Il 2 novembre 2026 sono state riportate nuove tappe nello sviluppo di antibiotici contro i batteri resistenti. Due molecole in particolare, Kynomycin e QPX9003, hanno ricevuto il via libera per iniziare o proseguire studi clinici sull’essere umano. Queste notizie si inseriscono in uno scenario in cui la resistenza antimicrobica cresce e rende più difficile trattare infezioni gravi, soprattutto in ospedale.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la resistenza agli antibiotici richiede strategie coordinate per preservare i farmaci esistenti e svilupparne di nuovi. Non ogni molecola in sperimentazione arriverà alla pratica clinica: l’ingresso in uno studio di fase 1 rappresenta solo il primo passo del percorso sull’uomo. Per chi si interessa di infezioni e terapie antibatteriche è utile capire che cosa significa esattamente questa fase e che cosa resta ancora da dimostrare.
Perché servono nuovi antibiotici contro i batteri resistenti
La resistenza antimicrobica si verifica quando batteri, virus o funghi non rispondono più in modo adeguato ai farmaci disponibili. Nel caso degli antibiotici questo significa infezioni che non guariscono o peggiorano nonostante terapie corrette. L’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato nel 2026 il piano globale contro la resistenza per il periodo 2026–2036, con l’obiettivo di coordinare prevenzione, sorveglianza e ricerca di nuove molecole.
L’Organizzazione mondiale della sanità mantiene anche una lista di patogeni prioritari per cui sono urgentemente necessari nuovi antibiotici. Per questi batteri, spesso definiti “superbug” in ambito divulgativo, le infezioni possono diventare molto difficili da trattare. Quando gli antibiotici non bastano occorre ricorrere a opzioni meno consolidate, più tossiche o a procedure invasive, come descritto per esempio nelle situazioni in cui l’antibiotico non basta più.
Secondo i dati della Global Health R&D Observatory dell’Organizzazione mondiale della sanità al 15 febbraio 2025 erano in sviluppo clinico 90 prodotti antibatterici per patogeni prioritari. Tra questi prodotti figuravano 50 antibiotici tradizionali e 40 approcci non convenzionali, come anticorpi o terapie a base di batteriofagi. Nessuno di questi aveva ancora un’autorizzazione all’immissione in commercio per uso umano alla data dell’analisi, che è stata giudicata comunque insufficiente rispetto alle necessità cliniche.
Quali nuovi antibiotici stanno entrando negli studi clinici
L’ingresso in uno studio clinico sull’uomo segna il passaggio dalla ricerca preclinica alla valutazione sistematica in persone volontarie. Per gli antibiotici annunciati in questi giorni i programmi comprendono Kynomycin e QPX9003, entrambi rivolti a infezioni gravi sostenute da batteri resistenti. Nel caso di Kynomycin l’autorità regolatoria cinese ha approvato l’avvio di studi clinici su persone con infezioni complicate della cute e dei tessuti molli.
QPX9003 è descritto come una polimixina sintetica di nuova generazione, somministrata per via endovenosa e pensata per trattare infezioni da batteri Gram negativi resistenti. Per questa molecola sono stati avviati studi di fase 1 negli Stati Uniti su volontari sani, con schemi a dosi multiple. Parallelamente crescono anche le strategie che non prevedono uso diretto di antibiotici, come spiegato in contenuti dedicati a come combattere i batteri senza antibiotici, che si affiancano alla ricerca di nuove molecole.
Un altro elemento che emerge dai dati internazionali è l’attenzione verso prodotti non tradizionali. Nella pipeline monitorata dall’Organizzazione mondiale della sanità rientrano vaccini, sostanze che potenziano l’azione di antibiotici esistenti e terapie che colpiscono i fattori di virulenza batterica. Questi approcci non sostituiscono i classici antibiotici ma possono ridurre la pressione selettiva sulla flora batterica e contenere la diffusione della resistenza.
Che cosa sappiamo di Kynomycin e delle infezioni che mira a trattare
Kynomycin è un nuovo antibatterico sviluppato presso un gruppo di ricerca di Hong Kong. Le informazioni disponibili indicano che l’autorità regolatoria cinese ha emesso un avviso di approvazione per condurre studi clinici sull’essere umano. Il primo obiettivo dichiarato riguarda il trattamento di infezioni complicate della cute e dei tessuti molli, situazioni in cui batteri resistenti possono causare quadri clinici severi e poco responsivi alle terapie standard.
Dopo l’autorizzazione all’avvio delle sperimentazioni Kynomycin deve ancora superare tutte le fasi cliniche sull’uomo. Il programma include studi di fase I su volontari sani, quindi studi di fase II e III su pazienti con infezioni reali. Solo una volta completate queste fasi e valutati i dati di efficacia e sicurezza dalle agenzie regolatorie si potrà parlare di eventuale disponibilità come farmaco prescritto. Fino a quel momento Kynomycin resta una molecola sperimentale.
