 000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

MedDRA
Classificazione Molto
Comune Non comune Raro Molto Raro Non nota
p er sistemi e comune
organi
P atologie d el
sistema Leucocitosi
emolinfopoietico
Reazioni
Disturbi de l
anafilattiche
sistema Ipersensibilità
i ncluso shoc k
i mmunitari o
anafilattico
Disturbi
Allucinazioni
psichiatric i
Cefalea,
P atologie d el disorientamento
Insonnia
sistema nervoso temporospaziale,
sonnolenza
Dilatazione della
pupilla (midriasi)
con perdita di
Patologie Visione accomodazione
dell’occhio appannata oculare
(cicloplegia),
f otofobia ,
glaucoma
Patologie
dell’orecchio e Capogiro
d el labirint o
Bradicardia
(dopo la
somministrazione
di basse dosi),
Patologie tachicardia (dopo
cardiache la
somministrazione
di alte dosi),
palpitazioni e
aritmia cardiaca
Patologie
respiratorie, Congestione
toraciche e nasale
mediastiniche
Riduzione della
tonicità e motilità
del tratto
gastrointestinale,
Patologie Bocca secca
stipsi, vomito,
gastrointestinali (xerostomia)
ileo paralitico,
disfagia,
alterazione del
gusto
Patologie della Arrossamento e
cute e del tessuto pelle secca,
sottocutaneo orticaria
Disuria e
Patologie renali e
r itenzion e
urinarie
urinaria
Patologie
dell’apparato
Impotenza
riproduttivo e
della mammella
Patologie
generali e
condizioni
relative alla sede Ipertermia
di
somministrazion
e

c

P

r

s

Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.

04.9 Sovradosaggio

Sintomi L’intossicazione da atropina si verifica quando il paziente riceve dosi eccessive. È necessario tenere presente che la sensibilità all’atropina varia da persona a persona. La somministrazione di dosi tossiche di questo farmaco provoca tachicardia, respirazione accelerata, iperpiressia e stimolazione del sistema nervoso centrale. Questo induce ansia, confusione, eccitazione, reazioni psicotiche, allucinazioni e delirio. Occasionalmente possono verificarsi convulsioni. Si può anche verificare eruzione cutanea sul viso e sulla parte superiore del torace. In caso di intossicazione grave, la stimolazione centrale può portare a depressione del sistema nervoso centrale, coma, insufficienza respiratoria o circolatoria e decesso.

Trattamento Per contrastare i sintomi anticolinergici, possono essere somministrati farmaci colinergici quali neostigmina (1 mg di neostigmina per via intramuscolare ogni 2–3 ore). Il pericolo maggiore risiede nelle azioni a livello centrale di questo farmaco, poiché non sono antagonizzate dai farmaci parasimpaticomimetici e possono solo trattare i sintomi. Pertanto se il sintomo è eccitazione, vengono usati farmaci soppressivi come il diazepam; se è stata raggiunta la fase depressiva, può anche essere ingerita caffeina. Quando la pressione sanguigna ha un calo eccessivo, possono essere somministrate amine vasoattive. Se la depressione respiratoria è grave, deve essere implementata la respirazione artificiale con somministrazione di ossigeno.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Belladonna e derivati, semplici, alcaloidi della belladonna, amine terziarie, codice ATC: A03BA01

Alcaloidi solanacei – atropina e scopolamina – presentano due azioni fondamentali:

a) anticolinergica o parasimpaticolitica, bloccando l’azione muscarinica dell’acetilcolina b) azione stimolante o soppressiva del sistema nervoso centrale, a seconda dei casi. La prima di queste azioni è la più importante.

L’azione farmacologica dell’atropina (amina terziaria) deriva essenzialmente dall’azione della I–iosciamina; la d–iosciamina non ha praticamente alcuna azione anti–muscarinica. In generale, l’atropina è più potente della scopolamina per la sua azione anti muscarinica sul cuore e sulla muscolatura liscia dell’intestino e dei bronchi; e meno potente della scopolamina nella sua azione anti–muscarinica nell’iride, corpi ciliari e alcune ghiandole secretorie (salivari, bronchiali e sudoripare). Al contrario della scopolamina, l’atropina stimola il sistema nervoso centrale a dosi normali.

Reazioni oculari Quando atropina viene instillata a livello oculare produce midriasi (dilatazione della pupilla) e cicloplegia (perdita di accomodazione oculare). La pupilla rimane ampiamente dilatata e non protetta dalla luce, e questo favorisce la comparsa di fotofobia e cefalea. La pressione intraoculare tende ad aumentare leggermente nel bulbo oculare normale. Tuttavia, in caso di glaucoma, questo aumento può essere intenso e portare a glaucoma acuto. Questo succede maggiormente in casi di glaucoma ad angolo chiuso, e può portare a cecità.

