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Iquor 10/75 mg: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Iquor 10/75 mg

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Iquor 10/75 mg: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Iquor 10/75 mg: la confezione

01.0 Denominazione del medicinale

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iQUOR 10 mg /75mg

capsule, rigide

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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Ogni capsula rigida contiene 10 mg di bisoprololo fumarato e 75 mg di acido acetilsalicilico.

Per un elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1

03.0 Forma farmaceutica

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Capsula rigida

Capsula bianca con stampato 10/75, dimensione 1

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Trattamento dell’ipertensione nei pazienti precedentemente stabilizzati con i componenti somministrati singolarmente.

Trattamento dell’angina pectoris nei pazienti precedentemente stabilizzati con i componenti somministrati singolarmente.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Posologia

Capsule per uso orale. Una capsula al giorno

Popolazioni speciali

Anziani: Non è richiesto normalmente un aggiustamento del dosaggio; tuttavia, in alcuni pazienti, 5 mg di bisoprololo al giorno può essere il dosaggio adeguato.

Danno renale o epatico:

a causa della componente acido acetilsalicilico, iQUOR è controindicato nei pazienti affetti da insufficienza epatica o renale grave (vedere paragrafo 4.3). Deve essere somministrato con cautela nei pazienti affetti da insufficienza epatica o renale lieve o moderata (vedere paragrafì 4.4 e 5.2).

Popolazione pediatrica: la sicurezza e l’efficacia del bisoprololo nei bambini e negli adolescenti non è stata stabilita, dunque, le capsule di bisoprololo e acido acetilsalicilico non devono essere usate in bambini e adolescenti

Durata della terapia:

Il trattamento con bisoprololo è generalmente una terapia a lungo termine.

Il trattamento con bisoprololo non deve essere interrotto improvvisamente in quanto potrebbe causare un peggioramento transitorio delle condizioni. Il trattamento non deve essere interrotto improvvisamente soprattutto nei pazienti affetti da cardiopatia ischemica. Si raccomanda di ridurre la dose gradualmente.

04.3 Controindicazioni

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Questo medicinale è controindicato nei pazienti con:

Ipersensibilità al bisoprololo

Ipersensibilità ai composti dell’acido salicilico o agli inibitori della sintesi delle prostanglandine (es. alcuni pazienti asmatici possono avere attacco d’asma o svenire)

Ipersensibilità ad uno qualsiasi degli eccipienti

Insufficienza cardiaca acuta o durante episodi di insufficienza cardiaca scompensata che richiedono terapia inotropica via endovena

Shock cardiogeno

Blocco seno-atriale

Sindrome del seno malato

Blocco atrio-ventricolare di II e III grado, (senza pacemaker)

Bradicardia sintomatica

Ipotensione sintomatica

Grave asma bronchiale o grave malattia polmonare ostruttiva cronica

Forme severe di occlusione arteriosa periferica e sindrome di Raynaud

Feocromocitoma non trattato (vedere paragrafo 4.4)

Acidosi metabolica

Sintomi gastrici o pazienti che hanno sofferto di mal di stomaco in seguito ad un precedente utilizzo di questo medicinale

Storia di accidente cerebrovascolare emorragico

Ulcera peptica acuta e/o emorragia gastrica/intestinale (vedere paragrafo 4.4)

Insufficienza epatica o renale grave

Diatesi emorragica o disturbi della coagulazione come emofilia ed ipoprotrombinemia

Carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6Pd)

Metotressato usato a dosi >15 mg/ settimana

Allergie alla soia o alle arachidi

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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ololo

Il bisoprololo deve essere usato con cautela nei seguenti casi:

diabete mellito con ampie fluttuazioni dei valori glicemici; i sintomi dell’ipoglicemia (es.tachicardia, palpitazioni o sudorazione) potrebbero essere mascherati

rigoroso digiuno

terapia di desensibilizzazione in corso: come con altri beta-bloccanti, il bisoprololo può aumentare sia la sensibilità verso gli allergeni che la gravità delle reazioni anafilattiche; il trattamento con epinefrina può non sempre dare l’effetto terapeutico atteso

blocco atrioventricolare di primo grado

angina di Prinzmetal

patologia occlusiva delle arterie perifiche; si può verificare un aggravamento dei sintomi, soprattutto all’inizio della terapia.

