Ritalin Effetto Prolungato
Ritalin Effetto Prolungato (Metilfenidato Cloridrato)
Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto
Ritalin Effetto Prolungato: ultimo aggiornamento pagina: (Fonte: scheda tecnica ufficiale AIFA (PDF))
Se sei un paziente, consulta anche il Foglietto Illustrativo (Bugiardino) di Ritalin Effetto Prolungato
01.0 Denominazione del medicinale
Ritalin Effetto Prolungato 10 mg, capsule rigide a rilascio modificato Ritalin Effetto Prolungato 20 mg, capsule rigide a rilascio modificato Ritalin Effetto Prolungato 30 mg, capsule rigide a rilascio modificato Ritalin Effetto Prolungato 40 mg, capsule rigide a rilascio modificato Ritalin Effetto Prolungato 60 mg, capsule rigide a rilascio modificato
02.0 Composizione qualitativa e quantitativa
Ogni capsula rigida a rilascio modificato contiene 10 mg, 20 mg, 30 mg, 40 mg e 60 mg di metilfenidato cloridrato, equivalenti rispettivamente a 8,7 mg, 17,3 mg, 26,0 mg, 34,6 mg e 51,9 mg di metilfenidato.
Eccipiente(i) con effetti noti Ogni capsula rigida contiene rispettivamente un massimo di 56,48 mg, 112,95 mg, 169,42 mg, 225,89 mg e 338,85 mg di saccarosio (granuli di zucchero).
Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
03.0 Forma farmaceutica
Capsula rigida a rilascio modificato.
Ritalin Effetto Prolungato 10 mg è una capsula di gelatina rigida con testa opaca di colore marrone chiaro e un corpo opaco di colore bianco, con impresso “NVR” sulla testa e “R10” sul corpo. La capsula contiene microsfere di colore da bianco a biancastro.
Ritalin Effetto Prolungato 20 mg è una capsula di gelatina rigida, opaca e di colore bianco con impresso “NVR” sulla testa e “R20” sul corpo. La capsula contiene microsfere di colore da bianco a biancastro.
Ritalin Effetto Prolungato 30 mg è una capsula di gelatina rigida, opaca e di colore giallo, con impresso “NVR” sulla testa e “R30” sul corpo. La capsula contiene microsfere di colore da bianco a biancastro.
Ritalin Effetto Prolungato 40 mg è una capsula di gelatina rigida, opaca e di colore marrone chiaro, con impresso “NVR” sulla testa e “R40” sul corpo. La capsula contiene microsfere di colore da bianco a biancastro.
Ritalin Effetto Prolungato 60 mg è una capsula di gelatina rigida con testa opaca di colore marrone chiaro e un corpo opaco di colore giallo, con impresso “NVR” sulla testa e “R60” sul corpo. La capsula contiene microsfere di colore da bianco a biancastro.
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE
04.1 Indicazioni terapeutiche
ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività)
Il metilfenidato è indicato come parte di un programma globale di trattamento per il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) in bambini di età pari o superiore a 6 anni nei casi in cui i soli interventi psicosociali o psico-comportamentali si dimostrino insufficienti.
Il trattamento deve essere effettuato sotto la supervisione di uno specialista in disturbi comportamentali dell’infanzia. La diagnosi deve essere formulata in base ai criteri del DSM o alle linee guida ICD e deve basarsi su un’anamnesi e valutazione complete del paziente. La diagnosi non può essere effettuata unicamente in base alla presenza di uno o più sintomi.
L’eziologia propria di questa sindrome è sconosciuta e non esiste un unico esame diagnostico. Una diagnosi adeguata richiede l’uso di risorse mediche e specialistiche di ordine psicologico, educativo e sociale.
Un programma globale di trattamento di solito comprende misure terapeutiche di tipo psicologico, educativo e sociale oltre che farmacologico e mira a stabilizzare i bambini con sindrome comportamentale caratterizzata da sintomi che possono includere una storia cronica di attenzione limitata nel tempo, tendenza alla distrazione, labilità emotiva, impulsività, iperattività di grado da moderato a severo, segni neurologici secondari ed EEG anormale. Possono esservi o meno disturbi dell’apprendimento.
Il trattamento con metilfenidato non è indicato in tutti i bambini con questa sindrome e la decisione di usare il medicinale deve basarsi su una valutazione molto accurata della gravità e della persistenza dei sintomi del bambino in relazione alla sua età.
È essenziale un adeguato inserimento in contesto educativo e di norma è necessario un intervento psicosociale. Laddove i soli interventi psicosociali o psico-comportamentali si dimostrino insufficienti, la decisione di prescrivere uno stimolante deve basarsi su una rigorosa valutazione della gravità dei sintomi nel bambino. L’uso di metilfenidato deve essere sempre attuato con le modalità stabilite nelle indicazioni autorizzate e secondo le linee guida per la prescrizione e la diagnostica.
04.2 Posologia e modo di somministrazione
Posologia
ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività)
Il trattamento deve essere iniziato sotto la supervisione di uno specialista in disturbi comportamentali dell’infanzia e/o dell’adolescenza.
Formulazione La specifica galenica di Ritalin Effetto Prolungato imita la somministrazione bigiornaliera di una formulazione di metilfenidato a rilascio immediato. Le capsule contengono una quantità uguale di due diversi tipi di granuli (a rilascio immediato e ritardato), fornendo il 50% della sostanza attiva nella forma a rilascio immediato non ritardata, mentre il restante 50% viene rilasciato dopo circa 4 ore. La porzione a rilascio ritardato di ciascuna dose è realizzata per mantenere una risposta terapeutica nel pomeriggio, senza la necessità di assumere una dose a metà giornata. È concepita per mantenere livelli plasmatici terapeutici per un periodo di circa 8 ore, che coincide con la giornata scolastica, invece che con la giornata intera (vedere paragrafo 5.2). Ad esempio, 20 mg di Ritalin Effetto Prolungato servono per sostituire l’assunzione di 10 mg a colazione e di 10 mg a pranzo di metilfenidato cloridrato a rilascio immediato.
Screening pre-trattamento
Prima della prescrizione, è necessario effettuare una valutazione basale dello status cardiovascolare del paziente, compresa la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. Un’anamnesi completa deve documentare i medicinali assunti in concomitanza, la comorbilità di disturbi o sintomi medici e psichiatrici, sia pregressi che in atto, la storia familiare di morte cardiaca improvvisa/inspiegata e aritmie ventricolari (vedere paragrafi 4.3 e 4.4). Nei bambini, l’altezza e il peso misurati prima del trattamento devono essere accuratamente registrati su un grafico della crescita (vedere paragrafo 4.4).
Controllo continuo
La crescita e lo status psichiatrico e cardiovascolare devono essere monitorati continuamente (vedere anche il paragrafo 4.4).
- La pressione arteriosa e il polso devono essere registrati su un grafico centile in occasione di ogni
variazione del dosaggio e successivamente almeno ogni 6 mesi.
- Nei bambini, l’altezza, il peso e l’appetito devono essere registrati almeno ogni 6 mesi tenendo un
grafico della crescita.
- Negli adulti, il peso deve essere registrato regolarmente.
- Lo sviluppo di disturbi psichiatrici de novo o il peggioramento di disturbi psichiatrici preesistenti
deve essere monitorato ad ogni variazione del dosaggio e successivamente almeno ogni 6 mesi e ad ogni visita.
È necessario controllare i pazienti per il rischio di diversione, uso improprio e abuso di metilfenidato.
Titolazione della dose
All’inizio del trattamento con metilfenidato è necessaria un’attenta titolazione della dose. La titolazione della dose deve iniziare con la dose più bassa possibile ritenuta appropriata per il singolo paziente, con piccoli incrementi a intervalli settimanali fino al raggiungimento di una dose tollerabile e sufficientemente efficace (per i dettagli, vedere di seguito nelle rispettive sottosezioni per la popolazione pediatrica e gli adulti).