Azione sul sistema cardiovascolare L’azione antimuscarinica cardiaca dipende dalla dose. La somministrazione di dosi medie di antimuscarinici (ad es. 0,40–0,6 mg di atropina) possono produrre una lieve diminuzione della frequenza cardiaca, che può essere attribuita ad una stimolazione vagale centrale; questo si verifica prima del blocco colinergico periferico. La somministrazione di dosi maggiori (ad es. 1–2 mg di atropina) porta progressivamente a tachicardia bloccando l’inibizione vagale normale del nodo seno–atriale. Gli effetti antimuscarinici sul cuore sono talvolta imprevedibili e dipendenti in modo paradosso dal sistema di conduzione dello stimolo cardiaco e dallo stato fisiologico del cuore.

Gli antimuscarinici possono anche causare vasodilatazione cutanea, soprattutto quando somministrati a dosi tossiche. L’atropina è l’antimuscarinico principale usato nella diagnosi, valutazione e trattamento dei problemi cardiaci. L’atropina ha un effetto cronotropo positivo mediante l’accelerazione del ritmo sinusale attraverso un blocco parasimpatetico diretto. Sebbene l’atropina sia efficace in caso di bradicardia sinusale, cioè con cause extra–cardiache, ha un’efficacia scarsa o nulla in caso di bradicardia sinusale causata da malattia del nodo seno–atriale. L’effetto dell’atropina sul sistema di His–Purkinje non è prevedibile.

Durante la terapia anti–muscarinica possono verificarsi aritmie atriali, dissociazione atrioventricolare, tachicardia ventricolare e fibrillazione atriale. I giovani adulti sembrano più sensibili a questi effetti rispetto ad altri gruppi di età, probabilmente a causa della maggiore importanza del tono cardiaco vagale in questo gruppo di età. Non è noto se questa vasodilatazione sia una risposta compensatoria per dissipare un aumento della temperatura corporea o un effetto diretto del farmaco in casi di sangue cutaneo.

Azione sul sistema respiratorio Gli antimuscarinici riducono il volume delle secrezioni nasali, della bocca, faringe e bronchi. Rilassano la muscolatura liscia dei bronchi e bronchioli, riducendo quindi la resistenza al passaggio dell’aria. L’atropina è un potente broncodilatatore, particolarmente efficace in caso di broncocostrizione indotta da stimolazione parasimpatetica. Sebbene alcuni medici siano cauti sull’uso di antimuscarinici in pazienti asmatici, poiché questi farmaci riducono le secrezioni fisiologiche, l’uso di atropina per inalazione orale è efficace ed è stata verificata per la prevenzione di broncospasmi di origine antigenica e indotti dall’esercizio fisico o dalla metacolina, in questa popolazione.

Sia l’atropina che la scopolamina riducono l’insorgenza di laringospasmo durante l’anestesia generale. Agiscono in modo indiretto riducendo le secrezioni, che possono stimolare il reflusso da laringospasmo. Sembra che non vi sia alcun blocco diretto sulla muscolatura scheletrica della laringe. Gli antimuscarinici bloccano la stimolazione della guanilato ciclasi indotta da acetilcolina e pertanto riducono le concentrazioni tissutali di guanosina monofosfato ciclica (cGMP), un mediatore della broncocostrizione.

Azione sul sistema nervoso centrale L’atropina stimola il midollo spinale e i centri cerebrali superiori e influenza il sistema nervoso centrale, come l’antimuscarinico usato per il trattamento del Parkinson (triesifenidile). La conduzione colinergica del sistema nervoso centrale riguarda essenzialmente i recettori nicotinici del cervello. Gli effetti sul sistema nervoso centrale in caso di dosi normali di atropina e farmaci correlati derivano dal sua azione antimuscarinica centrale. Questa azione è generalmente limitata alla stimolazione vagale moderata, che porta a una riduzione della frequenza cardiaca. La somministrazione di atropina e farmaci correlati a dosi tossiche porta ad una forte stimolazione centrale, con conseguenti situazioni di ansia, irritabilità, disorientamento, allucinazioni e delirio. Questo tipo di azione probabilmente deriva, tra le altre cose, dagli effetti antimuscarinici. Poiché la dose degli antimuscarinici viene progressivamente aumentata, la stimolazione porterà infine a depressione, coma, paralisi del midollo spinale e decesso. Gli antimuscarinici sembrano provocare un aumento del rilascio e del turnover dell’acetilcolina nel sistema nervoso centrale, che può attivare i recettori della nicotina nel cervello.