Il bisoprololo deve essere usato con cautela nei pazienti affetti da ipertensione o angina pectoris accompagnati da insufficienza cardiaca.

I pazienti affetti da psoriasi o con una storia di psoriasi devono assumere beta- bloccanti (come il bisoprololo) solo dopo un’attenta valutazione del rapporto rischi/benefici.

Il trattamento con bisoprololo può mascherare i sintomi di tireotossicosi.

Nei pazienti con feocromocitoma il bisoprololo non deve essere somministrato fino al blocco degli alfa-recettori.

Nei pazienti che si devono sottoporre ad anestesia generale il blocco dei recettori beta riduce l’incidenza di aritmie e ischemia miocardica durante l’induzione e l’intubazione e nel periodo post-operatorio. Attualmente è raccomandato il mantenimento della terapia con beta-bloccanti in fase peri- operatoria. L’anestesista deve essere informato del fatto che il paziente è in terapia con beta-bloccanti a causa di una potenziale interazione con altri farmaci che possono dar luogo a bradi-aritmie, attenuazione della tachicardia riflessa e ridotta capacità riflessa di compensare perdita di sangue. Se si ritiene necessario interrompere la terapia con il beta-bloccante prima dell’intervento chirurgico, ciò deve essere fatto gradualmente e completato circa 48 ore prima dell’anestesia.

Nell’asma bronchiale o in altre pneumopatie croniche ostruttive che possono causare sintomi si raccomanda una terapia bronco-dilatatoria concomitante. Occasionalmente nei pazienti asmatici si può verificare un aumento della resistenza delle vie aeree, dunque potrebbe essere necessario aumentare la dose di beta2-stimolanti.

L’associazione di bisoprololo con calcio-antagonisti tipo verapamil o diltiazem o con farmaci ipertensivi che agiscono a livello centrale non è generalmente raccomandata, per i dettagli, vedere paragrafo 4.5.

Atleti: Gli atleti dovrebbero tenere presente che questo prodotto contiene un principio attivo che può causare una reazione positiva nei test anti-doping.

Acido acetilsalicilico

Il trattamento concomitante con anticoagulanti (derivati dalla cumarina, eparina) non è raccomandato e in genere deve essere evitato. Quando non sia possibile evitare il trattamento concomitante, si deve attuare un monitoraggio frequente dell’indice di normalizzazione internazionale (INR) e si deve avvertire il paziente di fare attenzione alla comparsa di segni di sanguinamento, soprattutto nel tratto gastrointestinale.

E’ necessario uno stretto monitoraggio medico anche per i pazienti affetti da asma bronchiale, rinite allergica (l’acido acetilsalicilico può causare orticaria grave, angioedema o broncospasmo).

I pazienti con storia di ulcera peptica e/o emorragie gastrointestinali devono evitare di assumere acido acetilsalicilico (in quanto può causare irritazione e sanguinamento della mucosa gastrica). Se i segni e sintomi di sanguinamento continuano a causa del componente acido acetilsalicilico il medico potrebbe ordinare l’interruzione del trattamento con questo prodotto.

Si deve esercitare cautela nei pazienti affetti da insufficienza epatica (in quanto l’acido acetilsalicilico viene metabolizzato principalmente attraverso il fegato- vedere paragrafo 5.2 ) e nei pazienti affetti da insufficienza renale.

La somministrazione di questo principio attivo in concomitanza con agenti uricosurici come il benzbromarone, il probenecid, il sulfinpirazone non è raccomandata (vedere paragrafo 4.5)

L’acido acetilsalicilico deve essere usato con cautela nei casi di sanguinamento mestruale molto abbondante.

E’ preferibile interrompere l’uso di acido acetilsalicilico prima di un intervento chirurgico (compresa l’estrazione dentale) a causa del rischio di un tempo di sanguinamento prolungato o di un aggravamento del sanguinamento. La durata dell’interruzione del trattamento deve essere determinata caso per caso, ma in genere sarà di una settimana.

Questo medicinale contiene lecitina di soia ed è controindicato nei pazienti con allergia alla soia o alle arachidi.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Non sono stati effettuati studi di interazione.

Bisoprololo

Associazioni non raccomandate

Calcio-antagonisti tipo verapamil e, in misura inferiore, tipo diltiazem: effetto negativo sulla contrattilità e conduzione atrioventricolare. La somministrazione endovenosa di verapamil in pazienti in trattamento con beta- bloccanti può condurre a grave ipotensione e blocco atrioventricolare.

