In pronto soccorso e in sala operatoria il tema delle trasfusioni nei Testimoni di Geova ha significato per decenni decisioni complesse, rinunce a terapie considerate salvavita e forte pressione su famiglie e équipe. Dal 1945 una specifica interpretazione biblica portava a rifiutare il sangue intero e le sue principali componenti da donatore, con conseguenze concrete sulla gestione di emorragie gravi, interventi chirurgici complessi e terapie oncologiche.
Il 18 settembre 2026 l’attenzione si è riaccesa perché il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha annunciato, tramite l’aggiornamento «Governing Body Update #6» e un comunicato ufficiale, una modifica della posizione sui principali emocomponenti, cioè i singoli componenti del sangue. Molti operatori sanitari riferiscono un cambiamento nelle conversazioni con i pazienti, ma restano dubbi pratici. Ogni scelta continua a essere individuale e deve passare dal consenso informato, senza automatismi né generalizzazioni.
Che cosa ha cambiato il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova sulle trasfusioni
La novità riguarda la posizione del Corpo Direttivo sui principali emocomponenti, dopo una dottrina che dal 1945 portava a rifiutare il sangue intero e in modo uniforme le trasfusioni delle quattro componenti primarie da donatore. Già da anni l’organizzazione considerava invece l’uso di diverse frazioni derivate, per esempio albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione, come questione di coscienza personale del credente, da valutare caso per caso.
Secondo le informazioni ufficiali diffuse il 18 settembre 2026, l’organizzazione religiosa afferma oggi che anche le quattro componenti principali del sangue da donatore, cioè globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, possono essere accettate o donate come decisione personale, in dialogo con il medico e nel rispetto della coscienza del credente. Non si parla più, per queste componenti, di un divieto assoluto e uniforme valido per tutti i fedeli in ogni circostanza clinica.
Non si tratta di un via libera indiscriminato alle trasfusioni. L’organizzazione religiosa mantiene il divieto sulle trasfusioni di sangue intero, mentre dichiara che non affermerà più in modo categorico che accettare le principali componenti del sangue da donatore sia sempre sbagliato. Le indicazioni del gruppo religioso non sostituiscono il quadro giuridico né l’autonomia del paziente, che mantiene il diritto di accettare o rifiutare trattamenti. In ospedale conta il contenuto del consenso informato aggiornato, compilato alla luce delle nuove convinzioni personali e non solo delle regole comunitarie.
Emocomponenti e sangue intero: differenze cliniche e scelte di coscienza
Per capire che cosa cambia davvero occorre distinguere tra sangue intero ed emocomponenti. Con sangue intero si indica il sangue così come donato, con globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma insieme nello stesso prodotto. Gli emocomponenti sono invece le singole frazioni ottenute per separazione: concentrati di globuli rossi, concentrati piastrinici, plasma fresco congelato o preparazioni specifiche, usate secondo necessità clinica in emorragie, anemie gravi o coagulopatie acute.
Dopo l’annuncio del 18 settembre 2026 il sangue intero resta vietato dall’insegnamento religioso, mentre per tutte e quattro le componenti principali la scelta viene esplicitamente rimessa alla coscienza individuale del singolo Testimone di Geova. In pratica alcuni credenti potrebbero accettare, per esempio, concentrati di globuli rossi o preparati plasmatici, altri continuare a rifiutare anche questi prodotti. È essenziale che il medico verifichi ogni volta che cosa il singolo paziente dichiara di considerare accettabile o inaccettabile.
Restano poi le decisioni sulle frazioni del sangue, cioè prodotti derivati da uno o più emocomponenti come albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione o altri concentrati specifici. Per queste frazioni la scelta come questione di coscienza personale era già ammessa da tempo dalle indicazioni religiose e continua a richiedere un dialogo puntuale. Ogni schema terapeutico deve quindi tener conto sia delle indicazioni cliniche sia delle scelte espresse dal paziente o dalle sue direttive anticipate.
Come gestire il consenso informato e le direttive anticipate in ospedale
In ambito clinico il riferimento resta il consenso informato, non la dottrina religiosa in sé. Il medico deve spiegare in modo comprensibile i benefici attesi e i rischi delle trasfusioni, le possibili alternative senza sangue e, quando disponibili, tecniche di risparmio ematico. Il paziente adulto capace può accettare, limitare ad alcuni emocomponenti oppure rifiutare le trasfusioni, e la scelta va documentata in cartella clinica con chiarezza.