Possono essere disponibili altri dosaggi di questo medicinale e di altri medicinali contenenti metilfenidato.
Se, dopo la titolazione della dose, i sintomi non migliorano nell’arco di un mese, la somministrazione del farmaco deve essere interrotta.
In caso di peggioramento paradosso dei sintomi o se si verificano altri eventi avversi, il dosaggio deve essere ridotto o, se necessario, il farmaco deve essere interrotto.
Deve essere adottato il regime posologico che consente di ottenere un controllo soddisfacente dei sintomi con la dose giornaliera totale più bassa.
Ritalin Effetto Prolungato capsule a rilascio modificato non deve essere assunto troppo tardi al mattino per evitare disturbi del sonno. Popolazione pediatrica (età pari o superiore a 6 anni)
Ritalin Effetto Prolungato capsule è destinato alla somministrazione per via orale una volta al giorno al mattino.
In generale, utilizzando una formulazione convenzionale a rilascio immediato, la dose iniziale raccomandata di metilfenidato è di 5 mg una o due volte al giorno (al mattino e a pranzo). Il dosaggio viene aumentato se necessario, con incrementi settimanali di 5-10 mg nella dose giornaliera. Le capsule di Ritalin Effetto Prolungato da 10 mg una volta al giorno possono essere utilizzate come sostituto del metilfenidato a rilascio immediato da 5 mg due volte al giorno fin dall’inizio del trattamento, quando il medico curante ritiene che 10 mg sia la dose iniziale giornaliera appropriata. Quando, a giudizio del medico, è appropriata una dose iniziale più elevata, il paziente può iniziare il trattamento con capsule di Ritalin Effetto Prolungato da 20 mg.
La dose massima giornaliera di metilfenidato è di 60 mg.
Se l’effetto del medicinale si esaurisce troppo presto la sera, possono manifestarsi disturbi comportamentali e/o impossibilità di addormentarsi. Una piccola dose serale della compressa da 10 mg di metilfenidato a breve durata d’azione può essere utile per risolvere questo problema.
In tal caso, si potrebbe tenere in considerazione la possibilità di raggiungere un adeguato controllo dei sintomi con un regime di metilfenidato compresse a breve durata d’azione due volte al giorno.
Occorre considerare i vantaggi e gli svantaggi di una piccola dose serale con una compressa di metilfenidato a breve durata d’azione rispetto ai disturbi dell’addormentamento. Il trattamento con Ritalin Effetto Prolungato a lunga durata d’azione in capsule non deve essere continuato se è necessaria una dose serale aggiuntiva di una compressa di metilfenidato a breve durata d’azione, a meno che non sia noto che la stessa dose extra era necessaria anche per un regime convenzionale a rilascio immediato con una dose equivalente a colazione/pranzo.
Adulti
Negli adolescenti con sintomi che persistono fino all’età adulta, che hanno ottenuto evidenti benefici dal trattamento, può essere opportuno continuare il trattamento fino all’età adulta. Tuttavia, non è opportuno iniziare in età adulta il trattamento con Ritalin Effetto Prolungato (vedere paragrafi 4.4 e 5.1). Il trattamento deve essere effettuato sotto la supervisione di uno specialista nel trattamento dei disturbi del comportamento, come uno psichiatra.
Per il trattamento dell’ADHD negli adulti deve essere utilizzata solo la formulazione Ritalin Effetto Prolungato. La sicurezza e l’efficacia di altre formulazioni di Ritalin in questa fascia d’età non sono state stabilite. La dose massima giornaliera di 80 mg non deve essere superata.
Ritalin Effetto Prolungato capsule è destinato alla somministrazione per via orale una volta al giorno al mattino. L’orario di assunzione può essere adattato in base alle esigenze individuali del paziente, ma l’assunzione non deve avvenire troppo tardi al fine di evitare disturbi del sonno. Il dosaggio deve essere titolato su base individuale. Deve essere adottato il regime posologico che consente di ottenere un controllo soddisfacente dei sintomi con la dose giornaliera totale più bassa.
Pazienti che passano dal trattamento con Ritalin Effetto Prolungato in età pediatrica all’età adulta: il trattamento può continuare con la stessa dose giornaliera. Se il paziente è stato precedentemente trattato con la formulazione a rilascio immediato, si deve effettuare la conversione a un dosaggio raccomandato appropriato di Ritalin Effetto Prolungato (vedere il sottoparagrafo di seguito “Modifica della terapia del paziente con passaggio a Ritalin Effetto Prolungato”). Valutazione periodica del trattamento nell’ADHD
Ritalin Effetto Prolungato deve essere sospeso periodicamente per valutare le condizioni del paziente. Il miglioramento sintomatico può permanere anche quando la somministrazione del medicinale viene temporaneamente sospesa o definitivamente interrotta.
Il trattamento può essere ripreso come opportuno per controllare i sintomi dell’ADHD.
Il trattamento con metilfenidato non deve protrarsi per un tempo indefinito e non è necessario che lo sia. Quando il metilfenidato viene utilizzato in bambini con ADHD, di norma il trattamento può essere interrotto durante o dopo la pubertà.
Modo di somministrazione
Ritalin Effetto Prolungato capsule è destinato alla somministrazione per via orale una volta al giorno al mattino.
Ritalin Effetto Prolungato capsule può essere somministrato con o senza cibo. Le capsule possono essere ingerite intere o in alternativa è possibile cospargerne il contenuto su una piccola quantità di cibo (vedere le istruzioni specifiche di seguito).
Le capsule e/o il contenuto di Ritalin Effetto Prolungato non devono essere frantumati né masticati o divisi.
Somministrazione con contenuto della capsula cosparso su un alimento
Le capsule possono essere aperte con cautela e le microsfere cosparse su di un alimento morbido (ad es. purea di mele). L’alimento non deve essere caldo perché il calore potrebbe influire sulle proprietà a rilascio modificato di questa formulazione. La miscela di farmaco e cibo va assunta immediatamente e completamente. La miscela di farmaco e cibo non deve essere conservata per un uso successivo.
Modifica della terapia del paziente con passaggio a Ritalin Effetto Prolungato Ritalin Effetto Prolungato, somministrato in un’unica dose, produce un’esposizione complessiva (AUC) al metilfenidato comparabile alla stessa dose totale di metilfenidato a breve durata d’azione somministrata due volte al giorno (al mattino e all’ora di pranzo).
La dose raccomandata di Ritalin Effetto Prolungato deve equivalere alla dose giornaliera totale della formulazione a rilascio immediato e non deve superare la dose giornaliera totale di 60 mg nei bambini e di 80 mg negli adulti. Alcuni esempi sono riportati nella Tabella 1.
Tabella 1
Dose precedente di metilfenidato Dose raccomandata di Ritalin Effetto Prolungato 10 mg, due volte al giorno 20 mg, una volta al giorno 15 mg, due volte al giorno 30 mg, una volta al giorno 20 mg, due volte al giorno 40 mg, una volta al giorno 30 mg, due volte al giorno 60 mg, una volta al giorno
Per altri regimi posologici del metilfenidato, nella scelta della dose iniziale si deve usare il giudizio clinico. Il dosaggio massimo giornaliero del metilfenidato è di 60 mg per il trattamento dell’ADHD nei bambini e di 80 mg per il trattamento dell’ADHD negli adulti.
