Dal 18 agosto 2026 la Regione Lombardia ha avviato presso l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo uno dei primi programmi regionali strutturati di screening del tumore del polmone. Il progetto si rivolge a persone considerate ad alto rischio, in particolare forti fumatori e ex fumatori in una specifica fascia di età, con l’obiettivo di individuare noduli sospetti quando sono ancora piccoli e potenzialmente curabili.
Il cuore del programma è una tomografia computerizzata (TC) spirale del torace a basso dosaggio, eseguita senza mezzo di contrasto, dopo una valutazione di eleggibilità basata su età, abitudine tabagica e stato di salute respiratoria. La letteratura internazionale, inclusi grandi studi clinici, ha mostrato che questo tipo di screening può ridurre la mortalità per tumore del polmone in popolazioni selezionate, ma comporta anche possibili falsi positivi e rischi da considerare con attenzione.
Chi può accedere allo screening del tumore del polmone in Lombardia
Nel programma avviato presso l’ASST Papa Giovanni XXIII l’accesso è, questa fase iniziale, riservato a persone tra 55 e 74 anni considerate ad alto rischio di tumore del polmone. I criteri principali riguardano un passato da forti fumatori oppure una storia di forte fumo con cessazione relativamente recente, in linea con altri programmi europei rivolti a fasce analoghe di popolazione.
Oltre all’età e al carico di fumo, i criteri prevedono l’assenza di tumori diagnosticati negli ultimi cinque anni, l’assenza di patologie polmonari acute in atto e l’assenza di una TC del torace eseguita negli ultimi 18 mesi. Questo serve a selezionare chi può trarre reale beneficio dalla TC spirale riducendo esami inutili e sovrapposizioni con precedenti percorsi diagnostici per diagnosi precoce di carcinoma polmonare.
La valutazione di eleggibilità avviene attraverso un questionario dedicato che raccoglie informazioni su anni e intensità di fumo, eventuali tentativi di cessazione, sintomi respiratori, malattie croniche e storia oncologica. Sulla base delle risposte, il personale sanitario stabilisce se proporre l’inserimento nel programma di screening, l’invio a un centro antifumo oppure la sola raccomandazione di controlli clinici periodici.
Per chi rientra nei criteri previsti, l’accesso operativo al programma avviene tramite i Punti Unici di Accesso delle Case di Comunità dell’ASST Papa Giovanni XXIII, aperti dal lunedì al sabato in fascia mattutina. Questo modello territoriale facilita la presa in carico di pazienti spesso già seguiti per broncopneumopatia cronica ostruttiva o altre patologie respiratorie correlate al fumo, in cui il rischio di carcinoma squamoso del polmone è aumentato rispetto alla popolazione generale.
Come funziona la TC spirale a basso dosaggio nello screening polmonare
La TC spirale a basso dosaggio è una tomografia computerizzata del torace in cui l’apparecchiatura acquisisce immagini in modo continuo mentre il lettino scorre attraverso il gantry, permettendo di ricostruire il polmone in sezioni sottili. Nel contesto dello screening viene utilizzato un protocollo a dose di radiazioni ridotta rispetto a una TC diagnostica standard, pur mantenendo una definizione sufficiente per individuare noduli di pochi millimetri.
L’esame viene eseguito senza mezzo di contrasto endovenoso, è rapido e non richiede preparazioni particolari; la persona deve semplicemente rimanere immobile e trattenere il respiro per alcuni secondi. La lettura delle immagini è affidata a radiologi esperti in patologia toracica, con protocolli che distinguono i noduli verosimilmente benigni da quelli meritevoli di controlli ravvicinati o indagini più approfondite, in modo analogo agli algoritmi usati nella gestione del carcinoma squamoso del polmone.
Nella maggior parte dei programmi strutturati, se la prima TC a basso dosaggio non mostra anomalie significative, è prevista una ripetizione periodica dell’esame a distanza di tempo per monitorare eventuali nuove lesioni. Percorsi simili sono stati adottati in altri Paesi europei, dove si alternano controlli annuali o biennali a seconda del profilo di rischio e dei reperti riscontrati, sempre limitando il numero complessivo di esposizioni radiologiche.
Se la TC evidenzia noduli sospetti, il referto indica il grado di sospetto e il successivo step diagnostico, che può consistere in un controllo ravvicinato, in ulteriori esami di imaging o in procedure invasive come la biopsia. È in questa fase che la distinzione tra screening e percorso diagnostico diventa cruciale, perché dal secondo step in poi non si tratta più di prevenzione secondaria ma di vera e propria definizione di uno stadio di carcinoma polmonare, con possibili accessi a terapie innovative e protocolli personalizzati.