Farmaci antiipertensivi che agiscono a livello centrale (es. clonidina metildopa, mossonidina, rilmenidina): l’uso concomitante di farmaci antiipertensivi che agiscono a livello centrale può ridurre ulteriormente il tono simpatico centrale e quindi causare una riduzione della frequenza cardiaca e della gittata cardiaca, nonché vasodilatazione. L’improvvisa interruzione, soprattutto se precedente all’interruzione della somministrazione di beta- bloccanti, può aumentare il rischio di ipertensione di rimbalzo.

Associazioni da usare con cautela

Farmaci antiaritmici di classe I (es. chinidina, disopiramide; lidocaina, fenitoina; flecainide, propafenone): l’effetto sul tempo di conduzione atrioventricolare può essere potenziato e l’effetto inotropo negativo aumentato.

Calcio-antagonisti del tipo diidropiridina, quali felodipina e amplodipina: l’uso concomitante può aumentare il rischio di ipotensione e non si può escludere un aumento del rischio di ulteriore deterioramento della funzione della pompa ventricolare nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca.

Farmaci antiaritmici di classe III (es. amiodarone): l’effetto sul tempo di conduzione atrioventricolare può essere potenziato.

Farmaci parasimpatomimetici: l’uso concomitante può aumentare il tempo di conduzione atrioventricolare e il rischio di bradicardia.

I beta-bloccanti topici (es. collirio per il trattamento del glaucoma) possono avere un effetto additivo sugli effetti sistemici del bisoprololo.

Insulina e farmaci antidiabetici orali: Aumento dell’effetto ipoglicemico. Il blocco dei beta-adrenorecettori può mascherare i sintomi dell’ipoglicemia.

Agenti anestetici: attenuazione della tachicardia riflessa e aumento del rischio di ipotensione (per ulteriori informazioni sull’anestesia generale, vedere anche paragrafo 4.4).

Glicosidi digitalis: riduzione della frequenza cardiaca, aumento del tempo di conduzione atrioventricolare.

Farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS): i FANS possono ridurre l’effetto ipotensivo del bisoprololo.

Agenti beta-simpatomimetici (es. isoprenalina, dobutamina): L’associazione con il bisoprololo può ridurre l’effetto di entrambi gli agenti.

Simpatomimetici che attivano sia i beta- che gli alfa-adrenocettori (es. noradrenalina, adrenalina): l’associazione con il bisoprololo può smascherare gli effetti vasocostrittori di questi agenti mediati dagli alfa-adrenocettori provocando un aumento della pressione sanguigna e ad un’esacerbazione della

claudicatio intermittens. Si ritiene che tali interazioni siano più probabili con i beta-bloccanti non selettivi.

L’uso concomitante di agenti antiipertensivi e di altri farmaci in grado di abbassare la pressione sanguigna (come gli antidepressivi triciclici, i barbiturici, le fenotiazine) può aumentare il rischio di ipotensione.

Associazioni da considerare

Meflochina: maggior rischio di bradicardia.

Inibitori della monoammino ossidasi (tranne gli inibitori MAO-B): aumento dell’effetto ipotensivo dei beta-bloccanti viene aumentato, ma c’è un rischio di crisi ipertensiva.

Rifampicina: leggera riduzione dell’emivita del bisoprololo probabilmente a causa dell’induzione degli enzimi epatici che metabolizzano il farmaco. Normalmente non è necessario aggiustare la dose.

Derivati dell’ergotamina: esacerbazione dei disturbi della circolazione periferica.

Acido acetilsalicilico

L’uso di vari inibitori dell’aggregazione piastrinica, come l’acido acetilsalicilico, i FANS, la ticlopidina, il clopidogrel, il tirofiban e l’eptifibatide, aumenta il rischio di sanguinamento, così come la loro associazione con l’eparina e i suoi derivati (irudina, fondaparinux), con gli anticoagulanti orali e con i trombolitici. I parametri clinici e biologici dell’emostasi devono essere regolarmente monitorati.