Azione sul tratto gastrointestinale Gli antimuscarinici hanno vari effetti antisecretori sul tratto gastrointestinale. Riducono il volume salivare e producono xerostomia. Gli effetti del recettore sulle ghiandole salivari sono generalmente più sensibili al blocco degli antimuscarinici rispetto a qualsiasi altro recettore muscarinico (ad es. quelli che mediano la secrezione gastrica). In generale, gli antimuscarinici riducono anche il volume delle secrezioni gastriche. Tuttavia, la secrezione di acido gastrico non è necessariamente ridotta. Apparentemente, gli antimuscarinici non possono controllare efficacemente la secrezione acida gastrica, quando le dosi usate sono prive di effetti indesiderati.

La secrezione acida gastrica stimolata dagli esteri della colina (ad es. metacolina, carbacolo) o dalla pilocarpina, è completamente bloccata dall’atropina. La stimolazione della secrezione acida gastrica da parte di alcol, istamina o caffeina è ridotta ma non rimossa dall’atropina. Gli antimuscarinici possono ridurre la concentrazione di mucina e di enzimi nelle secrezioni gastrointestinali. L’atropina e altri antimuscarinici hanno un effetto diretto ridotto sulle secrezioni pancreatica, biliare o intestinale poiché queste secrezioni sono controllate essenzialmente da meccanismi ormonali e non vagali. La somministrazione di dosi terapeutiche di antimuscarinici produce effetti inibitori prolungati sulla motilità di esofago, stomaco, duodeno, digiuno, ileo e colon. Questi effetti sono caratterizzati da una riduzione del tono e dell’ampiezza e frequenza delle contrazioni peristaltiche. Gli antimuscarinici prolungano il tempo del transito gastrointestinale e possono eventualmente alterare l’assorbimento di altri farmaci.

L’aumento del tono e motilità gastrointestinale derivante dall’ipoglicemia indotta da insulina, da stimolazione emotiva o somministrazione di morfina e farmaci parasimpaticomimetici, è generalmente inibita rapidamente dagli antimuscarinici. Tuttavia, in alcuni casi, l’aumento del tono e motilità gastrointestinale sono resistenti all’inibizione antimuscarinica (ad es. stimolazione gastrointestinale diretta dovuta all’azione di vasopressina o istamina). Gli antimuscarinici rilassano lo sfintere inferiore dell’esofago, con conseguente riduzione della pressione dello sfintere. Gli antimuscarinici svolgono un’azione antispasmodica sulla cistifellea e i dotti biliari, che è generalmente insufficiente per un effetto terapeutico.

Per ridurre la secrezione acida gastrica sono generalmente necessarie dosi relativamente alte di antimuscarinici (ad es. più di 1 mg di atropina EV). Queste dosi generalmente riducono la secrezione acida gastrica basale o notturna di circa il 50%, riducono la secrezione acida gastrica stimolata dall’istamina o dalla pentagastrina di circa il 40% e riducono la secrezione acida gastrica stimolata dall’assunzione di cibo di circa il 30%. La somministrazione di queste dosi relativamente alte di antimuscarinici possono eliminare la secrezione acida gastrica nelle persone sane. Tuttavia questa azione è meno pronunciata nelle persone con ulcere peptiche.

Sebbene il meccanismo d’azione non sia noto, è stato suggerito che gli antimuscarinici, quando ritardano il transito gastrointestinale, possono anche ritardare il rilascio di secretina, ritardando l’ingresso dello stimolo acido nel duodeno. Questa azione può ridurre indirettamente il volume e l’attività delle secrezioni pancreatiche. L’atropina riduce la secrezione di amilasi in alcuni pazienti la cui secrezione pancreatica è stimolata dalla secretina, secretina e insulina o secretina e pancreozimina, e in alcuni pazienti con pancreatite acuta. Tuttavia, vi è una scarsa evidenza che gli antimuscarinici migliorino la prognosi della pancreatite acuta. Gli effetti antisecretori degli antimuscarinici apparentemente non persistono per periodi prolungati (generalmente meno di 48 ore) dopo aver completato il trattamento.

Azione sul sistema genitourinario L’atropina e altri antimuscarinici riducono il tono e l’ampiezza delle contrazioni degli ureteri e della vescica. Tuttavia, l’innervazione colinergica non è completamente bloccata da questi farmaci. La muscolatura liscia della vescica sembra essere meno sensibile agli effetti antimuscarinici di questi farmaci rispetto a qualsiasi altro muscolo liscio (ad es. del tratto gastrointestinale). Nei pazienti con uropatia ostruttiva, l’antimuscarinico può provocare ritenzione urinaria. L’antimuscarinico esibisce effetti più pronunciati sulle vesciche neurogene. Nei pazienti che presentano un riflesso o una vescica neurogena non inibita, la quantità e la frequenza delle contrazioni non inibite sono ridotte e la capacità della vescica è aumentata dall’atropina (1– 4 mg di atropina somministrata per via orale o 1,2 mg somministrata per via EV). Pertanto, l’incontinenza e le contrazioni non inibite sono ridotte e il volume di urina residua e la frequenza di urinazione tornano alla normalità in questi pazienti. Gli antimuscarinici non sono efficaci nell’inibizione non neurogena o nella enuresi funzionale. La somministrazione di atropina (0,5 mg per via IM) in soggetti sani non ha alcun effetto sulla capacità della vescica, urine o pressione uretrale. La somministrazione di 1,2 mg di atropina per via EV porta alla dilatazione delle pelvi, calici e uretre, ed è stata utilizzata per migliorare le immagini del tratto urinario negli studi urografici sull’escrezione. L’atropina non sembra svolgere un effetto farmacologico sull’utero.

