Rubraca: a cosa serve, come si prende, effetti collaterali

Riassunto generato con AI dalle schede tecniche AIFA e dai bugiardini di Rubraca: a cosa serve, come si usa, controindicazioni, interazioni, gravidanza, effetti indesiderati.

Riassunto generato con AI, aggiornato il 21/10/2026.

Fonti usate dall'AI: 1 scheda tecnica AIFA, 1 bugiardino, 1 pagina indicazioni, 1 pagina effetti collaterali, 1 pagina sicurezza e azione, 1 riassunto EPAR EMA scorri →

  1. 1 Scheda tecnica AIFARubraca – Rucaparib
  2. 2 BugiardinoRubraca
  3. 3 IndicazioniRubraca
  4. 4 Effetti collateraliRubraca
  5. 5 Sicurezza e azioneRubraca
  6. 6 Riassunto EPAR EMARubraca (rucaparib)

Il testo è generato solo da questi 6 documenti; i numeri tra parentesi quadre rimandano alla fonte. Nient'altro è stato usato.

Rubraca è un farmaco a base di rucaparib, disponibile in compresse rivestite con film da 200 mg, 250 mg e 300 mg. È usato come monoterapia di mantenimento nelle pazienti adulte con carcinoma ovarico epiteliale, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, avanzato o recidivato platino-sensibile, dopo risposta alla chemioterapia a base di platino.[1, 2]

Prima di usarlo bisogna sapere che il trattamento deve essere avviato e seguito da un medico esperto in antitumorali, che la dose standard negli adulti è di 600 mg due volte al giorno e che l’allattamento al seno è controindicato.[1, 2]

Rubraca richiede attenzione anche per possibili effetti sul sangue, per la fotosensibilità e per alcune interazioni farmacologiche: il medico può chiedere controlli ematici regolari e, in caso di tossicità, la dose può essere ridotta o sospesa.[1, 2]

Indice (8 sezioni)
  1. 1A cosa serve
  2. 2Formulazioni e come si usa
  3. 3Controindicazioni e avvertenze
  4. 4Interazioni
  5. 5Gravidanza e allattamento
  6. 6Effetti indesiderati
  7. 7Studi principali
  8. 8Domande frequenti

A cosa serve

Secondo la scheda tecnica AIFA, Rubraca è indicato come monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con carcinoma ovarico epiteliale, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, avanzato di stadio III o IV FIGO e ad alto grado, in risposta completa o parziale dopo chemioterapia di prima linea a base di platino.[1]

È indicato anche come monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico epiteliale ad alto grado, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, in risposta completa o parziale dopo chemioterapia a base di platino.[1]

Nella sintesi EPAR EMA è riportato anche l’impiego nel mantenimento dopo la risposta alla chemioterapia a base di platino nelle pazienti con nuova diagnosi di malattia avanzata e in quelle con malattia recidivante eliminata parzialmente o completamente.[6]

La fonte “Indicazioni” riporta inoltre un uso nel carcinoma ovarico recidivato o in progressione con mutazione BRCA dopo due o più linee di chemioterapia a base di platino, ma questa indicazione non compare nella scheda tecnica AIFA fornita e va quindi considerata superata rispetto alla scheda tecnica.[1, 3, 6]

Formulazioni e come si usa

Rubraca è disponibile in compresse rivestite con film da 200 mg, 250 mg e 300 mg, contenenti rucaparib camsilato corrispondente rispettivamente a 200 mg, 250 mg e 300 mg di rucaparib.[1]

Il dosaggio raccomandato negli adulti è di 600 mg due volte al giorno, per una dose giornaliera totale di 1.200 mg.[1]

Le pazienti dovrebbero iniziare il trattamento non oltre 8 settimane dopo il completamento dell’ultima dose del regime chemioterapico contenente platino.[1, 6]

La durata del trattamento, nel mantenimento di prima linea del carcinoma ovarico avanzato, può proseguire fino a progressione della malattia, tossicità inaccettabile o completamento di 2 anni di trattamento.[1] Nel mantenimento della recidiva platino-sensibile, il trattamento può continuare fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile.[1]

Se si vomita dopo l’assunzione, non bisogna prendere un’altra dose, ma attendere la dose programmata successiva.[1, 3] Se una dose viene dimenticata, si riprende con la dose successiva programmata.[1, 3]

Riduzioni di dose previste in scheda tecnica

Livello di dose Schema
Dose iniziale 600 mg due volte al giorno
Prima riduzione 500 mg due volte al giorno
Seconda riduzione 400 mg due volte al giorno

| Terza riduzione | 300 mg due volte al giorno |[1]

La scheda tecnica prevede riduzioni o interruzioni per reazioni avverse ematologiche e per altre tossicità non ematologiche di grado moderato-severo, se non controllate con la terapia di supporto.[1]

Controindicazioni e avvertenze

Rubraca è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o ad unque degli eccipienti e durante l’allattamento al seno.[1]

