Vischio o Vischio Bianco

(Viscum album L. – Fam. Lorantacee)

(Sin. – Viscum vulgare Park. – Viscum baccis albis Bauch. Duham, P. Tourn.)

Vischio o Vischio Bianco- Ultimo aggiornamento pagina: 27/02/2018

Indice dei contenuti

  1. Generalità
  2. Componenti principali
  3. Proprietà farmacologiche
  4. Estratti e preparati vari
  5. Preparazioni usuali e Formule
  6. Bibliografia

Generalità

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vischio

Etimologia – Viscum, dal greco ixos = fischio; nome latino della sostanza appiccicaticcia che si ricava dalle bacche (le palline). Usato da Virgilio (Eneide VI, 205) = la pania.

album e baccis albis, per le bacche bianche.

vulgare – comune.

Nomi volgari – Vischiaja o vischiajo, guastice, pania, paniajo, scoaggine, (tosc.), erba visco, visch, lagasté, curiòla (lig,), pania, visc, rabj (piem), visc o vesc (lomb.), viscia, smara, verderamin; nif (ven), vesc, vessti (emil.), nisco, biscu (nap.), vescara, brescogna (basil.), mamma dell’albero (pugl.), viscata, visconcia (calab), viscu fimminiddu (sic.).

Mistel, Eichenmistel (ted.), misseltoe o visga (ingl.), gui, gillon, verquet (fr.), liga, muerdago (spagn.), visco e mistletoe (port.), jemiel, jemiolai (pol.), oméla (russo), fagyògy (ungh.), lieou ki cheng (cinese).

Habitat – Europa temperata, Africa settentrionale (raro, Algeria), Asia meridionale, Cina settentrionale, Giappone. In Italia frequente come semiparassita di molti alberi (pero, melo, tiglio, pioppo, robinia, pino, susini, mandorli, aceri, salci, ecc. – qualche volta sulle querce) dal mare alla regione montana.

Arbusto.

Parti usate – Rametti e foglie.

Componenti principali

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Lo studio dei principi attivi del Viscum album ha attratto l'attenzione degli studiosi di fitochimica sin dalla seconda metà del secolo scorso. Numerose relazioni sono state pubblicate sui componenti di questa interessante pianta parassita, ma i risultati analitici ottenuti dai diversi Autori sono stati spesso notevolmente discordanti. Questa discordanza è stata attribuita principalmente alla differente composizione chimica dei materiali esaminati. Come è noto infatti, la droga commerciale proviene da diverse specie di alberi. Secondo Wangerin (1), il Viscum album in Europa è parassita di oltre 200 specie di piante e Tubeuf (2) ha distinto tre varietà di Viscum a seconda delle piante ospiti; V. album var. Mali, parassita di latifoglie, V. album var. Abietis, parassita dell’Abies alba e V. album var. Pini, che cresce su diverse Conifere (Pinus silvestris,

P. montana, Abies excelsa). L’ipotesi che il metabolismo e quindi la composizione chimica del Vischio dipendano da quelli della pianta ospite è avvalorata dal ritrovamento di componenti del parassita, che sono caratteristici dell’ospite stesso. Citiamo, ad esempio, due campioni di Vischio vegetante su Duboisia myoporoides, in cui sono stati trovati alcaloidi (nicotina, joscina, anabasina e isopelletierina), identificati nelle foglie della stessa Duboisia (3); inoltre tre campioni di Vischio, parassita del Nerium Oleander, dai quali sono stati ottenuti glucosidi cardiotonici (strospeside e odoroside H), componenti del N. Oleander (3a).

Dopo i primi lavori del Reinsch (4) nel 1860 dal Vischio sono state isolate diverse sostanze, per la maggior parte delle quali le ricerche non sono state approfondite (5). La «viscina», cui il Reinsch (4) attribuì la formula C20H48O8, è stata poi considerata dal Personne (5a) come una miscela di eteri di un alcool omologo dell’alcool benzilico. Da essa per distillazione lo stesso Personne (5a) ottenne una sostanza oleosa, «viscone» ed altri corpi di composizione non determinata. Altri componenti, pure indefiniti, furono in seguito estratti: un acido cristallizzabile da Pavlesky (6) nel 1878, «viscasciutina», «acido viscico», una sostanza resinosa, una base alcaloidica, C8H11N, ed una ossidasi, separati da Leprince (7) nel 1907; una saponina acida ed una neutra, segnalate da Chevalier (8) nel 1907; due sostanze di natura saponinica, ricavate da Barbieri (9) nel 1912; una sostanza amorfa ed un resinolo («visciresinolo»), estratti da Einleger, Fischer e Zellner (10) nel 1924; due principi dotati di attività ipotensiva ed un principio tossico, secondo le ricerche di Niccolini (11) nel 1924; un alcaloide, trovato da Béguire (12) nel 1931.

Con l’isolamento della viscotossina, da alcuni anni a questa parte si è giunti ad una parziale soluzione del problema riguardante la composizione del Vischio.

1) Viscotossina

Una tossina fu dapprima messa in evidenza con prove farmacologiche da diversi AA. [Laurent (13), Bardier e Martinsans (14), Martinsans e Stillmunkes (15), Ebster e Jarisch (16), Koch (17), Enders (18)], finché Winterfeld (19) nel 1948 estrasse una sostanza tossica, che denominò viscotossina. Già prima dei lavori di Winterfeld (19) (20), Janssen (21) nel 1938 aveva rilevato nella tossina la presenza di azoto e lo stesso Autore con Enders e Feuchtinger (22) nel 1940 ne aveva notato la proprietà di reagire con gli alcali. Winterfeld e Rink (20) nel 1948 riconobbero la natura peptidica della viscotossina, per la quale indicarono la formula elementare C34H68O18N10S.

Poco dopo Winterfeld (23) riferì di avere determinato nella viscotossina la presenza di una catena di amminoacidi, di un nucleo naftalinico parzialmente ridotto e di un radicale glucuronico. La catena peptidica, secondo l’A., risultava formata da radicali degli amminoacidi cisteina (un radicale), serina (un radicale) e arginina (due radicali). La deidrogenazione con selenio della parte non azotata della molecola, che condurrebbe alla formazione di una 1,3-dimetil-naftalina, e lo studio di una serie di sostanze derivanti dall’ossidazione dei prodotti idrolitici non azotati, hanno indotto Winterfeld (23) a porre in discussione le seguenti due formule per la viscotossina.

vischio Figura 1

In un lavoro successivo pubblicato nel 1956, Winterfeld e coll. (24) dall’idrolisi di quattro frazioni (A1, A3, R1, S4) della viscotossina hanno ottenuto soltanto amminoacidi e carboidrati. Nei prodotti idrolitici di tutte le quattro frazioni essi hanno identificati 17 amminoacidi e cioè acido aspartico, acido glutammico, serina, glicina, treonina, alanina, valina, leucina, tirosina, prolina, triptofano, arginina, lisina, fenilalanina, istidina, metionina e cisteina (cistina). Dall'idrolisi della frazione A1 hanno ricavato glucosio, galattosio ed arabinosio, mentre dall’idrolisi delle altre tre frazioni hanno separato soltanto glucosio ed arabinosio. Nella frazione A1 integra è stato trovato galattosio come disaccaride (lattosio). Nelle frazioni esaminate è stata esclusa la presenza degli acidi glucuronico e galatturonico.

Nel periodo 1958-1959 Samuelsson (25) (26) riferì circa nuovi metodi di isolamento della viscotossina dal Viscum album e descrisse alcune proprietà della sostanza così estratta. Dall’idrolisi acida l’A., in contrasto con i risultati avuti dal Winterfeld (24), non ricavò zuccheri ed identificò i seguenti 11 amminoacidi: alanina, arginina, acido aspartico, acido glutammico, glicina, leucina o isoleucina, lisina, serina, treonina, tirosina e valina. Non è stato trovato triptofano. Samuelsson ha poi separato due frazioni J e K: dalla frazione K ha isolato cromatograficamente valina, leucina ed acido g-amminobutirrico.

