Allarme West Nile: 657 casi in Italia, oltre 90 nel Lazio

L’infezione da virus West Nile nel Lazio comporta 90 casi stimati nel 2026, con forme neuroinvasive e indicazioni precise su sintomi e prevenzione

Nel 2026 i casi umani di infezione da virus West Nile sono in rapido aumento in Italia e nel Lazio, in piena stagione di attività delle zanzare comuni Culex. I bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità indicano una circolazione estesa del virus, con forme febbrili e casi neuroinvasivi che hanno portato a decessi. In regioni come Lazio, Emilia Romagna e altre aree della Pianura Padana la sorveglianza è intensificata.

Secondo l’ultimo aggiornamento settimanale nazionale, divulgato a metà settembre 2026, sono stati confermati 657 casi umani di West Nile in Italia, con 345 forme neuroinvasive e 51 decessi. Il Lazio figura tra le regioni con casi notificati, in particolare nell’area metropolitana di Roma e in alcune province limitrofe. Questo scenario solleva domande concrete sul rischio clinico, sui sintomi da riconoscere e sulle misure di prevenzione efficaci.

Situazione 2026: quanti casi di West Nile nel Lazio e nel resto d’Italia

L’ottavo bollettino settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato il 17 settembre 2026, riporta 657 casi umani confermati di infezione da virus West Nile dall’inizio della stagione di sorveglianza. Di questi, 345 sono classificati come forme neuroinvasive, cioè con interessamento del sistema nervoso centrale. Il documento segnala 224 casi di febbre West Nile senza complicanze neurologiche e 80 infezioni identificate in donatori di sangue sottoposti a screening.

Nel conteggio nazionale rientrano anche 4 casi con altri sintomi e 4 casi asintomatici, mentre i decessi comunicati sono 51. La letalità delle forme neuroinvasive autoctone confermate è pari al 14,7 per cento secondo l’ISS, leggermente inferiore al valore osservato nello stesso periodo del 2025. Il Lazio risulta tra le regioni con casi, insieme ad aree di circolazione intensa come l’Emilia Romagna, dove già da mesi si parla di circolazione estesa del virus West Nile.

Per il Lazio le fonti regionali e i media riportano oltre 90 casi complessivi nel 2026, con Roma città e alcuni comuni della provincia di Latina tra le zone maggiormente interessate. La distribuzione riflette la presenza diffusa di zanzare Culex in aree urbane, periurbane e rurali, soprattutto lungo corsi d’acqua e zone umide. In parallelo l’Istituto Superiore di Sanità segnala casi in Abruzzo, Sardegna e altre regioni, come descritto anche nei resoconti su casi confermati di West Nile in Abruzzo.

Sintomi lievi, febbre West Nile e forme neuroinvasive: quando preoccuparsi

Nella maggioranza delle persone infettate dal virus West Nile l’infezione rimane asintomatica oppure causa solo sintomi lievi simil-influenzali. La cosiddetta febbre West Nile si manifesta con febbre moderata, mal di testa, dolori muscolari e articolari, stanchezza marcata, talvolta eruzioni cutanee e ingrossamento dei linfonodi. Quadro e durata sono in genere autolimitanti, con risoluzione spontanea in pochi giorni senza sequele, soprattutto in soggetti giovani e sani.

La forma grave è la malattia neuroinvasiva da West Nile, che comprende meningite, encefalite e mielite. In questi casi compaiono febbre alta associata a forte cefalea, rigidità nucale, vomito persistente, stato confusionale, alterazioni del comportamento, convulsioni, disturbi della vista o della parola. Possono essere presenti debolezza muscolare, difficoltà a muovere un arto, disturbi dell’equilibrio o paralisi flaccide acute, fino a insufficienza respiratoria nei quadri più severi.

Segnali come improvvisa difficoltà a mantenere la stazione eretta, perdita di forza a un arto, difficoltà a parlare o a comprendere frasi semplici richiedono valutazione urgente in pronto soccorso. Anche una febbre elevata che non risponde agli antipiretici, associata a forte mal di testa e rigidità del collo, deve sempre spingere a un accesso rapido alle cure. Nei territori dove il virus circola, i medici considerano la diagnosi di West Nile nel bilancio delle cause possibili di queste manifestazioni neurologiche acute.

Le forme febbrili non complicate possono esordire a distanza di alcuni giorni da una puntura di zanzara infetta, con sintomi sovrapponibili ad altre infezioni virali estive come Dengue e Chikungunya. Per questo motivo, soprattutto in presenza di viaggi in zone tropicali o soggiorni in aree con circolazione di più arbovirus, il medico valuta la storia clinica e i fattori di esposizione. Esistono approfondimenti dedicati alla febbre dopo puntura di zanzara e quando pensare a Dengue o West Nile.

Chi è più a rischio di complicanze gravi e quando andare subito al pronto soccorso

Le forme neuroinvasive e i decessi da infezione da virus West Nile riguardano con maggiore frequenza alcune categorie. Il rischio di complicanze gravi aumenta in persone di età avanzata, soprattutto oltre i 65 anni, e in chi presenta condizioni che indeboliscono il sistema imunitario. Rientrano in questo gruppo i pazienti in terapia immunosoppressiva, con neoplasie ematologiche, trapiantati di organo solido o di midollo, e alcune patologie croniche gravi.