Associazioni controindicate

Metotressato (usato a dosi > 15 mg/settimana): l’associazione tra metotressato e acido acetilsalicilico aumenta la tossicità ematologica del metotressato a causa della riduzione della clearance renale del metotressato causata dall’acido acetilsalicilico. Dunque, l’uso concomitante di metotressato con questo medicinale è controindicato (vedere paragrafo 4.3).

Associazioni non raccomandate

Agenti uricosurici (benzbromarone, probenecid e sulfinpirazone): ridotta escrezione di acido urico dovuta a competizione con l’eliminazione dell’acido urico tubulare. Dunque, l’uso concomitante di questo medicinale con gli agenti uricosurici non è raccomandato (vedere paragrafo 4.4).

Associazioni che richiedono precauzioni per l’uso

Diuretici: rischio di insufficienza renale acuta dovuta alla ridotta filtrazione glomerulare attraverso la minore sintesi delle prostaglandine renali. Idratare il paziente e monitorare la funzione renale all’inizio del trattamento.

Corticosteroidi: la concomitante somministrazione di steroidi può aumentare il rischio di emorragia gastrointestinale o ulcerazione.

Metotressato usato a dosi inferiori a 15 mg/settimana: l’associazione tra metotressato e acido acetilsalicilico ha aumentato la tossicità ematologica del metotressato a causa della riduzione della clearance renale del metotressato causata dall’acido acetilsalicilico. Durante le prime settimane di trattamento con questa associazione è necessario effettuare un esame emocromocitometrico ogni settimana. In presenza di una funzione renale anche leggermente compromessa e nei pazienti anziani si raccomanda un monitoraggio più intenso.

Eparina a dosaggi terapeutici o nel paziente anziano: quando si somministra acido acetilsalicilico in associazione con eparina a dosaggi terapeutici o nei pazienti anziani vi è un maggior rischio di sanguinamento. In caso di somministrazione concomitante di entrambi i farmaci sarà necessario uno stretto monitoraggio dell’INR, dell’aPTT e/o del tempo di sanguinamento.

Associazioni da prendere in considerazione

Altri anticoagulanti (derivati delle cumarine, eparina a dosaggi preventivi), altri antiaggreganti piastrinici ed altri trombolitici: maggior rischio di sanguinamento.

FANS: maggior rischio di sanguinamento e di danneggiamento della mucosa gastrointestinale e prolungamento del tempo di sanguinamento.

Antiacidi: gli antiacidi possono aumentare l’escrezione renale dell’acido acetilsalicilico alcalinizzando l’urina.

Alcol: effetto additivo dei danni sulla mucosa gastrointestinale e prolungamento del tempo di sanguinamento.

04.6 Gravidanza e allattamento

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iQUOR in capsule non è raccomandato durante la gravidanza se non strettamente necessario

Gravidanza

Non ci sono dati sull’uso di iQUOR in capsule nelle donne in gravidanza.

Il bisoprololo ha effetti farmacologici che possono avere effetti nocivi sulla gravidanza e/o sul feto/neonato (vedere paragrafo 5.3). In genere, gli antagonisti del beta-adrenocettore riducono la perfusione placentare, cosa che è stata associata con ritardo della crescita, morte intrauterina, aborto o travaglio precoce. Si possono avere effetti avversi (es. ipoglicemia e bradicardia) nel feto e nel neonato. Quando il trattamento con gli antagonisti del beta-adrenocettore sia necessario, sono preferibili gli agenti adrenocettore bloccanti β1-selettivi.

Il bisoprololo non deve essere usato durante la gravidanza se non strettamente necessario. Se si ritiene che il trattamento con bisoprololo sia necessario si dovranno monitorare la circolazione utero-placentare e la crescita fetale. In

caso di effetti nocivi sulla gravidanza o sul feto, deve essere preso in considerazione un trattamento alternativo. Il neonato deve essere monitorato attentamente. I sintomi di ipoglicemia e bradicardia si manifestano generalmente entro i primi tre giorni.

Gli effetti dell’acido acetilsalicilico possono comprendere l’inibizione del travaglio, la chiusura prematura (intrauterina) del dotto arterioso, ipertensione polmonare del neonato e insufficienza tricuspidale, danno renale con possibile insufficienza renale e oligoidramnio e coagulazione del sangue.

Allattamento

Non è noto se il bisoprololo sia escreto nel latte umano. I salicilati e i loro metaboliti sono escreti nel latte umano in piccole quantità. Dunque, l’allattamento al seno non è raccomandato durante la somministrazione di questo medicinale.