In una comunicazione del 1960 Winterfeld e Heuken (27) hanno affermato di avere constatato, con metodo cromatografico, che la «viscotossina» di Samuelsson (25) deriva da una parziale idrolisi della viscotossina naturale. L’idrolisi avverrebbe durante la purificazione attraverso resina a scambio di joni debolmente acida. Gli stessi AA. (27) hanno confermato, nei prodotti di idrolisi della viscotossina naturale, la presenza di zuccheri (glucosio e arabinosio) oltre a quella di 16 amminoacidi, escluso il triptofano, che era stato da essi precedentemente trovato (24).

Dall’esito di studi successivi sull'estrazione e sulla separazione in controcorrente della viscotossina. Samuelsson (28-30a) ha dedotto che la viscotossina è composta di almeno 6 peptidi. L'A. ha separato uno di questi peptidi, denominandolo viscotossina A (p.m. 9170), e ne ha determinati gli amminoacidi componenti nelle rispettive proporzioni molari e cioè i seguenti per diversi preparati di viscotossina A: alanina 4, arginina 5 (6), acido aspartico 6, ½ cistina 10 (9), acido glutammico 1, glicina 6, isoleucina 3, leucina 3, lisina 5, prolina 6, serina 8, treonina 7, tirosina 2; ammoniaca 7 (8); cisteina assente. Gli amminoacidi costituirebbero circa il 73 % della viscotossina A liofilizzata. Il titolo di umidità e di ceneri è di 3,5 e 2,8% rispettivamente.

Viscotossina A è stata trovata sia nelle foglie che nei rami del Viscum album L. crescente su Tilia cordata Mill. (30).

L’esame del titolo della viscotossina nella droga fresca o seccata, raccolta nell’estate o nell’inverno ha dato i seguenti risultati per il Vischio del Pino (mg % di viscotossina per peso di droga fresca): 24,6 nella droga fresca (estate), 29,5 nella droga seccata (estate), 21,1 nella droga fresca (inverno), 23,8 nella droga secca (inverno) (31). Winterfeld (19) (20) da 1 kg di polvere di Vischio isolò 0,5-1 g di viscotossina.

2) Frazioni protidiche e glucidiche con proprietà antitumorali

Una sostanza non dializzabile, dotata di attività inibente la crescita dei tumori, è stata estratta dal Viscum album e da specie di Loranthus: si tratta di un polisaccaride che per il suo carattere acido è stato denominato acido viscico (31a).

Una frazione, cui sono state riconosciute proprietà antitumorali, è stata pure recentemente (1963) estratta dal Vischio da Winterfeld. Selavry, Grunthal e Schwartz (31b). Questi AA. (31b) hanno riferito che si tratta di sostanza non identificabile con la viscotossina e che per idrolisi acida della frazione attiva sono separabili 16 amminoacidi e cioè lisina, istidina, arginina, acido aspartico, treonina, serina, acido glutammico, prolina, glicina, alanina, valina, cistina, isoleucina, leucina, tirosina, fenilalanina.

3) Amminoacidi liberi

Amminoacidi liberi sono stati trovati nel succo del V. album, nella quantità di 14 mg per grammo di succo preparato di recente, pari a mg 4,3 per grammo di pianta fresca. Dagli amminoacidi liberi totali sono state separate elevate quantità di arginina (40,2%), acido aspartico (11,28%) e prolina (10,2%), mentre asparagina, acido a-amminobutirrico, glutammina, triptofano, istidina e ossiprolina sono risultati assenti. Sono stati identificati anche acido cisteico, chinurenina e piccole quantità di ossilisina (32).

4) Ammine

Una base volatile, C8H11N, è stata messa in evidenza da Leprince (7) ed identificata con la b-feniletilammina (33) (34); sono state inoltre trovate colina (10) (25) (35-37) e acetilcolina (36) (38) (39). Colina, anzicchè acetilcolina, sarebbe presente nel Vischio, secondo Vincent (40). La presenza di propionilcolina, ammessa da Muller (39), è stata

vischio Figura 2

contestata da Wintefeld e Kronthaler (36). Istamina è stata trovata nell’infuso delle foglie e dei fusti del Viscum album in quantità pari a 40 g di cloridrato di istamina per 1 grammo della droga seccata (41).

5) Triterpenoidi

b-Amirina è da ritenersi identica all’«a-viscolo» (42-44), estratto da Bauer e Gerloff (45) dalle foglie del Viscum album.

Acido oleanolico (46) è stato ottenuto dalle foglie del Viscum album da Winterstein ed Hammerle (47) nella resa dello 0,8 %. La segnalazione di Van Itallie (48) circa la presenza di «ursone» (= acido ursolico) nel Viscum album è stata considerata inesatta da Wintestein e Hammerle (47), i quali l’hanno attribuita ad uno scambio dell’acido ursolico con l’acido oleanolico. Acido oleanolico è stato pure trovato in Viscum album analizzato da Pasich (49) con metodo cromatografico.

Lupeolo è stato isolato dai fusti e dalle foglie del Viscum album ed identificato al b-viscolo (42) (44), già estratto da Bauer e Gerloff (45).

6) Lipidi

Nei rami olio grasso con gli acidi oleico, linoleico, palmitico (10); nelle bacche gli acidi stearico, palmitico, miristico, arachico e oleico (50). Nella droga commerciale grasso con gli acidi palmitico, stearico, miristico, arachico (?) e oleico (?) (50). Nell'insaponificabile gomma, una paraffina C36H62 e alcool cerilico. L’alcool resinoso, visciresinolo, C15H26O2, estratto de Einleger, Fischer e Zellner (10) non è stato trovato da Braunhauser (50), che ha invece isolato un resinolo, C24H42O; sostanze resinose furono trovate anche da Leprince (7).

7) Vitamine

Vitamina C 0,75% nelle bacche (51). Vitamina E è stata trovata in Viscum album in quantità maggiore nelle piante crescenti su Acer platanoides rispetto a quelle cresciute su Robinia pseudoacacia, mentre il contenuto di vitamina E nella seconda delle piante ospiti è risultato maggiore che nella prima (52).

8) Mucillaggini

Mucillaggine, riferibile alla «viscina» di Reihsch (4), è presente nel Vischio, secondo Mangenot. Rebiffe e Roudier (53). Dall’analisi della mucillaggine Belavoine (54) ha ottenuto una frazione solubile in acqua 46%, di cui zuccheri 15,5%, pectine 0,7%, gomme 3%, ceneri 3,6%.

9) Glucosidi

Siringina (siringoside, lilacina, ligustrina), C17H24O9, estratta per la prima volta dalla Syringa vulgaris (55) (56) ed identificata con il glucoside della siringenina (alcool sinapico), C11H14O4 (57), è stata isolata anche dal Vischio (58).

10) Altri componenti

Sono stati inoltre trovati una sostanza glucosidica levogira, di struttura non definita, avente come aglucone un fenolo (59), quercetina (58), glucosio e fruttosio (10), xilosio (37), poliosi pectinosimili (10), pectine (60); in Viscum album del Giura svizzero un oloside idrolizzabile dall’invertasi (61); d-quercitolo (58), pinitolo (58), dl-inositolo (58) (62) sono stati trovati nel Viscum album cresciuto su diverse piante; acido acetico, acido lattico come sale di magnesio (39); fattori attivanti ed inibenti la crescita dei vegetali, trovati nelle bacche (63); acido indolacetico e un estere di un acido indolico (63); ossidasi (7); assenti proteasi, saccarasi, amilasi ed emulsina (64); ossalato di calcio nelle foglie del Viscum album (65); estratto etereo 4,3 %, acqua 23 %, ceneri 5,8 % (54).

vischio Figura 3

Ceneri 7-8% nelle foglie, 4,7-7% nei rami, 4,8-6,2% nelle bacche (66). Nelle foglie del Viscum album raccolto da abete e da pino è stato determinato un titolo di ceneri doppio di quello delle foglie di Vischio cresciuto su melo (67).

