Farmaci anti obesità: perché le donne li usano il doppio degli uomini nonostante l’obesità sia simile

Tra GLP-1 per obesità e sovrappeso emerge un forte squilibrio di genere, con prevalenze simili ma consumi nettamente maggiori nelle donne

Nel dibattito sui nuovi farmaci anti obesità a base di semaglutide e tirzepatide emerge un dato che interroga clinici e decisori: in Italia le donne li utilizzano circa il doppio degli uomini, pur con una prevalenza di obesità simile tra i sessi. Il sovrappeso invece è più frequente negli uomini, che però arrivano meno spesso alla prescrizione di terapie farmacologiche specifiche per la gestione del peso.

Secondo la Società italiana dell’obesità, circa il 10% degli uomini e il 10% delle donne in Italia rientra nella definizione clinica di obesità, mentre il sovrappeso riguarda circa il 40% degli uomini e il 25% delle donne. Nonostante questo, i consumi di agonisti del recettore del peptide glucagone simile 1, cioè i farmaci GLP-1, risultano molto più elevati nelle donne, con un rapporto che in alcuni contesti arriva a 2,7 donne per ogni uomo trattato.

Indice (5 sezioni)
  1. 1Che cosa mostrano i nuovi dati su semaglutide e tirzepatide
  2. 2Obesità e sovrappeso: chi è più colpito in Italia
  3. 3Stigma, ricerca della cura e possibili differenze biologiche tra uomini e donne
  4. 4Perché i farmaci anti obesità richiedono un percorso medico strutturato
  5. 5Per approfondire

Che cosa mostrano i nuovi dati su semaglutide e tirzepatide

Nuove analisi statunitensi citate nel dibattito internazionale indicano che tra 39 milioni di persone considerate idonee a farmaci anti obesità solo 887.000 li hanno effettivamente ricevuti. All’interno di questo gruppo il 77,6% dei pazienti trattati con semaglutide o tirzepatide per obesità è costituito da donne. Questo squilibrio di genere appare in netto contrasto con la distribuzione reale di obesità nella popolazione generale.

Un altro dato aiuta a quantificare il divario: il 3% delle donne ritenute idonee ha ricevuto una prescrizione di farmaci anti obesità, contro l’1,2% degli uomini nelle stesse condizioni. Sempre nelle serie statunitensi, nel gennaio 2024 il consumo di agonisti del recettore GLP-1 ha raggiunto 163 utilizzatori ogni 10.000 donne rispetto a 61 ogni 10.000 uomini, con un rapporto di 2,7 a 1, simile a quanto riportato in Italia per i nuovi farmaci anti obesità.

Studi dei Centers for Disease Control and Prevention indicano che negli adulti con diabete diagnosticato l’uso di iniezioni GLP-1 per ridurre glicemia o peso è più bilanciato, con il 27,2% di donne e il 25,9% di uomini che riferiscono di assumere questi medicinali. Questo suggerisce che il divario osservato nei trattamenti specificamente prescritti per l’obesità non dipende solo da differenze di accesso ai farmaci in generale, ma da dinamiche proprie della gestione dell’eccesso ponderale.

Un’analisi su 132.057 adulti con indice di massa corporea almeno pari a 27 kg/m² ha rilevato che solo l’1% utilizzava un farmaco anti obesità, mentre il 14% assumeva almeno un medicinale associato alla perdita di peso. I dati non distinguevano se l’uso di liraglutide o semaglutide fosse per diabete o per obesità, ma confermavano l’estrema selettività nell’accesso a queste terapie, che restano farmaci per pochi rispetto all’ampia platea di persone sovrappeso o obese.