Uso prolungato (oltre i 12 mesi)
La sicurezza e l’efficacia dell’uso a lungo termine del metilfenidato nei bambini e negli adolescenti non sono state valutate sistematicamente in studi clinici controllati. Il trattamento con metilfenidato non deve protrarsi per un tempo indefinito e non è necessario che lo sia. Solitamente, il trattamento con metilfenidato viene interrotto durante o dopo la pubertà. Il medico che decide di usare il metilfenidato per periodi prolungati (oltre 12 mesi) in pazienti con ADHD deve rivalutare periodicamente l’utilità dell’uso prolungato del farmaco per il singolo paziente, con periodi di sospensione temporanea per valutare il comportamento del paziente in assenza di terapia farmacologica. Si raccomanda di sospendere (dechallenge) il metilfenidato almeno una volta all’anno per valutare le condizioni del paziente (per i bambini preferibilmente durante le vacanze scolastiche). Il miglioramento può permanere anche quando la somministrazione del farmaco è temporaneamente sospesa o definitivamente interrotta.
Riduzione della dose e interruzione del trattamento
Se, dopo un appropriato aggiustamento del dosaggio, nell’arco di un mese i sintomi non migliorano, il trattamento deve essere interrotto. In caso di aggravamento paradosso dei sintomi o se si verificano altri eventi avversi seri, il dosaggio deve essere ridotto o il trattamento interrotto.
Anziani (età pari o superiore a 65 anni)
Il metilfenidato non deve essere usato nelle persone anziane. La sicurezza e l’efficacia del metilfenidato in questa fascia d’età non sono state stabilite.
Popolazione pediatrica (età inferiore a 6 anni)
Il metilfenidato non deve essere usato nei bambini di età inferiore a 6 anni. La sicurezza e l’efficacia in questa fascia d’età non sono state stabilite.
Pazienti con compromissione epatica
Non sono stati condotti studi in pazienti con compromissione epatica. Si raccomanda cautela in questi pazienti.
Pazienti con compromissione renale
Non sono stati condotti studi in pazienti con compromissione renale. Si raccomanda cautela in questi pazienti.
04.3 Controindicazioni
- Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1
- Glaucoma
- Feocromocitoma
- L’uso concomitante di inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO) è controindicato a causa del
rischio di crisi ipertensiva (vedere paragrafo 4.5). Il trattamento può essere iniziato:
- Due settimane dopo l’interruzione del trattamento con un IMAO irreversibile oppure
- almeno 24 ore dopo l’interruzione di un IMAO reversibile (ad es. moclobemide)
- Ipertiroidismo o tireotossicosi
- Diagnosi o storia di depressione di grado severo, anoressia nervosa/disturbi anoressici, tendenze
suicide, sintomi psicotici, gravi disturbi dell’umore, mania, schizofrenia o disturbo psicopatico/borderline di personalità
- Diagnosi o storia di disturbo bipolare (affettivo) ed episodico (tipo I) di grado severo non ben
controllato
- Disturbi cardiovascolari preesistenti, comprendenti ipertensione grave, insufficienza cardiaca,
malattia occlusiva arteriosa, angina, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, cardiomiopatie, infarto miocardico, aritmie potenzialmente pericolose per la vita e canalopatie (disturbi causati dalla disfunzione dei canali ionici)
- Disturbi cerebrovascolari preesistenti, aneurisma cerebrale, anomalie vascolari comprendenti
vasculite o ictus
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso
Il trattamento con metilfenidato non è indicato in tutti i bambini con ADHD e la decisione di prescrivere questo medicinale deve basarsi su una valutazione molto approfondita della gravità e della persistenza dei sintomi del bambino tenendo conto della sua età.
Uso prolungato (oltre i 12 mesi) nei bambini e negli adolescenti
La sicurezza e l’efficacia dell’uso a lungo termine del metilfenidato non sono state valutate sistematicamente in studi clinici controllati. Il trattamento con metilfenidato non deve protrarsi per un tempo indefinito e non è necessario che lo sia. Solitamente, il trattamento con metilfenidato viene interrotto durante o dopo la pubertà. I pazienti che richiedono una terapia a lungo termine (ovvero per più di 12 mesi) devono essere attentamente e continuamente controllati secondo le indicazioni di cui ai paragrafi 4.2 e 4.4 per lo status cardiovascolare, la crescita, l’appetito, l’insorgenza de novo o il peggioramento di disturbi psichiatrici preesistenti. I disturbi psichiatrici da controllare sono riportati di seguito ed includono (ma non sono limitati a) tic motori o verbali, comportamento aggressivo o ostile, agitazione, ansia, depressione, psicosi, mania, idee deliranti, irritabilità, mancanza di spontaneità, chiusura in se stessi e ostinazione eccessiva.
Il medico che decide di usare il metilfenidato per un periodo prolungato (oltre 12 mesi) in bambini e adolescenti con ADHD deve rivalutare periodicamente l’utilità dell’uso prolungato del farmaco per il singolo paziente, con periodi di sospensione temporanea per valutare il comportamento del paziente in assenza di terapia farmacologica. Si raccomanda di sospendere (de-challenge) il metilfenidato almeno una volta all’anno per valutare le condizioni del paziente (per i bambini preferibilmente durante le vacanze scolastiche). Il miglioramento può permanere anche quando la somministrazione del medicinale è temporaneamente sospesa o definitivamente interrotta.
Uso negli adulti
La sicurezza e l’efficacia per un inizio del trattamento in età adulta o per la continuazione di routine del trattamento dopo i 18 anni di età non sono state stabilite. Se l’interruzione del trattamento non ha avuto successo in un adolescente che ha raggiunto i 18 anni di età, può essere necessario continuare il trattamento in età adulta. La necessità di un ulteriore trattamento di questi adulti deve essere riesaminata regolarmente e tale valutazione deve avvenire a cadenza annuale.
Uso negli anziani (età pari o superiore a 65 anni)
Il metilfenidato non deve essere usato nelle persone anziane. La sicurezza e l’efficacia in questa fascia d’età non sono state stabilite. Bambini di età inferiore a 6 anni
Il metilfenidato non deve essere utilizzato nei bambini di età inferiore a 6 anni. La sicurezza e l’efficacia in questa fascia d’età non sono state stabilite.
Status cardiovascolare
I pazienti per i quali si sta considerando una terapia a base di farmaci stimolanti devono essere sottoposti ad un’attenta anamnesi (inclusa la storia familiare relativa a casi di morte improvvisa o aritmia ventricolare) nonché ad un esame medico obiettivo per verificare l’eventuale presenza di una malattia cardiaca e, in caso di indizi di una malattia cardiaca, devono essere sottoposti ad ulteriori esami (ad es. elettrocardiogramma ed ecocardiogramma). I pazienti che durante il trattamento con metilfenidato sviluppano sintomi quali palpitazioni, dolore toracico da sforzo, sincope inspiegata, dispnea o altri sintomi suggestivi di malattia cardiaca devono essere sottoposti a un’immediata valutazione specialistica cardiologica.
Le analisi dei dati ricavati dagli studi clinici sul metilfenidato in bambini e adolescenti con ADHD hanno dimostrato che, rispetto ai controlli, i pazienti trattati con metilfenidato possono comunemente presentare variazioni della pressione arteriosa sistolica e diastolica di oltre 10 mmHg.
Variazioni nei valori della pressione arteriosa diastolica e sistolica sono state osservate anche nei dati degli studi clinici su pazienti adulti con ADHD. Tuttavia, queste variazioni erano di minore entità rispetto a quelle osservate nei bambini e negli adolescenti (circa 2-3 mmHg rispetto ai controlli). Le conseguenze cliniche a breve e a lungo termine di questi effetti sul sistema cardiovascolare nei bambini e negli adolescenti non sono note ma non si può escludere la possibilità di complicazioni cliniche in conseguenza degli effetti emersi dai dati degli studi clinici. Si raccomanda cautela nel trattamento di pazienti con condizioni mediche sottostanti tali da poter essere compromesse da aumenti della pressione arteriosa o della frequenza cardiaca. Per le condizioni per le quali il trattamento con metilfenidato è controindicato, vedere il paragrafo 4.3. Vedere il paragrafo 5.1, “ADHD negli adulti”.