Le foglie sono ricche di fosforo, potassio e magnesio (37); il fosforo si trova specialmente in maggio, soltanto in tracce in agosto e settembre (68).

Manganese in quantità pari a 33,5 mg % è stato trovato nella pianta essiccata all’aria (69).

I succhi di pressatura delle piante di Viscum album, cresciute su melo, abete e pino, presentano pressapoco la stessa acidità (68).

Nel Viscum album, essiccato all’aria, si segnalano quantità di 6,55- 8,98 % di acqua (70).

Proprietà farmacologiche ed impiego terapeutico

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Un semplice cenno alla storia del Vischio, le cui prime notizie traggono origine da miti antichissimi, ci condurrebbe a evocare riti druidici, antiche leggende e remote tradizioni popolari, attraverso le quali la sua fama di pianta augurale, benefica e medicamentosa, è giunta sino a noi dalle più lontane e favolose età.

Troppo spazio dovremmo dedicare quindi ad una parte che noi usiamo invece trattare molto brevemente o, ove ciò non sia possibile, preferiamo indicare allo studioso la bibliografia di quelle opere più facilmente reperibili in cui egli possa trovare più ampiamente svolti quegli argomenti ai quali non crediamo sia nostro compito dare particolare rilievo ed estensione.

Per quanto riguarda dunque la storia di questa leggendaria droga, consigliamo la consultazione della nota del Flaccomio (71) pubblicata nel 1931, della monografia sul «Viscum album» compilata dalla Lodi nel 1942 (72) e del lavoro di Singer (73) comparso nel 1959, mentre noi inizieremo il nostro studio riferendo i risultati delle prime ricerche farmacologiche le quali ebbero inizio nella seconda metà del secolo scorso, dopo che questa droga venne inscritta nella I ed. della Farmacopea germanica del 1872.

Fra le prime ricerche sperimentali e cliniche, debbono essere ricordate quelle di Payne (74) il quale osservò che il Vischio bianco agisce sul cuore, determinando un effetto tachicardico e constatò clinicamente la sua favorevole azione terapeutica nel trattamento delle emottisi. Fu certamente da questa constatazione che ebbero inizio le successive ricerche di Gaultier il quale, anche in collaborazione con altri autori, pubblicò alcuni lavori (75-78) i cui risultati vennero poi riassunti in una nota successiva pubblicata nel 1910 (79).

Dal complesso di queste ricerche risulta che il Vischio determina costantemente un effetto ipotensivo che, nel cane, per iniezione endovenosa di 1-5 cc di una decozione al 25% di pianta fresca, può raggiungere i 20-30 mmHg. Nello stesso tempo le pulsazioni cardiache subiscono un aumento di frequenza ed una diminuzione di ampiezza. Tale azione ipotensiva sarebbe dovuta secondo Gaultier, ad un effetto sui centri vasomotori.

Negli animali a sangue freddo l'azione del Vischio si manifesta con una diminuzione della frequenza delle pulsazioni del cuore, la cui energia di contrazione aumenta fortemente. Dosi elevate inducono disturbi del ritmo con pause più o meno prolungate e, infine, l’arresto in sistole.

Le applicazioni terapeutiche descritte dall’A., benché ristrette al trattamento delle emorragie congestizie e più particolarmente delle emottisi che compaiono nei primi stadi della tubercolosi, debbono estendersi secondo l’A. stesso, al trattamento delle varie turbe che si manifestano nel corso dell’arteriosclerosi, dell’ipertensione permanente e non esclude che una più approfondita conoscenza dell’attività di questa droga, possa condurre ad una maggiore estensione delle sue indicazioni.

Chevalier (80) confermò che l’azione ipotensiva del Vischio è accompagnata da un’accelerazione delle pulsazioni cardiache e trovò che le dosi elevate producono negli animali intossicazioni mortali con manifestazioni emorragiche endocardiche ed emorragie gastro-intestinali.

A risultati analoghi giunsero Lesieur (81), Bernard (82), Corona e Zorzi (83), mentre Dossin (84), che sperimentò un estratto fluido Parke e Davis e un decotto di pianta fresca, riferì di aver ottenuto risultati non troppo convincenti per quanto riguarda il loro effetto ipotensivo.

Dello stesso periodo sono anche le ricerche cliniche di Lebreton-Oliveau (85), di Vachez (86) e di Fedeli (87) il quale ultimo sperimentò il Vischio nei casi di ipertensione, complicati da fatti nefritici e glomerulonefritici, casi nei quali egli osservò un notevole miglioramento dello stato ipertensivo ed una diminuzione dell’albuminuria.

Fubini e Antonini (88) (89), in un primo lavoro hanno comunicato i risultati di esperienze eseguite per studiare l’azione farmacologica generale del succo fresco di Vischio. Essi dimostrarono che il succo è dotato di un’energica azione paralizzante del sistema nervoso, sia centrale che periferico, tanto negli animali a sangue caldo che in quelli a sangue freddo. Anche i muscoli vengono paralizzati, la loro capacità di lavoro diminuita e cessano rapidamente di reagire agli stimoli, permanendo in uno stato di forte contrattura.

Il cuore è eccitato alla contrazione che diviene più valida mentre la frequenza diminuisce notevolmente. Successive ricerche eseguite per analizzarne l’azione, condussero a confermare la sua attività ipotensiva e a stabilire che questa è dovuta ad un effetto centrale che si manifesta particolarmente sui centri vasomotori la cui eccitabilità viene fortemente depressa, tanto che con la stimolazione del moncone centrale del vago non si riesce più a suscitare alcun riflesso vasale. Contemporaneamente all’eccitabilità dei centri vasomotori, viene depressa anche quella del centro respiratorio.

Foà (90) studiò un preparato commerciale la Guipsine Leprince, sui vasi dell’orecchio isolato di coniglio e constatò che essa è dotata di una azione vasodilatatrice diretta, capace di invertire inizialmente l’effetto vasocostrittore dell’adrenalina. Egli ritiene quindi che la guipsina agisca elettivamente sulla muscolatura liscia vasale e non sui centri vasomotori come venne ammesso inizialmente da Gaultier e coll. i quali però non sperimentarono con la guipsina ma con decozioni preparate con foglie fresche di Vischio.

I risultati di una prima serie di ricerche chimiche e farmacologiche eseguite da Niccolini (11), dimostrerebbero che fra il Vischio di Pero, di Melo e di Sorbo, sarebbe da preferire il primo. Sia allo stato fresco che secco, dal Vischio si può ottenere un buon rendimento, ma non tutti i procedimenti di preparazione utili per l’uno, lo sono anche per l’altro e la stabilizzazione della droga non ne modifica il comportamento.

L’A. crede inoltre di poter ammettere che nel Vischio esistano tre principi biologicamente attivi e separabili: un principio ipotensore la cui attività, nel decotto, domina quella degli altri due; un principio ipertensore e un principio tossico respiratorio.

L’azione bradicardizzante e depressiva cardiaca deriverebbe secondo l’A., da un’azione diretta sul miocardio e la vasocostrizione, che in generale si è dimostrata proporzionale alla dose, risulta molto spiccata sul piccolo circolo mentre è poco evidente negli altri distretti vasali. Per dosi tossiche anzi, l’esame necroscopico ha permesso di rilevare un’intensa vasodilatazione nel dominio dello splancnico.

Analogamente a Gaultier e coll. e a Fubini e Antonini, Niccolini ritiene che il principio ipotensore svolga la propria azione specialmente a livello dei centri bulbari, mentre la sede di azione del principio ipertensore sarebbe invece periferica.

Successive ricerche di questo A. (91) hanno confermato in linea di massima, questi risultati e da esse risulta inoltre che l’azione ipotensiva dei preparati di Vischio è massima allorché essi vengono somministrati endovena mentre è scarsa e lentissima se somministrati sottocute o endoperitoneo.