Azione sulle ghiandole Gli antimuscarinici riducono il volume della perspirazione poiché inibiscono la secrezione delle ghiandole sudoripare. Quando somministrati a dosi tossiche, gli antimuscarinici possono ridurre la sudorazione nel tentativo di aumentare la temperatura corporea.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

Assorbimento L’atropina viene rapidamente assorbita nel tratto gastrointestinale. Viene anche assorbita dalle membrane mucose, dall’occhio e, in una certa misura, dalla cute intatta.

Distribuzione Viene rapidamente distribuita nell’organismo. Attraversa la barriera emato–encefalica. Viene parzialmente metabolizzata nel fegato, si lega moderatamente alle proteine plasmatiche e viene escreta nelle urine, intatta e metabolizzata. Ha un’emivita di circa 4 ore. L’atropina attraversa la placenta, ed è presente in tracce nel latte materno. In seguito a somministrazione intramuscolare, l’atropina è rapidamente assorbita, raggiungendo concentrazioni massime dopo 15–50 minuti ed effetti muscarinici massimi entro 30–45 minuti.

Eliminazione Circa il 30–50% della dose di atropina somministrata per via IM viene escreta nelle urine senza trasformazione; anche atropina, acido tropico e altri metaboliti sono escreti nelle urine. Piccole quantità (fino al 3% della dose totale somministrata) di atropina possono essere escrete come anidride carbonica nell’aria espirata. In apparenza, l’atropina non può essere rimossa mediante emodialisi.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

Negli studi preclinici sono stati osservati effetti soltanto a esposizioni considerate sufficientemente superiori alla massima esposizione nell’uomo, il che indica una scarsa rilevanza clinica. L’atropina solfato ha ridotto la fertilità di ratti maschi, presumibilmente in conseguenza dell’effetto inibitorio sul trasporto di sperma e seme durante l’eiaculazione. I risultati dei test di mutagenicità eseguiti nei batteri sono stati negativi o non conclusivi.

06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

Sodio cloruro Acido solforico Acqua per soluzioni iniettabili.

06.2 Incompatibilità

Atropina solfato è compatibile con butorfanolo tartrato e buprenorfina cloridrato.

Non è compatibile con bromuri, ioduri, basi (ad es. sodio bicarbonato, barbiturici), norepinefrina bitartrato e metaraminolo bitartrato.

06.3 Periodo di validità

3 anni. Dopo la prima apertura: il medicinale deve essere usato immediatamente. Se non usato immediatamente, i tempi e le condizioni di conservazione durante l’uso sono responsabilità dell’utilizzatore.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

Conservare a temperatura inferiore a 30°C. Tenere le fiale nella confezione esterna per proteggere il medicinale dalla luce. Per le condizioni di conservazione dopo la prima apertura del medicinale, vedere Paragrafo 6.3.

06.5 Natura e contenuto della confezione

Atropina solfato Noridem 1 mg/mL soluzione iniettabile è fornita in fiale di vetro di tipo I da 2 mL trasparenti, incolore.

Le fiale sono confezionate in scatole da 5, 10, 20, 50 o 100.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

Esclusivamente monouso. Gettare via il contenuto non utilizzato.

La soluzione deve essere limpida e incolore.

Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Noridem Enterprises Limited Evagorou & Makariou Mitsi Building 3, Office 115 1065 Nicosia, Cipro

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

051409011 – “1 mg/mL Soluzione Iniettabile” 5 Fiale In Vetro Da 1 mL 051409023 – “1 mg/mL Soluzione Iniettabile” 10 Fiale In Vetro Da 1 mL 051409035 – “1 mg/mL Soluzione Iniettabile” 20 Fiale In Vetro Da 1 mL 051409047 – “1 mg/mL Soluzione Iniettabile” 50 Fiale In Vetro Da 1 mL 051409050 – “1 mg/mL Soluzione Iniettabile” 100 Fiale In Vetro Da 1 mL

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

Data della prima autorizzazione:

10.0 Data di revisione del testo