Lo status cardiovascolare deve essere controllato attentamente. Si devono registrare su un grafico centile la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca ad ogni aggiustamento del dosaggio e successivamente almeno ogni 6 mesi. L’uso del metilfenidato è controindicato in presenza di alcuni disturbi cardiovascolari pre-esistenti, salvo dietro consulto di un cardiologo (vedere paragrafo 4.3).
Morte improvvisa e anomalie cardiache strutturali pre-esistenti o altre patologie cardiache gravi
In bambini, alcuni dei quali con anomalie cardiache strutturali o con altri problemi cardiaci gravi, è stata riportata morte improvvisa in associazione all’uso di stimolanti del sistema nervoso centrale alle dosi normali utilizzate nei bambini. Sebbene alcuni problemi cardiaci gravi possono da soli portare ad un incremento del rischio di morte improvvisa, gli stimolanti, incluso il metilfenidato, non sono raccomandati in bambini o adolescenti con note anomalie cardiache strutturali, cardiomiopatia, gravi anomalie del ritmo cardiaco o altri problemi cardiaci gravi che possano esporli ad un’aumentata vulnerabilità verso gli effetti simpaticomimetici di un medicinale stimolante.
Uso improprio ed eventi cardiovascolari
L’uso improprio di stimolanti del sistema nervoso centrale, incluso il metilfenidato, può essere associato a morte improvvisa e ad altri eventi avversi cardiovascolari gravi. Disturbi cerebrovascolari
Per i disturbi cerebrovascolari per i quali il trattamento con metilfenidato è controindicato, vedere il paragrafo 4.3. Una volta iniziato il trattamento con metilfenidato, i pazienti con fattori di rischio aggiuntivi (come storia di malattia cardiovascolare o assunzione concomitante di medicinali che provocano un aumento della pressione arteriosa) devono essere controllati a ogni visita per verificare l’insorgenza di segni e sintomi neurologici.
La vasculite cerebrale rappresenta una reazione idiosincratica molto rara all’esposizione al metilfenidato. Evidenze limitate suggeriscono che è possibile identificare i pazienti a maggior rischio e che l’esordio iniziale dei sintomi può rappresentare la prima indicazione di un problema clinico di base. Una diagnosi precoce, basata su un elevato indice di sospetto, può consentire una pronta sospensione del metilfenidato e un trattamento tempestivo. Pertanto, si deve prendere in considerazione tale diagnosi per qualsiasi paziente che, durante la terapia con metilfenidato, sviluppi nuovi sintomi neurologici compatibili con una diagnosi di ischemia cerebrale. Questi sintomi potrebbero includere cefalea severa, intorpidimento, debolezza, paralisi e alterazione di coordinazione, vista, linguaggio, parola o memoria.
Il trattamento con metilfenidato non è controindicato in pazienti con paralisi cerebrale emiplegica.
Disturbi psichiatrici
La co-morbilità di disturbi psichiatrici nell’ADHD è comune e deve essere tenuta in considerazione quando vengono prescritti stimolanti. Prima di iniziare il trattamento con metilfenidato, deve essere valutata la presenza di disturbi psichiatrici preesistenti nei pazienti e l’anamnesi familiare di condizioni psichiatriche (vedere paragrafo 4.2).
In caso di insorgenza di sintomi psichiatrici o peggioramento di disturbi psichiatrici preesistenti, il metilfenidato non deve essere somministrato a meno che i benefici per il paziente non superino i rischi.
L’insorgenza o il peggioramento di disturbi psichiatrici preesistenti devono essere monitorati ad ogni variazione del dosaggio, successivamente almeno ogni 6 mesi e a ogni visita. In questi casi potrebbe essere opportuna l’interruzione del trattamento.
Peggioramento di sintomi psicotici o maniacali preesistenti
La somministrazione del metilfenidato a pazienti con psicosi può peggiorare i sintomi dei disturbi del comportamento e del pensiero.
Insorgenza di nuovi sintomi psicotici o maniacali
L’insorgenza, durante il trattamento, di sintomi psicotici (allucinazioni visive/tattili/uditive e idee deliranti) o manie in pazienti in assenza di un’anamnesi precedente di psicosi o manie può essere provocata da medicinali stimolanti alle dosi abituali. In caso di insorgenza di sintomi maniacali o psicotici, si deve considerare la possibilità di un ruolo causale del metilfenidato e può essere appropriato interrompere la terapia.
Comportamento aggressivo o ostile
L’insorgenza o il peggioramento di un comportamento aggressivo o ostile può essere determinato da un trattamento con stimolanti. I pazienti trattati con metilfenidato devono essere controllati attentamente per l’insorgenza o il peggioramento di un comportamento aggressivo o di un atteggiamento ostile all’inizio del trattamento, in occasione di ogni aggiustamento del dosaggio e successivamente almeno ogni 6 mesi e ad ogni visita. I medici devono valutare la necessità di effettuare un aggiustamento del regime posologico nei pazienti che manifestano alterazioni nel comportamento.
Tendenza suicida
I pazienti che durante il trattamento per l’ADHD manifestano idea suicida o comportamento suicida devono essere immediatamente valutati dal loro medico. Devono essere presi in considerazione sia il peggioramento di un disturbo psichiatrico preesistente sia un possibile ruolo causale del trattamento con metilfenidato. Può essere necessario iniziare un adeguato trattamento del sottostante disturbo psichiatrico e prendere in considerazione una possibile interruzione del trattamento con il metilfenidato.
Tic
Il metilfenidato è associato all’insorgenza o al peggioramento di tic motori e verbali. È stato anche segnalato un peggioramento della sindrome di Tourette. Si deve esaminare la storia familiare ed effettuare una valutazione clinica dei tic o della sindrome di Tourette nei bambini prima dell’uso del metilfenidato. I pazienti devono essere controllati regolarmente per l’insorgenza o il peggioramento di tic durante la terapia con metilfenidato. Il monitoraggio deve avvenire ad ogni aggiustamento della dose e successivamente almeno ogni 6 mesi o ad ogni visita.
Ansia, agitazione o tensione
Il metilfenidato è associato al peggioramento di ansia, agitazione o tensione preesistenti. L’uso del metilfenidato deve essere preceduto da una valutazione clinica dell’ansia, dell’agitazione o della tensione e i pazienti devono essere controllati regolarmente per l’insorgenza o il peggioramento di questi sintomi nel corso del trattamento, in occasione di ogni aggiustamento della dose e successivamente almeno ogni 6 mesi o ad ogni visita.
Forme di disturbo bipolare
Si deve prestare particolare cautela nell’uso del metilfenidato per il trattamento dell’ADHD in pazienti con disturbo bipolare concomitante (incluso il disturbo bipolare di tipo I non trattato o altre forme di disturbo bipolare) per il timore di una possibile precipitazione di un episodio maniacale/misto in questi pazienti. Prima di iniziare il trattamento con metilfenidato, i pazienti con sintomi depressivi concomitanti devono essere attentamente controllati per determinare se essi siano a rischio di disturbo bipolare; tale screening deve includere una dettagliata anamnesi psichiatrica, comprensiva della storia familiare relativa a casi di suicidio, disturbo bipolare e depressione. In questi pazienti è essenziale un controllo attento e continuo (vedere sopra ‘Disturbi psichiatrici’ e paragrafo 4.2). I pazienti devono essere controllati per i sintomi ad ogni aggiustamento della dose e successivamente almeno ogni 6 mesi e ad ogni visita.
Crescita
Con l’uso prolungato di stimolanti del sistema nervoso centrale (incluso il metilfenidato) nei bambini, sono stati segnalati una riduzione moderata dell’aumento ponderale e un ritardo della crescita. Il calo ponderale è stato segnalato con l’uso di Ritalin Effetto Prolungato negli adulti.
Ad oggi gli effetti del metilfenidato sulla statura e sul peso finali non sono noti e sono oggetto di studi.