L’azione ipotensiva si manifesta anche nell’animale adrenalinizzato e dopo atropinizzazione del cuore, mentre scompare dopo che i centri bulbari sono stati depressi con cloralio, pur permanendo l’effetto ipertensivo.

L’A. ha infine studiato l’azione del Vischio sul sistema nervoso in animali a sangue freddo, constatando che le varie preparazioni di questa droga agiscono in senso paralizzante sia sul midollo spinale che sul sistema nervoso periferico e che il principio che agisce sull’uno è diverso da quello che agisce sull’altro, in quanto essi possono trovarsi in preparazioni diverse.

Una vasodilatazione di origine centrale nel territorio muscolo cutaneo, determinata da dosi terapeutiche di Vischio, venne contemporaneamente osservata da Busquet (92) sperimentando sui cani, mentre una conferma della presenza in alcuni preparati di Vischio, di un principio ipertensore, può trovarsi nei risultati delle ricerche di Rojo (93), il quale osservò che il succo fresco è capace di determinare un effetto ipertensivo e in quelle di Schulz (94) il quale, come del resto altri autori, osservò un'azione ipertensiva iniziale seguire la somministrazione di preparati di Vischio.

Altri autori invece, fra i quali Nolle (95) che ha usato un estratto fluido, hanno trovato che l’azione del Vischio è esclusivamente ipotensiva, ciò che potrebbe essere spiegato ammettendo con Niccolini, l'esistenza nella droga di un principio ipertensore accanto ad un altro ipotensore che, a seconda del metodo di estrazione, possono trovarsi insieme nello stesso preparato o essere contenuti separatamente in preparati diversi.

Kochmann (38) che ha accertato nel Vischio la presenza dell’acetilcolina (ved. parte chimica), attribuisce a questa sostanza, almeno in parte, l’azione ipotensiva della droga, la quale sarebbe dovuta secondo l’A., oltre che a paralisi del centro vasomotore, anche a eccitamento del parasimpatico, con conseguente inibizione cardiaca e forse anche a una componente vasale periferica.

Egli trovò inoltre, che nell'uomo l’ipotensione può osservarsi, nella maggioranza dei casi, anche dopo somministrazione orale del succo di Vischio, poiché la sostanza attiva verrebbe distrutta soltanto in parte lungo il tratto gastrointestinale, mentre negli animali, secondo Selig (96), l’effetto ipotensivo si può ottenere soltanto mediante somministrazione parenterale dei preparati della droga i quali, se somministrati oralmente, determinerebbero invece un effetto diuretico.

Con opportuno trattamento del succo di pressa, Kochmann ha ottenuto alcune frazioni che, pur conservando la caratteristica azione ipotensiva, sono risultate meno tossiche del succo non trattato.

Concordemente con quest'ultimo autore, Dressler, Kwiatkowski e Schilf (97), ammettono che il principio ipotensivo del Vischio si identifichi con la colina, avendo essi constatato che l’effetto ipotensivo prodotto dalla iniezione endovenosa di un estratto alcoolico di Vischio é antagonizzato dall’atropina.

Jarisch e Henze (98) trovarono invece che mentre l’atropinizzazione previene o abolisce il rallentamento delle plusazioni cardiache, non influenza la caduta della pressione, la quale si manifesta anche dopo la resezione del vago e, concordemente con gli AA. precedentemente citati (Gaultier, Fubini e Antonini, Busquet), ritengono che l’effetto ipotensivo sia dovuto principalmente ad un’inibizione riflessa del meccanismo vasocostrittore.

Ebster (99) che eseguì ricerche elettrocardiografiche sulla rana in anestesia uretanica, comparativamente con preparati digitalici e strofantinici, potè dimostrare che 1 cc di un estratto di Vischio al 10%, ottenuto a freddo, iniettato nel sacco linfatico, determina sull’ECG modificazioni di tipo digitalico con rallentamento del polso, prolungamento del tempo di trasmissione, scomparsa dell’onda atriale e dei segni di un’alterata propagazione dello stimolo nel ventricolo, modificazioni che, contrariamente a quanto osservarono Jarisch e Henze, non sono influenzate dall'atropina.

Le ricerche eseguite da Richter e Schrockmadel (100), con lo scopo di studiare il meccanismo dell’azione cardiaca del Vischio, condussero alla conclusione che il rallentamento del polso che si osserva nella fase iniziale é, nel gatto in anestesia cloralosico-uretanica, di origine centrale e sembrerebbe dovuto all’eccitazione del centro vagale ed alla contemporanea inibizione del centro acceleratore. Tanto l’eccitazione quanto l’inibizione, sarebbero dovute, secondo l’A., all’eccitamento chimico di un dispositivo circolatorio deprimente i cui recettori si troverebbero nel cuore e le cui fibre afferenti decorrerebbero col vago. Questi Autori quindi, in accordo con quelli precedentemente citati, ritengono che la sostanza cardioattiva contenuta nel Vischio, non ecciti direttamente il vago, ma che questo venga eccitato indirettamente per via riflessa.

Jarisch e Henze (101) studiarono, valendosi di un metodo oncometrico, l’azione degli estratti di Vischio anche sulla circolazione epatica e trovarono che essi determinano un’ipotensione con contemporanea vasodilatazione dei vasi epatici.

Il volume del fegato aumenta leggermente prima che inizi l’ipotensione e quasi sempre diminuisce lievemente ad ipotensione avvenuta. Gli AA. ritengono che questa riduzione di volume sia passiva e dovuta alla diminuita pressione venosa nell’ambito della porta, che avviene contemporaneamente a quella arteriosa.

Tuttavia, a tale vasodilatazione non conseguirebbe alcun fenomeno di stasi epatica e anche in questo caso essa sarebbe determinata, secondo gli AA., da un fenomeno riflesso le cui vie afferenti decorrono col vago cervicale e le efferenti col simpatico.

Enders (18) che isolò una tossina cardioattiva, trovò che essa agisce mediante un punto di attacco sul miocardio e attribuisce alla lesione cardiaca da essa determinata, l’ipotensione che insorge dopo un certo periodo di latenza e l’aumento della pressione venosa. Egli esclude che l’azione di questa tossina sia di tipo digitalico in quanto il lavoro cardiaco non ne viene influenzato ed anche perchè risulta inattiva se somministrata oralmente ed è esente da azione cumulativa.

Feutchinger (102) che insieme con Enders e Janssen (103) isolò la suddetta tossina e una sostanza ipotensiva, studiò il meccanismo di azione di quest’ultima su animali normali, vagotomizzati, atropinizzati e decapitati, pervenendo alla conclusione che l’ipotensione determinata da questa sostanza è dovuta ad un’eccitazione delle terminazioni parasimpatiche senza alcuna partecipazione del sistema nervoso centrale.

Le frazioni ipotensive purificate ottenute dal Vischio, sarebbero dotate secondo l’A. delle stesse azioni degli esteri della colina con la quale sostanza egli ritiene di poter identificare il principio ipotensivo del Vischio, ciò che sarebbe confermato dal fatto che dopo acetilazione, l’azione ipotensiva degli estratti acquosi o delle frazioni purificate, viene aumentata di 400-600 volte.

Anche Mulinos e Boyd (304) ritengono che la sostanza bradicardizzante e ipotensiva, la cui azione eccitante del parasimpatico viene inibita dall'atropina, possa essere identificata con un derivato della colina ed ammettono la presenza nel Vischio di un principio più tossico.

L’attività cardiotossica dei preparati di Vischio viene attribuita da Zipf (105) ad una sostanza saponinosimile con la quale egli identifica la viscotossina.