Altre condizioni che possono aumentare la vulnerabilità sono cardiopatie importanti, diabete mellito scompensato, insufficienza renale cronica e malattie neurologiche preesistenti. In queste persone anche una febbre apparentemente lieve merita attenzione, soprattutto se associata a mal di testa intenso, sonnolenza anomala o modifiche del comportamento. Medici di medicina generale e servizi di continuità assistenziale giocano un ruolo centrale nell’intercettare i primi segni di possibile coinvolgimento neurologico.

È indicato rivolgersi immediatamente al pronto soccorso in presenza di febbre alta associata a grave cefalea, rigidità del collo, confusione, difficoltà a parlare, crisi convulsive o perdita di coscienza. Anche la comparsa improvvisa di debolezza marcata a un arto, difficoltà a camminare o paralisi richiede un accesso urgente, perché può indicare una mielite da West Nile. Nei territori interessati dalla circolazione del virus la diagnosi differenziale comprende meningiti e encefaliti di altra origine, rendendo necessario un inquadramento specialistico.

Particolare attenzione viene posta anche ai donatori di sangue, perché l’infezione asintomatica può rappresentare un rischio per i riceventi immunodepressi. L’ISS e il Centro Nazionale Sangue hanno definito procedure di sorveglianza e sospensione temporanea delle donazioni nelle aree colpite, utilizzando test specifici sugli emocomponenti. La gestione coordinata di tali misure si integra con la sorveglianza veterinaria indicata dal Ministero della Salute per il controllo dei virus West Nile e Usutu.

Prevenzione: come proteggersi dalle zanzare e ridurre il rischio di contagio

La prevenzione dell’infezione da virus West Nile si basa sulla riduzione del contatto con le zanzare vettori. Le autorità sanitarie regionali raccomandano l’uso di repellenti cutanei registrati, da applicare sulle parti scoperte secondo le indicazioni del produttore, e l’adozione di indumenti chiari e coprenti durante le ore serali e notturne. Nelle abitazioni è utile installare zanzariere alle finestre e utilizzare dispositivi fisici o chimici per ridurre la presenza di insetti all’interno dei locali.

Un altro pilastro è l’eliminazione dei focolai larvali, cioè dei ristagni d’acqua in cui le zanzare depongono le uova. Vanno svuotate regolarmente sottovasi, bidoni, secchi, annaffiatoi e qualsiasi contenitore esposto all’aperto che possa raccogliere acqua piovana. I Comuni attivano programmi di disinfestazione e trattamenti larvicidi nei tombini e nelle caditoie, in coordinamento con le indicazioni del Ministero della Salute e delle linee guida per le attività veterinarie di sorveglianza su West Nile e Usutu.

Per i cittadini di aree con circolazione confermata del virus, come alcune zone del Lazio, è importante seguire gli aggiornamenti dei bollettini regionali e nazionali. Il Ministero della Salute ha stabilito che la pubblicazione dei bollettini estivi prosegua fino al 20 settembre 2026, con eventuali proroghe in caso di necessità. In alcune città vengono emesse ordinanze sindacali che prevedono misure straordinarie, come accaduto per il primo caso registrato a Chieti descritto nella notizia sull’ordinanza urgente per West Nile a Chieti.

Nel contesto più ampio delle arbovirosi trasmesse da zanzare, le stesse misure di prevenzione contribuiscono a ridurre il rischio di altre infezioni come Dengue e Chikungunya, che nel 2026 hanno fatto registrare numerosi casi importati e autoctoni. Nelle aree turistiche, come il Salento dove si discute del ruolo della zanzara tigre nella trasmissione della Dengue, la sensibilizzazione della popolazione su comportamenti protettivi è parte integrante delle campagne di sanità pubblica.

L’aumento dei casi di West Nile nel Lazio e nel resto d’Italia nel 2026 conferma che si tratta ormai di un virus endemico sul territorio nazionale. La combinazione di sorveglianza veterinaria e umana, riconoscimento precoce dei sintomi neuroinvasivi e misure costanti di protezione dalle zanzare rappresenta la strategia più efficace per contenere il rischio, soprattutto per le persone più vulnerabili come anziani e soggetti immunocompromessi.

Questo contenuto ha finalità informativa e non sostituisce il parere del medico o delle autorità sanitarie. In presenza di sintomi sospetti o dubbi sul proprio stato di salute è necessario rivolgersi a un professionista.

Per approfondire

Istituto Superiore di Sanità, bollettino arbovirosi 17 settembre 2026 presenta i dati aggiornati sui casi umani di infezione da West Nile, Dengue e Chikungunya in Italia, con dettaglio delle forme neuroinvasive, dei decessi e della distribuzione regionale.

Ministero della Salute, pubblicazioni e statistiche sanitarie raccoglie documenti tecnici e linee guida, comprese quelle relative alla prevenzione, sorveglianza e controllo dei virus West Nile e Usutu nel comparto veterinario e nella sanità pubblica.

Ministero della Salute, notizia sulla pubblicazione dei bollettini estivi 2026 illustra la durata della sorveglianza stagionale per le arbovirosi e le modalità di aggiornamento dell’andamento dei casi sul territorio nazionale.

Istituto Superiore di Sanità, news su West Nile e sorveglianza offre approfondimenti sul sistema integrato di monitoraggio di vettori, animali e casi umani, con indicazioni operative per le autorità regionali e i servizi sanitari.

CDC, rapporto MMWR su arbovirosi e sorveglianza fornisce un quadro internazionale delle infezioni trasmesse da vettori, utile per confrontare le strategie di prevenzione e risposta tra diversi paesi e contesti epidemiologici.