Durante il trattamento con metilfenidato si deve controllare la crescita nei bambini: almeno ogni 6 mesi devono essere registrati altezza, peso corporeo ed appetito e deve essere tenuto un grafico della crescita. Può essere necessario interrompere il trattamento nei pazienti che non crescono o non aumentano di statura e di peso secondo le normali attese. Negli adulti, il peso deve essere controllato regolarmente. Crisi convulsive
Il metilfenidato deve essere usato con cautela nei pazienti epilettici. Il metilfenidato può abbassare la soglia convulsiva nei pazienti con una storia di crisi convulsive, nei pazienti con anomalie elettroencefalografiche (EEG) in assenza di crisi convulsive e raramente nei pazienti che non hanno né una storia di crisi convulsive né anomalie elettroencefalografiche. In caso di aumentata frequenza di convulsioni o di convulsioni di nuova insorgenza, la somministrazione del metilfenidato deve essere interrotta.
Priapismo
Sono state riferite erezioni prolungate e dolorose in associazione a medicinali contenenti metilfenidato, soprattutto a seguito di un cambiamento del regime di trattamento con metilfenidato. I pazienti che sviluppano erezioni prolungate in modo anomalo o frequenti e dolorose devono consultare immediatamente un medico.
Aumento della pressione intraoculare e glaucoma
Vi sono state segnalazioni di aumento della pressione intraoculare (IOP) e glaucoma (inclusi glaucoma ad angolo aperto e glaucoma ad angolo chiuso) in associazione al trattamento con metilfenidato (vedere paragrafo 4.8). Ai pazienti deve essere indicato di contattare il medico qualora presentino sintomi indicativi di IOP e glaucoma. In caso di aumento della pressione intraoculare, è necessario consultare un oftalmologo e valutare l’interruzione del trattamento con metilfenidato (vedere paragrafo 4.3). Si raccomanda il monitoraggio oftalmologico dei pazienti con anamnesi di aumento dell’IOP.
Abuso, uso improprio e diversione
I pazienti devono essere controllati attentamente per rischio di diversione, uso improprio e abuso del metilfenidato.
Il metilfenidato deve essere usato con cautela nei pazienti di cui sia nota dipendenza da sostanze o da alcol a causa del potenziale di abuso, uso improprio o diversione.
L’abuso cronico di metilfenidato può portare a una marcata tolleranza e a dipendenza psicologica, con comportamenti anomali di diversa gravità. Possono verificarsi episodi psicotici evidenti, soprattutto in caso di abuso per via parenterale.
Al momento di decidere sulla terapia da scegliere per l’ADHD, si deve tenere conto dell’età del paziente, della presenza di fattori di rischio per disturbi da abuso di alcool/sostanze (come la comorbilità con disturbo oppositivo provocatorio (ODD) o con il disturbo della condotta e il disturbo bipolare) o un disturbo da abuso di alcool/sostanze pregresso o in atto. Si raccomanda cautela con pazienti emotivamente instabili, come quelli con storia di dipendenza da sostanze o da alcol poiché è possibile che tali pazienti aumentino il dosaggio di propria iniziativa.
Per alcuni pazienti ad alto rischio di abuso di alcol/sostanze, il metilfenidato o altri stimolanti potrebbero non essere idonei e si deve prendere in considerazione una terapia a base di farmaci non stimolanti.
Interruzione del farmaco
È necessario un attento controllo quando il trattamento viene interrotto, poiché si possono manifestare stati di depressione e di iperattività cronica. Alcuni pazienti possono richiedere un follow-up prolungato. È necessario un attento controllo quando il trattamento viene interrotto a causa di abuso del medicinale poiché può verificarsi una grave depressione.
Stanchezza
Il metilfenidato non deve essere utilizzato per la prevenzione o il trattamento di normali stati di stanchezza.
Eccipienti: saccarosio
Questo prodotto medicinale contiene saccarosio: i pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio, da malassorbimento di glucosio-galattosio, o da insufficienza di sucrasi-isomaltasi, non devono assumere questo medicinale.
Scelta della formulazione del metilfenidato
La scelta della formulazione del medicinale a base di metilfenidato dovrà essere effettuata dallo specialista in base al singolo paziente e dipende dalla durata d’effetto voluta. Per il trattamento dell’ADHD negli adulti, deve essere utilizzata solo la formulazione Ritalin Effetto Prolungato.
Ricerca di sostanze
Questo prodotto contiene metilfenidato, che può indurre falsi positivi nei test di laboratorio per le amfetamine, in particolare con il test di screening immunologico (immunoassay screen test).
Insufficienza renale o epatica
Non vi è esperienza sull’uso del metilfenidato in pazienti con insufficienza renale o epatica.
Effetti ematologici
La sicurezza a lungo termine del trattamento con metilfenidato non è completamente nota. In caso di leucopenia, trombocitopenia, anemia o altre alterazioni, incluse quelle indicative di severi disturbi renali o epatici, si deve considerare l’interruzione del trattamento.
04.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione
Interazione farmacocinetica
Non è noto come il metilfenidato possa influire sulle concentrazioni plasmatiche di medicinali somministrati in concomitanza. Pertanto, si raccomanda cautela nell’associare il metilfenidato ad altri medicinali, in particolare a quelli con una finestra terapeutica ristretta.
Il metilfenidato non è metabolizzato dal citocromo P450 in misura clinicamente rilevante. Non ci si aspetta dagli induttori o inibitori del citocromo P450 alcun effetto rilevante sulla farmacocinetica del metilfenidato.
Per contro, sulla base di studi in vitro, gli enantiomeri d- e l- del metilfenidato non inibiscono in maniera rilevante il citocromo P450 1A2, 2C8, 2C9, 2C19, 2D6, 2E1 o 3A. Tuttavia, esistono segnalazioni che il metilfenidato può inibire il metabolismo degli anticoagulanti cumarinici, degli anticonvulsivanti (ad es. fenobarbital, fenitoina e primidone) e di alcuni antidepressivi (antidepressivi triciclici e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). All’inizio della terapia con il metilfenidato, e al momento della sua interruzione, può essere necessario un aggiustamento del dosaggio di questi medicinali che vengono già assunti e stabilire le loro concentrazioni plasmatiche (oppure, nel caso della cumarina, il tempo di coagulazione).
Interazioni farmacodinamiche
Farmaci antipertensivi
Il metilfenidato può diminuire l’efficacia dei farmaci usati per il trattamento dell’ipertensione.
Uso con farmaci che aumentano la pressione arteriosa
Il metilfenidato va usato con cautela nei pazienti trattati con altri farmaci che possono anche aumentare la pressione arteriosa (vedere anche le sezioni sui disturbi cardiovascolari e cerebrovascolari nel paragrafo 4.4).
A causa di possibili crisi ipertensive, l’uso del metilfenidato è controindicato nei pazienti trattati con inibitori delle monoaminossidasi (IMAO) (nelle due settimane precedenti con un IMAO irreversibile o nelle ultime 24 ore con un IMAO reversibile) (vedere paragrafo 4.3).
Uso con alcol
L’alcol può esacerbare gli effetti avversi a carico del SNC causati da farmaci psicotropi, incluso il metilfenidato. È consigliabile quindi che i pazienti si astengano dall’assumere alcolici durante il trattamento.
In caso di concentrazioni di alcol molto elevate, il profilo cinetico può cambiare in un modello più simile a quello della formulazione a rilascio immediato.
Uso con anestetici
Vi è il rischio di un improvviso aumento della pressione arteriosa durante un intervento chirurgico. In caso di programmazione di un intervento chirurgico, il trattamento con metilfenidato non deve essere somministrato il giorno dell’intervento.
Uso con alfa-2 agonisti ad azione centrale (ad es. clonidina)
Non è stata valutata sistematicamente la sicurezza d’uso a lungo termine del metilfenidato in associazione a clonidina o ad altri alfa-2 agonisti ad azione centrale.