Sroka (106), autore di una monografia sull’argomento, conclude in base ai risultati sperimentali ottenuti dagli autori citati, che nel Vischio sarebbero contenute due sostanze diverse, una cardioattiva e una ipotensiva, interdipendenti, che agiscono determinando una caduta riflessa della pressione arteriosa e una diminuzione riflessa del ritmo cardiaco. Questo meccanismo riflesso, da cui derivano gli effetti ipotensivo e bradicardico, descritto per la prima volta da Bezold e Hirt nel 1867 (107), noto con il nome di «Effetto Bezold», venne più tardi studiato e approfondito da altri autori, quali Jarisch e Richter (108), Richter e Amann (109), Krayer, Moe e Mendez (110) e da altri (ved. Veratro verde). Winterfeld (111) attribuisce al Vischio un’azione ipotensiva che può essere annullata dall’atropina e un’azione cardiaca digitalisimile che per somministrazione di dosi elevate può determinare aritmie e condurre all’arresto in sistole.

L’A. insieme coi suoi collaboratori si è particolarmente occupato dei componenti ipotensivi e cardioattivi del Vischio e trovò che la sostanza ipotensiva, che può essere separata da quella cardioattiva, è costituita da una miscela di colina e di acetilcolina, la quale ultima si può trovare nel succo fresco di pressa insieme con un’albumina od altra sostanza atta ad aumentarne la stabilità nella pianta.

La sostanza cardioattiva o viscotossina è stata isolata dall’A. è riconosciuta per un lattone, stabile in ambiente acido e non in ambiente alcalino. Questa sostanza è ritenuta dall’A. identica alla sostanza necrotizzante trovata da Koch (17). Iniettata nei ratti, sottocute, alla dose di 0,1 cc, essa determina una netta azione necrotica anche alla diluizione di 1:50000; la sua elevata tossicità si manifesta soltanto allorché venga somministrata per via parenterale essendo essa completamente demolita lungo il tratto gastrointestinale.

La sostanza pura isolata, è dotata di un’azione cardiotossica inferiore a quella riscontrabile negli estratti di pianta fresca nei quali la viscotossina è accompagnata da sostanze che agiscono a guisa di colloidi protettori. Dopo tre anni di magazzinaggio la droga risulta praticamente esente da viscotossina ed anche le sue soluzioni acquose perdono la loro attività dopo un periodo di tempo più o meno lungo.

Bertschinger (31) che ha studiato il principio ipotensore isolato da Kronenthaler (112), ha trovato che sul cuore isolato di rana questo si comporta come una sostanza colinosimile, quantunque la sua azione non venga inibita dall’atropina. Sul gatto la droga raccolta in estate, si dimostra più attiva di quella raccolta in inverno e il Vischio cresciuto sul Biancospino avrebbe dimostrato un’azione ipotensiva più accentuata di quello cresciuto sul Pino e sul Melo. Nelle bacche la sostanza ipotensiva è contenuta in piccola quantità e tanto questa quanto la viscotossina, sarebbero contenute in quantità maggiori nella droga secca che nella pianta fresca.

I risultati di alcune ricerche eseguite dall’A. su conigli nei quali erano state prodotte lesioni ateromatose mediante una dieta ricca di colesterina, hanno dimostrato che la contemporanea somministrazione orale della frazione ipotensiva, determina una notevole riduzione delle lesioni rispetto a quelle che si verificano nei controlli, mentre con la somministrazione sottocutanea della suddetta frazione, le manifestazioni ateromatosiche venivano completamente evitate.

La frazione ipotensiva, somministrata parenteralmente, aumenta notevolmente il potere colesterolitico del siero, mentre con la somministrazione orale si osserva una leggera diminuzione.

Vincent che, in collaborazione con Parant (113), aveva studiato l’effetto di alcune preparazioni di Vischio sulla colinesterasi, trovando che esse non hanno che un molto debole potere inibente su questo enzima, eseguì successivamente (114) alcune ricerche sul cane clorolosato e sull’ileo isolato di cavia, al fine di vedere se al Vischio possano essere veramente attribuite proprietà acetilcoliniche.

L’A. usò per queste ricerche un estratto molle commerciale di Vischio e, in qualche caso, il succo di pressa ottenuto dalla pianta fresca. Egli trovò che l’effetto ipotensivo non è aumentato nel cane preventivamente eserinizzato, come avviene nel caso dell’acetilcolina e che i suddetti preparati posti a contatto con siero di cavallo (colinesterasi) o con soluzione di NaOH/N, non vengono inattivati come invece avviene per l’acetilcolina.

Anche l’effetto contratturante dei preparati di Vischio, simile a quello che si ottiene con acetilcolina o con istamina, sull’ileo isolato di cavia, non viene abolito dopo l’azione su di essi del siero di cavallo e l'atropinizzazione non riesce ad abolire l’effetto contratturante di dosi molto deboli di estratti di Vischio. Questi risultati non permettono all’A. di attribuire all'acetilcolina l’azione del Vischio, ma avendo notato che l’azione ipotensiva e contratturante aumentano notevolmente dopo acetilazione dei suddetti preparati, è condotto a pensare che in essi siano contenute notevoli quantità di colina, ciò che confermerebbe le conclusioni cui pervenne precedentemente Feuchtinger (102).

L'azione antistaminica ed antiacetilcolinica del Vischio era stata precedentemente indagata anche da Paris e Quevauviller (115) i quali notarono un’azione protettiva del Vischio di fronte al broncospasmo provocato dall’istamina e dall’acetilcolina. Il Vischio in questi casi, riuscirebbe a ritardare ma non ad impedire la comparsa dell'attacco asmatico.

Bashmurin (116) che ha studiato sperimentalmente l’azione di un estratto alcoolico di Vischio e di un decotto, ammette che in questi preparati sono contenuti due principi farmacologicamente attivi; uno deprimente del sistema nervoso centrale ed uno stimolante il tono della muscolatura liscia ed esclude la presenza in essi di sostanze saponiniche.

Dosi di 0,1 cc/kg diminuiscono nel cane la pressione ematica e la frequenza respiratoria. Diluizioni di 1:1000, 1:250, stimolano il tono del cuore isolato e quello della muscolatura liscia dell’intestino tenue e dell’utero.

Sainer e Veris (117) accertarono in un infuso di Vischio la presenza di istamina. Gli AA. oltre a confermare l'azione ipotensiva di questo prepa-

vischio Figura 4

rato nel gatto, notarono l’insorgere di asma e di crampi nella rana e di orticaria nell’uomo. La presenza di istamina venne confermata con la diazoreazione di Pauly e l'attività di 1 g della droga impiegata corrisponderebbe, secondo gli AA., a 40 g di cloruro di istamina puro.

Secondo Pora, Roska e Radu (118), esisterebbe una stretta dipendenza biochimica tra il Vischio e la pianta ospite. L’ipotensione indotta nei cani dall’iniezione endovenosa di preparati di Vischio, è sempre accompagnata da manifestazioni tossiche a carico del cuore che, secondo gli AA., sarebbero specifiche per le varie forme di Vischio cresciute su piante ospiti differenti. Sul cuore di chiocciola essi notarono un parallelismo di azione fra gli estratti di Vischio e quelli ottenuti dalle radici e dal legno delle piante ospiti.

In relazione alla loro tossicità le varie forme di Vischio dovrebbero essere elencate secondo la seguente successione: Acero, Noce, Tiglio, Robinia, Populus > Betulla, Rosa, Frassino > Pruno, Abete > Mela selvatica > Mela domestica.

Negli estratti acquosi di Vischio sarebbero contenute secondo questi AA., almeno tre sostanze attive; una ipotensiva, una cardiotossica ed una tossica respiratoria. Queste ultime due, vengono distrutte o alterate a contatto del succo gastrico o dopo ebollizione. Gli estratti così trattati, iniettati endovena, risultano esenti dall’azione tossica respiratoria, mentre conservano quella ipotensiva. Riuscendo ad isolare dal Vischio il principio ipotensivo, si potrebbe ottenere, secondo gli AA., un medicamento molto attivo e innocuo, per la terapia dell’ipertensione essenziale ed a questo proposito essi fanno notare che l’effetto ipotensivo prodotto dai preparati ottenuti dal Vischio sviluppatosi sul Melo domestico, è molto duraturo e non accompagnato da disturbi cardiorespiratori.