Non ci sono dati sui possibili effetti di questo medicinale sulla fertilità maschile o femminile.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Non sono stati condotti studi relativi agli effetti sulla capacità di guidare o di usare macchinari. In uno studio condotto su pazienti affetti da coronaropatiail bisoprololo non compromette la capacità di guidare. Tuttavia, a causa delle variazioni individuali di reazione ai farmaci, può essere compromessa la capacità di guidare e di usare macchinari. Questo deve essere considerato in particolare all’inizio del trattamento, in caso di cambiamento della terapia ed in caso di assunzione contemporanea di alcolici.

04.8 Effetti indesiderati

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Tabella riassuntiva delle reazioni avverse

Le reazioni avverse sono classificate in base alla frequenza e alla classe sistemico-organica.

Alla terminologia usata per la frequenza si applicano le seguenti definizioni: Molto comune (≥1/10)

Comune ( ≥1/100, < 1/10)

Non comune ( ≥1/1.000, < 1/100) Raro ( ≥1/10.000,< 1/1.000)

Molto raro (< 1/10.000)

Non noto (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Bisoprololo

Dal bisoprololo risultano i seguenti dati:

Investigazioni:

Raro: aumento dei trigliceridi, aumento degli enzimi epatici (ALAT,ASAT)

Patologie cardiache:

Non comune: bradicardia,

peggioramento di una insufficienza cardiaca pregressa, disturbi della conduzione atrioventricolare.

Patologie dell’orecchio e del labirinto: Raro: disturbi dell’udito.

Patologie dell’occhio:

Raro: lacrimazione ridotta (da tenere in considerazione se il paziente usa lenti a contatto).

Molto raro: congiuntivite

.

Patologie gastrointestinali:

Comune: disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea, costipazione.

Patologie sistemiche: Comune: affaticamento*. Non comune: astenia.

Patologie epatobiliari: Raro: epatite.

Patologie del sistema nervoso: Comune: capogiro*, cefalea*. Raro, sincope.

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella: Raro: disturbi della potenza sessuale.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche:

Non comune: broncospasmo nei pazienti affetti da asma bronchiale o con una storia di patologia ostruttiva delle vie respiratorie.

Raro: rinite allergica.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:

Raro: reazioni di ipersensibilità ( come prurito, rossore, eruzioni cutanee). Molto raro: i beta-bloccanti possono causare o peggiorare la psoriasi o indurre eruzioni simili alla psoriasi, alopecia.

Patologie del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo: Non comune: debolezza muscolare, crampi

Patologie vascolari:

Comune: sensazione di freddo o intorpidimento delle estremità. Non comune: ipotensione

Disturbi psichiatrici:

Non comune: disturbi del sonno, depressione. Raro: incubi, allucinazioni.

*Questi sintomi si verificano soprattutto all’inizio della terapia. In genere sono di entità lieve e di solito scompaiono entro 1-2 settimane.

Acido acetilsalicilico

Gli effetti indesiderati spesso dipendono dalla dose e sono dovuti all’effetto farmacologico dell’acido acetilsalicilico (vedere paragrafo 5.1). La maggior parte degli effetti indesiderati di solito riguarda il tratto gastrointestinale. I pazienti con allergie note o asma corrono un maggior rischio di avere reazioni di ipersensibilità. È possibile che si sviluppi ipersensibilità incrociata con altri FANS.

Patologie del sistema emolinfopoietico:

Comune: prolungamento del tempo di sanguinamento. Questo effetto può persistere per vari giorni dopo l’interruzione del trattamento e può dar luogo a rischi emorragici in caso di intervento chirurgico o a flusso mestruale più abbondante.

Non comune: sanguinamento intracranico, sangue nell’urina.

Raro: sindrome emorragica (sangue dal naso, dalle gengive, nel vomito, nelle feci, ecc.).

Patologie endocrine: Molto raro: ipoglicemia.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione:

Molto raro: L’acido acetilsalicilico a bassi dosaggi può ridurre l’escrezione di acido urico (che può dare gotta acuta nei pazienti predisposti).

Patologie del sistema nervoso:

Raro: capogiro, cefalea, tinnito. Queste di solito sono le prime indicazioni di sovradosaggio (vedere paragrafo 4.9).