Uso con farmaci dopaminergici
Si raccomanda cautela nella somministrazione del metilfenidato in concomitanza con farmaci dopaminergici, inclusi gli antipsicotici. Poiché un’azione predominante del metilfenidato consiste nell’innalzare i livelli extracellulari della dopamina, il metilfenidato può essere associato a interazioni farmacodinamiche se somministrato in concomitanza con agonisti dopaminergici diretti e indiretti (inclusi DOPA e antidepressivi triciclici) o con antagonisti della dopamina inclusi gli antipsicotici.
04.6 Gravidanza e allattamento
Gravidanza I dati provenienti da uno studio di coorte su un totale di circa 3 400 gravidanze esposte nel primo trimestre non indicano un aumento del rischio i difetti alla nascita complessivi. È stato rilevato un piccolo aumento della frequenza di malformazioni cardiache (rischio relativo congiunto aggiustato, 1,3; IC 95%, 1,0-1,6) corrispondente a 3 ulteriori neonati con malformazioni cardiache congenite ogni 1 000 donne trattate con metilfenidato durante il primo trimestre di gravidanza rispetto a gravidanze non esposte.
Vi sono state segnalazioni spontanee di casi di tossicità cardiorespiratoria neonatale, in particolare tachicardia fetale e distress respiratorio.
Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva solamente con dosaggi tossici per la madre (vedere paragrafo 5.3).
Il metilfenidato non è raccomandato per l’uso durante la gravidanza, a meno che non sia stato stabilito clinicamente che la posticipazione del trattamento costituisce un rischio maggiore per la gravidanza stessa.
Allattamento Il metilfenidato è stato rilevato nel latte di una donna trattata con metilfenidato.
È stato segnalato un caso di un neonato che ha manifestato un calo ponderale aspecifico durante il periodo di esposizione, ma ha recuperato e guadagnato peso dopo l’interruzione del trattamento con metilfenidato da parte della madre. Il rischio per i lattanti non può essere escluso.
Si deve decidere se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia/astenersi dalla terapia con metilfenidato tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento per il bambino e il beneficio della terapia per la donna.
Fertilità Non sono disponibili dati sull’effetto del metilfenidato sulla fertilità umana. Gli studi sugli animali non hanno evidenziato effetti sulla fertilità (vedere paragrafo 5.3).
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
Il metilfenidato può causare capogiri, sonnolenza e disturbi visivi, incluse difficoltà nella messa a fuoco, diplopia e visione offuscata. Può alterare moderatamente la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari. I pazienti devono essere avvisati di tali possibili effetti e, qualora presenti, di evitare lo svolgimento di attività potenzialmente pericolose come la guida o l’uso di macchinari.
04.8 Effetti indesiderati
La tabella seguente riporta tutte le reazioni avverse al farmaco (ADR) osservate durante gli studi clinici e quelle riferite da segnalazioni spontanee dopo l’immissione in commercio di Ritalin Effetto Prolungato nonché le reazioni avverse che sono state segnalate con altre formulazioni a base di metilfenidato cloridrato. Nei casi in cui le frequenze delle ADR osservate con Ritalin Effetto Prolungato e con la formulazione a base di metilfenidato risultavano differenti, è stata utilizzata la frequenza maggiore dei due database. La tabella si applica a bambini, adolescenti e adulti.
Classificazione della frequenza: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1 000, <1/100); raro (≥1/10 000, <1/1 000); molto raro (<1/10 000) e non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Infezioni ed infestazioni Comune: nasofaringite Non comune: gastroenterite3 Patologie del sistema emolinfopoietico Molto raro: anemia, leucopenia, trombocitopenia, porpora trombocitopenica Non nota: pancitopenia
Disturbi del sistema immunitario Non comune: reazioni di ipersensibilità quali edema angioneurotico, reazioni anafilattiche, gonfiore auricolare, condizioni bollose, condizioni esfoliative, orticaria, prurito1, eruzioni cutanee ed eruzioni1
Disturbi del metabolismo e della nutrizione1 Molto comune: appetito ridotto2 Comune: anoressia, moderato ritardo nell’aumento del peso e dell’altezza in caso di uso prolungato nei bambini1
Patologie del sistema nervoso Molto comune: cefalea Comune: tremore2, capogiro, discinesia, iperattività psicomotoria, sonnolenza Non comune: sedazione, acatisia3 Molto raro: convulsioni, movimenti coreoatetoidi, deficit neurologico ischemico reversibile, sindrome neurolettica maligna (NMS: le segnalazioni erano scarsamente documentate e nella maggior parte dei casi i pazienti stavano già assumendo altri farmaci, quindi il ruolo del metilfenidato non è chiaro). Non nota: disturbi cerebrovascolari1 (inclusi vasculite, emorragie cerebrali, accidenti cerebrovascolari (CVA), arterite cerebrale, occlusione cerebrale), convulsioni da grande male1, emicrania
Disturbi psichiatrici1 Molto comune: insonnia, nervosismo Comune: anoressia, labilità affettiva, aggressività1, agitazione1, ansia1, depressione1, irritabilità, comportamento anormale, irrequietezza2, disturbo del sonno2, libido diminuita3, attacco di panico3, stress3, bruxismo* Non comune: disturbi psicotici 1, allucinazioni uditive, visive e tattili 1, collera, ideazione suicidaria1, umore alterato, sbalzi d’umore, lacrimosità, tic1, peggioramento di tic preesistenti o della sindrome di Tourette1, ipervigilanza, tensione3 Raro: mania1, disorientamento, disturbo della libido, disturbo ossessivo-compulsivo (incluse tricotillomania e dermatillomania) Molto raro: tentativo di suicidio (incluso suicidio riuscito)1, umore depresso transitorio1, anomalie del pensiero, apatia Non nota: deliri1, disturbi del pensiero1, stato confusionale, dipendenza, logorrea, disfemia. Sono stati descritti casi di abuso e dipendenza, più frequentemente con le formulazioni a rilascio immediato
Patologie dell’occhio Non comune: diplopia, visione offuscata, occhio secco4 Raro: difficoltà di accomodazione visiva, midriasi, disturbo della vista Non nota: pressione intraoculare aumentata, glaucoma
Patologie cardiache1 Comune: aritmia, tachicardia, palpitazioni Non comune: dolore toracico Raro: angina pectoris Molto raro: arresto cardiaco, infarto miocardico Non nota: tachicardia sopraventricolare, bradicardia, extrasistoli ventricolari, extrasistoli Patologie vascolari1 Comune: ipertensione, sensazione di freddo alle estremità 2 Molto raro: arterite e/o occlusione cerebrale, fenomeno di Raynaud
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Comune: tosse, dolore faringolaringeo, dispnea2 Non nota: epistassi
Patologie gastrointestinali Molto comune: nausea2, bocca secca2 Comune: dolore addominale, diarrea, fastidio allo stomaco, vomito, dispepsia3, mal di denti3 Non comune: stipsi
Patologie epatobiliari Non comune: aumento degli enzimi epatici Molto raro: anomalie della funzionalità epatica, incluso coma epatico
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune: iperidrosi2, alopecia, prurito, eruzione cutanea, orticaria Non comune: edema angioneurotico, condizioni bollose, condizioni esfoliative Raro: eruzione cutanea maculare, eritema Molto raro: eritema multiforme, dermatite esfoliativa, eruzione fissa da farmaci
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Comune: artralgia Non comune: mialgia, contrazione muscolare, rigidità muscolare3 Molto raro: crampi muscolari Non nota: trisma*
Patologie renali e urinarie Non comune: ematuria Non nota: incontinenza
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Raro: ginecomastia Non nota: disfunzione erettile, priapismo, aumento del numero delle erezioni ed erezione prolungata
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune: piressia, ritardo di crescita durante l’uso prolungato nei bambini1, sensazione di irrequietezza interiore3, stanchezza2, sete3 Non comune: dolore toracico Molto raro: morte cardiaca improvvisa1 Non nota: fastidio al torace, iperpiressia
Esami diagnostici Comune: alterazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca (di solito un aumento)1, peso diminuito1 Non comune: soffio cardiaco1, enzimi epatici aumentati Molto raro: fosfatasi alcalina ematica aumentata, bilirubina ematica aumentata, conta piastrinica ridotta, conta leucocitaria anomala 1 Vedere paragrafo 4.4. 2 Reazioni avverse risultanti da studi clinici in pazienti adulti che sono state segnalate con una frequenza maggiore rispetto ai bambini e agli adolescenti. 3 Reazioni avverse risultanti da studi clinici in pazienti adulti che non sono state riportate nei bambini e negli adolescenti. 4 Frequenza ricavata da studi clinici condotti negli adulti e non dai dati di studi condotti in bambini e adolescenti; potrebbe essere pertinente anche per bambini e adolescenti. * In base alla frequenza calcolata negli studi sull’ADHD negli adulti (non sono stati segnalati casi negli studi pediatrici).
Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioniavverse.
04.9 Sovradosaggio
Nel trattamento di pazienti con sovradosaggio è necessario tenere conto del rilascio ritardato del metilfenidato contenuto nelle formulazioni con durata d’azione prolungata.
Segni e sintomi
Il sovradosaggio acuto, principalmente dovuto a iperstimolazione del sistema nervoso centrale e simpatico, può comportare vomito, agitazione, tremori, iperreflessia, contrazione muscolare, convulsioni (potrebbero essere seguite da coma), euforia, confusione, allucinazioni, delirio, sudorazione, vampate di calore, cefalea, iperpiressia, tachicardia, palpitazioni, aritmie cardiache, ipertensione, midriasi, secchezza della mucosa e rabdomiolisi.
Trattamento
Non esiste un antidoto specifico per il sovradosaggio di metilfenidato. Il trattamento consiste nel fornire misure di supporto appropriate.
Il paziente deve essere protetto contro azioni autolesioniste e stimoli esterni che porterebbero ad esacerbare l’iperstimolazione già presente. Se i segni e i sintomi non sono troppo severi e il paziente è cosciente, lo stomaco può essere svuotato inducendo il vomito o eseguendo una lavanda gastrica. Prima di eseguire la lavanda gastrica, è necessario controllare l’agitazione e le convulsioni, se presenti, e proteggere le vie aeree. Altre misure per disintossicare l’intestino includono la somministrazione di carbone attivo e di un catartico. In presenza di intossicazione grave, somministrare una dose accuratamente titolata di una benzodiazepina prima di eseguire la lavanda gastrica.
Si devono adottare trattamenti intensivi per mantenere la circolazione e la respirazione adeguate; possono essere necessarie procedure di raffreddamento esterne per ridurre l’iperpiressia.
Non è stata dimostrata l’efficacia della dialisi peritoneale o dell’emodialisi extracorporale in caso di sovradosaggio di metilfenidato.
05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
05.1 Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: psicostimolanti ad azione centrale, codice ATC: N06B A04.
Ritalin Effetto Prolungato è un racemato costituito da una miscela 1:1 di d-metilfenidato e l-metilfenidato. L’isomero d- è farmacologicamente più attivo dell’isomero l-.
Meccanismo d’azione
Ritalin Effetto Prolungato è un debole stimolante del sistema nervoso centrale con effetti più marcati sulle attività mentali piuttosto che su quelle motorie. Il suo meccanismo d’azione nell’uomo non è ancora del tutto chiarito, ma si crede che i suoi effetti stimolanti siano dovuti all’inibizione della ricaptazione della dopamina e della noradrenalina nei neuroni presinaptici e quindi all’aumento di questi neurotrasmettitori nello spazio extraneuronale.
Il meccanismo attraverso cui il metilfenidato esercita i suoi effetti sull’attività mentale e sul comportamento nei bambini non è stato ancora stabilito con chiarezza, né esiste un’evidenza decisiva di come questi effetti si correlino alle condizioni del sistema nervoso centrale.
Efficacia e sicurezza clinica ADHD negli adulti
Ritalin Effetto Prolungato è stato valutato in uno studio articolato in tre periodi: uno studio a breve termine (9 settimane) per la determinazione dell’intervallo posologico controllato con placebo (Periodo 1; n=725), un periodo in aperto con titolazione a un dosaggio individuale ottimale di Ritalin Effetto Prolungato (Periodo 2; n=584) e un periodo di sospensione randomizzato (Periodo 3; n=489) in cui ai pazienti con un miglioramento alla ADHD RS (una scala di valutazione per l’ADHD) del DSM-IV superiore al 30% rispetto al basale sono stati assegnati la dose ottimale determinata per loro nel Periodo 2 o il placebo, in un rapporto di 3:1. La popolazione dello studio era composta da uomini e donne (età 18-60 anni) con diagnosi di ADHD. Al momento della diagnosi, non vi era alcuna conferma da parte di terzi che i sintomi fossero presenti durante l’infanzia.
Nello studio a breve termine, ai pazienti sono state assegnate dosi di 40, 60 e 80 mg o placebo con un rapporto 1:1:1:1. Nel corso delle prime 4 settimane dello studio, la dose è stata aumentata in modo incrementale, a partire da un dosaggio di 20 mg che è stato aumentato di 20 mg ogni settimana. Gli endpoint co-primari dello studio a breve termine erano i cambiamenti rispetto al basale, sia nei sintomi, valutati utilizzando la scala per la valutazione dell’ADHD (ADHD RS) del DSM-IV, sia nel comportamento, valutato mediante lo Sheehan Disability Score (SDS).
Nella comparazione con il placebo, i risultati dello studio a breve termine hanno mostrato miglioramenti statisticamente significativi più marcati rispetto al basale, sia nei punteggi dei sintomi che in quelli del comportamento, in tutti e tre i gruppi di trattamento attivo. Non è emersa alcuna relazione dose-risposta per entrambi gli effetti.
La percentuale di responder (definita come un miglioramento del 30% nel punteggio ADHD RS del DSMIV rispetto al basale) per i tre gruppi di trattamento è stata la seguente: 75,8% per 40 mg, 80,5% per 60 mg e 81,0% per 80 mg, rispetto al 58,4% per il gruppo placebo.
Nello studio di sospensione randomizzato, ai pazienti è stato assegnato il dosaggio ottimale determinato per loro nel Periodo 2 in aperto o il placebo. L’endpoint dello studio di sospensione randomizzato era il fallimento del trattamento, definito come un peggioramento dei sintomi superiore al 30% rispetto al basale del Periodo 3 e un miglioramento residuo inferiore al 30% rispetto al basale del Periodo 1. I risultati hanno evidenziato il fallimento del trattamento in un minor numero, statisticamente significativo (p<0,0001), di pazienti nel gruppo Ritalin Effetto Prolungato (75 pazienti, 21,3%) rispetto al gruppo placebo (57 pazienti, 49,6%) (differenza tra i trattamenti 28,3%, IC 95%: 18,2%, 38,1%).
05.2 Proprietà farmacocinetiche
Assorbimento
Dopo somministrazione orale di Ritalin Effetto Prolungato (capsule a rilascio modificato), il metilfenidato viene assorbito rapidamente e produce un profilo di concentrazione plasmatica-tempo bimodale (cioè due picchi distinti a circa 4 ore di distanza). Le concentrazioni plasmatiche del primo picco vengono raggiunte in media 1-2 ore dopo la somministrazione. L’AUC e la concentrazione plasmatica di picco sono direttamente proporzionali alla dose. Non ci sono differenze apparenti nella farmacocinetica del metilfenidato tra bambini iperattivi e volontari adulti sani. La biodisponibilità assoluta è del 22 ± 8% per l’enantiomero d- e del 5 ± 3% per l’enantiomero l-. La biodisponibilità relativa di Ritalin Effetto Prolungato somministrato una volta al giorno è paragonabile alla stessa dose totale di compresse di metilfenidato a breve durata d’azione somministrate due volte al giorno (a distanza di 4 ore).