Lo scopo di ottenere preparati esenti da azione tossica, venne perseguito anche da Paskov e coll. (119) i quali, per estrazione della droga con acido acetico glaciale, ottennero preparati che per successivo trattamento con un adsorbente, dimostrarono di possedere un’elevata attività ipotensiva e molto ridotte proprietà tossiche. Per i prodotti ottenuti è stata rilevata un'azione ipotensiva nei gatti dopo somministrazione endovenosa di dosi superiori a 0,01 mg/kg.

Il meccanismo dell’azione ipotensiva, secondo gli AA., è simile a quello della colina (azione su sistemi colino-reattivi). Questa ipotesi sarebbe confermata dall'esito di ulteriori saggi, eseguiti per sperimentare l’attività cardiaca (cuore isolato di rana e di gatto in situ), l'azione sui vasi sanguigni dell’orecchio del coniglio e l’azione sui muscoli lisci (ileo ed utero isolati di coniglio).

I preparati saggiati non manifestano azione irritante e sono dotati di bassa tossicità. Gli estratti più purificati sono tollerati dal topo per via sottocutanea sino a dosi da 1000 mg/kg e dai conigli, per perfusione endovena a dosi di oltre 80 mg/kg senza apparenti manifestazioni tossiche.

Gli stessi AA. hanno poi notato che gli estratti acquosi sono provvisti di un elevato potere ipotensivo mentre gli estratti alcoolici o gli estratti acquosi acidificati, sono risultati inattivi (120). Essi attribuiscono l’azione ipotensiva del Vischio a un meccanismo colinosimile, ma notano che essa non è completamente inibita dall’atropina.

Non risulta dalle ricerche di Paskov e coll. che gli estratti di Vischio ottenuti per estrazione con acido acetico, contengano anche una sostanza ipertensiva, la cui presenza in questi estratti venne invece successivamente dimostrata da Iwanow e Markow (121).

Anche Samuelsson (122), che ha isolato dal Vischio due frazioni attive I e K, ha trovato che la frazione I è dotata di azione ipertensiva nel ratto, mentre la frazione K è risultata ipotensiva. Da questa, sono state separate dall’A. altre 4 frazioni delle quali soltanto una, la K4, ha dimostrato di possedere proprietà ipotensive. Questa frazione analizzata cromatograficamente (vedi anche parte chimica), risultò essere costituita da valina, da leucina e da acido g-aminobutirrico il quale ha dimostrato un’attività ipotensiva nel ratto alla dose di 0,3 mg/kg.

Giunti a questo punto, ci sembra particolarmente difficile, fra tanta varietà di risultati e discordanza di opinioni, trarre una conclusione che con una certa esattezza configuri le caratteristiche chimiche e farmacologiche di una droga come il Vischio nella quale, alle variazioni di composizione e di azione cui in generale vanno soggette tutte le droghe, si aggiungono anche quelle legate alla sua particolare natura di pianta parassita.

Abbiamo veduto come la sua composizione e la sua azione possano variare a seconda della pianta che la ospita [Niccolini (11), Fora e coll. (118)] e come essa possa, a volte, rifletterne le caratteristiche farmacologiche. Già da questa semplice considerazione si comprenderà come un esame comparativo dei risultati ottenuti dai vari autori sia reso tanto più difficile in quanto non è possibile sapere con esattezza a quale varietà o forma apparteneva e su quale ospite si era sviluppata la droga sulla quale ciascuno di essi ha condotto le sue indagini.

Potremo dire, riassumendo, che fra le sostanze farmacologicamente attive accertate nel Vischio, possono essere annoverate una sostanza ipotensiva, una sostanza ipertensiva, una sostanza tossica cardiorespiratoria (o una cardiotossica e una tossica respiratoria) e, inoltre, derivati colinici, istamina [Sainer e Veris (117)] e una saponina trovata da Zipf (105) ed esclusa da altri [Bashmurin (116)] alle quali sostanze alcuni autori ritengono di poter attribuire le proprietà ipotensiva e tossica della droga.

La maggior parte degli autori assegnano infatti, almeno in gran parte, l’effetto ipotensivo ad una sostanza o a sostanze di tipo colinico [Kochmann (38), Dressler e coll. (97), Enders e Janssen (103), Mulinos e Boyd (104), Winterfeld (111), Bertschinger (31 ), Vincent e Parant (113), Paskov e coll. (119)], ciò che sarebbe invece negato da altri [Jarisch e Henze (98)]. Secondo le più recenti ricerche di Samuelsson (122), all'azione ipotensiva del Vischio sembrerebbe non essere estraneo l’acido g-aminobutirrico, la cui presenza venne da questo A. accertata nella frazione ipotensiva di alcuni estratti della droga.

Anche per quanto riguarda il meccanismo di tale azione le opinioni sono discordi.

Dalla maggior parte degli autori [Gaultier (75-78), Fubini e Antonini (88, 89), Niccolini (11, 91), Busquet (92), Kochmann (38)], esso è attribuito ad un’azione centrale: da Foà (90), da Enders e Janssen (103) e da Feuchtinger (102), ad un’azione periferica; da altri [Jarisch e Henze (98), Richter e Schrockmadel (100), Sroka (106)] ad un’azione riflessa e da altri ancora [Enders (18)], alla depressione dell’attività cardiaca prodotta dalla tossina cardioattiva la cui azione secondo Ebster (99) sarebbe di tipo digitalico, ciò che verrebbe invece escluso da Enders (18). La presenza di un principio ipertensore ad azione periferica ammessa da Niccolini (11, 91), da Rojo (93), da Schulz (94) e da Iwanow e Markow (121), è posta in dubbio da Nolle (95) e da Paskov e coll. (119).

E’ facile notare quanto numerosi siano ancora i punti non ancora sufficientemente determinati, sia per quanto riguarda la natura chimica dei principi attivi, sia per ciò che concerne il loro meccanismo d’azione.

Lo studio degli effetti ipotensivo e bradicardizzante, effetti che con molta verosimiglianza vennero da alcuni autori prevalentemente attribuiti a un complicato e non ben accertato meccanismo riflesso, sembra ancora lontano dall’essere concluso. E a questo proposito si potrebbe fra l’altro osservare che non risulta essere stata considerata un’eventuale azione a livello delle zone reflessogene vasosensibile seno-carotidee e cardioaortiche, fra i fattori dai quali il suddetto meccanismo riflesso potrebbe trarre origine.

E’ un campo molto vasto quindi che rimane ancora aperto all’indagine chimica e farmacologica e dalla soluzione dei non pochi problemi emersi dallo studio di questa droga, potrà derivarne un suo più razionale impiego terapeutico e la preparazione di prodotti più attivi, più puri e privi di azioni secondarie, anche se somministrati parenteralmente, caso nel quale sembra che dai preparati di Vischio si possa ottenere la massima attività terapeutica.

Altre azioni

Azione antiblastica

Oltre l’azione ipotensiva per la quale i preparat

i di Vischio sono entrati da tempo nel corrente uso terapeutico, altre azioni, quale quella antiblastica e quella contro le affezioni croniche articolari, sono state riconosciute a questa droga e sebbene esse non siano ancora definitivamente uscite dalla fase sperimentale, aprono tuttavia un altro vasto e interessante campo di indagini che potrebbero condurre a altrettante interessanti applicazioni terapeutiche.

Koch (123) ha accertato nel Vischio la presenza di due sostanze, una necrosante e una tossica generale verso le quali gli animali da esperimento vengono immunizzati dopo ripetute iniezioni. Per di più, i topi cui venga iniettato il siero di coniglio trattato con estratto di Vischio, risultano protetti dall'azione di dosi tossiche dello stesso estratto. Tratterebbesi quindi di fitotossine a carattere di antigene, capaci di suscitare nell’organismo reazioni immunobiologiche.