Disturbi gastrointestinali:

Molto comune: disturbi gastrici come iperacidità e nausea.

Comune: vomito, gastrite, perdita di sangue lieve o moderata dal tratto gastrointestinale, diarrea. Nelle terapie di lunga durata o in caso di uso ripetuto del medicinale la perdita di sangue può condurre ad anemia.

Non comune: emorragia gastrica, ulcere gastriche. Molto raro: perforazione gastrointestinale.

Patologie epatobiliari: Molto raro: danno epatico.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:

Molto raro: gravi reazioni cutanee (es. eritema essudativo polimorfo)

Patologie renali e urinarie:

Molto raro: insufficienza renale acuta, soprattutto nei pazienti con insufficienza renale, scompenso cardiaco, sindrome nefrotica pregresse o in caso di trattamento concomitante con diuretici.

Reazioni di ipersensibilità:

Non comune: orticaria, eruzione cutanea, angioedema, rinite, spasmi bronchiali. Molto raro: shock anafilattico, peggioramento dei sintomi delle allergie alimentari.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

04.9 Sovradosaggio

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Bisoprololo

I sintomi più comuni attesi in caso di sovradosaggio di beta-bloccante sono: bradicardia, ipotensione, broncospasmo, insufficienza cardiaca acuta e ipoglicemia. Ad oggi sono stati segnalati pochi casi di sovradosaggio con bisoprololo (dose massima: 2000 mg). Sono state osservate bradicardia e/o ipotensione. Tutti i pazienti sono guariti. C’è un’ampia variabilità individuale di sensibilità ad una singola dose elevata di bisoprololo e i pazienti con insufficienza cardiaca sono probabilmente molto sensibili.

In generale, in caso di sovradosaggio, il trattamento con bisoprololo deve essere interrotto e deve essere instaurata una terapia di supporto e sintomatica. Dati limitati suggeriscono che bisoprololo è difficilmente dializzabile. In base alle azioni farmacologiche attese ed alle raccomandazioni di altri beta- bloccanti, devono essere prese in considerazione le seguenti misure generali, quando giustificato clinicamente.

Bradicardia: somministrare atropina per endovena. Se la risposta è inadeguata, può essere somministrata con cautela isoprenalina o un altro farmaco con proprietà cronotrope positive. In alcune circostanze può essere necessario l’inserimento di un pace-maker transvenoso.

Ipotensione: devono essere somministrati liquidi e vasopressori per via endovenosa. Può essere utile la somministrazione di glucagone per via endovenosa.

Blocco atrioventricolare (II e III grado): i pazienti devono essere monitorati attentamente e trattati con isoprenalina per infusione o con inserimento di un pace-maker per via transvenosa.

Peggioramento acuto dell’insufficienza cardiaca: somministrare diuretici per via endovenosa, farmaci inotropi, vasodilatatori.

Broncospasmo: somministrare broncodilatatori come isoprenalina, farmaci β2 simpaticomimetici e/o aminofillina.

Ipoglicemia: somministrare glucosio per endovena.

Acido acetilsalicilico

Il sovradosaggio è improbabile a causa della bassa quantità di acido acetilsalicilico contenuta in questo medicinale. Tuttavia, si possono presentare con le modalità sotto descritte intossicazione nei bambini molto piccoli (sovradosaggio accidentale) o sovradosaggio terapeutico nell’anziano. Un’intossicazione di grado moderato si associa con i seguenti sintomi: capogiro, cefalea, tinnito, confusione e sintomi gastrointestinali (nausea, vomito e dolore gastrico).

In caso di intossicazione grave si possono sviluppare disturbi gravi dell’equilibrio acido-base. L’iperventilazione iniziale conduce ad alcalosi respiratoria. Successivamente si verifica acidosi respiratoria come conseguenza dell’effetto di depressione dei centri respiratori. Insorge anche acidosi metabolica a causa della presenza di salicilati. Poiché bambini e neonati vengono spesso visti solo ad uno stadio avanzato dell’intossicazione, di solito essi hanno già raggiunto lo stadio dell’acidosi. Possono insorgere anche: ipertermia e sudorazione che possono condurre a disidratazione, irrequietezza, convulsioni, allucinazioni ed ipoglicemia. La depressione del sistema nervoso può condurre a coma, collasso cardiovascolare e arresto respiratorio. La dose legale di acido acetilsalicilico è 25-30 grammi. Concentrazioni plasmatiche di salicilati superiori ai 300 mg/l (1,67 mmol/l) suggeriscono la presenza di intossicazione.