Le fluttuazioni tra le concentrazioni plasmatiche di picco e di valle del metilfenidato sono inferiori per Ritalin Effetto Prolungato somministrato una volta al giorno rispetto alle compresse di metilfenidato a breve durata d’azione somministrate due volte al giorno.
Influenza del cibo
Ritalin Effetto Prolungato può essere somministrato con o senza cibo. Non sono emerse differenze nella biodisponibilità di Ritalin Effetto Prolungato somministrato con una colazione ricca di grassi o una purea di mele rispetto alla somministrazione in condizioni di digiuno. Non vi sono evidenze di dose dumping in presenza o assenza di cibo.
Per i pazienti che non sono in grado di deglutire la capsula, il contenuto può essere cosparso su un alimento morbido, come una purea di mele, e poi somministrato (vedere paragrafo 4.2).
L’effetto dell’ingestione con una purea di mele, una normale colazione o una colazione ricca di grassi sulla biodisponibilità del metilfenidato è stato confrontato con l’ingestione a stomaco vuoto. Non è stato evidenziato alcun effetto o sono emersi solo effetti minori del cibo dopo l’ingestione con purea di mele o con una normale colazione rispetto all’ingestione a stomaco vuoto. Nelle 4-8 ore successive all’ingestione di dl-metilfenidato, l’AUC e la C dopo una colazione ricca di grassi sono risultate inferiori del 15-23% max rispetto all’ingestione a stomaco vuoto. Il primo t si era spostato di 1,5 ore (da 1,5 a 3,0) e il secondo max t di 2,5 ore (da 5,5 a 8,0) rispetto alle condizioni di digiuno. La rilevanza clinica della variazione di max AUC, C e t nelle 4-8 ore dopo l’ingestione di dl-metilfenidato non è nota. Si raccomanda pertanto il max max monitoraggio da parte del medico curante.
Distribuzione
Nel sangue, il metilfenidato e i suoi metaboliti si distribuiscono tra il plasma (57%) e gli eritrociti (43%). Il metilfenidato e i suoi metaboliti hanno un basso tasso di legame alle proteine plasmatiche (10-33%). Il volume di distribuzione è risultato pari a 2,65 ± 1,11 L/kg per il d-metilfenidato e a 1,80 ± 0,91 L/kg per l’l-metilfenidato. Biotrasformazione
La biotrasformazione del metilfenidato mediante la carbossilesterasi CES1A1 è rapida ed estesa. Le concentrazioni plasmatiche massime del principale metabolita non esterificato (acido α-fenil-2-piperidin acetico) sono raggiunte circa 2 ore dopo la somministrazione del metilfenidato.
Queste concentrazioni sono 30-50 volte superiori a quelle del principio attivo in forma immodificata.
L’emivita dell’acido alfa-fenil-2-piperidin acetico è circa il doppio di quella del metilfenidato e la clearance sistemica media è di 0,17 L/h/kg. I metaboliti idrossilati (ad es. l’idrossimetilfenidato o l’acido idrossiritalinico) sono rilevabili solo in piccole quantità. L’attività terapeutica sembra essere dovuta principalmente al composto progenitore.
Eliminazione
Il metilfenidato viene eliminato dal plasma con un’emivita terminale media di 2 ore. La clearance sistemica è pari a 0,40 ± 0,12 L/h/kg per il d-metilfenidato e a 0,73 ± 0,28 L/h/kg per l’l-metilfenidato. Dopo somministrazione orale, il 78-97% della dose è escreto nelle urine e l’1-3% nelle feci sotto forma di metaboliti entro 48-96 ore. Soltanto minime quantità (<1%) di metilfenidato immodificato compaiono nelle urine. La maggior parte della dose è eliminata con le urine sotto forma di acido alfa-fenil-2-piperidin acetico (60-86%).
Gruppi di pazienti speciali
Effetto dell’età
Non ci sono in apparenza differenze nella farmacocinetica del metilfenidato tra bambini iperattivi e volontari sani in età adulta.
Pazienti con compromissione renale
Non sono stati condotti studi in pazienti con compromissione della funzione renale. I dati relativi all’eliminazione in pazienti con normale funzionalità renale (GFR ≥90 mL/min) suggeriscono che l’escrezione renale del metilfenidato immodificato difficilmente diminuirebbe in presenza di una funzionalità renale compromessa (GFR <90 mL/min). Tuttavia, l’escrezione per via renale del metabolita acido alfa‑fenil‑2‑piperidin acetico può essere ridotta.
05.3 Dati preclinici di sicurezza
Cancerogenicità
In studi di cancerogenicità condotti a vita in ratti e topi, è stato osservato un aumento del numero di tumori epatici maligni soltanto nei topi maschi. Il significato per la specie umana di tale osservazione non è noto.
Il metilfenidato non ha avuto alcun effetto sulla funzione riproduttiva o sulla fertilità in multipli bassi della dose clinica.
Evoluzione della gravidanza, dell’embrione e del feto
Il metilfenidato non è considerato teratogeno nei ratti e nei conigli. La tossicità fetale (cioè la perdita totale della prole) e la tossicità materna sono state osservate nei ratti a dosi tossiche per la madre. Sviluppo neurocomportamentale giovanile
La somministrazione orale ripetuta di metilfenidato a ratti giovani ha evidenziato una diminuzione dell’attività locomotoria spontanea a dosaggi elevati a seguito degli effetti farmacologici a queste dosi. Inoltre, a dosi elevate, è stata osservata una ridotta capacità di apprendimento nelle femmine di ratto. La rilevanza di questi risultati per l’uomo non è nota, ma probabilmente minore poiché gli studi clinici indicano che il metilfenidato è ben tollerato e migliora il rendimento scolastico dei bambini.
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
06.1 Eccipienti
Contenuto della capsula Ammonio metacrilato copolimero tipo B Macrogol 6000 Microsfere di zucchero (amido di mais e saccarosio) Acido metacrilico‑metilmetacrilato copolimero (1:1) Talco Trietil citrato
Involucro della capsula Gelatina Biossido di Titanio (E 171) Ossido di ferro nero e ossido di ferro rosso (E 172) (10, 40 e 60 mg) Ossido di ferro giallo (E 172) (10, 30, 40 e 60 mg)
Inchiostro di stampa Gommalacca (E 904) Ossido di ferro rosso (E 172) Ossido di ferro giallo (E 172) Biossido di Titanio (E 171) Potassio idrossido (E 525) Ammoniaca (E 527) Glicole propilenico (E 1520)
06.2 Incompatibilità
Non pertinente.
06.3 Periodo di validità
3 anni.
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione
Tenere fuori dalla vista e dalla portata dei bambini. Conservare a temperatura inferiore a 30°C. Tenere il flacone ben chiuso.
06.5 Natura e contenuto della confezione
30 e 100 capsule a rilascio modificato in flacone HDPE con tappo a vite in polipropilene di difficile apertura per i bambini e sigillo a induzione in alluminio.
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.
07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio
INFECTOPHARM Arzneimittel und Consilium GmbH Von-Humboldt-Strasse 1 64646 Heppenheim Germania
08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio
051505016 – “10 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 30 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505028 – “10 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 100 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505030 – “20 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 30 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505042 – “20 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 100 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505055 – “30 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 30 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505067 – “30 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 100 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505079 – “40 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 30 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505081 – “40 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 100 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505093 – “60 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 30 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO 051505105 – “60 MG CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO” 100 CAPSULE IN FLACONE HDPE CON CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO
09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione
Data della prima autorizzazione: 01.08.2025
10.0 Data di revisione del testo
11/2025