Obesità e sovrappeso: chi è più colpito in Italia

Nel contesto italiano, le stime diffuse dalla Società italiana dell’obesità indicano una prevalenza di obesità intorno al 10% sia negli uomini sia nelle donne adulte. Il sovrappeso presenta invece una marcata differenza di genere: riguarda circa il 40% degli uomini e il 25% delle donne, quindi il carico complessivo di eccesso di peso è maggiore nel sesso maschile. Nonostante questo, l’uso di farmaci specifici per l’obesità risulta più frequente tra le donne.

Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità, ha sottolineato che “le donne utilizzano più spesso farmaci anche nel nostro paese”, riferendosi proprio agli agonisti del recettore GLP-1 e ad altri medicinali per la gestione del peso. Il dato italiano si inserisce in un quadro globale in cui, secondo gli archivi CDC, il 10,2% delle donne con obesità e il 3,1% degli uomini con obesità dichiarano di aver usato farmaci dimagranti prescritti nei due anni precedenti, mentre l’uso complessivo riferito è del 4% tra le donne e dello 0,9% tra gli uomini.

Questo scarto suggerisce che il gender gap nei farmaci anti obesità non è un fenomeno isolato, ma si ripete in sistemi sanitari diversi, pur con organizzazioni e criteri di rimborso non sovrapponibili. Per la realtà italiana restano centrali anche le regole di prescrizione, la rimborsabilità e il fatto che molti trattamenti anti obesità non siano sistematicamente coperti dal Servizio sanitario nazionale, aspetto che può influenzare l’accesso in modo diverso nei due sessi.

Per i clinici il confronto con questi numeri aiuta a interpretare le richieste di terapia farmacologica nel proprio ambulatorio e a proporre, quando appropriato, un percorso graduato che può includere modifiche dello stile di vita, interventi dietetici e valutazione di eventuali farmaci. In questo quadro possono risultare utili materiali informativi su come valutare se e quando considerare i farmaci anti obesità.

Stigma, ricerca della cura e possibili differenze biologiche tra uomini e donne

Le ragioni del divario di genere nell’uso di farmaci anti obesità probabilmente intrecciano fattori sociali, culturali e sanitari. Nelle società occidentali lo stigma legato al peso colpisce spesso in modo più intenso le donne, che possono sentirne le conseguenze in termini di autostima, discriminazione lavorativa e relazioni sociali. Questo può favorire una ricerca più attiva di percorsi di cura, comprese le terapie farmacologiche, quando dieta ed esercizio non risultano sufficienti.

Le indagini su partecipanti a studi clinici per farmaci anti obesità suggeriscono un altro elemento: tra il 60 e il 70% dei soggetti inclusi in queste sperimentazioni sono donne. Ciò può riflettere una maggiore disponibilità femminile a prendere parte a ricerche su trattamenti del peso oppure una selezione clinica che intercetta più donne con obesità che uomini. Questo squilibrio nella ricerca si traduce poi in una maggiore esposizione femminile ai nuovi farmaci fin dalle prime fasi di sviluppo.

Dal punto di vista biologico esistono differenze documentate nella distribuzione del tessuto adiposo, negli ormoni sessuali e nelle risposte metaboliche tra uomini e donne, ma le analisi attuali non indicano che questi fattori spieghino da soli un rapporto di utilizzo farmacologico così marcato. Secondo i CDC, negli adulti con diabete l’impiego di agonisti GLP-1 per il controllo della glicemia e del peso è relativamente simile tra i sessi, segno che quando la patologia cronica è già definita il genere pesa meno sulle scelte terapeutiche.

La minore presenza maschile nei percorsi formalizzati di cura dell’obesità potrebbe derivare anche da una minore tendenza degli uomini a consultare il medico per problemi percepiti come legati all’immagine corporea, almeno fino alla comparsa di complicanze cardiovascolari o metaboliche. Per ridurre il divario di genere diventa quindi rilevante comunicare che l’obesità è una malattia cronica che merita un inquadramento clinico strutturato in entrambi i sessi, indipendentemente dal giudizio estetico.