Benefici, limiti e possibili rischi del programma per fumatori ed ex fumatori
I principali benefici dello screening con TC a basso dosaggio derivano dalla diagnosi in fase precoce. Studi clinici internazionali, tra cui il National Lung Screening Trial, hanno documentato una riduzione della mortalità per tumore del polmone nelle persone ad alto rischio sottoposte regolarmente a questo esame rispetto a chi effettuava solo radiografie del torace o nessuno screening, grazie all’individuazione di tumori più piccoli e potenzialmente operabili.
Accanto ai vantaggi, la letteratura sottolinea anche limiti e possibili rischi. Il primo è rappresentato dai falsi positivi, cioè noduli che appaiono sospetti alla TC ma che si rivelano benigni, con conseguente ansia, controlli ravvicinati e in alcuni casi biopsie o interventi non necessari. Un altro elemento è la sovradiagnosi, ossia l’identificazione di tumori a crescita molto lenta che forse non avrebbero dato sintomi rilevanti nel corso della vita della persona.
Lo screening comporta anche una certa esposizione cumulativa a radiazioni ionizzanti, seppure con dosi ridotte per singolo esame. Nei programmi organizzati vengono perciò definiti intervalli precisi tra una TC e la successiva, per bilanciare il beneficio atteso con il rischio radiologico, e sono esclusi dallo screening soggetti che hanno già effettuato TC toraciche di recente, proprio per evitare sovrapposizioni eccessive rispetto a percorsi diagnostici già avviati.
Per fumatori ed ex fumatori inseriti nello screening, un ulteriore aspetto da considerare è l’impatto psicologico dell’attesa dei risultati e della possibilità di reperti indeterminati che richiedono controlli seriati. In questo contesto la disponibilità di informazioni chiare sulle prospettive terapeutiche, comprese le attuali opzioni farmacologiche che riducono il rischio di recidiva o morte nel tumore del polmone in fase iniziale, può aiutare a inquadrare meglio il significato di una diagnosi ottenuta in fase precoce.
Il ruolo di medico di base e centri antifumo nella prevenzione del tumore polmonare
Il medico di medicina generale è una figura chiave per identificare i pazienti che potrebbero rientrare nei criteri di screening e per informarli in modo equilibrato su benefici e rischi della TC a basso dosaggio. Conoscere i requisiti del programma lombardo e le modalità di accesso ai Punti Unici di Accesso consente di indirizzare correttamente i forti fumatori o chi ha smesso da poco verso il percorso più appropriato, inclusa l’eventuale presa in carico presso i centri antifumo.
Il percorso descritto per l’ASST Papa Giovanni XXIII prevede infatti, per alcune persone eleggibili, una visita di counselling presso il Centro Antifumo come parte integrante dello screening. In questi colloqui viene affrontata in modo strutturato la dipendenza da nicotina, vengono proposte strategie personalizzate di cessazione e si valuta insieme al paziente come integrare lo screening con un più ampio progetto di prevenzione a lungo termine, che riduca anche il rischio di recidiva dopo eventuale trattamento chirurgico di un carcinoma polmonare non a piccole cellule.
Il dialogo tra medico di base, specialisti pneumologi e oncologi e radiologi dello screening è essenziale per evitare duplicazioni di esami e per gestire in modo coordinato i casi in cui la TC evidenzia noduli da seguire nel tempo. In presenza di esiti sospetti, il medico curante rimane un riferimento per spiegare al paziente il significato del referto, l’eventuale necessità di ulteriori indagini e il possibile inserimento in percorsi oncologici complessi, che possono includere studi clinici su metastasi del tumore polmonare e nuove molecole mirate.
I centri antifumo hanno inoltre un ruolo di prevenzione primaria che va oltre lo screening stesso. L’interruzione stabile del fumo di sigaretta riduce progressivamente il rischio di sviluppare tumore del polmone nel corso degli anni, pur senza azzerarlo del tutto; integrare percorsi di disassuefazione con programmi di sorveglianza radiologica consente di agire contemporaneamente su cause e conseguenze di una delle principali patologie oncologiche, migliorando la qualità di vita globale delle persone ad alto rischio.
Nel complesso, il nuovo programma di screening del tumore del polmone avviato in Lombardia per persone di 55–74 anni ad alto rischio rappresenta un passo concreto verso una diagnosi più precoce, ma richiede una selezione accurata dei candidati, una chiara informazione su benefici e limiti e una stretta integrazione con medicina generale e centri antifumo per massimizzare l’impatto sulla salute respiratoria della popolazione.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o dello specialista di riferimento.
Per approfondire
- Lung Cancer | Lung Cancer Symptoms | MedlinePlus (medlineplus.gov)
- Radon: MedlinePlus (medlineplus.gov)
- Screening for Lung Cancer | Lung Cancer | CDC (cdc.gov)