Durante il trattamento possono comparire mielosoppressione, cioè anemia, neutropenia e trombocitopenia, in genere osservata per la prima volta dopo 8-10 settimane.[1] Prima di iniziare il trattamento è raccomandato un emocromo completo e poi un controllo mensile; se le tossicità ematologiche persistono, la scheda tecnica prevede monitoraggio più ravvicinato e, se necessario, invio all’ematologo.[1]

Sono stati segnalati casi di sindrome mielodisplastica e leucemia mieloide acuta, anche fatali; se si sospettano, la paziente deve essere inviata a uno specialista e, se la diagnosi è confermata, Rubraca deve essere interrotto.[1, 2, 4]

È stata osservata fotosensibilità: durante il trattamento si consiglia di evitare la luce solare diretta e di usare abbigliamento protettivo e protezione solare con FPS pari o superiore a 50.[1, 2, 4]

Rubraca può dare nausea e vomito, spesso di grado lieve o moderato; la scheda tecnica segnala che possono essere gestiti con trattamento sintomatico, compresi antiemetici, e, se necessario, con modifica della dose.[1]

Il medicinale altera lievemente la capacità di guidare veicoli e usare macchinari; occorre particolare cautela se compaiono affaticamento, nausea o capogiri.[1]

Interazioni

La scheda tecnica raccomanda cautela con forti inibitori o induttori del CYP3A4, e con i forti inibitori della P-gp.[1]

Rucaparib può a sua volta influenzare altri medicinali: è descritto come moderato inibitore di CYP1A2 e lieve inibitore di CYP2C9, CYP2C19, CYP3A, oltre a inibire marginalmente P-gp e BCRP a livello intestinale.[1]

Il foglietto illustrativo segnala come possibili esempi di medicinali da riferire al medico anticoagulanti come warfarin, anticonvulsivanti come fenitoina, rosuvastatina, omeprazolo, ciclosporina, sirolimus, tacrolimus, alcuni farmaci per emicrania e altri medicinali specifici.[2]

Gravidanza e allattamento

Le donne in età fertile devono evitare il concepimento durante l’assunzione di rucaparib e usare un metodo contraccettivo efficace durante il trattamento e per 6 mesi dopo l’ultima dose.[1]

In gravidanza Rubraca non deve essere usato, a meno che le condizioni cliniche della donna non richiedano il trattamento; prima di iniziare il farmaco si raccomanda un test di gravidanza nelle donne potenzialmente fertili.[1]

L’allattamento al seno è controindicato durante il trattamento e per 2 settimane dopo l’ultima dose.[1, 2, 6]

Effetti indesiderati

Le reazioni avverse più frequenti riportate nella scheda tecnica AIFA sono nausea, affaticamento o astenia, vomito, anemia, dolore addominale, disgeusia, aumento di ALT e AST, riduzione dell’appetito, diarrea, neutropenia e trombocitopenia.[1]

Le reazioni avverse di grado 3 o superiore più spesso osservate sono anemia, aumento dell’ALT, neutropenia, affaticamento o astenia e trombocitopenia.[1] Le reazioni che più spesso hanno richiesto riduzione o interruzione della dose sono anemia, affaticamento o astenia, nausea, trombocitopenia, neutropenia e aumento di AST/ALT.[1]

Nel foglietto illustrativo è riportato che nei pazienti pediatrici e adolescenti sotto i 18 anni il medicinale non dovrebbe essere usato perché non è stato studiato in questa fascia d’età.[2]

Studi principali

Nell’EPAR EMA, uno studio principale su 564 pazienti con carcinoma ovarico recidivante ha confrontato rucaparib con placebo: le pazienti trattate con Rubraca sono vissute per 11 mesi senza recidiva o peggioramento, rispetto ai 5 mesi del placebo.[6]

Un secondo studio su 538 pazienti con carcinoma ovarico avanzato di nuova diagnosi ha mostrato una sopravvivenza libera da progressione di 20 mesi con Rubraca rispetto a 9 mesi con placebo.[6]

L’EMA ha concluso che Rubraca ritarda il peggioramento o la recidiva della malattia nelle pazienti che hanno risposto alla chemioterapia a base di platino, e che i benefici superano i rischi.[6]

Domande frequenti

Rubraca si prende con altri farmaci antitumorali? No, la scheda tecnica lo indica come monoterapia.[1]

Quanto dura il trattamento? Può continuare fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile; nel mantenimento di prima linea non oltre 2 anni.[1]

Serve un controllo del sangue? Sì, è raccomandato un emocromo prima di iniziare e poi ogni mese durante il trattamento.[1, 2]

Si può allattare durante la terapia? No, l’allattamento al seno è controindicato durante il trattamento e per 2 settimane dopo l’ultima dose.[1, 2, 6]

Riassunto generato con intelligenza artificiale esclusivamente dalle fonti elencate in alto; in caso di differenze prevale la scheda tecnica AIFA. Può contenere imprecisioni e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per dosi e controindicazioni fa fede il foglietto illustrativo della confezione. Scheda tecnica completa: Rubraca – Rucaparib: Scheda Tecnica e Prescrivibilità. Avvertenze.