Le infezioni complicate della cute e dei tessuti molli comprendono quadri come cellulite severa, ulcere infette o ferite chirurgiche che non guariscono come atteso. In alcuni casi i batteri coinvolti sono già difficili da trattare con gli antibiotici attuali, oppure il paziente presenta comorbilità rilevanti. In questi scenari la ricerca esplora nuove opzioni terapeutiche, mentre la gestione clinica tiene conto anche dell’uso appropriato degli antibiotici disponibili e delle alternative non farmacologiche.
QPX9003 e la sfida dei batteri Gram negativi resistenti
QPX9003 appartiene alla classe delle polimixine sintetiche di nuova generazione ed è sviluppato per via endovenosa. Il suo bersaglio principale sono batteri Gram negativi resistenti per cui le opzioni terapeutiche attuali sono limitate. Una pubblicazione di uno studio di fase 1 ha descritto 12 partecipanti sani esposti a dosi multiple ascendenti, con assenza di eventi avversi gravi registrati nello studio riportato. Si tratta però ancora di dati preliminari su volontari in buona salute.
La fase 1 ha lo scopo prevalente di valutare sicurezza, tollerabilità e farmacocinetica, cioè come il farmaco viene assorbito, distribuito e eliminato dall’organismo. Non fornisce risposte definitive sull’efficacia clinica nelle infezioni reali. Per i batteri Gram negativi multiresistenti restano fondamentali anche le misure di prevenzione e il ricorso ragionato alle molecole disponibili, inclusi farmaci consolidati come la clindamicina inserita nelle strategie italiane contro l’antibiotico-resistenza.
La scelta di sviluppare nuovi derivati di polimixina risponde alla necessità di trattare patogeni noti per la loro multiresistenza e per il rischio di fallimento terapeutico. Allo stesso tempo l’esperienza con molecole precedenti della stessa famiglia ha mostrato limiti di tollerabilità, in particolare a livello renale. Per questo motivo gli studi iniziali su QPX9003 dedicano grande attenzione al profilo di sicurezza, che dovrà essere confermato in popolazioni più ampie di pazienti con infezioni gravi.
Quando un antibiotico in studio non è ancora una cura disponibile
Quando un nuovo antibiotico entra in sperimentazione clinica molti pazienti e familiari si domandano se potrà essere prescritto a breve. In realtà l’intero percorso dallo studio di fase 1 all’eventuale autorizzazione richiede diversi passaggi. Occorre dimostrare sicurezza sul lungo periodo, efficacia in diversi tipi di infezione e confronto con le terapie esistenti. Molte molecole vengono abbandonate lungo il percorso per risultati non sufficienti.
Anche per Kynomycin e QPX9003 l’ingresso in fase 1 rappresenta solo il primo gradino degli studi sull’uomo. Questi farmaci non sono disponibili per la pratica clinica ordinaria e la loro eventuale utilizzazione resta confinata a protocolli sperimentali controllati. Nel frattempo la protezione dall’antibiotico-resistenza passa soprattutto dall’uso corretto degli antibiotici già esistenti, evitando assunzioni inutili o eccessive, e valutando quando sia meglio ricorrere a soluzioni diverse dagli antibiotici.
Un ulteriore elemento riguarda il concetto di antibiotico “più potente”. Non esiste in senso assoluto il più potente antibiotico valido per ogni infezione. La scelta della molecola dipende dal batterio coinvolto, dalla sede dell’infezione, dalla gravità del quadro clinico e dalle condizioni generali della persona. La ricerca di nuovi antibiotici amplia il ventaglio di opzioni ma non sostituisce la necessità di una prescrizione appropriata e di una corretta durata delle terapie.
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o dello specialista di malattie infettive.
Per approfondire
Organizzazione mondiale della sanità: nuovi profili-obiettivo per antibiotici necessari con urgenza descrive le caratteristiche richieste ai futuri antibatterici, inclusi aspetti di efficacia, sicurezza e accesso, con particolare attenzione ai batteri Gram negativi e alle infezioni gravi.
Scheda informativa OMS sulla resistenza antimicrobica offre una panoramica aggiornata sull’impatto clinico e sanitario globale della resistenza agli antibiotici, sulle principali cause e sulle misure raccomandate per limitarne la diffusione.
Pagina tematica OMS sulla resistenza antimicrobica raccoglie materiali, documenti tecnici e collegamenti al piano d’azione globale 2026–2036, utile per inquadrare le strategie internazionali contro i batteri resistenti.
Programma OMS di coordinamento della ricerca su resistenza antimicrobica spiega come vengono monitorati e orientati gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici e di alternative terapeutiche.
Osservatorio globale OMS sui prodotti antibatterici in sviluppo clinico presenta l’analisi più recente della pipeline di antibiotici e altri prodotti contro i patogeni prioritari, con dati su numero di molecole e stadio di avanzamento.