Perché i farmaci anti obesità richiedono un percorso medico strutturato

Le autorità sanitarie come i Centers for Disease Control and Prevention ricordano che i farmaci per la gestione cronica del peso, inclusi quelli a base di semaglutide, devono essere utilizzati in associazione a interventi sullo stile di vita. Questo significa che la terapia farmacologica si inserisce in un programma che comprende alimentazione equilibrata, maggiore attività fisica e, quando necessario, supporto psicologico o comportamentale. I medicinali non sostituiscono tali interventi, ma possono potenziarne gli effetti in pazienti selezionati.

Buscemi riassume questo approccio affermando che “il medico dovrebbe consigliare un percorso di trattamento dell’eccesso ponderale, che può prevedere modifiche comportamentali, dieta, o anche farmaci e chirurgia”. Nella pratica clinica italiana la valutazione dell’indice di massa corporea, delle comorbilità e della storia di tentativi precedenti guida la scelta di proporre o meno un agonista GLP-1. Chi valuta queste opzioni può trovare utile riflettere su come ha senso ricorrere ai farmaci per l’obesità rispetto ad altre strategie.

Gli studi CDC sottolineano che, anche quando sono disponibili, i farmaci anti obesità restano terapie di minoranza rispetto al numero di persone potenzialmente eleggibili. Una quota significativa di adulti con sovrappeso o obesità assume altri medicinali associati alla perdita di peso, spesso prescritti per indicazioni diverse. Questo conferma che la gestione del peso richiede una revisione complessiva della terapia in corso e una valutazione accurata delle possibili interazioni farmacologiche, attività che va condotta dal medico curante o dallo specialista.

Per chi presenta obesità o sovrappeso con fattori di rischio è quindi indicato un confronto con il professionista sanitario su benefici e limiti delle opzioni disponibili, includendo eventuali farmaci, percorsi strutturati sullo stile di vita e, nei casi più severi, chirurgia bariatrica. Informazioni pratiche su come dimagrire in modo sicuro se si sta valutando l’uso di farmaci anti obesità possono supportare una decisione condivisa tra medico e paziente, nell’ottica di una presa in carico cronica e non episodica.

Il quadro complessivo mostra quindi un forte squilibrio di genere nell’uso dei farmaci anti obesità, a fronte di una prevalenza di obesità simile fra uomini e donne e di un sovrappeso più diffuso nel sesso maschile. Questo richiede una riflessione clinica e organizzativa su come identificare meglio gli uomini a rischio, ridurre lo stigma e garantire percorsi strutturati di cura dell’eccesso ponderale a tutte le persone che ne possono trarre beneficio, con un uso appropriato e sorvegliato delle nuove terapie.

Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o dello specialista. Per dubbi su diagnosi e terapie dell’obesità è necessario rivolgersi al proprio medico curante.

Per approfondire

CDC, GLP-1 Injectable Use Among Adults With Diagnosed Diabetes offre dati aggiornati sull’uso di iniezioni GLP-1 in adulti con diabete negli Stati Uniti, con distinzione tra uomini e donne e contesto glicemico e ponderale.

CDC, Prescriptions for Obesity Medications Among Adolescents Aged 12–17 Years analizza le prescrizioni di farmaci anti obesità negli adolescenti statunitensi, evidenziando differenze di genere e ruolo specifico di semaglutide.

CDC, Weight Loss Medications and the National DPP descrive come i farmaci per la perdita di peso possano integrarsi con programmi di prevenzione del diabete basati su cambiamenti dello stile di vita.

CDC, Use of Medications Associated with Weight Change presenta un’analisi sull’uso di farmaci che influenzano il peso corporeo in adulti con sovrappeso o obesità, includendo i farmaci anti obesità dedicati.

CDC, Use of prescription weight loss medications among adults with overweight or obesity riporta le percentuali di uomini e donne che dichiarano l’uso di medicinali dimagranti prescritti, utili per contestualizzare il divario di genere osservato.