Koch basandosi forse sul fatto che nella medicina popolare di alcuni Paesi, il Vischio era usato nella terapia del carcinoma, potè dimostrare con ricerche eseguite su topi, che un’azione distruttiva del carcinoma sperimentale esiste veramente e che essa è particolarmente legata alla sostanza ad azione necrosante. Dalle successive ricerche sperimentali e cliniche, condotte con preparati diversi, non si sono però ottenuti risultati concordi, benché interessanti sotto certi aspetti.

Bruck (124) ha impiegato per le sue ricerche un estratto di pianta fresca di Viscum album che viene posto in commercio sotto forma di preparati a diversi gradi di attività e potè constatare che questo, somministrato per iniezioni peri o intratumorali agli animali da esperimento, distrugge le cellule canceromatose determinando un’irritazione ed una necrosi con distacco spontaneo dei tessuti necrotizzati dopo qualche tempo.

Egli riferisce tre casi di carcinoma cutaneo che dopo 3-5 iniezioni di 0,3-0,5 cc peri e intratumorali del suddetto preparato di I grado, volsero a completa guarigione nello spazio di 20-30 giorni. Meixner (125) consiglia dosi intratumorali più elevate (fino a cc 0,6 del preparato di II grado). L’iniezione endovenosa del preparato è consigliata nei carcinomi inoperabili, nelle carcinosi e per il trattamento postoperatorio di carcinomi operati o irradiati. La somministrazione combinata endovenosa e intratumorale, sarebbe risultata utile nei carcinomi esterni, nei carcinomi inoperabili o operati della porzio e in quelli della mammella e delle ovaie.

Chernov (126) ha sperimentato alcuni preparati di Vischio (un estratto acquoso secco e due principi attivi, la toxomelina e la necromelina) sull’epitelioma Brown-Pierce impiantato nei testicoli di coniglio. Egli trovò che la necromelina stimola leggermente il processo metastatico dell’epitelioma mentre la toxomelina lo inibisce. Esperimenti in vitro hanno dimostrato che il tessuto nervoso reagisce ugualmente a basse concentrazioni di toxomelina, la cui concentrazione, necessaria a produrre una reazione nel carcinoma maligno trapiantato, è letale per il tessuto nervoso dell’animale.

Reperti istologici dimostrano l’alta tossicità della toxomelina sul tessuto nervoso ed anche la necromelina, che stimola leggermente il processo metastatico determina su di esso alterazioni morfologiche.

Fischer (127) che ha sperimentato un preparato di Vischio su 170 casi di cancro di vari organi (cancri mammari, intestinali, gastrici, dell’utero, della vescica, del laringe, della prostata, ecc.) afferma di non aver notata alcuna differenza fra l’evoluzione dei neoplasmi nei soggetti trattati e in quelli non trattati.

Selavry e coll. (128) confermarono che il Vischio contiene alcuni componenti cancerostatici i quali si troverebbero in tre gruppi di sostanze e cioè nella frazione contenente proteine, in estratti eterei e nella frazione contenente zuccheri. La maggior attività inibente con il più basso dosaggio, è stata trovata nelle frazioni proteiche ad elevato peso molecolare, alcune delle quali apparvero molto tossiche ed altre assai meno.

Per alcune frazioni è stata dimostrata la possibilità di una parziale separazione fra componenti tossici e componenti cancerostatici e sembra che la viscotossina isolata dal Winterfeld possa essere considerata responsabile della tossicità delle frazioni proteiche. L'azione cancerostatica di queste frazioni venne sperimentata su di un ceppo di topi bianchi portatore di sarcoma 180, sulle sue colture cellulari, sul fegato Chang e sulle cellule Heka.

Col succo di pressa di Vischio purificato, si può ottenere un’azione inibente sul sarcoma 180, già alla dose di mg 0,3/kg al giorno, attività questa che appare molto elevata se si considera che nella terapia odierna dei tumori maligni vengono impiegate sostanze chimicamente pure quali il metatrexato e il ciclofosfamide endoxan. alle dosi rispettivamente di 3-4 mg/kg die e di 100-300 mg/kg die. L’A. ritiene giustamente che la viscotossina essendo dotata di tossicità elevata ma non di potere cancerostatico sugli animali da esperimento, potrebbe essere vantaggiosamente separata dalla frazione proteica cancerostatica.

L’inattivazione dell’azione carcinostatica che si può ottenere col riscaldamento, appare meno marcata sulle colture cellulari che negli animali e l’A. deduce da ciò che le ricerche sulle colture cellulari non possono essere sostituite, in questo caso, alle ricerche sugli animali.

Più recentemente Winterfeld e coll. (31b) nel corso di ricerche eseguite al fine di aumentare la concentrazione del costituente antiblastico contenuto nel Vischio, hanno isolato un principio attivo dall’estratto acquoso dopo addizione di HCl. La frazione ottenuta per purificazione cromatografica su colonna di allumina neutra o alcalina, ha dimostrato un’attività sul sarcoma 180, lo sviluppo del quale veniva inibito nelle proporzioni del 50% in seguito all’applicazione di dosi comprese fra 0,35 e 0,52 mg/kg. La sostanza sperimentata non si identifica con la viscotossina e non rappresenta il prodotto finale della purificazione. In seguito ad idrolisi gli AA. hanno potuto identificare, nella frazione attiva, 16 aminoacidi.

Azione sulle affezioni articolari croniche

Oltre l’azione cancerostatica, alcuni preparati di Vischio sono dotati anche di un’interessante attività sulle affezioni articolari croniche, attività che venne notata nel corso della titolazione dei diversi preparati sull’uomo. Essa venne controllata particolarmente da Elsner (129) e studiata successivamente da altri autori

Elsner impiegò gli stessi preparati usati da Bruck (123) nelle sue prove di terapia carcinostatica e titolati in unità necrosanti o in unità tossiche topo. Questi preparati somministrati per iniezione intracutanea a dosi opportune, dimostrarono di essere dotati di un’azione favorevole particolarmente nel trattamento della spondilosi deformante, dell’infiammazione cronica deformante del ginocchio, dell’articolazione del piede, della articolazione coxo-femorale, dell’articolazione tarsica e della mano.

I risultati ottenuti da Giesbert (130), da Legel (131) e da Kraft (132), concordano in linea di massima, con quelli riferiti da Elsner e da essi deriva che la dose del preparato deve essere proporzionata alla reattività del malato, la quale può variare entro limiti piuttosto ampi.

Kraft afferma che le reazioni topiche e generali di natura anafilattica più intense si osservano fra il 19° ed il 21° giorno. Gisbert riferisce invece di non aver mai osservato alcuna reazione generale e, per quanto riguarda l’attività terapeutica, Legel distingue un’azione precoce da un’azione tardiva che può manifestarsi solo dopo alcuni mesi.

Kraft trova che le indicazioni fondamentali del Vischio sono date dalle manifestazioni morbose degenerative a carico delle cartilagini articolari, quali appunto si osservano nelle artriti deformanti.

Le esperienze cliniche furono condotte da questo A. su due gruppi di pazienti affetti da artirte cronica deformante. Nel primo gruppo comprendente 24 pazienti ottenne 23 successi. Nel secondo gruppo, dei 120 malati trattati, il 74 % ridivenne abile al lavoro, il 15% migliorò e soltanto il 6 % si dimostrò refrattario al trattamento.

In base a questi risultati Kraft crede di poter concludere che con il Vischio si possano ottenere, nei casi suddetti, risultati nettamente superiori a quelli che è possibile conseguire con altri metodi.

Roderfeld (133) contrariamente ad A. Elsner, trattò con lo stesso preparato, ma senza successo, casi di artrosi coxo-femorale e delle vertebre.

Griger (134) invece ottenne in questi casi gli stessi buoni risultati ottenuti nelle artrosi delle articolazioni del ginocchio e del piede. Secondo H. W. Elsner (135) nelle artrosi del ginocchio e del piede si otterrebbe un risultato favorevole nell’80% dei casi mentre nell’artrosi dell’anca si otterrebbe soltanto il 30 % di miglioramenti.