Se è stata ingerita una dose tossica è necessario il ricovero in ospedale. Con un grado di intossicazione moderato si può fare un tentativo di indurre il vomito; qualora questo fallisca si consiglia una lavanda gastrica. Poi si dovranno somministrare carboni attivi (adsorbenti) e solfato di sodio (lassativo). Durante il monitoraggio del pH dell’urina si consiglia l’alcalinizzazione dell’urina (250 mmol NaHCO3 per 3 ore). L’emodialisi è il trattamento preferito in caso di intossicazione grave. Trattare gli altri segni di intossicazione a livello sintomatico.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Gruppo farmacoterapeutico: agenti beta-bloccanti; bisoprololo in associazione; codice ATC: C07AB57

Il bisoprololo è un beta-bloccante altamente selettivo per i recettori β1. Il suo meccanismo d’azione nell’ipertensione non è chiaro, ma è noto che il bisoprololo riduce marcatamente l’attività della renina plasmatica. Nei pazienti affetti da angina, il blocco dei recettori β1 riduce l’azione cardiaca, riducendo così la richiesta di ossigeno. Dunque, il bisoprololo è efficace nell’eliminare o ridurre i sintomi.

L’acido acetilsalicilico inibisce l’attivazione piastrinica: bloccando la ciclossigenasi piastrinica mediante acetilazione, esso inibisce la sintesi del

trombossano A2, una sostanza fisiologica attivante rilasciata dalle piastrine che potrebbe giocare un ruolo nelle complicanze delle lesioni ateromasiche.

Dosi ripetute da 20 a 325 mg comportano un’inibizione dell’attività enzimatica dal 30 al 95%.

A causa della natura irreversibile del legame, l’effetto persiste per tutta la durata della vita di un trombocita (7-10 giorni). L’effetto inibente non si esaurisce durante i trattamenti di lunga durata e l’attività enzimatica ricomincia gradualmente al rinnovo delle piastrine da 24 a 48 ore dopo l’interruzione del trattamento.

L’acido acetilsalicilico allunga il tempo di sanguinamento in media nella misura del 50-100% circa, ma possono osservarsi variazioni individuali.

L’Agenzia Europea del Farmaco ha derogato all’obbligo di sottomettere i risultati degli studi con iQUOR in tutto il sottoinsime della popolazione pediatrica nell’ipertensione essenziale (primaria), nell’ipertensione secondaria, nell’angina pectoris. Vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Bisoprololo

Il bisoprololo viene assorbito e mostra una disponibilità biologica pari al 90% circa in seguito a somministrazione per via orale. Il legame del bisoprololo alle proteine plasmatiche è del 30% circa. Il volume di distribuzione è di 3,5 l/kg. La clearance totale è di circa 15 l/h. L’emivita plasmatica di 10-12 ore produce un effetto che persiste 24 ore dopo una singola somministrazione giornaliera.

Il bisoprololo è eliminato dal corpo attraverso due vie. Il 50% viene metabolizzato dal fegato in metaboliti inattivi che vengono poi escreti dai reni. Il restante 50% è escreto dai reni in forma non metabolizzata. Poiché l’eliminazione ha luogo in egual misura nei reni e nel fegato, non è necessario aggiustare la dose nei pazienti con ridotta funzionalità epatica o insufficienza renale. La farmacocinetica nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica stabile e con una ridotta funzionalità epatica o renale non è stata studiata.

La cinetica del bisoprololo è lineare e indipendente dall’età.

Nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica (NYHA classe III) i livelli plasmatici del bisoprololo sono maggiori e l’emivita è prolungata rispetto ai volontari sani. La concentrazione plasmatica massima allo stato stazionario è di 64±21 ng/ml con una somministrazione giornaliera di 10 mg e l’emivita è di 17±5 ore.

Acido acetilsalicilico

Assorbimento

La concentrazione plasmatica massima (Cmax) viene raggiunta dopo circa 50 minuti (tmax). Il principale sito di assorbimento è l’intestino tenue prossimale. Una quota significativa della dose, tuttavia, viene già idrolizzata in acido salicilico nella parete intestinale durante il processo di assorbimento.