Le disposizioni anticipate di trattamento o altri documenti scritti firmati in precedenza restano importanti, ma potrebbero non rispecchiare la nuova posizione personale dopo il cambiamento del 18 settembre 2026 sui principali emocomponenti. È quindi opportuno proporre una revisione delle direttive a chi appartiene alla comunità dei Testimoni di Geova, discutendo in anticipo che cosa sarebbe disposto ad accettare in caso di emergenza e quali limiti porrebbe alle trasfusioni o alle procedure correlate.
Dopo l’annuncio del Corpo Direttivo anche i moduli standard di direttive mediche predisposti dall’organizzazione religiosa richiedono un aggiornamento, perché riflettevano il precedente divieto uniforme sulle quattro componenti primarie del sangue. In attesa di nuove versioni ufficiali, sono state diffuse indicazioni provvisorie ai referenti per i rapporti con gli ospedali, con effetti pratici sulla lettura dei documenti esistenti. Per il clinico diventa quindi utile verificare se il modulo esibito dal paziente risale a prima del 18 settembre 2026 oppure incorpora già le scelte personali aggiornate.
Che cosa devono chiarire prima dell’emergenza pazienti, familiari e medici
Per ridurre conflitti al letto del malato è utile che pazienti e familiari chiariscano in anticipo i propri limiti sulle trasfusioni. Può essere concordato, per esempio, se si accettano solo alcuni emocomponenti tra globuli rossi, piastrine, globuli bianchi e plasma oppure solo determinate frazioni. Il medico può contribuire illustrando scenari realistici, come interventi chirurgici ad alto rischio di sanguinamento o terapie oncologiche con possibile necessità di supporto trasfusionale nel percorso di cura.
In urgenza, quando il paziente non è cosciente, l’équipe sanitaria si orienta sulla documentazione disponibile e sul confronto con i familiari, sempre nel rispetto della legge e delle buone pratiche cliniche. Una dichiarazione scritta aggiornata aiuta a evitare decisioni improvvisate e a bilanciare il dovere di salvaguardare la vita con il rispetto dell’autonomia della persona e delle sue convinzioni religiose, qualunque esse siano. Anche il coinvolgimento tempestivo del comitato etico aziendale può sostenere l’équipe nei casi più complessi.
Per il personale sanitario il cambiamento di posizione sui emocomponenti apre spazi di dialogo, ma non elimina la complessità etica e organizzativa che accompagna queste decisioni. Ogni caso richiede una valutazione individuale, una comunicazione accurata e la registrazione chiara del consenso o del rifiuto in cartella. Anche con le nuove indicazioni religiose rimane centrale l’obiettivo di garantire cure sicure e rispettose della libertà di scelta di ogni paziente adulto capace.
Questo contenuto ha finalità informativa generale e non sostituisce il parere del medico, del giurista o del comitato etico. Per decisioni su trasfusioni e trattamenti è necessario il confronto diretto con i professionisti e le strutture competenti.
Per approfondire
Organizzazione Mondiale della Sanità, Health product and policy standards offre una panoramica sugli standard internazionali per sangue ed emocomponenti, con attenzione alla qualità e alla sicurezza dei prodotti ematici utilizzati nelle cure ospedaliere.
OMS, iniziativa globale per la donazione di sangue descrive l’importanza delle donazioni volontarie e regolari per mantenere scorte sicure di sangue, un elemento cruciale quando si discutono trasfusioni e accesso agli emocomponenti nei vari Paesi.
Studio su PubMed sulla storia delle trasfusioni analizza lo sviluppo delle pratiche trasfusionali nel tempo, con implicazioni per la sicurezza e l’appropriatezza clinica, utili a comprendere il contesto scientifico in cui si inseriscono le scelte dei pazienti.
Articolo PubMed su gestione del sangue in chirurgia esplora le strategie di risparmio ematico e le alternative alle trasfusioni tradizionali, elementi spesso discussi con i pazienti che per motivi religiosi o personali desiderano limitare l’uso di sangue omologo.
Emergency Medicine Journal, consenso anticipato e rifiuto di trattamenti affronta i problemi etici e legali legati alle direttive anticipate nelle situazioni di emergenza, tema strettamente collegato alla gestione delle trasfusioni nei pazienti con obiezioni religiose.