Meixner (136) ritiene che la somministrazione del preparato debba essere fatta per via intracutanea, mentre Sachsse (137) trovò efficaci anche le iniezioni sottocutanee praticate nella zona iperalgesica.

Anche le affezioni dei dischi intervertebrali che spesso conseguono a malattie reumatiche, reagiscono favorevolmente, secondo Groeger (138), al trattamento col suddetto preparato di Vischio.

Risultati favorevoli si otterrebbero anche, secondo Janson (139) nelle neurodermatiti, nelle dermatiti acute e negli eczemi nei quali si ottiene la diminuzione del prurito e la cessazione dei fatti essudativi.

Tossicità

Zipf (140), Sroka (106) e Samuelsson (141) studiarono la tossicità della viscotossina, la cui DL50 secondo Samuelsson sarebbe pari a mg 1,14 ± 0,077/kg per via endoperitoneale e a mg 2,61 ± 0,18/kg per via sottocutanea nei topi.

Zipf trovò una dose media mortale nei ratti per via endovenosa, pari a 0,26 mg/kg e di 0,5 mg/kg nei conigli.

Dopo un breve periodo di latenza, i ratti compiono movimenti circolari, cadono di lato e presentano disturbi respiratori (tachipnea, dispnea). La morte è preceduta da fenomeni asfittici e avviene con l’arresto in sistole del cuore.

Nei conigli il quadro tossico si manifesta con la stessa sintomatologia. Nel gatto in narcosi avertinica, dosi di 0,5 mg/kg endovena determinarono un’ipotensione transitoria di 10-60 mmHg, effetto che negli animali atropinizzati è possibile ottenere soltanto con l’impiego di dosi molto superiori (50-100 mg/kg). L’ipotensione è parzialmente antagonizzata dall’atropina, ma con dosi elevate si ottiene, nonostante l’atropinizzazione, una durevole ipotensione di tipo veratrinico.

Superdosaggi conducono ad una contrazione cardiaca non riflessa e irreversibile.

Sul cuore isolato di rana, la concentrazione di 1:100000 provoca un arresto parziale o totale, incompletamente reversibile dopo lavaggio. Concentrazioni più elevate di viscotossina, determinano alterazioni cardiache irreversibili.

La viscotossina produce parziale emolisi, distrugge gli organismi unicellulari e i protozoi, ma risulta inattiva sui batteri; applicata localmente, irrita le mucose oculari, nasali e orofaringee. Provoca infiammazione e formazioni edematose sulla cute dei ratti e dei conigli, con necrosi sterili; inoltre, contrazioni fibrillari, spasmo e atrofia dei muscoli nella rana.

Notevole l’azione locale necrotizzante della viscotossina e, secondo l’A., l’impiego dei preparati di Vischio per la distruzione dei carcinomi cutanei, può condurre a manifestazioni tossiche a carico del cuore.

Sroka considera la sostanza cardioattiva del Vischio un veleno cellulare a azione eccitante nervosa ma esclude che la sua azione possa provocare una lesione cardiaca. Per quanto egli consigli di non somministrare questa sostanza a dosi elevate senza prescrizione, ritiene che la sua innocuità sia dimostrata anche dalle modificazioni ECGrafiche le quali, conseguentemente all’effetto Bezold, indicherebbero soltanto una bradicardia sinusale, senza alcun indizio di lesione cardiaca.

Con esperienze eseguite iniettando nei tessuti cc 0,2 di un estratto al 10% di polvere di Vischio, l’A. ha potuto notare l’insorgere di un violento dolore bruciante, ma in nessun caso la necrosi dei tessuti.

Il quadro è giudicato dall’A. simile a quello dovuto all’istamina (la quale, come pure l’aconitina, provoca l’effetto Bezold) e ciò confermerebbe, secondo l’A., che la sostanza cardioattiva è un veleno cellulare ad azione eccitante nervosa. Egli ritiene che molto verosimilmente, la sostanza necrotizzante sia rappresentata da una fitotossina e che non esista alcun rapporto fra questa e la sostanza cardioattiva.

Per quanto Sroka affermi che non sono noti casi di avvelenamento dovuti sicuramente al Vischio, Osol e Farrar (142) ricordano che è stato descritto un caso mortale e un caso di intossicazione in un bambino di 3 anni per ingestione di bacche, con sintomi di vomito, prostrazione, miosi, fatti convulsivi e coma.

Terapia

A prescindere dalle eventuali indicazioni terapeutiche del Vischio come cancerostatico e nelle affezioni infiammatorie articolari che, come abbiamo già detto, sono ancora in corso di studio, la sua principale indicazione terapeutica resta ancora quella che si riferisce al trattamento dei diversi stati ipertensivi (ipertensione essenziale, da arteriosclerosi, da menopausa, da ipertiroidismo, ecc.), casi nei quali esso agisce come rimedio sintomatico, atto a eliminare i disturbi soggettivi che ne derivano.

Per quanto riguarda in particolare il trattamento dell’arteriosclerosi, il Vischio potrebbe essere indicato non soltanto come rimedio sintomatico per combattere l’ipertensione, ma, in base ai risultati ottenuti da Bertschinger (31), anche come rimedio curativo per la sua attività ipocolesterolemizzante e antiateromatosa.

Fedeli (87), analogamente a altri autori [Lebreton, Oliveau (85), Vachez (86)] come abbiamo già ricordato, sperimentò il Vischio nei casi di ipertensione complicati da nefrite e glomerulonefrite, casi nei quali egli osservò notevole miglioramento dell’albuminuria.

Mascherpa G. (143) ha sperimentato il Vischio nel trattamento dell’albuminuria gravidica con risultati definiti dall’A. molto brillanti.

Risultati analoghi in questo senso erano già stati ottenuti anche da Vachez (86) e da Lebreton Oliveau (85), secondo i quali il Vischio riuscirebbe a impedire o a rendere meno frequenti gli accessi eclamptici, purché il trattamento venga completato con un regime latteo.

In questi casi il Vischio permetterebbe un più rapido ritorno a un regime meno severo senza favorire per questo il ritorno dei fenomeni patologici.

Secondo alcuni Autori [Bonnamour e Naz (144), Bergés (145), Selig (96)] il Vischio è dotato anche di notevole azione diuretica, azoturica e declorurante, per le quali, secondo i suddetti autori, dovrebbe essere classificato nella categoria dei diuretici azoturici, favorenti l’eliminazione dell’urea.

Le emorragie congestizie furono forse le prime condizioni patologiche, in ordine di tempo, per le quali venne indicato il Vischio [Gaultier (75-79), Chevalier (80) ed altri], ma non ci risulta che attualmente esso venga impiegato in questi casi.

L’associazione del Vischio con altre droghe o sostanze ad azione ipotensiva, con altri diuretici favorenti l’eliminazione dell’urea e dei cloruri, è ritenuta generalmente vantaggiosa.

Estratti e preparati vari

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a) Estratto fluido (g 1 = XXXI gtt).

Dosi: XXX-XL gtt 2-3 volte pro die.

b) Estratto molle acquoso (1 p. = 4 p. circa di droga).

Dosi: g 0,05-0,10 pro dose, 2-3 volte pro die.

c) Estratto secco acquoso (1 p- = 6 p. circa di droga).

Dosi; g 0,05-0,08 pro dose, 2-3 volte pro die.

d) Estratto secco iniettabile.

Preparazioni usuali e formule galeniche

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Tintura

Estratto fluido vischio……………………………………………….. g 20

Alcool di 20°……………………………………………………………… g 80

(g 5-6 pro dose).

Sciroppo

Estratto fluido vischio……………………………………………….. g 5

Sciroppo semplice F.U……………………………………………… g 95

(a cucchiai).

Estratto di vischio composto

Estratto fluido vischio………………………………………………… g 30

Estratto fluido iris versicolor……………………………………… g 15

(X-XX gtt pro dose).

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