Il grado di idrolisi dipende dal tasso di assorbimento.

L’ingestione contemporanea di cibo ritarda l’assorbimento dell’acido acetilsalicilico (basse concentrazioni plasmatiche), ma non lo riduce.

Distribuzione

Il volume di distribuzione dell’acido acetilsalicilico è di circa 0,16 l/kg di peso corporeo. L’acido salicilico, che è il primo prodotto di conversione dell’acido acetilsalicilico, si lega alle proteine plasmatiche, principalmente l’albumina, per oltre il 90%. L’acido salicilico si diffonde lentamente nel liquido sinoviale, attraversa la placenta e passa nel latte materno.

Biotrasformazione

L’acetilsalicilato viene principalmente convertito in acido salicilico tramite idrolisi.

L’emivita dell’acido acetilsalicilico è breve: circa 15-20 minuti.

L’acido salicilico viene successivamente convertito in coniugati della glicina e dell’acido glucuronico e tracce di acido gentisico. A dosi terapeutiche più alte, la capacità di conversione dell’acido salicilico è viene superata e la farmacocinetica diventa non lineare.

Ciò risulta nel prolungamento dell’apparente emivita di eliminazione dell’acido salicilico da qualche ora ad un periodo di circa ventiquattro ore.

Eliminazione

L’eliminazione avviene principalmente attraverso i reni. il riassorbimento tubulare dell’acido acetilsalicilico dipende dal pH: Attraverso l’alcalinizzazione dell’urina, la quota di acido acetilsalicilico che resta inalterata nell’urina può aumentare dal 10% circa all’80% circa.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Bisoprololo

I dati preclinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di sicurezza farmacologica, tossicità a dosi ripetute, genotossicità o potenziale cancerogeno. Come altri beta-bloccanti, il bisoprololo ha mostrato di causare tossicità materna (ridotta assunzione di cibo e riduzione del peso corporeo) ed embrio-fetale (maggior incidenza di riassorbimenti, minor peso del bambino alla nascita, sviluppo fisico ritardato) a dosi alte, ma non di essere teratogeno.

Acido acetilsalicilico

In studi sul ratto si sono osservati effetti teratogeni e fetotossicità con l’acido acetilsalicilico a dosi maternotossiche. La rilevanza clinica non è nota perché le dosi usate negli studi preclinici sono state molto più alte (almeno 7 volte tanto) delle dosi massime raccomandate nelle indicazioni cardiovascolari di interesse.

Non sono stati osservati effetti cancerogeni negli studi sul ratto e sul topo.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Compressa di aspirina: Amido di mais

Cellulosa, microcristallina Acido stearico

Pellicola di rivestimento: Alcol polivinilico idrolizzato Titanio diossido(E171) Talco

Lecitina (di soia) (E322) Gomma di xantano

Polvere di bisoprololo: Cellulosa, microcristallina Magnesio stearato

Capsula: Gelatina

Titanio diossido (E171)

Inchiostro contenente:

Shellac, ossido di ferro nero (E172), glicole propilenico, idrossido di ammonio.

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente.

06.3 Periodo di validità

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4 anni

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Non conservare a temperatura superiore ai 25oC.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Blister in policlorotrifluoroetilene/PVC con lamina di alluminio/PVC. Formati confezioni: da 14, 28, 30 e 90 capsule.

E’ possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Titolare AIC:

Bruno Farmaceutici S.p.A.

Via delle Ande, 15 – 00144 Roma (RM)

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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040826048 “10mg /75mg” 14 capsule in blister ACLAR/PVC/AL/PVC 040826051 “10mg /75mg” 28 capsule in blister ACLAR/PVC/AL/PVC 040826063 “10mg /75mg” 30 capsule in blister ACLAR/PVC/AL/PVC 040826149 “10mg /75mg” 90 capsule in blister ACLAR/PVC/AL/PVC

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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Marzo 2012

10.0 Data di revisione del testo

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21/11/2014

FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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    Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22/7/1982, con voti 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Aspetti clinici e di laboratorio di un nuovo enteropatogeno: il Clostridium difficile“. Abilitato all’ esercizio della professione medica nell’ ottobre 1982 Iscritto all’ Albo dei Medici di Roma e Provincia il 26/1/1983